La tragica fine di un grande quarterback

7 luglio 2009

La morte di Steve McNair, uno dei giocatori più importanti dell’ultimo decennio, ha sconvolto tifosi e appassionati di sport. E rischia di lasciare una macchia sulla sua immagine di padre di famiglia e idolo delle folle.

Sabato 4 luglio, mentre in tutti gli Stati Uniti si celebrava la Festa dell’Indipendenza, una notizia shockava ogni americano appassionato di sport e, in particolare, di football. Il trentasettenne Steve McNair, uno dei quarterback di maggior rilievo dell’ultimo decennio, ritiratosi da circa due anni, era stato trovato morto presso un abitazione di downtown Nashville, nel Tennessee. Due colpi di pistola alla testa, altri al torace. Al suo fianco, il corpo senza vita di una donna, la ventenne iranoamericana Sahel Kazemi, con una ferita da arma da fuoco alla testa. Secondo gli investigatori della polizia di Nashville, non c’è alcun dubbio: per quanto concerne McNair, si tratta di omicidio; sulla morte di Kazemi, invece, ancora nessuna certezza, sebbene le autorità abbiano dichiarato di non essere alla ricerca di alcun sospetto, elemento che ovviamente porta a pensare a un omicidio-suicidio, dato l’emergere di una relazione tra le due vittime (“Traete voi le vostre conclusioni”, ha affermato un reporter della ESPN in collegamento dalla scena del crimine, quasi a suggerire, novello Guglielmo di Ockham, che la spiegazione più semplice sia anche la più probabile).

I PRECEDENTI - Più che una storia sportiva, quasi una sceneggiatura da serie tv a sfondo poliziesco, un Crime Scene Investigation ambientato per l’occasione a Nashville per narrare l’episodio della morte di una star del football uccisa dall’amante. Non è la prima volta, che un giocatore della National Football League rimane vittima di un omicidio. Anzi, a conferma del tragico e macabro trend che recentemente ha contraddistinto la lega professionistica di football americano, si tratta della terza morte per omicidio negli ultimi due-tre anni, dopo Darrent Williams, cornerback dei Denver Broncos ucciso la mattina del giorno di Capodanno del 2007 a bordo di una limousine con un colpo di pistola sparato da un membro di una gang, e Sean Taylor, free safety dei Washington Redskins, morto dissanguato nel novembre 2007, colpito a morte a una gamba da uno sconosciuto intruso nella sua casa di Palmetto Bay, in Florida. Senza contare il caso di Richard Collier, offensive tackle dei Jacksonville Jaguars, rimasto paralizzato e privo di una gamba per una sparatoria (quattordici colpi di pistola, per lui) avvenuta nel 2008. Un agghiacciante bilancio delle vittime che non ha eguali nelle altre discipline sportive americane, uno sfortunato primato per la NFL.

LE PRIME ESPERIENZE – Steve LaTreal McNair era nato il giorno di San Valentino del 1973 a Mount Olive, minuscolo paesino (non più di mille abitanti) della contea di Covington, nel Mississippi. In quella cittadina, sede della Mount Olive High School, iniziò a mostrare una notevole predisposizione per le discipline sportive: non solo football, ma anche pallacanestro, baseball e atletica leggera. Nel suo anno da junior – ovvero il terzo della scuola superiore americana, che si frequenta all’età di 16 e 17 anni – portò la squadra della sua high school ai campionati statali. Giocando, oltre che da quarterback, anche da free safety, terminando con quindici palloni intercettati nel solo 1990. Guadagnatosi le attenzioni statali grazie alle prestazioni personali e della sua squadra, finì immediatamente sotto stretta osservazione da parte di talent scout e riviste specializzate. E, alcuni anni prima di diventare una celebrità del football, fu persino scelto da una squadra della Major League Baseball, i Seattle Mariners, che lo selezionarono al 35esimo round del draft amatoriale del 1991.

L’UNIVERSITA’ - Anziché rispondere alla chiamata della squadra della città della pioggia, McNair preferì iscriversi alla Alcorn State University di Lorman, Mississippi, fondata nel 1871 come prima scuola statale per gli studenti afro-americani. Nella formazione scolastica, gli Alcorn State Braves, in competizione nella NCAA, Division I-AA, mostrò fin da subito il suo grande talento: nel 1992, lanciò per un totale di 3.541 yard e 29 touchdown, segnandone altri dieci personalmente. Con lui, i Braves terminarono la stagione con un record di sette vittorie – una delle quali, contro i rivali dei Grambling Tigers, raggiunta grazie a un’impresa eroica dello stesso McNair, autore della meta vincente nonostante un infortunio alla gamba – e quattro sconfitte. Ancora meglio nel 1993, con 8 doppie vu e sole tre partite perse, e McNair a quota 3 mila yard e 30 touchdown, nominato per il primo team “All-SWAC”, selezione dei migliori giocatori della divisione, per il terzo anno consecutivo. Niente in confronto al terzo anno universitario, in cui la giovane stella quasi raggiunse la soglia delle 6 mila yard tra passaggi e corsa, accompagnati da 53 realizzazioni, cosa che gli permise di infrangere numerosi record, di essere selezionato come “All-American”, di vincere il “Walter Payton Award” come miglior giocatore della sezione I-AA e finire terzo nella corsa al prestigioso Heisman Trophy. Con oltre 16.283 yard offensive, 14.496 delle quali su passaggio, McNair stabilì un record – tuttora imbattuto – per la Football Championship Series.

2 commenti a La tragica fine di un grande quarterback

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  2. Tetsuo

    “Il quale, arrivato a un soffio dall’essere il primo quarterback afroamericano a vincere un Super Bowl (cosa mai successa finora, pura casualità che però alimenta molti pregiudizi razziali)”

    Nel 1988 Doug Williams fù il primo quarterback di colore a vincere il Superbowl con i Redskins.

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