Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
pubblicato il 14 luglio 2009 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

La frettolosa sanatoria che si sta preparando subito dopo l’approvazione del pacchetto sicurezza  intransigente contro i clandestini non è un ravvedimento caritatevole, ma una risposta tardiva ai  problemi creati a centinaia di migliaia di famiglie, anzi, donne italiane. Che continuano sempre a pagare il conto più salato ai problemi del welfare e dell’economia

Tra le tante stupidaggini del pacchetto sicurezza, una particolarmente eclatante è il feroce trattamento riservato alle colf e alle badanti. Perché interessa non solo le circa 400 mila badanti “irregolari”, ma anche 400 mila famiglie italiane. Tutti “fuorilegge”. E’ noto che le badanti non sono il lusso di qualche benestante, ma uno dei capisaldi del nostro sistema di welfare “informale”. Perché, in questo strano paese che si riempie la bocca della parola famiglia mentre il suo premier va ufficialmente e tranquillamente a puttane, la famiglia è lasciata sistematicamente sola a risolvere i suoi problemi quotidiani: bambini, anziani, disabili, ecc…E dentro la famiglia, ad essere lasciate sole sono soprattutto le donne italia Badanti, immigrate o italiane: storie di ordinaria discriminazionene.

UNA DISCRIMINAZIONE…PER  TUTTE LE DONNE – Perché non è un mistero per nessuno (quindi, neppure per il ministro [[Maroni]]) che il peso dell’assistenza alla popolazione che invecchia ricade quasi del tutto sulla famiglia. Anzi, sulle donne. E non è un mistero neppure che in questo strano paese c’è il più basso tasso di occupazione femminile nonostante le donne italiane lavorano più che altrove: in un giorno medio (domenica inclusa) una donna italiana lavora complessivamente tra casa e lavoro (se ce l’ha) 7 ore e 26 minuti. Molto più degli uomini, ma soprattutto più delle donne di molti altri paesi europei. Un’ora e 10 minuti più di una tedesca. E nel lavoro di casa c’è anche quello di cura ad anziani, bambini e non autosufficienti. D’altronde, le donne italiane sono discriminate un po’ dappertutto: il Global Gender Gap, un indice del WEF che misura il gap di genere sul ruolo nella società e nel mondo del lavoro, ci colloca all’84esimo posto nel 2007. Niente male, per uno dei membri del G8! Chissà se ne hanno parlato a L’Aquila, o almeno all’incontro tra le first Ladies. C’era la [[Carfagna]] a fare gli onori di casa: sul tema avrà avuto molto da dire con Michelle Obama. Insomma, il nostro è il paese che ha, contemporaneamente il più basso tasso di attività e di occupazione femminile, il maggior numero di ore lavorate dalle donne, il più basso tasso di natalità e la minore crescita economica dei paesi occidentali.

IL WELFARE RETTO DALLE BADANTI – Non è un caso, questi fenomeni sono collegati. È ampiamente riconosciuto che la bassa occupazione femminile è una delle principali criticità del nostro paese: perché – paradossalmente – è un freno alla natalità, e quindi contribuisce all’aumento dell’invecchiamento della popolazione. E Perché rende meno sostenibile il sistema delle finanze pubbliche da un lato e meno solido il benessere economico delle famiglie, dall’altro. Ma è anche  un cane che si morde la coda: perché l’accentuato invecchiamento e un sistema di welfare pubblico poco capace di rispondere ai problemi delle famiglie aumentano la scarsa partecipazione femminile al mondo del lavoro. E rendono quindi indispensabile – per consentire almeno alle donne italiane che ce l’hanno di non perdere il loro lavoro – un aiuto dall’ “esterno”. Ed ecco spiegato il massiccio ricorso degli italiani ai servizi delle immigrate. Naturalmente, anche loro donne. In Italia c’è il maggior numero di lavoratori stranieri impegnati nei “servizi alle famiglie”: il 10,8%, contro l’1,2% del Regno Unito e l’1,9% degli Stati Uniti. In questo contesto, prevedere per legge di far diventare clandestini tutti gli immigrati “irregolari”, come già scritto qui, è più ridicolo che razzista.

RAVVEDIMENTO CARITATEVOLE O RECUPERO DI CONSENSO? – Soprattutto quando si trasformano in “criminali” anche le centinaia di migliaia di coloro che hanno presentato domanda di regolarizzazione negli anni scorsi, comprese le 400 mila badanti e colf che contribuiscono a rendere meno drammatica la situazione di centinaia di migliaia di donne italiane. Perché il risultato sarebbe il crollo del sistema di welfare informale e un’inevitabile ulteriore riduzione dell’occupazione femminile E il ridicolo aumenta ancora, dopo la conversione ad U del governo. Prima feroce sostenitori senza se e senza ma del reato di immigrazione clandestina e poi, appena due giorni dopo l’approvazione del testo, pronto a varare una sanatoria pressoché generalizzata, che somiglia più che altro ad un vero e proprio condono, visto che prevederebbe la cancellazione del reato amministrativo, fiscale e  contributivo. E pure penale. Il dietrofront, purtroppo, non è un improvviso ravvedimento dei nostri eroi, per rispetto della Chiesa che reclama carità o per rispetto dei diritti umani. Ma un favore (tardivo) alle famiglie italiane, in particolare alle donne. Che altrimenti potrebbero ringraziare il governo, quando sarebbero state costrette a licenziarsi per badare agli anziani di casa, ricordandosene anche in cabina elettorale.

DONNE, SVEGLIA! – Ma anche ammesso che alla fine questa sanatoria vadGirlPower010 Badanti, immigrate o italiane: storie di ordinaria discriminazionea in porto, il tema del ruolo della donna nella società resta. La discriminazione femminile è di vecchia data. Dal vecchio modello di famiglia che DC, PCI e sindacati decisero, di comune accordo, nel dopoguerra: capofamiglia (maschio) al lavoro, posto fisso e garantito, con moglie a casa o tutt’al più a far lavoretti a ore e in nero per arrotondare. Era già sbagliato negli anni ’50, ed è rimasto sostanzialmente questo nelle leggi e nella testa di chi ci governa. Ma è anacronistico nel 2000, come dimostrano le tante discriminazioni tra sessi, generazioni, tipi di lavoro, tipi di famiglia. Un modello che penalizza le donne e frena lo sviluppo economico e sociale dell’Italia. Le politiche del governo sono una specie di ritorno a quel modello “catto-comunista”. Il sostengo alle famiglie con figli è concentrato sulle monoreddito. La famiglia presa in considerazione è solo quella tradizionale, come se nel frattempo non ci fossero centinaia di migliaia di famiglie allargate. Come se nel frattempo le donne fossero solo “angeli del focolare”. Di fronte alla crisi si mantengono e potenziano gli ammortizzatori sociali tradizionali, lasciando indietro precari, part-time, il settore del commercio e le piccolissime imprese. Guarda caso, dove il lavoro femminile spesso è prevalente. Si riducono le risorse per il [[welfare]], come il fondo per le politiche sociali. E si dà pure un colpo al welfare “di fatto”, mettendo in riga anche le badanti. A meno di sanatorie. Non siamo alla “donna come angelo del focolare” ma poco ci manca. In prima battuta ci rimettono quelle povere disgraziate che vengono da lontano a costruirsi un futuro “pulendo il sedere” ai nostri anziani e non autosufficienti. In seconda battuta ci rimettono le donne italiane. Ma in definitiva, e soprattutto, le conseguenze di medio lungo termine le paga  l’intero sistema paese.

12 commentistampa - fallo leggere