La legge scatena reazioni e polemiche anche dentro la maggioranza. Molti parlano di razzismo, forse a sproposito. Vediamo perché il provvedimento è tanto popolare. E perché non risolve i problemi
Dopo l’approvazione definitiva al Senato delle norme relative al contrasto all’immigrazione clandestina, si è scatenata l’opposizione, hanno picchiato duro la Chiesa e i vescovi, e si aperta qualche crepa anche dentro la maggioranza, soprattutto sulla questione della regolarizzazione di colf e badanti. Anche su Giornalettismo ci sono state critiche, e la testimonianza di una lettrice
, immigrata regolare, che si sente indesiderata. Eppure il provvedimento piace a molti italiani, non solo di “destra”. E parlare di razzismo e xenofobia in Italia per ora sembra un po’ forzato. La base del consenso è di altra natura, e i molti gravi limiti della legge non sono per la deriva xenofoba, ma per la scarsa capacità di rispondere ai problemi.
IMMIGRAZIONE: RISORSA, MA ANCHE PROBLEMA – L’immigrato visto solo come un problema di sicurezza e di ordine pubblico è una sciocchezza. Ma lo è anche l’immigrato dipinto come vittima del razzismo di un popolo diventato improvvisamente egoista e cattivo. Due sciocchezze, perché è sbagliato far diventare reato l’essere un immigrato clandestino anziché colpire chi commette un’azione “perseguibile”. Ma è altrettanto sbagliato pensare che – fermo restando il rispetto dei diritti umani – l’Italia possa accogliere tutto e tutti, sempre e comunque. L’immigrazione è una necessità, anzi è una risorsa per il paese ma è un processo che genera anche problemi di integrazione, coesistenza e di sicurezza e che va governato. Tenerla sotto controllo non è di destra: è di buon senso. E la popolarità che il governo si è guadagnata, anche oltre il suo elettorato “tradizionale”, si deve alla sensazione diffusa che Berlusconi e soci abbiano provato a farlo. Per motivi che con il razzismo c’entrano poco.
L’OSTILITA’ NON E’ RAZZISMO… – L’ostilità di molti italiani, specie di quelli più poveri, verso gli “stranieri” ha poco a che vedere con il razzismo. E’ un fenomeno che, secondo l’European Social Survey, è cresciuto negli ultimi 7 anni in tutta Europa. Ma è soprattutto dovuta alla preoccupazione che gli immigrati possano essere un peso fiscale, perché beneficiari dei trasferimenti di carattere sociale. Con la recessione in atto, la disoccupazione che esplode ed i deficit pubblici alle stelle, cresce la “legittima” preoccupazione che la coperta sia troppo corta per tutti. E che sia necessario scegliere tra tagliare le prestazioni sociali per i “residenti” oppure limitare l’immigrazione o almeno l’accesso degli immigrati al welfare. Il razzismo, quando c’è, è quindi un sottoprodotto dell’ostilità, non la causa scatenante, che è invece un conflitto redistributivo (almeno potenziale) tra i molti italiani non ricchi e gli immigrati. Se si aggiungono i fenomeni di criminalità (spesso “ingigantiti” ad arte dai media) la inevitabile conseguenza è la richiesta di “maniere forti” per la “sicurezza”, p
er “non farli entrare” o per “rimandarli a casa loro”. Il governo Berlusconi ha risposto con il pacchetto appena approvato. Ma la risposta sarà efficace? Ed è quella giusta?
UNA RISPOSTA SBAGLIATA – Il buon senso, i dati e l’economia ci aiutano a riflettere. Nel 2007 il decreto-flussi ha permesso l’ingresso (in realtà la regolarizzazione) di 170 mila persone. Ci furono 741 mila domande. Fu fatto allora un secondo decreto flussi nel 2008, per altre 150 mila persone. Poi, nuovo governo ha scelto l’approccio “duro” e lo stop ai flussi d’ingresso. Visto che non ci sono state espulsioni di massa (nel 2008 sono state 6 mila), il governo di centrodestra ha di fatto creato per legge almeno 400 mila clandestini: gente che voleva regolarizzarsi, di cui il ministero degli Interni conosce nome, cognome, indirizzo, datori di lavoro. Per arrestarli, non serve niente: basta trovare le carceri dove rinchiuderli, il personale per sorvegliarli e soprattutto i molti milioni di euro necessari per organizzare il rimpatrio. E poi mettere sotto processo i loro datori di lavoro. Aver fatto diventare “criminale” questa gente ope legis è ridicolo, più che razzista. Anche perché nel frattempo gli ingressi sono continuati. E il “nuovo corso” più “duro”, quello dei respingimenti, serve a poco. Perché gli arrivi via mare non rappresentano più del 10-12%, dell’immigrazione irregolare dall’Africa verso l’Italia, secondo le stime della Fondazione Ismu di Milano. Infatti nel 2008 sono sbarcate “appena” 30 mila persone, ma ne sono entrate molte di più. Perché la stragrande maggioranza, circa il 75%, arriva semplicemente con un regolare visto turistico, che alla scadenza trasforma spesso il turista in un immigrato irregolare, magari con un lavoro irregolare. Lo segnalava a suo tempo anche questo rapporto dell’Università di Oxford.
