Il direttore racconta a Pino Nicotri come sarà il suo nuovo giornale: “La stampa italiana è in difficoltà perché sa solo indossare casacche. Noi puntiamo tutto sull’obiettività. Minzolini? Il problema non è solo lui o le sue improbabili autodifese, ma che nessuno dei giornalisti abbia protestato per i suoi atteggiamenti”
E quando contate di arrivare in edicola?
Il 23 settembre.
Antonio Padellaro, cresciuto al Corriere della Sera, a L’Espresso e alla direzione de L’Unità, quindi giornalista di tutto rispetto e amante delle sfide, ha l’aria dei momenti migliori anche se questa volta la sfida è più tosta del solito. E anche se lui probabilmente non farà vacanze visto che al 23 settembre manca poco. Rilassato e sicuro, quando risponde alle domande pare quasi di sentire i vagiti della creatura in arrivo, vale a dire del giornale dal nome quanto mai concreto: Il Fatto Quotidiano. La sera dell’8 luglio all’Alpheus Multiclub, zona Gazometro a Roma, l’annuncio della gestazione della new entry ha registrato un pienone di pubblico beneaugurale e un discreto parterre. La presenza e i discorsi di Antonio Di Pietro, Francesco “Pancho” Pardi, Furio Colombo e Paolo Flores D’Arcais mi suggeriscono a vario titolo una domanda:
Il Fatto Quotidiano sarà l’organo di stampa dell’Italia dei Valori e dintorni o sarà un giornale autonomo da tutti i partiti e da tutte le forze politiche?
Essere l’organo di stampa di chicchessia, partiti, politici, industriali o imprenditori vari, sarebbe un suicidio! Oggi la stampa in Italia è in difficoltà proprio perché indossa troppo facilmente casacche di scuderie fin troppo evidenti. Scuderie oltretutto non ricche di cavalli di razza, visto lo stato di salute non ottimo della nostra imprenditoria, economia e finanza.
E quindi?
E quindi noi saremo un giornale dei lettori, non di un partito o di un gruppo di pressione. Berlusconi ha berlusconizzato l’informazione, costringendo di fatto anche quella non al suo servizio a caratterizzarsi nei suoi confronti, e cioè contro. Noi vogliamo uscire da questa tenaglia stritolatrice non solo del giornalismo, e fare quello che dovrebbe fare qualunque giornale: informare i lettori senza paraocchi né condizionamenti.
Visto che si parla di Berlusconi, faccio un esempio centrato su di lui: se fa qualcosa di buono, come pare sia stata l’organizzazione del G8 a L’Aquila, diremo che ha fatto una cosa buona e spiegheremo il perché. Se fa qualcosa di non buono, come del resto capita spesso, diremo invece che ha fatto qualcosa di non buono e spiegheremo comunque il perché.
Il nome del giornale, “Il Fatto Quotidiano”, fa pensare che vi occuperete in particolare di un argomento al giorno, e che il resto sarà un po’ a corredo.
Vedo che hai colto il cuore della questione. Effettivamente noi vogliamo servire in tavola al lettore un piatto forte al giorno, con i dovuti approfondimenti, e poi il resto delle notizie più a completamento che “a corredo”. Ma non scopriamo nulla di nuovo! Quando esistevano i magazine, come erano i settimanali Panorama e L’Espresso di una volta e L’Europeo e Il Mondo, l’inchiesta di copertina cos’era?
Era il piatto forte del numero in edicola, parafrasando il nome del nostro giornale potremmo dire che era Il Fatto Settimanale, cioè della settimana. Bene, con lo stesso tipo di procedimento, e di approfondimento, noi intendiamo proporre ogni giorno il fatto del giorno. Attorno al quale costruire poi il resto del giornale, anche se questo ovviamente avrà sezioni e pagine che si occuperanno di tutt’altro. Il nostro gadget non sarà un oggetto aggiunto al giornale, regalato o da vendere a parte, senza il quale oggi i settimanali vendono molto ma molto poco: il nostro gadget sarà la notizia, il fatto del giorno.
Dacci oggi il nostro fatto quotidiano anziché “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”?
