Cultura

Sparrow: la deriva manieristica del poliziesco di Hong Kong

2 luglio 2009

Di Orientale, ormai, solo il cognome e la lontana tradizione: l’ultimo film di To al telescopio

(Prime) Visioni, per leggere di quel cinema che raramente si trova nella sala sotto casa

Oggi vi propongo alcune chiavi di lettura di un film che al cinema in Italia non è uscito (e, probabilmente, mai uscirà). Si tratta di Sparrow di Johnnie To, autore che sta scrivendo un pezzo di storia importante del cinema di Hong Kong contemporaneo. Perchè farlo? Perchè questo To è alle prese con il suo primo film occidentale, il remake del leggendario I senza nome di Melville. E quando sbarcherà in Occidente voi, forti di questa acculturata lettura, potrete davvero fare la figura di quelli che la sanno veramente lunga.

TRAMA – Sparrow, passero quindi. Il film segue le vicende di una squadra di quattro borseggiatori leggendari, in grado di vivere di quotidiani piccoli furti. La loro routine verrà però interrotta da una misteriosa donna che, entrando nelle loro vite come un delicato battere d’ali di un passero, porterà un uragano difficilmente arrestabile. E’ quindi il misterioso Johnnie To l’autore di queste poche righe che di primo acchitto potrebbero sembrare poco intriganti. Ma la prima lezione rigurdante To è che questo regista dagli occhi a mandorla è in grado di stupire partendo dai presupposti più banali. Johnnie è infatti quello che considero il maestro, se non il vero proprio ideatore e capostipite, della new wave poliziottesca di Hong Kong. Che questa piccola terra sia stata patria di numerosi e affascinanti polizieschi è noto a molti cinefili, basti pensare al John Woo di The killer e Bullet in the head. Meno noto è il pesante ammodernamento che questo genere ha cominciato a subire nella seconda metà degli anni ’90, con la partenza di Woo per l’America e l’affermarsi di figure nuove come appunto To e molti altri suoi seguaci (che ne ricalcano le orme con alti e bassi, ma sempre un grandissimo ritmo e audacia occidentale, siano il Derek Lee di One night in Mongkok o il Wilson Yip di Sha Po Lang).

FOTOGRAFIA – To raggiunge il suo apice espressivo nel 2006 con Exiled, che manca un meritatissimo Leone d’oro a Venezia. Da allora, e questo Sparrow ne è la prova vivente, capisce che qualcosa nel suo cinema deve cambiare. Il suo poliziesco ha raggiunto le sue vette espressive e contenutistiche. Ed è questa la prima cosa che salta all’occhio di Sparrow: non c’è una vera trama, la struttura narrativa prende il sopravvento sul mero svolgersi degli eventi (tutto il film è diviso geometricamente nella presentazione dei quattro protagonisti, nei loro quattro incontri con la ragazza, eccetera). Tutto il film insomma è un esercizio stilistico, un film di maniera per mettere in campo un’intrigante e derivativa variazione sul tema del poliziesco orientale. Esercizio stilistico che To riesce comunque a mantenere lontano dalle terribile insidie dell’estetismo visuale tipico dell’Occidente (e partito con Matrix nel ’99). Il regista cantonese si tiene lontano dalla fotografia patinata e dai complessi movimenti di macchina, si focalizza sul coordinare alla perfezione un cast tecnico che potrà non essere cresciuto a pane e Hollywood, ma che con gli stimoli giusti è in grado di lavorare come un’orchestra sinfonica.

INCOLLATI ALLO SCHERMO – Il mestiere di To è più che evidente nel riuscire a tenere lo spettatore incollato allo schermo senza aver bisogno praticamente di nessuna parte oltre al cast tecnico del film. Esemplare da questo punto di vista è una scena in ascensore che senza parlato e senza scenografia è in grado di risultare intrigante ed eccitante solo con sapienti musiche e montaggio. Ma quello che risulta più evidente è qualcosa che rimane impalpabile all’occhio di uno spettatore inesperto, ovvero un magistrale uso delle luci, ma soprattutto degli spazi in cui collocare l’azione. Senza angoli di ripresa particolarmente arditi la sua telecamera e i suoi attori feticci sono in grado di muoversi come gomma nelle varie scenografie, un movimento armonico che ricorda l’acqua di un ruscello sui sassi del fondo. Una regia che ha un che di Hitchcockiano, con tutte le differenze del caso.

7 commenti a Sparrow: la deriva manieristica del poliziesco di Hong Kong

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  2. Recs

    Bello!

    quando esce in sala?

  3. Dipende da come andrà The Red Circle, che esce nel 2011. Se va bene magari l’ondata positiva farà uscire in sala qualcuno dei film più occidentali di To. Quindi direi non prima del 2012.
    Nel frattempo temo che l’alternativa sia http://www.dvdasian.com/_e/Hong_Kong/product/35017/Sparrow_DVD_.htm :)

  4. :D wow ci sarà da aspettare allora!!
    Io vorrei sapere CHI filtra i film da far arrivare o meno negli schermi italiani.. :/
    ci sarebbero tante cose interessanti da vedere, senza dover leggere i sottotitoli..
    troppo veliciiii da leggere :P

  5. Una volta che lo scopri il sottotitolo e la lingua originale ti cambiano la vita… :)

  6. eh..questo è anche vero *argh
    che poi va a finire che alcuni doppiaggi risultino OSCENI O_O
    !! :D

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