BUONSENSO DOVE SEI? - Quindi, non è di buon senso (e non è una risposta) bloccare i flussi “regolari” creando poi di fatto una condizione di clandestinità per legge, mettendo in difficoltà – più che gli “stranieri” – le migliaia di imprese italiane e le centinaia di migliaia di famiglie che si trovano alle dipendenze un “clandestino”. Solo tra le badanti, per l’Acli, 500 mila sono “irregolari”, con 500 mila famiglie italiane “colpevoli”. E’ ridicolo – vista l’opposizione della Lega Nord a sanatorie – che ora si pensi a fare in fretta l’ennesimo decreto flussi “straordinario”, per al massimo 150 mila persone. Il buonsenso dice che l’impatto economico e sociale di un’espulsione di massa delle 500 mila assistenti a domicilio sarebbe devastante. Perché costerebbe un sacco di soldi, e scardinerebbe pure il sistema di welfare eliminando l’unica possibilità per migliaia di famiglie di dare assistenza a loro familiari a prezzo contenuto senza essere costretti a rinunciare all’indispensabile doppio stipendio o ingolfare ospedali e strutture sanitarie. O davvero qualcuno pensa che questo (assieme all’imbianchino e al contadino) sarà il mestiere del futuro per i giovani precari espulsi dal mondo del lavoro dalla crisi?
MANCANO RISPOSTE EFFICACI – Le risposte del centrodestra sono prive di buon senso. Ma sono comunque risposte alle paure (non al razzismo) di buona parte degli italiani: cancellano l’accesso al welfare e all’istruzione dell’immigrato “regolare” che perde il lavoro (facendolo
diventare un “clandestino” criminale). Non risolvono nulla, perché la recessione sarà lunga, perché le restrizioni all’immigrazione non funzionano da nessuna parte in Europa, perché è pure difficile limitare l’accesso al welfare agli immigrati, si vedano gli USA. Ma danno la sensazione che “la musica sia cambiata”. A parte i richiami (DOVEROSI) al rispetto dei diritti umani, che risposte si possono dare all’ostilità di cui si è detto, anche da “sinistra”? Molte. A partire dalla programmazione dei flussi d’ingresso, concedendo più facilmente il permesso di soggiorno alle persone che per caratteristiche professionali e umane servono di più al paese. E stringendo i confini per gli altri. Proponendo la riforma del welfare che estenda a tutti la copertura ma subordinandola al pagamento dei contributi (gli immigrati sono ovunque contribuenti netti). Favorendo e non punendo le famiglie che scelgono la badante “regolare”. Intensificando i controlli alle frontiere ma anche quelli degli ispettorati del lavoro (servono sia alla sicurezza degli italiani sia ad evitare il proliferare del lavoro dei clandestini). Accompagnando gli inasprimenti legislativi alla gestione dell’immigrazione con misure per favorire l’integrazione. Il fondo per le politiche di integrazione degli immigrati è stato quasi azzerato, sono rimasti appena 5 milioni di euro, contro i 300 della Spagna e i 750 della Germania. Se a sinistra ci si limita solo a piagnucolare, l’unica risposta sarà quella di questa destra. E sarà inefficace e inutile, più che razzista.








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ciao Carlo, ottimo spunto il tuo.
Probabilmente non mi sono fatto capire bene con il mio articolo: intendevo proprio che il razzismo sta nell’indicare come male l’immigrazione in maniera ipocrita, cioè dopo aver di fatto creato le condizioni affinché la clandestinità proliferasse (e come hai ben spiegato, è stato proprio un governo Berlusconi a scrivere la legge che abbiamo…). Per arrivare alla gente però sta di fatto che si agita la questione sicurezza e si sottolineano le malefatte dello straniero, le sue colpe. Questo sì, secondo me, è razzismo.
