Cultura

I poveri in spirito, gli operatori di pace, ed i poveri pacifisti

IL REGNO DEI CIELI – Ciò significa che il regno dei cieli non è la ricompensa per una particolare indigenza patita nella vita terrena a causa di persecuzioni, o ottenuta per la libera scelta dell’ascetismo, ma è la logica conclusione di un percorso di chi cerca il proprio bene ultimo fuori delle cose di questo mondo. E la vita terrena non è in contraddizione con quella celeste: cosi come l’uomo è stato fatto ad immagine e somiglianza di Dio, pure la terra è stata fatta ad immagine e somiglianza della Gerusalemme Celeste. Di essa è ombra, immagine e promessa: quella nuova, anzi, ci sembrerà più famigliare, perché risponderà perfettamente alla nostra natura. Per dirla con S. Paolo:

“Sappiamo infatti che se la nostra abitazione terrena è una tenda che si demolisce, abbiamo un’abitazione in Dio, abitazione non fatta manualmente ma eterna nei cieli. E per questo gemiamo, bramosi di rivestirci del nostro edificio celeste, poiché così rivestiti non ci troveremo nudi. E infatti stando sotto questa tenda gemiamo del peso, perché non vogliamo essere svestiti ma rivestiti, affinché la mortalità sia inghiottita dalla vita. Colui che ci ha fatti proprio per questo è Dio, ed Egli ci dà il pegno dello Spirito. Così, sempre arditi e consapevoli che finché siamo domiciliati nel corpo siamo alienati dal Signore poiché camminiamo nel tempo della fede e non della visione; arditi dunque, giudichiamo un bene l’alienarci piuttosto dal corpo e domiciliarci presso il Signore.” (S. Paolo, Seconda Lettera ai Corinzi, 5, 1-8)

LA SPADA DELLA VERITA’ – Non sarebbe male che le truppe ben inquadrate dei costruttori di Pace nostrani ci spiegassero come conciliano queste parole apparentemente disumane di Gesù col loro pacifismo universale:

Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa. Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà; e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà” (Matteo, 10, 34-39).

Siccome qualcosa mi dice che il Figlio di Dio non fosse un cacciaballe dalla lingua biforcuta è logico che la pace di cui si parla qui non è la pace degli “operatori”. Qui Gesù è una spada, una spada di verità che esige una risposta, e accende una speranza alla quale non dobbiamo rinunciare. La rinuncia alla speranza, questa mancata risposta, è la bestemmia contro lo Spirito Santo del Vangelo. Perché come la Fede sta al Padre, e la Carità sta al Figlio, così la Speranza sta allo Spirito Santo. “Perciò io vi dico: qualunque e peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. Chiunque parlerà male del Figlio dell’uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro.” (Matteo 12,31) Chi rinuncia alla speranza nasconde sotto terra il proprio talento (Matteo 25, 14-30), o ripone la mina nel fazzoletto (Luca 19,11-26): se il peccato in genere è frutto della fragilità dell’uomo, e il parlar male di Dio o di Gesù può essere frutto di errore in buona fede – anche vita natural durante – , con la rinuncia alla ricerca del bene e alla speranza è l’uomo che attivamente si allontana da Dio.

Se uno vede il suo fratello commettere un peccato che non conduce alla morte, preghi e Dio gli darà la vita come a coloro che commettono un peccato che non conduce alla morte. Ma vi sono peccati che conducono alla morte; per questi dico di non pregare. Ogni iniquità è peccato; ma vi è peccato che non conduce alla morte.” (Giovanni, Prima Lettera).

