Chi ha investito in Alitalia può dormire sonni tranquilli perchè non farà la fine degli sventurati che avevano scelto Cirio e Parmalat. Le briciole le porta a casa, a patto che si sbrighi.
Tra le mille pieghe del decreto anticrisi varato venerdì scorso, si può trovare anche una frase che farà contenti(ni) obbligazionisti e azionisti Alitalia. “Le ulteriori assegnazioni in favore di azionisti e obbligazionisti saranno effettuate nel corso del 2010 per il complessivo importo stimato in 230 milioni di euro” recita la relazione tecnica del decreto. Ovvero il decreto ha alzato dal 30 al 71% circa il tetto massimo di rimborso per gli obbligazionisti Alitalia.
QUASI COME AIR FRANCE – Il governo ha insomma più che raddoppiato quanto prospettato con il decreto “milleproroghe” dello scorso febbraio. Il governo ha subito fatto notare quanto questa cifra sia molto simile a quella promessa da AirFrance (85 euro ogni 100 investiti), per quanto comunque per un investitore si tratti comunque di 14 euro in meno ogni 100. Calcolato dal momento della prima sottoscrizione (il 2002), il rendimento è un misero 0,4%. Insomma dopotutto a chi investe poco dovrebbe importare la provenienza geografica del detentore delle quote, ma solo quanto si può far fruttare da un investimento, e quindi già così è comunque una perdita. Ma il professor Beppe Scienza dell’università di Torino ha fatto i conti in modo più approfondito e ha scoperto che la perdita è ben maggiore: sono quarantacinque gli euro che – per ogni cento investiti in obbligazioni – colui che aveva puntato su Alitalia avrebbe guadagnato se la compagnia di bandiera fosse stata venduta ad Air France alle condizioni proposte dalla compagnia francese. Insomma, un contentino che sa di carità per una scelta insensata e criticata da più parti.
TEMPI RIDOTTI – Per far valere la propria opzione, gli obbligazionisti dovranno presentare al Ministero dell’Economia e delle Finanze la richiesta di rimborso entro il 31 agosto. Per i ritardatari, o per chi possedesse più di 100.000 euro in obbligazioni Alitalia invece si dovrà aspettare l’asta fallimentare per poter recuperare il proprio denaro. Ben difficilmente però potrà mai essere non solo equivalente ma lontanamente vicino alla quota dei 71 euro per cento decisa dal Governo. Insomma, l’ultimatum è chiaro: se si vuole raccogliere le briciole bisogna muoversi subito, senza stare a fare troppi calcoli.
IL GIALLO DELLE AZIONI – Se dunque l’oro promesso dall’ultimo decreto legge non si può considerare davvero tale, per via di quell’ulteriore 70% in più che sarebbe spettat
o ai creditori di Alitalia per mezzo obbligazioni, il rimborso degli azionisti apre un precedente assolutamente unico da quando la borsa è stata regolarizzata nel modo come la conosciamo. Come fa notare Beppe Scienza, “Il Tesoro offrirà 0,2722 euro per ogni azione, quando il concambio coi titoli di Air France era nell’ordine degli 0,10 euro, che si sarebbero ridotti circa alla metà”. Il tetto al rimborso è di 50.000 euro in azioni, ma ciò non cambia di molto le carte. Il calcolo del valore per ogni singola azione, come sempre, non è particolarmente chiaro ai più: “un controvalore determinato sulla base del valore medio di borsa delle azioni nell’ultimo mese di negoziazione ridotto del 50%, pari a 0,2722 euro per singola azione”.
SUL LIBERO MERCATO CI SPUTO SU – In sostanza il governo italiano conferma che Alitalia è diversa da Cirio, Parmalat e da tutte quelle altre società che come lei sono fallite. E’ diversa perché Alitalia rimborserà gli azionisti, cosa che non è successo per le altre società che pure avevano raccolto crediti tra i piccoli consumatori. Praticamente lo Stato – proprio perché azionista di maggioranza di Alitalia – si è fatto ulteriormente garante, questa volta di fronte agli azionisti, del suo investimento, garantendo per quanto possibile, il loro. Poco importa, dopotutto, se per altri fallimenti si sta cercando in tutti i modi perfino di far scattare la possibilità di fare un’azione collettiva, o che le giustificazioni che valgono per alcune società (falliscono perché “non virtuose” e gli azionisti sono solo “persone che vogliono “speculare’”) non valgono per Alitalia. Sembrerebbe che ci sia voglia di farsi perdonare, ma scegliendo modi e azioni che vanno ancora di più incrinando la fiducia verso il (libero?) mercato, la borsa, l’economia. Da un lato si da meno di quanto si avrebbe guadagnato con l’offerta di acquisto di Spinetta al vecchio titolare di Via XX Settembre, dall’altro si prevede un (seppur misero) rimborso per investimenti sul mercato azionario, ben diverso per il suo carattere speculativo, da que
llo obbligazionario.
GOVERNO RIMANDATO PER LE ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI – Le battaglie delle associazioni dei consumatori, ad oggi, sono due: dilazionare il termine ultimo per presentare l’opzione alla procedura fallimentare e aumentare l’offerta di risarcimento adeguandola all’importo prospettato con la vendita ad AirFrance.
PICCOLI AZIONISTI? NO PARTY – L’esperto di Soldionline, Lucio Sgarabotto, risponde in modo emblematico a un lettore che chiede quanto potrà riavere del suo investimento in 100 azioni Alitalia. “Nel suo caso le spetterebbero 27,22 Euro di titoli. Poiché, generalmente, il valore nominale di un titolo di stato è di 1.000 Euro prevedo che difficilmente potrà essere rimborsato anche in minima parte. A queste condizioni, però, le azioni Alitalia potrebbero avere un mercato e quindi lei potrebbe trovare un altro azionista - con la necessità di arrotondare il controvalore – a cui vendere le sue 100 azioni. In alternativa potrebbe acquistare lei sul mercato la quantità necessaria di azioni per avere un lotto minimo di titoli di stato.” (nella fattispecie il numero minimo di azioni è di 1000) “Nella speranza che le commissioni di negoziazione non le erodano tutti i 27 Euro.” Insomma, un modo neanche troppo velato per dire che chi ha investito piccole somme non c’è nulla da fare, che sono soldi ormai persi. Per quei poveracci che hanno investito poco non sono previste neanche le briciole.























Alitalia, il rimborsino che sa di carità…
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