Vista per voi un’altra pellicola che difficilmente vedrà la luce del grande pubblico in Italia, ma che meriterebbe l’attenzione di molti appassionati e non solo. Un viaggio verso la più ancestrale paura dell’uomo, il buio, con un mezzo così anticonvenzionale per il genere come l’animazione d’autore.
Si può parlare tanto e male dei francesi per mille giustissime ragioni, ma anche loro fanno qu
alcosa di buono. In particolare è lodevole il coraggio che una certa casta di produttori horror sta dimostrando in terra transalpina. Il film di cui vi parlo oggi, Fear(s) of the dark, non è che una goccia nel mare di produzioni assai simili. Spicca tra esse per il suo anticonformismo spinto: trattasi infatti di un film horror episodico, la cui regia è stata affidata a un manipolo di artisti dell’animazione mondiale. Il fatto che tra essi rientri anche l’italianissimo Lorenzo Mattotti non può che farmi scendere una lacrimuccia pensando a quanto male sta messa la scena produttiva italiana. Ormai lontani dai fasti degli anni ’70 e ’80 si guardava alla Spagna come nuova patria del cinema di genere più genuino. E invece è spuntata, e ormai si è affermata, la Francia a partire dagli ultimi cinque anni con quell‘Alta tensione di Aja diventato un vero e proprio film profetico.
GLI EPISODI – Guardiamo dunque da vicino che cosa ci offre nel piatto questo Fear(s) of the dark. Abbiamo da una parte quattro episodi: la storia di un giovane disadattato appassionato di inset
ti che fa le sue prime esperienze di vita vera all’università, una bambina straniera che in Giappone viene terrorizzata da bulli e fantasmi di samurai, i ricordi estivi della caccia al mostro di un giovane e un uomo rinchiuso nel buio pesto della sua casa. Dall’altra due sequenze che si rincorrono inframezzandosi a queste storie, la spina dorsale contenutistica del film: un nobile settecentesco trascinato dai suoi mastini e una voce fuori campo, che con le sue ansie e dubbi modella forme geometriche sullo schermo. Dall’analisi degli ingredienti si potrebbe temere lo stantìo sapore di una zuppa che vorrebbe essere nouvelle cuisine d’alta classe ma che non può assolutamente competere col popolare gusto di una buona pizza alle acciughe.
MONTAGNE RUSSE – In effetti si può dire che il difetto principale della pellicola siano i suoi alti e bassi qualitativi, i suoi salti troppo evidenti tra un autore e l’altro. Non c’è insomma un buon direttore d’orchestra dietro il progetto e pare che ci sia stata troppa carta bianca. E se il primo episodio mischia un tratto alla Valzer con Bashir a un forte sapore del telefilm degli anni ’90 oltre i limiti, la storia della bambina in Giappone cade in troppo comuni cliché da film sui fantasmi. La storia del mostro è invece più intrigante soprattutto per l’uso della tecnica di disegno, che rende la scena d
ella lotta finale perfetta nella sua scelta di luci ed ombre. Così come l’ultimo spezzone, che a una struttura carica di paura angosciante riesce ad affiancare con una sapiente cadenza ritmica una sana dose di ironia. Il tratto più affascinante rimane comunque la grezza matita degli intermezzi dei cani, la scelta in assoluto migliore per comunicare lo sporco e la paura tipica del genere horror.



Sono un amante dei film horror, li adoro!

anche se il genere mi ha un pò delusa, forse perchè son ripetitivi, manca l’alta tensione, e sembra quasi rivedere sempre la stessa e vecchia pellicola!
L’horror è una sorta di vino vecchio che viene versato in otri nuovi!
Mi manca “Martyrs”, dovrò vederlo, mi incuriosisce!
“Un uomo rinchiuso nel buio pesto della sua casa.”
La prima paura, la più conosciuta e in fondo mai dimenticata. Nel buio vengono annullati i confini , non abbiamo paura di quello che è all’esterno, ma di quello che è dentro di noi.
Ah non dirlo a me, sono pienamente d’accordo. Negli anni ’80 ’90 i produttori si sono accorti che l’horror piace e lo hanno stereotipato e svenduto, passando la solita vecchia idea milioni di volte fino alla nausea. Ma qualcosa di nuovo qua e là si trova, come appunto i film qua citati. Niente rivoluzioni, beninteso, ma un po’ di aria nuova
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Fantastico… virato tutto in bianco e nero, tra buio e luce, e poi
in fondo da qualche parte in noi le nostre paure..che quasi sadiche ci seguono, ci guardano piano gustandosi le nostre reazioni..
Bellissimi tutti gli stili delle storie narrate, i tratti dei disegni a metà tra il fumetto e l’arte..
Molto bello e da vedere assolutamente :]