“Ama e fa ciò che vuoi: sia che tu non parli, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore, sia che tu perdoni, perdona per amore.” – Sant’Agostino
GLI INDEMONIATI DI “PAX CHRISTI” - Nella gara a chi la spara più grossa che accompagna
l’isteria – quella sì temibile – seguita al varo del “decreto sicurezza” non poteva mancar di far sentire la propria voce “Pax Christi”. Prima l’alto grido di dolore:“Offesa, atto eversivo e bestemmia: un’offesa alla famiglia umana, un atto eversivo della Costituzione italiana, una bestemmia contraria al Vangelo di Cristo”. Poi la chiamata alle armi degli idolatri della Pace:
“Una bestemmia civile e cristiana così grande deve essere respinta da un’insurrezione nonviolenta. Rinnoviamo l’appello al Presidente della Repubblica, cui il 2 giugno scorso abbiamo mandato una lettera da Monte Sole, terra della Resistenza e di Dossetti [eh, appunto, la Terra Santa sul cui modello costruire la Nuova Sion dei cattolici adulti… N.d.Z.], ad operare con urgente fermezza per respingere la deriva autoritaria e totalitaria basata sulla logica dello straniero-nemico che nasconde i veri pericoli della criminalità organizzata, della corruzione economica e politica, del degrado etico e che alimenta la paura, eccita gli animi al peggio, diffonde modelli di violenza e prepara mali più grandi. In piedi, costruttori di pace!”.
Cos’abbia a che fare la “Pace di Cristo” con questo gruppo di scalmanati è un mistero sempre più grande. Grosso modo rappresentano una delle tante manifestazioni ereticali di stampo pauperista che infestano la storia del Cristianesimo dalla sua nascita: una Gerusalemme Terrena, e solo quella, fa da sfondo al Sermone della
Montagna per gli adepti di queste sette. I versetti del Vangelo secondo S. Matteo “Beati i poveri in Spirito perché di essi è il regno dei cieli” (Matteo, 5,3) e “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figlio di Dio” (Matteo, 5,9) sono sempre stati idealmente i loro gridi di battaglia. Dato il grossolano macello interpretativo che se ne fa, da parte di questi scriteriati, ma soprattutto da parte dei sapienti, eccomi qui a far piazza pulita di tante sciocchezze.
LA POVERTA’ IN SPIRITO - Essere povero in spirito non significa ovviamente essere il beota scimunito che certa oleografia relativa alla figura del poverello d’Assisi continua a veicolare ancor oggi. Essere povero in spirito, ossia povero nello spirito, significa non essere schiavo delle ricchezze, ossia non servire Mammona, ossia essere superiore alle cose di questo mondo, non dipenderne nel fondo dell’animo, non respingerle ma essere in grado – auspicabilmente – di rimanere pienamente se stessi quando se ne vanno, e non far dipendere il giudizio umano sulle persone su quanto hanno o non hanno. Ed è un concetto già presente fuori del Cristianesimo, ad esempio nella tradizione socratico-platonica, tra gli stoici e perfino tra gli epicurei, e questo non deve scandalizzare perché se Cristo non era ancora venuto, e con lui la risposta della Rivelazione, il Logos era fin da principio. Il disprezzo delle ricchezze di cui si parla nel Vangelo non significa disprezzare le cose, perché sarebbe come disprezzare la bontà della creazione: questa è un’eresia che ne compendia molte altre, ed è una forma mascherata di materialismo, quella che da secoli tira fuori per esempio la storia del fasto delle chiese, esemplificata nel Vangelo in vari episodi, tra i quali quello celebre dello “spreco” dell’olio profumato molto prezioso che una donna versa sul capo di Gesù e che scandalizza i presenti (Matteo 26, 6-13; Marco 14, 3-9; Giovanni 12, 1-8). Essere povero come sopra spiegato è un obbligo morale e non esiste nella Chiesa nessuna teologica opzione per i poveri nel senso materiale del termine, tranne ovviamente una particolare attenzione per chi si trova nell’indigenza. E quindi come il possessore di ricchezze materiali può essere povero nello spirito, così l’indigente può essere il ricco del linguaggio evangelico. Infatti come scrive S. Agostino:
“Cosa vuole dire il Signore con le parole: «È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago anziché un ricco entri nel Regno di Dio»? In questo passo chiama ricco chi è avido di beni temporali e ne va superbo. All’op
posto di questi ricchi ci sono i poveri in spirito, cui appartiene il Regno dei cieli. Che a questa categoria di ricchi, disapprovata dal Signore, appartengano tutti gli avidi di cose mondane, anche se ne sono privi, appare manifesto da quanto è detto dopo dagli uditori: «Chi potrà allora salvarsi?» È certo infatti che la quantità dei poveri è incomparabilmente superiore, per cui occorre comprendere che nel numero di costoro son computati anche quei tali che, pur non avendo ricchezze, sono tutti presi dal desiderio di averne.” (S. Agostino, Questioni sui Vangeli, Libro II, 47).
