Berlusconi e quella fregnaccia elettorale in Sardegna. Che nessuno ricorderà

10 luglio 2009

Tutto come previsto. L’Eni fermerà il cracking del petrolchimico di Porto Torres dal primo di agosto «e per un periodo temporaneo di almeno due mesi». L’ azienda ha dato le motivazioni chiare, che sono anche queste note: “risultato operativo annuo negativo per circa 70 milioni di euro, scenario sfavorevole per tutto il settore petrolchimico europeo, cracking «strutturalmente inefficiente, con un margine di contribuzione unitario consuntivo nei primi cinque mesi di -179 euro/ton di etilene prodotto (contro una media degli altri cracker di Polimeri Europa di 19 euro/ton)“. Lo scrive la Nuova Sardegna, segnalando che oltre ai sindacati e all’opposizione anche il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, parla di “decisione sconcertante“, e ancora più severo è il capogruppo PDL.

E la decisione sembrerebbe ancora più sconcertante se i sardi fossero di lunga memoria, e ricordassero (“Berlusconi presidente piccolo chimico. Piccolo piccolo”, 19 gennaio 2009) di un piuttosto pomposo comunicato uscito da Palazzo Chigi: “Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è personalmente intervenuto questa sera sulla vicenda della chimica in Sardegna e ha chiesto e ottenuto precisi impegni dall’A.D. dell’Eni Paolo Scaroni. Il Presidente Berlusconi preoccupato per l’aggravarsi della situazione della chimica nell’isola ha chiamato il dottor Scaroni e gli ha chiesto una soluzione rapida in maniera tale da eliminare la grave situazione di incertezza e disagio che vivono decine di migliaia di famiglie sarde“. Pochi lo ricordano, ma d’altronde si era in piena corsa per l’elezione del presidente della Regione. E si sa, “figliolo una volta qui era tutta campagna elettorale” (cit.).

Peccato che già all’epoca si dicesse quello che tutti, tranne Berlusconi e Cappellacci, sapevano. “Dietro l’annuncio si mantiene la decisione di Eni su cumene e fenolo, che infatti non sono state nominate nella replica di Scaroni e, nella prospettiva di medio termine, porterebbero a compromettere il Petrolchimico di Porto Torres“. Come mai? “L’impianto si regge per metà sull’esistenza di cumene e fenolo; se l’aresto della produzione è solo congiunturale e non strutturale lo sapremo solo quando conosceremo il piano industriale di Eni per la chimica. Una ripresa parziale dell’attività degli impianti senza un riferimento temporale per gli altri è una manovra elettorale. Serve a prendere in giro chi qui ci lavora e basta“, diceva Salvatore Corveddu, segretario nazionale Filcem-Cgil. Insomma, Scaroni mentre da un lato faceva sì sì con la testa al presidente del Consiglio riguardo gli investimenti dell’Eni in Sardegna durante la campagna elettorale nella regione, dall’altro non poteva che operare come l’amministratore delegato di una grande azienda il cui stabilimento è strutturalmente in perdita: si dava da fare per ridimensionarlo, tagliarne i rami secchi, cominciare a chiuderlo. Ipocrisie a cui è costretto a sottostare – o se preferite: furbizie che deve utilizzare – il rappresentante di un capitalismo di Stato.

Sia come sia – e immaginando che magari l’Eni dopo le proteste di questi giorni possa fare dietrofront – rimane questa storia, che comunque vada sarà un insuccesso. Chiudere definitivamente getterebbe sul lastrico minimo 500 persone con relative famiglie, ed è un costo “politico” che la Sardegna non si può permettere. Tenere aperta, o riaprire, Porto Torres non sarebbe comunque gratis. L’Eni però potrebbe chiedere un corrispettivo al governo per questo, sia in termini diretti che indiretti: quindi, in un modo o nell’altro, i costi di questa soluzione verrebbero scaricati sulla collettività (sarda e italiana, in che misura è difficile dirlo). In ogni caso, come si faceva notare, “gli enormi investimenti necessari comunque andrebbero a gravare sui costi di produzione a livello di ammortamenti e quindi il problema se è strutturale difficilmente sarebbe risolvibile“. Con l’aggravante che i maggiori colpevoli, ovvero chi negli anni ha prima creato e poi perpetuato questo stato, lasciando incancrenire la ferita, non pagherà mai. Vabeh, poi ci sarebbe anche la fregnaccia elettorale di Silvio a completare l’opera. Ma quello alla fin fine è soltanto folklore ormai.

