Il Comitato Esecutivo UEFA nella riunione del 2 luglio u.s. ha preso alcune decisioni riguardanti gli “assistenti di porta”, la lotta al razzismo ed il fair play finanziario.
Sull’onda di un primo esperimento riuscito nella fase d’élite di
qualificazione al corrente Campionato Europeo Under 21, l’UEFA ha deciso di estendere l’uso delle sestine arbitrali anche alla neonata Europa League dalla fase a gironi. In ogni gara all’arbitro, ai due assistenti e al quarto ufficiale saranno affiancati altri due assistenti posti ognuno dietro una porta. Anche se si parla di “rilevare eventuali incidenti in area di rigore, come falli o condotte antisportive” è legittimo pensare all’annoso problema dei gol fantasma, vedi anche finale di Confederations, risolto senza l’uso di mezzi elettronici e/o televisivi. In effetti nemmeno agli attuali due assistenti compete l’assegnazione di un’eventuale rete, che rimane esclusiva dell’arbitro, che può però ora avvalersi di ulteriori 4 occhi.
LA REGOLA 5 - Sulla lotta al razzismo si sono solo illustrate sommariamente le linee guida: la procedura completa e dettagliata sarà pubblicata a breve. S’impone all’arbitro una rigida osservazione dell’esistente regola 5 del Regolamento del Giuoco del Calcio, che prevede la “decisione di interrompere o meno la gara per ragioni imputabili alle interferenze degli spettatori o a problemi creatisi nelle zone riservate ai medesimi”. Ma l’interruzione della gara rimane ancora una mera possibilità e non una conseguenza ineluttabile: se dopo due prime sospensioni –di non oltre 10 minuti consigliati – seguite da avvisi all’altoparlante, non cessano gli episodi razzisti da parte del pubblico, all’arbitro spetta la facoltà, e non l’obbligo, di interruzione definitiva della gara. La decisione finale dipende dal poter adottare tutte le altre misure alternative e dalla valutazione di eventuali pericoli alla sicurezza di giocatori e spettatori. Non si possono esprimere giudizi conclusivi però, non essendo ancora pubblicata, come detto, la procedura dettagliata, dove si auspica vi sia contentua la definizione di “episodio razzista” e di “misure alternative”, che s’ipotizza sia già stata consegnata agli arbitri, essendo le coppe europee già iniziate (primo turno preliminare di Champions ed Europa League).
I DEBITI - Quanto al fair play finanziario, il Comitato ha posto alcuni
punti base e dettato un calendario dei passi da seguire: il prossimo, la riunione del Consiglio Strategico del Calcio Professionistico di fine agosto con club, giocatori e leghe, in cui si discuterà le regole per l’istituzione del pannello di controllo finanziario previsto per la riunione di settembre del Comitato Esecutivo. Di fatto si è ribadito l’ottavo degli 11 valori UEFA dettati da Platini: “Il fair play finanziario significa che i club devono operare trasparentemente e responsabilmente, per proteggere la competizione sportiva e gli stessi club. Il fair play finanziario significa che i club non devono entrare in una spirale di debiti per competere con gli avversari invece che competere utilizzando i propri mezzi, come le risorse che generano”. La soluzione prospettata è quella di legare stipendi e costi per l’acquisto dei giocatori alle entrate generate dai club. Il tema era già stato trattato su queste pagine e fa piacere che anche l’UEFA abbia seguito il nostro suggerimento di non fermarsi al salary cap, ovvero ad imporre solo un tetto agli stipendi, e di introdurne uno anche per gli acquisti, ma non si può non notare una differenza sostanziale: i tetti dell’UEFA saranno relativi, ovvero in proporzione alle entrate del singolo club, e non assoluti, ovvero uguali per tutti i club. Ciò significa che, come scritto fra le righe dell’ottavo principio, le differenze fra grandi e piccoli club rimarranno (i primi potranno, come già ora, spendere cifre maggiori) e che l’equità finanziaria non imporrà che tutti i club debbano spendere la stessa cifra massima, ma impedirà che un club possa spendere oltre quello che il suo bilancio gli permette. In pratica: ammessa la presenza di giganti e nani ma a patto che tutti si reggano sulle proprie gambe senza l’ausilio di stampelle o di tacchi rialzati.
IL CASO DEL PORTO - Infine la pubblicazione dei regolamenti delle coppe per club, datati 24 marzo, chiarisce la presenza del Porto in Champions, nonostante l’essere stato punito per gli illeciti del 2003/04, circostanza che doveva impedirne la presenza nelle coppe europee 2008/09, poi ammesso causa procedimento di appello in corso. Essendo state confermate le pene, ci si aspettava la non partecipazione alle coppe del 2009/10, ma il nuovo regolamento (2.05 e 2.06) ha stabilito che si devono considerare solo i fatti compiuti dopo il 27 aprile 2007 (ovvero dopo l’introduzione della norma nello statuto UEFA in vigore), la pena è limitata ad una sola stagione e comunque può non essere inflitta se già a livello nazionale si sono avute sanzioni che hanno impedito la partecipazione ad una stagione europea.






















