Quei disturbi alimentari che uccidono
di Alessandra Cristofari - Non solo anoressia e bulimia: i rischi di odiare il proprio corpo sono anche altri
A Losanna l’attenzione è alta per le nuove forme di disordine alimentare, e la psicologa Sophie Vust sta tenendo d’occhio il fenomeno.
IL CASO – Siamo abituati a sentir parlare di anoressia e bulimia ma ci sono forme meno note che vanno ad arricchire, purtroppo, la lista delle patologie legate al disturbo alimentare. L’esperta ha raccolto il suo studio in un libro dove traccia l’identikit di quei disturbi che non soddisfano i criteri di privazione dell’anoressia e della dipendenza da bulimia, cosiddetti “atipici”. Una minaccia spesso sottovalutata, dice la Vust, che può essere provocata anche dall’informazione anti-obesità, soprattutto in quelle giovani che già vivono un disagio con il loro corpo.La ragazzina che dichiara guerra alle modelle photoshoppate
TRA ECCESSO E CONTROLLO – “Le ragazze sono piene di dubbi in merito alle diete da seguire – la psicologa ha poi continuato – si alternano tra il digiuno per perdere peso e la debolezza che le porta a mangiare. Fortunatamente i comportamenti compensatori, come il vomito, si verificano in forma ridotta rispetto ai disordini alimentari tipici”. Si crea inevitabilmente un circolo vizioso: la privazione porta alla “crisi” perché poi le ragazze mangiano quantità enormi di cibo in segreto.
L’IMPORTANZA DELL’INFORMAZIONE – La Dottoressa ritiene di importanza fondamentale la presenza di una campagna di prevenzione adeguata: “Le campagne di prevenzione si concentrano solo sui prodotti alimentari e sul peso ma questi messaggi non funzionano perché le ragazze sono spinte a controllare ancora di più cosa mangiano, aggravando la situazione psicologica”. Il disagio interiore, le difficoltà, bassa autostima: alcune tra le cause indicate che, secondo Sophie Vust, derivano dall’idea sbagliata della società che focalizza il valore di una persona sul suo aspetto e sul successo personale. Il tipo di trattamento dipende dall’età e dalla gravità del problema, le terapie di gruppo sono molto utili: “I gruppi fanno bene alla gioventù, soprattutto per i problemi di carattere bulimico” dice la Vust. Per le ragazze più giovani è preferibile la presenza della famiglia, la Svizzera è molto attenta al problema e mette a disposizione delle famiglie un gruppo di aiuto. Non lasciamoci morire.
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