Vignetta da Haleigh

8 commenti a Berlusconi e quella fregnaccia elettorale in Sardegna. Che nessuno ricorderà

  1. Antonio41

    L’On Berlusconi ,non è nuovo a queste bugie il problema è che tutti quei Sardi che lo hanno votato(al Povero Cappellacci)non hanno capito che li stava prendendo in giro.Adesso ne pagano le conseguenze.Non sono contento ma ammareggiato perchè purtroppo in mezzo ai Sardi c’è molta ignoranza.Perchè quando l’On Berlusconi ha telefonato a Puting il vero popolo Sardo lo avrebbe minimo preso a calci, invece lo hanno votato.BRAVI!!!! Povero Popolo Sardo.

  2. maria teresa

    I miei genitori si allontanarono dalla loro terra perchè non avevano speranza lì. E’ triste vedere che anche oggi non è cambiato nulla.

  3. gennaro

    sardi come terroni…eterni piagnoni!!!

  4. aramis

    La solita disinformazia giornalistica, si spara un titolo denigratorio, nell’articolo si fa capire che in realtà quel titolo è un’appendice e poi in fondo all’articolo si ridimensiona l’impatto dato al titolo, se qualcuno legge l’articolo può anche passare, solo che si sa che la maggioranza legge solo i titoli. La fregnaccia hai fatto bene tu a ricordarla, ma non credo che il presidente del Consiglio abbia carta bianca sui provvedimenti dell’Eni visto la società ha anche capitale privato e deve rendere conto alla Consob, ma soprattutto agli azionisti essendo quotata. Parliamoci chiaro, questi mezzucci in politica ci sono sempre stati, ma anche in clima di correttezza un politico può chiedere l’impegno di un’azienda, ma non attuare delle costrizioni. Io oltretutto, da artigiano, non sono molto tenero con chi protesta pretendendo un posto di lavoro, visto che non credo che a qualcuno sia mai stato garantito, altrimenti comincio a protestare anch’io visto che in caso di fallimento non ho neppure il paracadute degli ammortizzatori statali. PEr quanto riguarda le parole del sindacalista Cisl, mi fa incazzare solo pensare che la maggior parte di quelle piattole oltre a non servire a nulla (controllano solo le tessere) all’interno delle aziende sono dei succhiasangue, non producono nulla e vengono tollerati per paura della causa sindacale che intentano per ogni controversia.

  5. ” La fregnaccia hai fatto bene tu a ricordarla, ma non credo che il presidente del Consiglio abbia carta bianca sui provvedimenti dell’Eni visto la società ha anche capitale privato e deve rendere conto alla Consob, ma soprattutto agli azionisti essendo quotata”

    c’è un link all’articolo che riporta a un comunicato inequivocabile della presidenza del consiglio. Io ho scritto esattamente questo: che la politica non deve entrare nella gestione delle aziende, anche l’eni, ma limitarsi a ottenere il massimo profitto dalla partecipazione. Se Silvio dice che deve tenere aperto Porto torres, lo fa a detrimento degli azionisti

    “Io oltretutto, da artigiano, non sono molto tenero con chi protesta pretendendo un posto di lavoro, visto che non credo che a qualcuno sia mai stato garantito, altrimenti comincio a protestare anch’io visto che in caso di fallimento non ho neppure il paracadute degli ammortizzatori statali.”