L’AMORE – Ma come facciamo noi umanamente ad amare una persona che non abbiamo mai visto?  Più dei nostri genitori e figli? Ricordiamoci che Lui è la Verità, la Via e la Vita. E allora noi dobbiamo amare la Verità più dei nostri figli e genitori. E l’ovvio corollario è che chi non ama la Verità più dei propri figli e genitori, non ama nemmeno quei figli e quei genitori. Sappia dunque chi sente di amare davvero, che egli ama, in senso evangelico, la Verità più dell’oggetto del suo amore: lo ama nella verità. E chi ama, crede, anche se magari non lo sa. Fuori della Verità, l’amore comunemente inteso, quando non è semplice calcolo o un ossequio facile a liturgie mondane, è solo un sentimento di possesso o di orgoglio riflesso che si trasforma facilmente in violenza omicida quando viene deluso. In quel caso, nel linguaggio evangelico, le “mogli e i figli” diventano cose, diventano idoli e “ricchezze nel senso sopra spiegato.

LA PACE – E allora cos’è la pace? Ricordiamoci delle parole di Gesù nel Vangelo secondo Giovanni: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi” (Giovanni, 14, 27) Quindi anche il mondo può dare la pace. Una falsa pace: qui si intende per “pace” un senso di fiduciosa sicurezza e di tranquillità. Chi la cerca nelle cose terrene non la può trovare. Anche qui il Cristianesimo viene incontro, con la risposta della Rivelazione – la “risposta”, questo è la sua caratteristica saliente -, alle domande che l’uomo sempre si è fatto e alle quali i filosofi dell’antichità cercarono di trovare una risposta: proprio negli anni in cui Paolo e Pietro trovarono la morte a Roma, un cittadino dell’Urbe come Seneca idealmente consegnava al Cristianesimo i frutti di secoli di filosofia morale greco-romana in tante pagine memorabili, come quelle, ad esempio, del “De tranquillitate animi”. “La tua fede ti ha salvato: vai in pace”: quante volte Gesù ripete queste parole, ed è come posasse la sua mano su di noi per calmare le nostre inquietudini. Gli “operatori di pace”, quindi, saranno chiamati figli di Dio perché sull’esempio di Gesù tranquillizzano e rinfrancano il prossimo. Che poi questo possa essere di stimolo alla concordia delle nazioni e delle persone non può essere negato. Ma quest’ultimo tipo di “pace”, per quanto positivo, rimane nel campo del “mondo”. Ciò detto, non vi pare invece che la Pace che tanto piace alla gente che piace somigli tanto alla gran baldracca di Babilonia?

12 commenti a I poveri in spirito, gli operatori di pace, ed i poveri pacifisti

  1. maria teresa

    uau! Bellissimo, e questo :

    “E chi ama, crede, anche se magari non lo sa.”

    è verissimo. Io in effetti sono molto meno capace di amare, in questa accezione, di parecchie persone che conosco e che magari bestemmiano anche, ma cercano la Verità continuamente.

  2. Pingback: I poveri in spirito, gli operatori di pace e i poveri pacifisti « Zamax

  3. Ok, ma in che modo il fatto che “operatori di pace” volesse dire un’altra cosa sminuisce la posizione di chi vuole essere operatore di pace in senso mondano? Non mi sembra che siano due cose incompatibili.

  4. Zamax, ho riletto due volte il tuo articolo, e mi son soffermata in modo particolare in questa frase che hai scritto:

    “Essere povero in spirito, ossia povero nello spirito, significa non essere schiavo delle ricchezze, ossia non servire Mammona, ossia essere superiore alle cose di questo mondo, non dipenderne nel fondo dell’animo, non respingerle ma essere in grado – auspicabilmente – di rimanere pienamente se stessi quando se ne vanno, e non far dipendere il giudizio umano sulle persone su quanto hanno o non hanno.”

    “Essere poveri in spirito” per me ha tutt’altro significato e ben altra interpretazione!
    “Essere poveri in spirito” per me significa, “essere poveri di Dio”, una povertà interiore da non sottovalutare, una povertà che va soccorsa! una povertà della parola di Dio che significa, anche, falsare il messaggio di Dio comportando un relativo allontanamento!