Vorrei aggiungere solo una cosa: i timori circa lo stato sociale sono totalmente infondati. Stando ai dati ufficiali che puoi trovare ovunque in rete, gli stranieri regolari producono il 6% del PIL del nostro Paese. E’ la prova che regolarizzarli ha solo effetti positivi sull’economia. Il problema è che senza clandestini ad esempio non potremmo produrre pomodori a prezzi concorrenziali…e si sa, l’impresa è sacra.
(e non parliamo di chi bada ai nostri nonni)
il controllo dell’immigrazione clandestina invece secondo me non è di destra, è impossibile. Come ho già scritto, l’unica possibilità è punire severamente il lavoro nero (soprattutto chi dà lavoro nero) e aumentare i controlli sugli affitti e i contratti di lavoro. Quando sarà evidente che non si può campare se non essendo in regola, automaticamente crollerà il dato dei clandestini (semplicemente perché si cercheranno un altro Paese con leggi più favorevoli).
dopodiché sarebbe interessante far capire una volta per tutte che qua si mischiano extracomunitari e comunitari. Resto convinto che una bella fetta di paese ancora pensi che i rumeni possano essere in qualche modo fermati alla frontiera.
saluti!
Ciao Luigi. prima di tutto grazie del tuo intervento.
IL tuo articolo era chiaro, altrochè!
Quello che tu dici “Per arrivare alla gente però sta di fatto che si agita la questione sicurezza e si sottolineano le malefatte dello straniero, le sue colpe. Questo sì, secondo me, è razzismo” SEconde me è semplicemente incapacità. Ma soprattutto, io credo che (per ora) la gran parte degli italiani non sia “razzista” ma solo “ostile”. Non penso sia la stessa cosa. POi, è vero che chi semina vento raccoglie tempesta, e che certi spettri sarebbe meglio non agitarli.
“I timori circa lo stato sociale sono totalmente infondati”
E’ vero, ma anche no. Separiamo intanto l’immigrazione “regolare” da quella “clandestina”. Perchè nella prima il “conflitto redistributivo” tra “poveri” è comunque presente (perchè lo stato sociale dovrebbe essere tendenzialmente più presente con i poveri, quindi le risorse da destinare ad esso potrebbero essere più di quelle prodotte. Non dico nella realtà, ma nelle aspettative degli italiani.
Ma il discorso è decisamente diverso per i “clandestini” percepiti esclusivamente come prenditori. Percepiti, ripeto.
Sul “controllo dell’immigrazione clandestina, sono d’accordo con te, e l’esperienza citata (Europa e Usa nel pezzo sta lì a dimostrarlo. Infatti, occorrono politiche d’integrazione più che di contrasto all’immigrazione.
Totalmente d’accordo (anche questo è nel pezzo) sui controlli sul lavoro nero (più efficaci di qualsiasi controllo della frontiera)
Grazie ancora, Ciao!
Carlo
“Ma è altrettanto sbagliato pensare che – fermo restando il rispetto dei diritti umani – l’Italia possa accogliere tutto e tutti, sempre e comunque.”
M’è piaciuta la parte relativa ai diritti umani. Ora che li hai nominati puoi dirti di sinistra.
Ogniqualvolta chiunque ami definirsi di sinistra si ritrova a difendere argomentazioni tipicamente di destra, spunta la parola magica. La parola che non vuol dire un cazzo e che pertanto va sempre bene. Un evergreen. Diritti umani.
“L’immigrazione è una necessità, anzi è una risorsa per il paese ma è un processo che genera anche problemi di integrazione, coesistenza e di sicurezza e che va governato. Tenerla sotto controllo non è di destra: è di buon senso.”
No, certo…e nemmeno tu sei di destra, sei semplicemente uno di buon senso…
L’immigrazione è una necessità…cazzo…abbiam bisogno di braccia per spalare la merda…ma non siamo razzisti, non siamo di destra, abbiamo solo il buon senso di non spalare la merda. E se poi capita che con le braccia arrivi pure il resto? Un pancreas, un fegato, un duodeno, una persona?
Beh, spariamo un paio di stronzate sui diritti umani e il gioco è fatto.