LE TENTAZIONI DI CRISTO – Tutto ciò si ricollega col significato delle tentazioni di Cristo, che sta in questo, e riguarda tutti noi: che io riconosco, e lo riconosco in quanto confesso la mia umana natura, che è la stessa di quella di Cristo, che è la stessa di quella divina, che se anche fosse messa ai miei piedi tutta la potenziale bellezza del mondo – bellezza, perché negarla alla stregua dei cadaverici eretici di tutti i tempi, sarebbe di nuovo come negare la bontà della creazione – essa non saprebbe tuttavia guarire l’inquietudine dell’animo, non saprebbe soddisfarmi compiutamente e per sempre, perché essa rimane nel cerchio dell’incompiutezza e dell’imperfezione. In una parola, questo mondo, nella sua bellezza, nella sua vera bellezza, non è degno dell’uomo. Chi cerca in esso la sua felicità, la sua compiuta felicità, si abbassa e svilisce la sua natura. Non sarà povero nello spirito, sarà ricco, cioè schiavo delle ricchezze. Perché povertà nello spirito comporta giudicare le cose per quel che sono: non disprezzarle ma anzi apprezzarle, e anche grandemente, ma sempre per quel che sono. La schiavitù delle ricchezze comporta invece di passare continuamente dall’idolatria al disprezzo: l’idolatra cerca Dio nel raggiungimento di una cosa, e una volta raggiuntala, dopo un breve momento di ebbrezza, nell’insoddisfazione spirituale – che egli non sa o non vuole riconoscere – la disprezza; e cade nuovamente preda ad un nuovo idolo. In virtù di questa grande ma giusta ambizione i poveri nello spirito hanno un altro grande e giusto obbiettivo: “Beati i poveri in Spirito perché di essi è il regno dei cieli” (Matteo, 5,3).




uau! Bellissimo, e questo :
“E chi ama, crede, anche se magari non lo sa.”
è verissimo. Io in effetti sono molto meno capace di amare, in questa accezione, di parecchie persone che conosco e che magari bestemmiano anche, ma cercano la Verità continuamente.
Pingback: I poveri in spirito, gli operatori di pace e i poveri pacifisti « Zamax
Ok, ma in che modo il fatto che “operatori di pace” volesse dire un’altra cosa sminuisce la posizione di chi vuole essere operatore di pace in senso mondano? Non mi sembra che siano due cose incompatibili.
Zamax, ho riletto due volte il tuo articolo, e mi son soffermata in modo particolare in questa frase che hai scritto:
“Essere povero in spirito, ossia povero nello spirito, significa non essere schiavo delle ricchezze, ossia non servire Mammona, ossia essere superiore alle cose di questo mondo, non dipenderne nel fondo dell’animo, non respingerle ma essere in grado – auspicabilmente – di rimanere pienamente se stessi quando se ne vanno, e non far dipendere il giudizio umano sulle persone su quanto hanno o non hanno.”
“Essere poveri in spirito” per me ha tutt’altro significato e ben altra interpretazione!
“Essere poveri in spirito” per me significa, “essere poveri di Dio”, una povertà interiore da non sottovalutare, una povertà che va soccorsa! una povertà della parola di Dio che significa, anche, falsare il messaggio di Dio comportando un relativo allontanamento!
