Ogni mese la FIFA pubblica la sua classifica (ranking), ed immancabilmente si scatenano le polemiche paragonando le posizioni occupate da certe nazionali ed il loro (supposto) valore, cercando di darsi delle spiegazioni per le “anomalie” riscontrate.
È da ricordare che il ranking FIFA non è fine a se stesso ma ha una
importanza non indifferente, essendo usato dal 1998 come uno dei parametri per definire le teste di serie nelle fasi finali dei Mondiali (e in alcuni tornei è già ora l’unico, vedi l’ultima Coppa d’Asia). Ma se si vuole obiettare qualcosa è necessario conoscere i criteri di calcolo del ranking. Solo così si può capire cosa eventualmente non funziona e cercare di migliorarlo: oltre a scoprire che le obiezioni mossegli sono spesso fallaci.
I PARAMETRI - Preliminarmente delimitiamo la portata del ranking: esso intende definire le migliori nazionali in un determinato istante, e quindi non ha alcun valore complessivo storico. Per la precisione, il ranking si basa sui risultati degli ultimi 4 anni: quelli conseguiti precedentemente non valgono più nulla. Il ranking è a grandi linee la media dei risultati conseguiti da ogni nazionale in tutte le gare giocate negli ultimi 48 mesi, ad ognuna delle quali è assegnato un punteggio che parte dai punti conseguiti e li moltiplica per alcuni fattori, considerati rilevanti, che “pesano” adeguatamente la gara sotto diversi aspetti: avversario, contesto, confederazione e tempo. Come detto si comincia dai punti conseguiti: 3 per la vittoria, 1 per il pareggio e 0 per la sconfitta. Tuttavia, per chi vince ai rigori una gara di fase finale sono assegnati 2 punti. Le gare perse, quindi, a prescindere da ogni altro parametro, non portano mai alcun punto: che si perda in amichevole contro Guam o la finale del Mondiale col Brasile, sempre 0 punti è valutata la sconfitta. Soluzione drastica, ma condivisibile.
AVVERSARI - Il secondo peso è il valore dell’avversario: il fattore moltiplicatore è dato da un centesimo della differenza fra 200 e la posizione occupata nell’ultimo ranking dall’avversario, ma con un valore sempre di almeno 0,5. Eccezione: affrontare la capoclassifica (attualmente la Spagna) ha un peso di 2 e non di 1,99. Si potrà obiettare che giocare colla Spagna possa pesare solo o addirittura 4 volte rispetto ad una partita con Guam, ma il concetto di fondo rimane: “pesa” di più affrontare un avversario di valore che non uno scarso.




Scusa, ma su cosa si dovrebbe commentare qui? È la prima parte e sto solo spiegando un procedimento di calcolo.
Tutt’al più si possono chiedere delucidazioni.
Quanto qui sopra era una risposta ad un commento che poi dev’essere stato cancellato.
Tutte le nazionali giocano lo stesso n di partite? Mi pare che le sudamericane giochino molte più partite importanti (vedi la frequenza della coppa America) con possibilità di accumulare più punti. Il Brasile che non fa qualificazioni ma solo amichevoli come organizzatore dei prox mondiali come accumula punti? Grazie