Abbiamo salvato capra e cavoli, siamo razzisti, ma di buon senso e, perché no? pure di sinistra…
E poi giù percentuali su quelli che arrivano per mare e quelli che arrivano per i monti, su quelli che stuprano e su quelli che lavorano e poi stronzate e stronzate e altre stronzate. A chi importa? possiamo pure abbondare…tanto la spalano loro…
Mentre la destra vi respinge tout-court, noi della sinistra del buon senso vi offriamo un piatto di diritti umani in cambio del fatto che voi negri spaliate la nostra merda, e vedete di farvelo bastare fino alla fine del mese, perché in fin dei conti puzzate, e anche un po’ di merda…e anche se vi tolleriamo non ci piace certo il puzzo di merda che emanate. Siamo di sinistra, mica coprofagi. Brutti negri di merda, accontentatevi dei diritti umani e non rompete i coglioni. Andate a spalare e non rompete i coglioni, brutti negri di merda.
“Intensificando i controlli alle frontiere ma anche quelli degli ispettorati del lavoro (servono sia alla sicurezza degli italiani sia ad evitare il proliferare del lavoro dei clandestini)”
Sarei curioso di sapere cosa ne penserebbero Sacco e Vanzetti di queste tue affermazioni. Sarei curioso di sapere cosa ne penserebbero della sinistra dei diritti umani per i negri di merda.
“l’unica risposta sarà quella di questa destra”
Ho apprezzato il fatto che tu abbia evidenziato la parola “questa”.
Perché l’alternativa è “quell’altra” destra, quella che preferisce la xenofobia al razzismo, quella che preferisce la carità all’uguaglianza, quella che preferisce la preminenza culturale a quella razziale, quella che grufola incessantemente tra merda e diritti, nutrendosi indistintamente dell’una e degli altri.
Sto parlando, se non s’è capito, di quella destra che, per motivi inspiegabili, vuole ad ogni costo che la si chiami “sinistra”.
Ciao Z.
E’ buffo che, scrivendo un articolo che attacca il provvedimento del governo di centrodestra, ci si trovi “attaccati” a sinistra.
Se in una qualsiasi nazione, paese, villaggio, in pochi anni arrivano flussi consistenti di gente da “fuori” si creano inevitabilmente problemi. Di varia natura. E il fatto di provare a risolverli è proprio perchè, appunto, nessuno può essere trattato come uno schiavo, ma deve avere la dignità di essere considerato, trattato ed integrato nella società pari tra i pari, come un essere umano. Mentre un afflusso massiccio ed incontrollato di persone alla legittima e sacrosanta ricerca della “felicità” (o del sostentamento, per molti milioni di esseri umani le due cose coincidono, come penso sai bene anche tu) non è semplicemente possibile. Affermare questo non credo significhi essere di destra. O di sinistra “ipocrita”, come mi pare di capire sarei io in quest’articolo, secondo te.
L’immigrazione è una necessità (anzi una risorsa) per il paese
Non perchè ci serve chi spali merda. Ma perchè da sempre gli scambi interculturali, le “contaminazioni” producono ricchezza aggiuntiva (e non parlo di PIl, ma di prospettive di sviluppo). E’ stato anche grazie allo scambio e al fiorire dei commerci che l’umanità ha fatto i passi avanti nei secoli.
Proprio perchè non si vuole la crazione di “un esercito industriale di riserva” come diceva il buon Marx, serve che l’immigrazione non sia indiscriminata e clandestina (che se non si è capito, è una cosa che conviene moltissimo alla “destra”, tanto è vero che fa provvedimenti che la creano di fatto!)
Intensificare i controlli degli ispettorati del lavoro eviterebbe lo sfruttamento di tanti italiani e soprattutto degli immigrati clandestini. Perchè alzerebbe il livello di “convenienza” alla regolarizzazione, oltre che ridurre l’evasione fiscale e contributiva. E’ di destra questo? A me non sembra.
Non so cosa penserebbero Sacco e Vanzetti di me. So invece cosa penso io di loro, ci ho scritto un post che ebbe la fortuna di essere rilanciato e ripreso da un sacco di gente nel web e su qualche giornale, tanto tempo fa (sembra un secolo).
E so che mi sono preso a suo tempo insulti a go-go per avere scritto un pezzo un 7-8 mesi fa a difesa degli immigrati, ricordando semplicemente la storia di mia nonna (che si chiamava America) immigrata, per come veniva trattata e per i racconti che mi ha fatto di quando era bambina a Brookolino.
La parola “Questa” riferita alla destra è legata al fatto che il tema dell’immigrazione è trattato in diversi paesi governati dalla destra in modo che posso non condividere del tutto ma certamente più “umano” e soprattutto “efficace” e “giusto” di quanto non faccia quest’accozzaglia di buoni a nulla che sta governando l’Italia in questo periodo.