Forse il commento, scritto cosi, è un pò contraddittorio, ma volevo sottolineare che non è, secondo me relativo alla ricchezza materiale… ma alla ricchezza interiore, quindi, “essere poveri in spirito” nel senso di “non essere poveri di Dio” (errata corrige sopra)
Dato che tra Vangelo, Antico testamento e scritti dei Padri della Chiesa è possibile trovare tutto e il contrario di tutto, qualsiasi interpretazione personale, e quindi anche tutti i discorsi qui fatti da Zamax selezionando accuratamente ciò che corrisponde alle proprie opinioni politiche è una scemenza tanto quanto le stupidaggini di Pax Christi.
Si possono anche selezionare le seguenti frasi di alcuni santi:
«Il ricco è un ladrone» (San Basilio); «L’ opulenza è sempre il prodotto di un furto» (San Gerolamo); «La natura ha stabilito la comunità; l’usurpazione la proprietà privata» (Sant Ambrogio in “Doveri del ministero sacerdotale” ); «Nella buona giustizia tutto deve appartenere a tutti. È l’iniquità che ha fatto la proprietà privata» (San Clemente).
Forse per questo si può ritenere il cristianesimo una setta comunista?
No, e per un semplice motivo, all’interno del cattolicesimo l’unica interpretazione valida della Sacra scrittura e di tutte le sue successive letture è quella ufficiale della Gerarchia ecclesiastica, qualunque discorso come quelli di Pax Christi e di Zamax sono pura e semplice eresia e non hanno nessun valore dal punto di vista cristiano.
Questo ha permesso alla chesa cattolica di evitare le derive fondamentaliste che ha avuto l’Islam e l’opportunismo etico di molte chiese protestanti.
Molte volte l’ignoranza unita all’interpretazione a capocchia del Vangelo ha portato a ridicole stupidaggini come un articolo letto sulla Padania in cui si riteneva che “ama il tuo prossimo” del Vangelo dovesse signifcare ama i tuoi vicini di casa della tua stessa etnia, quando volutamente nel Vangelo come esempio di prossimo viene citato il buon samaritano, evidentemente alla Padania sono cosi ignoranti da non sapere cosa rappresentavano i samaritani per i giudei ortodossi, una popolazione di etnia diversa, pagani ed eretici, che avevano invaso i territori della terrasanta durante l’esilio bailonese, l’esatto equivalente degli attuale palestinesi……
questa pagina:
http://www.atma-o-jibon.org/italiano/don_doglio23.htm
chiarisce quello che dice zamax sul concetto di poveri in spirito, in modo molto più semplice, comprensibile e approfondito.
@ Pietro
Ma che c’entra la politica? Sei fissato!
Zamax ha la presunzione di avere spiegato con chiarezza il significato di tali espressioni, nella loro sostanza. Volendo si possono arricchire a piacimento, perché nel Vangelo tutto si tiene. Riguardo al link che hai fatto trovo la spiegazione sui poveri di spirito “erudita” – sempre pericolosa quando si cerca di interpretare il Vangelo – fatta di suggestioni e non troppo precisa. Niente che sia in contrasto con la dottrina cristiana, ma secondo me non centra il punto. Comunque dice pure:
“Abbiamo allora colto abbastanza il concetto di povertà: non è economico e non è sociologico, è spirituale, indica la persona, l’atteggiamento della persona.” E in questo non c’è contrasto con quanto dico.
In quanto agli “operatori di pace” scrive:
“Possiamo fermarci qui nella riflessione sulla teologia della pace; mi sembra di avere chiarito abbastanza il concetto di “operatore di pace”, non tanto nel senso di una persona che “fa” qualcosa, quanto di una persona che è in buona relazione, per cui “trasmette”. Ci sono delle persone capaci di creare armonia intorno a sé, altre invece con la loro sola presenza creano tensione indipendentemente da quello che dicono, perché possono anche dire delle belle parole, ma creano delle tensioni, dei dissapori, delle turbolenze. La questione di base è l’essere: Gesù è in pace, per cui diventa creatore di pace.” Che non è affatto lontano da quanto dico.
