Riprendiamo il discorso arrivando alle considerazioni finali sui criteri di valutazione del sistema di classificazione per nazionali di calcio.
Anche in questo caso si può discutere il peso del parametro (le gare
dell’ultimo anno hanno peso doppio rispetto a quelle dei 12 mesi precedenti?) ma non il principio: se il ranking deve rispecchiare il valore attuale delle nazionali, è ovvio che le gare più “vecchie” debbano essere considerate di meno.
CONCLUDENDO - Ogni gara giocata negli ultimi 4 anni è valutata a seconda dei punti conquistati (da 3 a 0) a cui si applicano dei coefficienti moltiplicatori dati dal valore dell’avversario (da 2 a 0,5), dall’importanza della gara (da 4 a 1), dalle confederazioni delle due avversarie (da 1 a 0,85) e da quanto tempo si è giocata la gara (da 1 a 0,2). Il risultato così ottenuto è poi moltiplicato per 100, per cui per ogni gara vale dai 2.400 punti (vittoria ai Mondiali contro la capoclassifica appartenente alla migliore confederazione da parte di una squadra dello stesso continente) a 0 (la sconfitta comunque e dovunque rimediata). Sono poi sommate le medie punti per gara (con un minimo di 5) per ognuno dei 4 anni, ottenendo quindi il punteggio finale. Analizzando i singoli fattori, si è visto che tutt’al più si può discuterne il peso relativo di ognuno, ed il peso assegnato al loro interno alle varie fattispecie, ma non la loro presenza, se non per quello della confederazione. Sostanzialmente le più importanti obiezioni emerse riguardano la mancata diversificazione del turno dei tornei disputati, una inutile differenziazione a seconda della confederazione di appartenenza e l’impossibilità per la capoclassifica di raggiungere il punteggio massimo (non potendo… giocare contro se stessa). Ma bastano a giustificare le perplessità che accompagnano il ranking tanto da minarne la validità?
LE DISPARITA’ - In effetti c’è un aspetto che rende il ranking poco affidabile, ma che non dipende dal procedimento di calcolo: è la assente armonizzazione fra i vari continenti. Sia di calendario che di formule. Si nota subito che le diverse formule delle qualificazioni mondiali comportano un diverso numero di gare disputabili (dalle 24/26 della CONCACAF alle 8/10 europee, passando per le 18/20 sudamericane), con evidente vantaggio per quelle squadre che in tal modo, pur all’interno della stessa manifestazione, possono giocare più gare di peso (anche 3 volte tante) rispetto alle altre. Ancora più evidente le disparità osservando i tornei continentali, il cui peso assegnato è uguale per tutte le confederazioni (sia che si parli di Europeo o di Coppa d’Oceania). È pur vero che qui vi è una parità di gare giocabili (tutti i tornei finali prevedono al massimo 6 partite), ma, per esempio, gli Europei si giocano negli anni pari diversi da quelli dei Mondiali, la Coppa America e Coppa d’Asia si disputano l’anno prima e la Coppa d’Africa si gioca nei primi due mesi di ogni anno pari. Basta solo che uno di questi tornei si sia appena disputato che le nazionali partecipanti abbiano maggiori punteggi proprio per le gare ivi disputate grazie al peso del “tempo”. Per es.: le gare della Copa America 2007 valgono la metà di quelle di Euro2008. Vero che esistono i fattori “avversari” e “confederazioni”, ma il numero di gare “pesanti” ed il “tempo” giocano un ruolo preponderante. Per cui il fatto che le varie confederazioni disputino il proprio torneo ufficiale in anni diversi e quindi non tutte contemporaneamente (anzi, per AFC e CONMEBOL la scelta degli anni dispari è recente è dovuta proprio per non far coincidere le proprie manifestazioni cogli Europei) e che le diverse confederazioni facciano disputare un numero diverso di gare di qualificazione mondiale, rendono il ranking FIFA non “veritiero” nella sua globalità, ovvero non rispecchiante il valore delle nazionali appartenenti a diverse confederazioni. Tutt’al più serve solo a classificare le squadre di una stessa confederazione, le uniche che possono aver disputato gare dello stesso valore (locale e mondiale) negli stessi periodi e nello stesso numero. Solo in quest’ottica parziale il ranking, pur colle avvertenze succitate, ha un valore assoluto: ovvero quando si rivolge ad un solo continente.
LA SOLUZIONE - Si può quindi reputare veritiero che la Spagna sia
migliore della Germania o che il Brasile prevalga sull’Argentina, ma diventa impossibile sostenere che l’Italia sia migliore del Brasile (in effetti in Confederations…) o che il Giappone sia pari alla Svezia. Per dare un valore pieno al ranking, si potrebbe usare solo il punteggio medio per ogni tipo di gara togliendo il fattore tempo (e quello delle confederazioni), pur rimanendo nell’ottica del quadriennio. Per cui ogni squadra sarebbe valutata sulla somma del punteggio medio ottenuto nelle amichevoli, nelle qualificazioni, nei tornei continentali e nei Mondiali, a prescindere da quando si siano disputate (purché negli ultimi 4 anni) e neutralizzando colla media il diverso numero assoluto di gare giocate, ma conservando un numero minimo di gare disputate per ogni tipo.