Ho l’abitudine di non chiedere la carta d’indendità, la nazionalità, l’idea politica a nessuno, ma ad ascoltare ciò che ha da dire. E se anche è un liberale di destra, e dice cose giuste, saperlo distinguere da uno xenofobo e da un razzista.
Fare di tutt’erba un fascio e etichettare il pensiero degli altri a priori, quello a casa mia somiglia molto al razzismo.
Grazie comunque molto per le tue riflessioni appassionate, che spero abbiano chierito meglio il mio pensiero sull’argomento.
Un sorriso se lo vuoi
C.
So che viviamo nell’era del “containment” all’incontrario.
So che a parlare di certe cose, oggi, si fa la parte di quelli che abbaiano alla luna.
Ma c’è il problema dell’orizzonte ideale e io, da buon abitante di pianura, senza la percezione dell’orizzonte, mi sento perso.
Pur sapendo che è, e sempre sarà, irraggiungibile.
Il timore è che, riducendosi quest’orizzonte, si finisca per chiedere di meno e per ottenere di meno.
Peggio ancora, che si finisca per interiorizzare la dialettica di regime e con essa alcuni suoi valori deteriori.
So di scrivere spesso sopra le righe, so di essere collerico, ma mi spiace leggere che l’immigrazione è una risorsa, soprattutto se sei tu a scriverlo.
Credo sia una questione cardine, un limite invalicabile per chiunque, indipendentemente dalla storia personale, indipendentemente dai meriti acquisiti, indipendentemente dalle contingenze politico-sociali.
Vedere un immigrato come una risorsa economica, magari titolare di diritti umani, per benevola concessione, e vederlo come un essere umano che valica un confine tracciato arbitrariamente dagli stessi gruppi di potere che ne determinano la ineludibile condizione di sfruttamento ed indigenza sul suo proprio territorio “nazionale”, fa la differenza.
Non solo fa la differenza, ma porta con sé tutte le conseguenze del caso. Ovvero la capacità di trascendere la retorica di regime e gettare uno sguardo empatico verso questa massa di disgraziati che intraprende viaggi di migliaia di km per fuggire da scenari apocalittici che è la nostra stessa civiltà a determinare.
Si potrebbe parlare a lungo di intere nazioni poste a monocultura di banane, caffé, tabacco e delle ripercussioni economiche di una minima variazione del prezzo di questi beni sulle economie di questi popoli. Si potrebbe parlare a lungo dello sfruttamento dei giacimenti di uranio o petroliferi, che rendono invivibili interi insediamenti autoctoni, forzando le popolazioni locali alla migrazione.
Ma tu queste cose le sai meglio di me.
Al di là del metodo, opinabile, ritengo che la sostanza della critica mossa al tuo articolo non debba retrocedere di un millimetro.
L’immigrato è un essere umano, che a sua volta è cosa ben diversa dal “titolare di diritti umani”, arbitrariamente sanciti dai potentati occidentali, che a sua volta è cosa ben diversa dalla “risorsa economica” della quale parli.
Su questo non ho alcun dubbio.
Salaam.
@Z:
Ciao. A me personalmente non piace abbaiare alla luna, ma (spesso) mi sono simpatici coloro che lo fanno.
L’immigrato non è una risorsa “economica”. E’ una risorsa, punto. Perchè porta “nuovo” dentro il vecchio. Perchè sia SOLO una risorsa e non diventi (suo malgrado, ovviamente: mica è colpa sua!) un “problema” il flusso migratorio va gestito: perchè uno ad uno siamo tutti “risorse” ma se siamo una marea possiamo diventare un “problema”.
SUl fatto che l’immigrazione è provocata da un sistema economico mondiale profondamente INGIUSTO e DA CAMBIARE sfondi una porta splancata, e lo sai.
Non preoccuparti del modo come dici le cose: so distinguere chi insulta da chi difende con passione le sue idee (e questi secondi, come ti ho già detto, li apprezzo SOPRATTUTTO quando mi criticano)
“L’immigrato è un essere umano, che a sua volta è cosa ben diversa dal “titolare di diritti umani”, arbitrariamente sanciti dai potentati occidentali, che a sua volta è cosa ben diversa dalla “risorsa economica” della quale parli.”
Nenach’io ho dubbi su questo. Per risorsa, ribadisco, non intendo risorsa economica.
UN sorriso a te.
Carlo
Ho riletto l’articolo: hai ragione…non parli (esplicitamente) di risorsa economica.
Ma stai attento: ti tengo d’occhio