L’EVOLUZIONE NEL TEMPO – C’è poi un problema tipico di tutti i meccanismi di perequazione: gettito dei diversi tributi e fabbisogni di spesa non evolvono nello stesso modo nel tempo. La spesa standard cambia per aumenti (o peggioramenti) dell’efficienza, per “salti tecnologici” (si pensi, in sanità, ai sempre più costosi macchinari diagnostici). E le diverse aliquote di compartecipazione e le basi imponibili dipendono dall’evoluzione del PIL nelle diverse regioni. Le aliquote di equilibrio vanno riviste spesso, perché con il passare del tempo una Regione autosufficiente potrebbe ritrovarsi con risorse in eccesso (o in difetto) rispetto ai fabbisogni. E il fondo perequativo potrebbe risultare insufficiente per garantire a tutte le Regioni la copertura dei fabbisogni. E un meccanismo complesso, che richiede un accordo “politico” non sempre facile, potrebbe incepparsi, con dei contenziosi. E a quel punto che si fa?
I TEMPI DI ATTUAZIONE – Alla fine della lettura, nelle norme transitorie, c’è la sorpresa più grande: per le spese non protette, dice la bozza Calderoli, il regime transitorio durerà 3 anni (forse diventeranno 5, su richiesta delle regioni). Ma per sanità, istruzione, assistenza, “l’utilizzo dei criteri avviene a partire dall’effettiva determinazione del contenuto finanziario dei livelli essenziali delle prestazioni e delle funzioni fondamentali degli enti locali, mediante un processo di convergenza dalla spesa storica al fabbisogno standard in un periodo di tempo sostenibile”. Quindi, se abbiamo capito bene, il “meccanismo Calderoli” partirà dopo la definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni, dopo la quantificazione dei costi sta
ndard ma, soprattutto, verrà applicato abbandonando il vecchio sistema (quello inefficiente) della “spesa storica” in un periodo di tempo “sostenibile“. Il ministro Calderoli, potrebbe spiegare cosa intende per sostenibile: un anno? 30 anni? E cosa ne penserà il ministro Fitto, che dovrà co-firmare i decreti attuativi? Sul tema, Fitto qualcosa l’ha detta durante le audizioni in Commissione parlamentare, e l’ha ribadito di recente. Ne ripaleremo
P.S. QUALCHE NUMERO…
Visto che molti giornali, a volte scrivendo delle inesattezze, hanno pubblicato cifre e grafici, anche Giornalettismo ha fatto due conti. Vi mostriamo le tabelle e i grafici più significativi:
Tabelle:
La differenza per ogni regione, tra il totale delle entrate della Pubblica Amministrazione e il totale delle Spese, (mostra l”autosufficienza” complessiva dei diversi territori)
La spesa pro capite per la Sanità in tutte le regioni
La spesa pro capite per l’Istruzione in tutte le regioni
La spesa pro capite per l’Assitenza sociale in tute le regioni
Come si può notare, le regioni con la spesa più alta non sono sempre quelle meridionali.
Grafici:
Spesa sanità pro capite per regione
Spesa istruzione pro capite per regione
Spesa assistenza pro capite per regione
Differenze entrate-uscite pro capite per regione




Gran bel lavoro chiarificatore e demistificatore, complimenti.
ciao, Abr
.. dimenticavo: ovviamente, titolo a parte
@abr:
Ciao!
Oggettivamente, la proposta Calderoli è stata una sorpresa. Non è tutta rosa e fiori (dal punto di vista di una persona della “sinistra” moderata, quale io sono) ma mi aspettavo peggio, tipo la strampalta proposta del Consiglio regionale della Lombardia. Ma comunque, i problemi applicativi non mancheranno, e penso che molti (non solo nel centro sinistra, anzi…) proveranno a sbarrarle la strada.
Un sorriso dall’Umbria ^_^
Molto interessante, sulle vere differenze tra nord e sud c’e’ questo articolo di Vittorio Mapelli (http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000514.html)
Ho notato che in alcune tabelle mancano regioni, erano trascurabili al fine dell’evidenziazione delle differenze nord-sud o non vi sono dati certi sulle regioni mancanti?
Sarebbe interessante capire se i livelli di spesa considerati, cosi’ senza adattamenti, sono veramente confrontabili tra le varie regioni. Ci sono molte differenze tra le diverse regioni, sia dovute a spese come energia, trasporto, ecc. sia a differenze nei tipi di malattie che si presentano con percentuali diverse, quindi anche i trattamenti sanitari, i macchinari, i tempi di ricovero, i materiali sanitari utilizzati saranno diversi. Ad esempio in Sardegna l’alto numero di talassemici richiede macchinari e grandi quantitativi di sacche di sangue per il trattamento, il cui costo sara’ certamente maggiore rispetto ad altre regioni.
Si terra’ conto di queste particolarita’?
@LKV
Scusami per il ritardo, ma ero fuori città e senza connessione…^_^
La mancanza di alcune regioni in alcune tabelle (se ci fai caso, sono quelle a statuto speciale) dipende dall’assenza di dati dalla fonte di cui disponevo.
I livelli di spesa sono confrontabili, ma con il tuo commento hai toccato il cuore del problema: i servizi erogati non sempre sono confrontabile e quindi l’alta spesa non sempre dipende dall’inefficenza della regione, ma anche dal tipo di servizi che eroga. Come ho scritto nell’articolo, questo sarà un problema molto grosso nell’applicazione del “metodo” costi standard, perchè o si lavora davvero di fino (in 6 mesi? uhm…) o si rischia di semplifcare, con l’assunto spesa bassa = efficenza, spesa alta = spreco, e il risultato sarà che chi spende di più perchè offre di più rischia di essere penalizzato..
CIao!!!
Si potrebbe far ricorso a indici di qualita’, da usare come denominatore per arrivare cosi’ a un valore piu’ omogeneo.
Spesa indicizzata alla qualita’ = Spesa / indice di qualita’
In questo modo chi spende di piu’ (ma meglio) non viene penalizzato nei confronti di chi spende meno (ma peggio). Si potrebbe anche prevedere un valore teorico dell’indice (o meglio della Spesa indicizzata alla qualita’) verso cui tutti dovrebbero tendere, una sorta di valore ottimale. Del cui mancato raggiungimento ne rispondano amministratori, dirigenti, assessori, o chi ne ha la responsabilita’. Dubito verra’ mai fatta una cosa del genere, la tendenza e’ quella di deresponsabilizzare i vertici.