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pubblicato il 2 luglio 2009 alle 12:30 dallo stesso autore - torna alla home

SICURI CHE QUALCUNO CI GUADAGNERÀ – La posizione del Governo, che abbiamo cercato di interpretare, è resa chiarissima da una serie di norme passate sotto silenzio. L’introduzione di contributi (vere e proprie tasse) di 200 euro a carico del cittadino che voglia inoltrare domande inerenti la cittadinanza, e di una cifra compresa tra gli 80 e i 200  Pacchetto sicurezza: sicuri di essere meno sicurieuro per coloro i quali richiedano il permesso di soggiorno (per ogni volta che lo si chieda). La previsione di spesa inerente i Centri di Identificazione ed Espulsione (i famigerati CIE in cui dovrebbero essere condotti i clandestini in attesa di espulsione o rimpatrio), quantificata in 35 milioni per il 2009, 83 per il 2010 e 21 per il 2011. Le restrizioni alle rimesse di denaro verso Paesi extraeuropei, subordinate alla presentazione del permesso di soggiorno, e che avranno come unico effetto concreto la nascita di figure di intermediari, persone in possesso di regolare documentazione che effettueranno i versamenti in cambio di una percentuale. La clamorosa assenza di norme riguardanti il lavoro nero, infine. Come giustificare la scelta di non inasprire le pene per coloro i quali si servano del cittadino irregolare (per lo più approfittando della sua condizione di illegale, e quindi spesso con l’arma del ricatto) per trarre profitto dalla sua situazione? Crediamo sia questo l’argomento decisivo a conferma di una sensazione, che sullo straniero si vogliano far ricadere colpe diffuse nella società (e nei Governi, prima di tutto). La colpa della povertà e della disperazione, su tutte. Non si può essere buoni, sostiene Maroni. Ma si può impiegare il clandestino, se è vero che al massimo si va incontro ad una sanzione amministrativa (peraltro introdotta dal Ministro Bersani nella precedente legislatura). In un periodo in cui peraltro si è assistito alla diminuzione dei controlli sul sommerso, sembra davvero un invito ad approfittarne. Immaginiamo un immigrato in possesso di regolare permesso di soggiorno e contratto di lavoro a tempo determinato. Cosa succederebbe se alla scadenza di quest’ultimo il datore di lavoro ricattasse il lavoratore, offrendo condizioni peggiori? Non si tratterebbe forse di un ricatto legittimato dalla legge, considerato che il rilascio del permesso resta subordinato alla esibizione di un regolare contratto di lavoro? E’ questa forse una forma di contrasto della crisi economica pensata dal Governo?

SICURI CHE NON SI PUÒ RIMANERE ZITTI – Si è detto delle proteste di medici e presidi. Si è detto della denuncia del CSM. Resta una nota di colore. Lclosed Pacchetto sicurezza: sicuri di essere meno sicuria disposizione che forse più di tutte ha creato malumori riguardava la rete. Il famoso emendamento D’Alia (dal nome del deputato dell’UDC che lo aveva presentato) avrebbe permesso la “repressione di attività di apologia o incitamento di associazioni criminose o di attività illecite compiuta a mezzo internet”, ossia l’istigazione a delinquere e persino il semplice invito a disobbedire le leggi, attraverso una misura repressiva decisa dal Ministero dell’Interno, consistente di fatto nell’oscuramento della pagina. Nonostante gli allarmi tuttora presenti sul web, da queste pagine si è già dato conto del fatto che questa norma è stata soppressa prima ancora del passaggio del disegno di legge al Senato. Ci piacerebbe in conclusione che non fossero le singole categorie colpite, siano essi i medici, i presidi o i blogger a sentire la necessità di alzare la voce, ognuno rispetto al proprio “campo di azione”. Non possiamo oggi abdicare la nostra condizione di cittadini e chiedere al Presidente Napolitano di far valere la propria competenza, esercitando la facoltà di rinviare il testo al Parlamento. Non possono bastare movimenti spontanei nati sul web, seppure capaci di organizzare manifestazioni di protesta come quella che ha avuto luogo ieri davanti al Senato e di cui si è dato conto ancora una volta via web. La legge licenziata oggi dal Parlamento italiano è una legge xenofoba, che insegna il razzismo alle nuove generazioni (abbiamo soprasseduto sull’esame di norme come quella che prevede il permesso di soggiorno a punti o l’obbligo di sottoscrivere un Accordo di Integrazione da parte del richiedente, ma sono parte della legge anche queste): è una legge che oggi legittima la paura verso il diverso, lo relega a una condizione di semicittadinanza (visto che tuttora non si parla di diritto di voto), e domani chissà. In Italia vivono oggi circa 4 milioni di stranieri regolari, il 6,5% della popolazione, ma addirittura il 12,7% dei nuovi nati nel 2008. Non vorremmo che la difesa odierna della razza si trasformi in una rivolta delle banlieue, domani.

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