Il mistero Palin

07/07/2009 - Le dimissioni di Sarah Palin da governatrice dell’Alaska hanno sorpreso l’America. Inizia già ora la corsa verso il 2012, o i repubblicani perderanno la beniamina della base conservatrice? Con una conferenza stampa improvvisata, Sarah Palin ha lasciato l’incarico di governatrice

     
 

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Le dimissioni di Sarah Palin da governatrice dell’Alaska hanno sorpreso l’America. Inizia già ora la corsa verso il 2012, o i repubblicani perderanno la beniamina della base conservatrice?

Con una conferenza stampa improvvisata, Sarah Palin ha lasciato l’incarico di governatrice dello Stato più grande degli Stati Uniti, l’Alaska. Le dimissioni saranno effettive a fine luglio, e la Palin ha già annunciato che non correrà più per la guida del proprio Stato. La sua improvvisa scelta è stata giustificata con la volontà di non divenire un’anatra zoppa. In assenza di motivazioni per proseguire l’incarico fino alla scadenza del 2011, la sua presenza sarebbe servita solo per mungere soldi al contribuente. L’abbandono della politica dell’Alaska ha scatenato una ridda di illazioni sul possibile futuro della Palin, che ha conquistato un inatteso primato. A memoria d’uomo, nessun politico con aspirazioni nazionali aveva abbandonato un incarico di governo in questo modo. Rimane da chiarire se la ormai ex governatrice dell’Alaska aspiri a diventare il leader dei repubblicani.

FERITE APERTE - Dopo mesi passati nel dimenticatoio, la pubblicazione di un lungo retroscena della campagna elettorale della Palin su Vanity Fair ha scatenato un’infinità di polemiche. Nel pezzo la Palin era, in modo velato, accusata di disturbi mentali dovuti ad una depressione post parto che l’avrebbe resa ingestibile dallo staff di McCain. Una sorte di ritorno del triste destino di Thomas Eagleton. Nel 1972 il senatore del Missouri fu selezionato come vice dal candidato democratico George McGovern, che dovette poi sostituirlo a causa dei problemi mentali di Eagleton, sottopostosi ad elettroshock per curare la depressione. I veleni di Vanity Fair hanno creato una rissa tra Steve Schmidt, responsabile della campagna di McCain, e Bill Kristol, direttore del Weekly Standard e voce molto ascoltata del mondo conservatore. Kristol ha difeso Sarah, sua amata protégè, incensata dalle colonne del WS e nelle trasmissioni di Fox News, accusando Schmidt di aver ispirato il ritratto a tinte fosche della Palin pubblicato da Vanity Fair. Le smentite al vetriolo di Schmidt hanno riaperto le ferite della sfortunata campagna presidenziale del Gop, quando l’eroe di guerra John McCain si trovò schiacciato tra la sua tentazione centrista e la rivitalizzazione della depressa base repubblicana, non ottenendo alcuna sintesi politicamente spendibile e riconsegnando Washington Dc ai liberal guidati da Obama e Pelosi. Sullo sfondo rimane ancora in questione la causa principale del crollo repubblicano. La corrente guidata intellettualmente da Kristol ritiene che la causa principale derivi dal tradimento dei valori conservatori, resa manifesta con l’emarginazione della Palin dalla campagna di McCain dopo le sfortunate interviste concesse a ABC e CBS, mentre Schmidt appartiene ai repubblicani più sensibili ai mutamenti sociali e demografici che hanno riplasmato l’elettorato americano negli ultimi decenni, vero motivo del trionfo di Obama.