  5. Forse il commento, scritto cosi, è un pò contraddittorio, ma volevo sottolineare che non è, secondo me relativo alla ricchezza materiale… ma alla ricchezza interiore, quindi, “essere poveri in spirito” nel senso di “non essere poveri di Dio” (errata corrige sopra)

  6. pietro

    Dato che tra Vangelo, Antico testamento e scritti dei Padri della Chiesa è possibile trovare tutto e il contrario di tutto, qualsiasi interpretazione personale, e quindi anche tutti i discorsi qui fatti da Zamax selezionando accuratamente ciò che corrisponde alle proprie opinioni politiche è una scemenza tanto quanto le stupidaggini di Pax Christi.
    Si possono anche selezionare le seguenti frasi di alcuni santi:
    «Il ricco è un ladrone» (San Basilio); «L’ opulenza è sempre il prodotto di un furto» (San Gerolamo); «La natura ha stabilito la comunità; l’usurpazione la proprietà privata» (Sant Ambrogio in “Doveri del ministero sacerdotale” ); «Nella buona giustizia tutto deve appartenere a tutti. È l’iniquità che ha fatto la proprietà privata» (San Clemente).
    Forse per questo si può ritenere il cristianesimo una setta comunista?
    No, e per un semplice motivo, all’interno del cattolicesimo l’unica interpretazione valida della Sacra scrittura e di tutte le sue successive letture è quella ufficiale della Gerarchia ecclesiastica, qualunque discorso come quelli di Pax Christi e di Zamax sono pura e semplice eresia e non hanno nessun valore dal punto di vista cristiano.
    Questo ha permesso alla chesa cattolica di evitare le derive fondamentaliste che ha avuto l’Islam e l’opportunismo etico di molte chiese protestanti.
    Molte volte l’ignoranza unita all’interpretazione a capocchia del Vangelo ha portato a ridicole stupidaggini come un articolo letto sulla Padania in cui si riteneva che “ama il tuo prossimo” del Vangelo dovesse signifcare ama i tuoi vicini di casa della tua stessa etnia, quando volutamente nel Vangelo come esempio di prossimo viene citato il buon samaritano, evidentemente alla Padania sono cosi ignoranti da non sapere cosa rappresentavano i samaritani per i giudei ortodossi, una popolazione di etnia diversa, pagani ed eretici, che avevano invaso i territori della terrasanta durante l’esilio bailonese, l’esatto equivalente degli attuale palestinesi……

  7. pietro

    questa pagina:
    http://www.atma-o-jibon.org/italiano/don_doglio23.htm
    chiarisce quello che dice zamax sul concetto di poveri in spirito, in modo molto più semplice, comprensibile e approfondito.

  8. @ Pietro
    Ma che c’entra la politica? Sei fissato!
    Zamax ha la presunzione di avere spiegato con chiarezza il significato di tali espressioni, nella loro sostanza. Volendo si possono arricchire a piacimento, perché nel Vangelo tutto si tiene. Riguardo al link che hai fatto trovo la spiegazione sui poveri di spirito “erudita” – sempre pericolosa quando si cerca di interpretare il Vangelo – fatta di suggestioni e non troppo precisa. Niente che sia in contrasto con la dottrina cristiana, ma secondo me non centra il punto. Comunque dice pure:
    “Abbiamo allora colto abbastanza il concetto di povertà: non è economico e non è sociologico, è spirituale, indica la persona, l’atteggiamento della persona.” E in questo non c’è contrasto con quanto dico.

    In quanto agli “operatori di pace” scrive:
    “Possiamo fermarci qui nella riflessione sulla teologia della pace; mi sembra di avere chiarito abbastanza il concetto di “operatore di pace”, non tanto nel senso di una persona che “fa” qualcosa, quanto di una persona che è in buona relazione, per cui “trasmette”. Ci sono delle persone capaci di creare armonia intorno a sé, altre invece con la loro sola presenza creano tensione indipendentemente da quello che dicono, perché possono anche dire delle belle parole, ma creano delle tensioni, dei dissapori, delle turbolenze. La questione di base è l’essere: Gesù è in pace, per cui diventa creatore di pace.” Che non è affatto lontano da quanto dico.