    Che poi è quello che c’è scritto nell’articolo quando si parla di investimenti troppo onerosi, non trovi?

  6. Nuvola Rossa

    La vertenza del petrolchimico di Porto Torres è aperta da anni ed è stata uno dei motivi per i quali Renato Soru non è riuscito a spuntarla contro l’avversario in campagna elettorale. Il Presidente Capellacci però, con il suo zainetto (infatti lo chiamano Ugo Zainetto Capellacci) si è portato tra gli operai facendo precise promesse pur sapendo, se non lui almeno chi lo manovra, che in Sardegna la classe politica non è in grado né ha la forza per contrattare con colossi come l’Eni. Peraltro, ad aggravare la scorrettezza con cui si muove l’Eni, c’è da ricordare che è probabile che gli stabilimenti chiudano senza che sia fatta la bonifica dell’area dismessa perché all’azienda costerebbe troppo. I Sardi sono quindi gabbati doppiamente: è vero che l’azienda deve fare profitto, ma è anche vero che si è mangiata finanziamenti statali per anni e anni senza un business plan che seriamente pensasse al rilancio economico dell’area settentrionale isolana. Inoltre dopo averci avvelenato per decenni, lascia intatta la sua bella eredità di veleni impedendo che ci sia un immediato riutilizzo del territorio che ha sfruttato in ogni senso. Poi, ragazzi, non si può chiudere in quindici giorni e mandare a casa 2500 tra Eni ed indotto, l’impatto sociale è devastante in un’isola dove non ci sono alternative a brece termine. ‘Sta storia di Aramis posso capirla fino ad un certo punto perché lo Stato non può abbandonare la gente così alla disperazione e questo vale per tutti, operai o artigiani. Invece si ingaggiano guerre di poveri contro poveri, mentre chi governa non si prende mai le responsabilità dei danni arrecati. Noi Sardi siamo convinti di una cosa: che ci sia una precisa strategia dietro tutto questo ovvero affamarci per indurci a non poter rifiutare le centrali nucleari.

  7. Tetsuo

    “Noi Sardi siamo convinti di una cosa: che ci sia una precisa strategia dietro tutto questo ovvero affamarci per indurci a non poter rifiutare le centrali nucleari.”

    E che bisogno ci sarebbe di affamare i sardi?

    Capellacci ha già detto che lui le centrali le accoglie e poi non è che potrebbe fare altrimenti, visto che non ha margini di movimento rispetto a Berlusconi.

  8. Nuvola Rossa

    Non ha detto così in campagna elettorale però. Alla precisa domanda: Cosa farà se, come si vocifera, vorranno piazzare le centrali nucleari in Sardegna? Parole sue: “Avrò il coltello fra i denti, mi batterò perché non accada. Nessuno ha mai parlato di centrali nucleari in Sardegna”. Quando La Repubblica ha pubblicato un articolo indicando perfino le località in cui si sarebbero costruite (Arborea, Pula e Capo Comino), tutto il centrodestra si è affrettato a smentire, indignato. Capellacci può accogliere ciò che vuole, intanto a poco più di cento giorni di insediamento si è beccato insulti al G8 dei poveri a La Maddalena e uno sciopero generale con 10 mila persone che da tutta l’Isola si sono riversate nel capoluogo cagliaritano. Hai ragione su una cosa: non ha margini di movimento, lui è un ex dirigente comunale di una giunta stranota per immobilismlo cronico. La sua giunta si è distinta per inetittudine ed immobilismo, lui è veramente un burattino nelle mani del Premier, ma questo non potrà durare ancora a lungo, con un assessore al Lavoro che in piena crisi non si presenta in assessorato per due lunghissime settimane!!! Comunque spero che almeno contro il nucleare sappiamo mobilitarci senza subire per l’ennesima volta le angherie di questo governo falso e bugiardo.

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