Beh, nella realtà i fatti quotidiani non mancano, e noi vorremmo che il pane quotidiano dei nostri lettori fosse il fatto a nostro avviso più significativo, più denso di notizia. Di notizia concreta, come è concreto un fatto, e non una opinione o una serie di blablablà di propaganda camuffata da fatti.























“Si usa dire che con Carlo Caracciolo è morto l’ultimo editore puro…” eh qui si sente un po’ di nostalgia direttò;)
Bell’intervista
Bentornato Direttore!
Una cosa che non ho capito su Padellaro è se – per quanto scandalosi che siano – prenderà i soldi del finanziamento pubblico alla stampa. La sua risposta è – dopotutto – un fare riferimento che all’Unità – al tempo – si turavano il naso e li prendevano. Insomma, non vorrei sembrare cinico, la sua bella non risposta, resta comunque una non risposta…
x gloria
Nostalgia tanta, certo. Però non confondo la nostalgia con la realtà, motivo per cui ho scritto “Si usa dire che….” anziché affermare io che con Carlo Caracciolo è morto l’ultimo editore puro. Sotto questo profilo, quello della purezza, la morte è avvenuta molto tempo prima, mi pare fosse l’89: vale a dire, quando hanno venduto. E non hanno venduto solo un giornale, o i vari giornali del gruppo, bensì anche i sogni di molti che per quel giornale, e per quei giornali, avevano fatto sacrifici e rinunce. “Ho venduto perhé ho due figlie, e non voglio che da grandi per vivere debbano fare la riffa”, spiegò Scalfari in assemblea in via Po. Arrossii violentemente. Il grande Scalfari vendeva per il solito italianissimo “Tengo famiglia”!
Altro che nostalgia.
Un saluto.
pino
“…ne hanno una a testa da 10 mila euro, “taglio” per il quale abbiamo molte richieste perché a voler entrare come azionisti nella società editrice sono in molti.”
Essendo una spa, Padellaro intende dire che è in vista un prossimo aumento di capitale (ovvero nuovo verbale di assemblea straordinaria a stretto giro di posta dall’atto costitutivo) o che alcuni dei soci fondatori stanno già per uscire o quanto meno riducendo il loro impegno nella neonata società (magari avendo sottoscritto una quota maggiore delle intenzioni solo per avviare il tutto)?
gran bella intervista. Ci sono domande che mi ero fatto pure ui
“…. uscire da questa tenaglia stritolatrice non solo del giornalismo, e fare quello che dovrebbe fare qualunque giornale: informare i lettori senza paraocchi né condizionamenti.
L’intento è buono staremo a vedere se è ancora possibile.
“Perché un giornale cartaceo nell’era di Internet e del tutto on line?
Non credo affatto che l’informazione cartacea sia finita, e che verrà soppiantata tutta da tv e on line. I giornali in edicola, cioè su carta, hanno ancora un avvenire. Lo dimostra tra l’altro la creazione di non pochi giornali distribuiti gratis, nelle metropolitane come negli aeroporti, novità che peraltro non credo abbia giovato alla qualità del giornalismo e dell’utenza dei giornali.
In ogni caso, Il Fatto Quotidiano avrà anche una sua edizione on line, un suo sito Internet. Che però non sarà la fotografia o la copia conforme dell’edizione cartacea, ma vorrà dare anche altro e dialogare con i lettori, rendendoli il più possibile partecipi. Dando cioè loro audience, per usare un termine di moda.”
personalmente, avendo 30/40 euro al mese che mi ballano in tasca da cacciare, preferisco farmi un’ adsl che usarli per comprarmi un quotidiano…
Ben tornato pino
e bella intervista.
Che dire, auguriamogli buona fortuna – tenendo presente che non bisogna pendere dalle labbra di nessuno.
Almeno avrò un giornale a cui spedire curricula in futuro ahhahahhaha (visto che europa7 non la vederemo mai -__- e per le altre emittenti devi avere il *pappone* come sponsor)
[...] (Antonio Padellaro, intervista al blog “Giornalettismo”, 13 luglio 2009) [...]