    @ Lucia
    Ma quella che io descrivo come povertà in spirito non è forse ricchezza interiore? Come ho detto nel Vangelo tutto si tiene e per esempio ogni Beatitudine rimanda all’altra, e ogni concetto rimanda all’altro, e la povertà di spirito ad esempio si ricollega anche al concetto di “umiltà” nel Vangelo, ossia il riconoscimento della nostra insufficienza. E’ ovvio che essere “povero in spirito” implica pure essere “umile” nel senso evangelico. Tuttavia se vogliamo parlare con precisione e attribuire ai concetti una qualche specificità, allora – in tutta umiltà – Zamax ha ragione…

    Tutto di tiene, e come scrisse Giacomo mella sua lettera una volta per tutte nel combattere quelli che si attaccano alle parole – come Pietro qui sopra – :

    “Ma qualcuno potrà dire: “Hai la fede e io ho le opere”. Mostrami la tua fede senza le opere e io ti mostrerò la fede partendo dalle mie opere!”

  9. pietro

    l’esempio “politico” era era dovuto solo al fatto che un associazione come “pax christi” mi sembra un movimento politico, in quanto ritengo ridicolo ridurre la politica alle beghe tra sostenitori di opposti schieramenti di partiti.
    Sinceramente la mia giovanile esperienza di catechista mi fa considerare l’articolo che ti ho linkato molto più chiaro comprensibile, corretto e sopratutto approfondito del tuo.
    Le mie osservazione erano appunto queste:
    Se la politica non centrava niente perchè l’incipit era “Nella gara a chi la spara più grossa che accompagna l’isteria – quella sì temibile – seguita al varo del “decreto sicurezza” ? a me questo sembra un concetto esclusivamente “politico”, togli quello e il resto sta in piedi anche da solo.
    L’articolo mi sembra contemporaneamente poco chiaro e ridondante, l’esatto contrario della chiarezza, e a chi ha dovuto spiegare la parola di Cristo a ragazzini di 8-9 anni come me questo sembra un delitto.
    Ma il punto critico è che non essendo, a quanto mi risulta tu un rappresentante della gerarchia cattolica semplicemente non hai nessun diritto di diffondere una tua interpretazione del Vangelo, almeno se ti ritieni cattolico
    Catechismo della chiesa Cattolica Art 119.
    “E’ compito degli esegeti contribuire, secondo queste regole, alla più profonda intelligenza ed esposizione del senso della Sacra Scrittura, affinché, con studi in qualche modo preparatori, maturi il giudizio della Chiesa. Tutto questo, infatti, che concerne il modo di interpretare la Scrittura, è sottoposto in ultima istanza al giudizio della Chiesa, la quale adempie il divino mandato e ministero di conservare ed interpretare la Parola di Dio”

  10. bah

    “Ciò detto, non vi pare invece che la Pace che tanto piace alla gente che piace somigli tanto alla gran baldracca di Babilonia?”

    chi…?

    quella da 2000 euri a botta…?

  11. bah

    “nel Vangelo tutto si tiene”

    non solo nel vangelo…

    http://zamax.wordpress.com/2009/01/12/i-poveri-in-spirito-e-lo-spirito-del-capitalismo/

    :)

    come dire…

    perche’ ti s’inculino piu’ di sei persone ti tocca predicare fra i bolscevichi…

    :)

  12. Mamma mia che paura…
    “E’ compito degli esegeti contribuire, secondo queste regole, alla più profonda intelligenza ed esposizione del senso della Sacra Scrittura, affinché, con studi in qualche modo preparatori, maturi il giudizio della Chiesa. Tutto questo, infatti, che concerne il modo di interpretare la Scrittura, è sottoposto in ultima istanza al giudizio della Chiesa, la quale adempie il divino mandato e ministero di conservare ed interpretare la Parola di Dio”

    E chi dice il contrario? Non si accettano contributi? Io sono piuttosto fiducioso di quello che dico. Chi vivrà vedrà.

    @ Bah
    Come già in altre due o tre occasioni ho usato in parte materiale già scritto nel mio blog. In questo lungo articolo metà era già scritto, metà è nuovo. Quando mi serve e quando lo giudico utile riprendo pure cose vecchie. Non ho mica problemi.

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