@ Lucia
Ma quella che io descrivo come povertà in spirito non è forse ricchezza interiore? Come ho detto nel Vangelo tutto si tiene e per esempio ogni Beatitudine rimanda all’altra, e ogni concetto rimanda all’altro, e la povertà di spirito ad esempio si ricollega anche al concetto di “umiltà” nel Vangelo, ossia il riconoscimento della nostra insufficienza. E’ ovvio che essere “povero in spirito” implica pure essere “umile” nel senso evangelico. Tuttavia se vogliamo parlare con precisione e attribuire ai concetti una qualche specificità, allora – in tutta umiltà – Zamax ha ragione…
Tutto di tiene, e come scrisse Giacomo mella sua lettera una volta per tutte nel combattere quelli che si attaccano alle parole – come Pietro qui sopra – :
“Ma qualcuno potrà dire: “Hai la fede e io ho le opere”. Mostrami la tua fede senza le opere e io ti mostrerò la fede partendo dalle mie opere!”
l’esempio “politico” era era dovuto solo al fatto che un associazione come “pax christi” mi sembra un movimento politico, in quanto ritengo ridicolo ridurre la politica alle beghe tra sostenitori di opposti schieramenti di partiti.
Sinceramente la mia giovanile esperienza di catechista mi fa considerare l’articolo che ti ho linkato molto più chiaro comprensibile, corretto e sopratutto approfondito del tuo.
Le mie osservazione erano appunto queste:
Se la politica non centrava niente perchè l’incipit era “Nella gara a chi la spara più grossa che accompagna l’isteria – quella sì temibile – seguita al varo del “decreto sicurezza” ? a me questo sembra un concetto esclusivamente “politico”, togli quello e il resto sta in piedi anche da solo.
L’articolo mi sembra contemporaneamente poco chiaro e ridondante, l’esatto contrario della chiarezza, e a chi ha dovuto spiegare la parola di Cristo a ragazzini di 8-9 anni come me questo sembra un delitto.
Ma il punto critico è che non essendo, a quanto mi risulta tu un rappresentante della gerarchia cattolica semplicemente non hai nessun diritto di diffondere una tua interpretazione del Vangelo, almeno se ti ritieni cattolico
Catechismo della chiesa Cattolica Art 119.
“E’ compito degli esegeti contribuire, secondo queste regole, alla più profonda intelligenza ed esposizione del senso della Sacra Scrittura, affinché, con studi in qualche modo preparatori, maturi il giudizio della Chiesa. Tutto questo, infatti, che concerne il modo di interpretare la Scrittura, è sottoposto in ultima istanza al giudizio della Chiesa, la quale adempie il divino mandato e ministero di conservare ed interpretare la Parola di Dio”
“Ciò detto, non vi pare invece che la Pace che tanto piace alla gente che piace somigli tanto alla gran baldracca di Babilonia?”
chi…?
quella da 2000 euri a botta…?
“nel Vangelo tutto si tiene”
non solo nel vangelo…
http://zamax.wordpress.com/2009/01/12/i-poveri-in-spirito-e-lo-spirito-del-capitalismo/
come dire…
perche’ ti s’inculino piu’ di sei persone ti tocca predicare fra i bolscevichi…
Mamma mia che paura…
“E’ compito degli esegeti contribuire, secondo queste regole, alla più profonda intelligenza ed esposizione del senso della Sacra Scrittura, affinché, con studi in qualche modo preparatori, maturi il giudizio della Chiesa. Tutto questo, infatti, che concerne il modo di interpretare la Scrittura, è sottoposto in ultima istanza al giudizio della Chiesa, la quale adempie il divino mandato e ministero di conservare ed interpretare la Parola di Dio”
E chi dice il contrario? Non si accettano contributi? Io sono piuttosto fiducioso di quello che dico. Chi vivrà vedrà.
@ Bah
Come già in altre due o tre occasioni ho usato in parte materiale già scritto nel mio blog. In questo lungo articolo metà era già scritto, metà è nuovo. Quando mi serve e quando lo giudico utile riprendo pure cose vecchie. Non ho mica problemi.