SCELTA IMPROVVISA – Il ritorno di polemiche che forse pensava ormai sopite ha sicuramente amareggiato Sarah Palin, diventata in pochi mesi uno dei personaggi più controversi d’America. Arrivata tra molte sorprese al vertice dell’Alaska, dopo un’aspra battaglia alle primarie contro il governatore uscente, Palin è stata scelta per rivitalizzare una campagna destinata alla sconfitta, ma dopo una settimana di boom mediatico le gaffes a ripetizione e l’evidente impreparazione al ruolo palesata in un paio di interviste televisive saccheggiate dai comici americani hanno provocato un effetto boomerang, particolarmente accentuato tra le donne. Palin non ha cercato una grande visibilità dopo la vittoria di Obama, ma rimane estremamente popolare nella base conservatrice che compone la parte maggioritaria dell’elettorato repubblicano. A lei era stato assegnato il ruolo di oratrice principale in uno dei più importanti eventi di fundraising organizzati dal Gop, invito poi indirizzato a Gingrich dopo il suo rifiuto. Un comportamento bizzarro, dato che poi la stessa Palin era intervenuta all’incontro tra il partito repubblicano e i suoi principali finanziatori. Le dimissioni di settimana scorsa aprono l’ipotesi di una possibile corsa nazionale per guidare il ticket repubblicano del 2012, vista l’estrema improbabilità di una sfida alla senatrice dell’Alaska Lisa Murkowski, esponente del Gop e molto popolare nello Stato. I valori nei sondaggi della Palin sono migliorati dopo il crollo di ottobre 2008, ma le opinioni negative nei suoi riguardi, intorno al 44%, sembrano troppo alte per rendere plausibile una campagna vittoriosa. Ad aprile 2009 la governatrice dell’Alaska aveva rotto la collaborazione con Campaign Solutions, la società di consulenza del suo PAC, il comitato politico autorizzato a raccogliere fondi e contributi da privati. Un segnale che forse spiega l’improvvisa mossa della Palin.

IN FUGA DAL TICKET – Alcuni commentatori ipotizzano un eventuale scandalo come motivazione per le dimissioni della Palin, mentre non è da escludere un, molto ricco, futuro di oratrice per eventi organizzati da associazioni simpatetiche ai valori conservatori. Con una simile attività post presidenza Clinton ha raggranellato qualche decina di milioni di dollari, e certo l’Alaska è uno spazio troppo angusto per raccogliere una simile mole di denaro. E’ forse prematuro escludere Palin dalla corsa del 2012, ma se anche lei decidesse di abbandonare la politica attiva per alcuni anni, per ricostruirsi un’immagine sul modello di Nixon, il pool di candidati repubblicani si è assottigliato drammaticamente negli ultimi mesi. I recente scandali a sfondo sessuale hanno escluso il conservatore Mark Sanford, governatore della South Carolina, e il senatore del Nevada John Ensign, mentre gli impacci di Bobby Jindal nelle sue esibizioni televisive hanno fatto ricredere coloro che pensavano di aver trovato l’Obama conservatore. Lo stesso Obama ha pensato bene di nominare ambasciatore della Cina un cliente potenzialmente molto pericoloso come Jon Huntsman. Charlie Crist, il popolare governatore della Florida, ha scelto di correre per il Senato, aspettando così il 2016, anche se dovrà affrontare una difficile primaria contro il beniamino dei conservatori Marco Rubio, che accuserà Crist per il suo appoggio al pacchetto economico del presidente, molto impopolare in campo repubblicano. Rimane così Mitt Romney, al momento il favorito, che vorrà confermare la tradizione del “next-in-line”. Nel recente passato le nomination repubblicane sono andate a politici il cui primo tentativo era finito con un’onorevole seconda piazza oppure con una buona campagna presidenziale. McCain, Bush padre, Bob Dole e Reagan sono riusciti solo al secondo tentativo a strappare il posto di vertice del ticket Gop. Qualche bravo governatore come Tim Pawlenty vorrà smentire questa tradizione, ma al momento solo questo dà speranza ai fan della , anch’essa naufragata al primo tentativo.

     
 

3 Commenti

  1. EssEmme scrive:

    non lo so se è depressione post parto, ma una tizia che fa sessioni di caccia al lupo sparando con un fucile da un elicottero tanto bene secondo me non sta.

  2. Comicomix scrive:

    Mi è sempre sembrata un personaggio “mediocre”, la “trovata” di un partito agonizzante durante la campagna 2008 che, come capita spesso alle mosse disperate, finisce nel nulla.

    L’idea di vederla candidata per la corsa del 2012 mi fa pensare che i repubblicani pensino già al 2016. Ma magari mi sbaglio io.

    Un sorriso a stelle e strisce

    C.

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