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Tecnologiadi talentosprecato
pubblicato il 3 luglio 2009 alle 12:30 dallo stesso autore - torna alla home

In un paese che rappresenta il sesto mercato mondiale per dimensioni, resta alto l’interesse per il commercio elettronico dei medicinali, dalle pillole agli steroidi anabolizzanti. E i rischi per la salute – e per i portafogli – crescono.

QUALCHE NUMERO – Un’indagine pubblicata lo scorso anno dall’ EAASM, condotta su un campione di oltre 100 farmacie online pone alla nostra attenzione i suoi risultati sconcertanti: il 95,6% dei siti analizzati non opera legalmente; il 78% viola le norme su copyright e brevetti; il 62% dei medicinali acquistati in rete non sono a norma di legge, 1463 420 280 crop a854f Le medicine sul web sono troppo amarepoiché contraffatti, inadeguati all’uso umano o perché hanno packaging e istruzioni non corrette; nel 30% dei casi il prodotto acquistato non viene recapitato all’indirizzo del destinatario o, piuttosto, viene sostituito da altro; il 16% delle volte i farmaci non sono autorizzati alla vendita nell’Unione Europea e, per il 33%, mancano delle istruzioni per il cliente. E non crediate a quanti scrivono in bella vista sulla propria homepage  di avere nel proprio staff del personale competente autorizzato. Nel 94% dei casi non c’è nessun farmacista dall’altro capo della rete. Per una buona percentuale dei casi, dunque, l’operazione di acquisto online dei prodotti farmaceutici si svela come una più che probabile truffa, un rischio sia per la salute che per le nostre tasche.

NELL’OMBRA – Il fenomeno è piuttosto complesso, cresce nutrendosi delle debolezze degli uomini, dell’ingenuità di alcuni, dell’incapacità di decidere in merito di altri. Mette in gioco gli interessi delle singole persone come quello delle multinazionali farmaceutiche, punta i riflettori su imbarazzanti incrementi dei prezzi, ed è favorito tanto dallo spirito imprenditoriale di meschini profittatori quanto da governi che danno l’impressione di non operare con insistenza e dettaglio sulla questione, quanto ancora, probabilmente, da una non sufficientemente efficace campagna di sensibilizzazione al problema. Se ne parla sporadicamente ma niente sembra mutare in proposito. In rete è infatti sempre possibile scovare confidenziali scambi di link e di opinioni, vecchi e nuovi che, se scandagliati a dovere,  fanno emergere un dato di fatto: alcuni farmaci costano troppo se acquistati dove online pharmacy 250x251 Le medicine sul web sono troppo amaresarebbe opportuno secondo norma, alcuni sono stati tolti dagli scaffali per una qualche disposizione ministeriale non condivisa da chi ne faceva uso, online si trovano quasi tutti e ad un prezzo più basso, in molti stolti e loschi individui ne approfittano per vendere quasi senza controllo alcuno prodotti di dubbia natura, spesso e volentieri nocivi.

MA E’ LEGALE?“I farmaci contraffatti sono “una forma di terrorismo contro la salute umana ed i consumatori attualmente non hanno alcuna garanzia che i prodotti che acquistano siano sicuri” A parlare in questi termini a febbraio scorso è stato  un membro del Parlamento europeo (MEP), il cipriota Adamos Adamou, che aveva condannato l’atteggiamento – a suo dire un po’ debole – della commissione europea nei confronti della contraffazione dei farmaci, in particolar modo di quelli spacciati nel cyberspazio. Il commissario Guenter Verheugen gli aveva risposto che il tutto è già soggetto a norme precise, ma che è compito dei singoli stati intervenire rafforzando le leggi peculiari esistenti in ciascun territorio. In Inghilterra, ad esempio, la Royal Pharmaceutical Society ha introdotto l’uso obbligatorio di un logo che le farmacie online devono esporre sui propri siti per farsi identificare come sicure, per consentire all’utente di verificarle in un database. Il simbolo, che comunque può essere soggetto esso stesso a contraffazione, non è l’unica iniziativa del genere. Nel nostro paese, qualche mese fa, il senatore del PD e neurologo Daniele Bosone, aveva lanciato un allarme. Attraverso un’interrogazione presentata al Senato e rivolta al ministro del Welfare Maurizio Sacconi e al ministro dell’Interno Roberto Maroni, aveva portato all’ attenzione di tutti un dato importante. v0 master Le medicine sul web sono troppo amareSarebbero infatti circa 400 mila gli italiani che, almeno una volta nella vita, hanno fatto ricorso alle farmacie online.

OCCHIO ALLA PENNA – Questo sarebbe il dato emerso da uno studio condotto dall’ IMPACT (un’associazione tutta italiana che dal 2005 opera in collaborazione con l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), i NAS ed il Ministero della Salute nella lotta alla contraffazione dei medicinali): “In 6 mesi sono stati effettuati circa 60 acquisti su siti che si dichiarano americani o canadesi (ma in realtà operanti anche in Europa). Nel 50% dei casi l’acquisto si e’ concluso con il prelievo dei soldi da parte della farmacia online senza l’invio di alcun prodotto. Si e’ trattato quindi di vera truffa, spesso collegata anche al furto dell’identità digitale dell’acquirente o all’uso illegale dei codici della carta di credito. Ma nel 50% dei caso l’arrivo del prodotto non ha certo messo al riparo l’acquirente,anzi. Nel caso di acquisto di steroidi anabolizzanti, nel 100% dei casi il prodotto non conteneva nessun principio attivo. Acqua fresca insomma. Nel caso dei farmaci per disfunzioni erettili, forse i più diffusi, nel 70% dei casi si trattava di cloni illegali, non controllati. E quindi molto pericolosi. Gli aveva risposto Fazio che nel nostro Paese era in corso da tempo un’attività di monitoraggio dei siti sospetti e di campionamento e analisi dei medicinali provenienti da siti di vendita illegali, localizzati per lo più in aree extraeuropee, informandolo poi che tale attività sarebbe stata sviluppata ancor di più quest’anno, anche avvalendosi di mezzi di specifica “intelligence” informatica.

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