Culturadi John B (John)
pubblicato il 6 luglio 2009 alle 16:30 dallo stesso autore - torna alla home

La grande pop-star americana aveva un debole per i bambini? E fino a che punto? Indaghiamo in maniera più approfondita anche in virtù degli accadimenti che hanno visto Jackson protagonista

In tutta onestà – e questa è un’opinione personale – a volte si ha la sensazione che lo spettro dello pedofilia abbia ingenerato un clima di sospetti e di caccia alle streghe che ha avvelenato parte delle normali relazioni di vita quotidiane. Gesti che fino a qualche anno fa erano del tutto normali e spontanei (sorridere a un bambino che ti guarda incuriosito, restituire una palla scagliata troppo lontano, aiutare un piccolo che si è perso) oggi possono insinuare il sospetto. Alcuni genitori sono preoccupati dal semplice fatto che l’insegnante dei propri figli sia un maschio ed è capitato che altri abbiano presentato denuncia per sospetta pedofilia nei confronti di un povero passante che ha aiutato una bambina a schiacciare il pulsante del citofono di casa (“E’ strano che l’abbia sollevata per permetterle di schiacciare il bottone, faceva prima a farsi dire il cognome e a schiacciarlo lui”). Però la pedofilia esiste, è più diffusa di quanto non si pensasse (c’era anche prima, ma molti episodi non venivano denunciati) ed è comprensibile che un genitore abbia una particolare apprensione, anche se spesso ingiustificata. Di questi aspetti psicologici e sociali occorre tener conto, quando si deve valutare la fondatezza di accuse e di massacranti campagne mediatiche che colpiscono personaggi celebri, e quello di Michael Jackson è certamente un caso che ben si presta a stimolare la riflessione.

IL PRIMO SCANDALO NEL 1993 - Il celebre cantante nero, scomparso pochi giorni orsono, è sempre stato un personaggio estroverso e sconcertante, intorno al quale sono fioccati miti più o meno fondati, come quello di voler diventare un bianco o quello sul terrore di essere contaminato dai microbi. In realtà una sua biografia spiega che Jackson soffriva di seri disturbi a livello dermatologico e ad essi (e alle relative cure mediche) va imputato il progressivo pallore della pelle e la sua avversione alla luce solare. Eritemi e depigmentazione lo inducevano a ridurre i contatti fisici con il prossimo. L’onta della pedofilia si è affacciata due volte nella vita di Jackson, segnandola con un profondo solco che ha irrimediabilmente interrotto la sua fama da star di successo degli anni ‘80 per sostituirla con un clima di sospetti e insinuazioni durato fino alla sua morte. La collocazione temporale di questo solco è il 1993, anno in cui un tredicenne, Jordan Chandler, figlio di un amico di Jackson, lo accusò di abusi sessuali. La vicenda ebbe ampio risalto su tutti i media. Il giovane Chandler sosteneva di aver fatto sesso, anche orale, con Jackson, e descrisse fin nei minimi dettagli gli organi genitali del cantante. Gli inquirenti sottoposero il cantante a una accurata ispezione, con documentazione fotografica, per accertare se la descrizione fatta dal giovane fosse corretta. Secondo il biografo Randi Taraborrelli, l’ispezione rivelò che Jackson non era circonciso, come sosteneva invece Chandler. Vero o meno che sia, il cantante raggiunse un accordo con la famiglia Chandler e con il procuratore che sosteneva l’accusa: Jackson pagò 22 milioni di dollari, a fronte dei quali le accuse vennero ritirate e non ci fu nessun processo. E’ facile pensare che la decisione di Jackson di pagare per tacitare i suoi accusatori fosse stata determinata dalla consapevolezza della propria colpevolezza. E difatti, questo sospetto si trasformò in certezza per gran parte dei media e da quel momento il nome del cantante fu costantemente associato alla sua presunta pedofilia, compromettendo per sempre la sua immagine e la sua carriera.

NEL 2003 ESPLODE IL SECONDO SCANDALO – Anche questa volta l’accusa partì da un tredicenne, Gavin Arvizo. Il bambino si era ammalato di cancro alcuni anni prima, e Jackson aveva pagato le sue cure nell’ambito di una delle sue tante iniziative di beneficenza. Questa volta gli organi giudiziari californiani procedettero con estremo rigore: Jackson fu arrestato e rilasciato solo dietro il pagamento di una cauzione di 3 milioni di dollari. Il processo, iniziato nel 2004, si concluse l’anno seguente con una piena assoluzione, particolarmente significativa per due ragioni. La prima è quella che nel corso del processo è stato dimostrato che Arvizo aveva mentito allo scopo di spillare soldi al cantante. La seconda è che agli atti processuali sono stati acquisiti quelli dell’inchiesta del 1993, per cui il nuovo processo ha rimesso direttamente in discussione anche la controversa vicenda Chandler. L’assoluzione, in altre parole, valeva doppio perché finiva per smentire i sospetti e le insinuazioni sorti intorno a quella prima accusa mai finita in giudizio.

FUORI DAL TUNNEL, PER SEMPRE – Ciò nonostante, il percorso di riabilitazione mediatica è stato tutt’altro che facile e scontato, e solo nel 2008 il vento ha cominciato nuovamente a gonfiare le vele della vita di Jackson, che nel frattempo si era indebitato per cifre astronomiche e assumeva ogni sorta di farmaci per alleviare le proprie sofferenze fisiche e psichiche. Il 2009, con la serie di concerti pianificati a Londra e con i tour previsti in Europa, doveva rappresentare l’anno del riscatto. La morte, come spesso capita, ha scritto una pagina diversa. E adesso, Jordan Chandler ha ammesso di aver mentito, nel 1993, su istigazione del padre. E quindi sarebbe lecito concludere che Michael Jackson non ha mai abusato di bambini, pur avendo con essi un rapporto particolarmente affettuoso e amichevole, tanto che alcuni di loro erano soliti dormire con lui. Ma è più concreto aspettarsi che la sua morte farà nascere nuovi miti e leggende, nuove sensazionali rivelazioni: non sempre la morte porta quiete. Non quando si è stati Michael Jackson.

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