Un po’ più piccolo in altezza. Un po’ più grande in larghezza. E’ già geometrica la voglia di differenziarsi di questo libro. Copertina elegante. Rossa e bianca. Bompiani, editore. Autore, Francesco Merlo. Tra una citazione di Borges e una di Manzoni un cruciverba. Da compilarsi solo a fine lettura.
Francesco Merlo ha la patente dell’intellettuale. Editorialista del Corriere della Sera, prima. Di Repubblica oggi. Da Parigi. Altro su di lui non è dato sapere. Schivo e riservato non frequenta salotti e non ama il presenzialismo in TV. Sappiamo che sarà ospite domani o venerdì prossimo al Grande Gioco, programma in seconda serata del venerdì sera di Rai2, condotto da Pietrangelo Buttafuoco. La forma scelta per il libro è quello di un incalzante procedere di domande e risposte. Mero pretesto narrativo, però, quello delle domande. Buttafuoco, nel suo articolo su FAQ Italia, sul Foglio di due sabati fa, titola parafrasando Leopardi “Il Merlo solitario”. Già. Perchè questi intellettuali nostrani, che parlano di qua da là, da Parigi, sono soli e non hanno interlocutori, né, forse, destinatari. Epperciò se la cantano e se la suonano. FAQ Italia ricorda per certi versi il Benedetti Italiani di Curzio Maltese. Che è infatti citato da Merlo nel libro. Benedetti Italiani, però, abbinava alla critica feroce momenti di sciovinismo puro. In Merlo dell’italica stirpe non si salva quasi nulla.
ESPLORAZIONI - Parte dall’estetica e dall’urbanistica. E riferendosi al nostro Paese ed alle sue città dice: “Tipica bruttezza del Mediterraneo” – perchè – “la prima cosa che fanno i poveri del Mediterraneo è ammobiliare l’inferno da cui provengono”. Chissà cosa fanno i poveri del Nord? – E prosegue, a proposito delle città d’arte:“A Firenze non vanno più i cercatori di bellezza ma gli studenti e i turisti” – come a dire non vanno più quelli come lui, come Merlo. A distanza di sicurezza, a Pa
rigi. Vanno solo quegli sporcaccioni degli studenti e dei turisti. Il popolino insomma, quello con le bottigliette d’acqua a rimorchio, e in coda per il biglietto ridotto. Roba da inorridire. Senza r moscia. Gentucola che non va certo da Vissani alla sera dopo la prelibata visita della sala Piccolomini. Procedendo nelle pagine, la critica di Merlo si sposta dagli effetti alle cause di questa bruttezza. Ai costruttori. I palazzinari senza scrupoli. Per Merlo, degni compari degli ecologisti. Quelli dei NO, dei CONTRO. Quelli nati negli anni 70 e 80 sul solco ideologico scavato dalle idee pasoliniane. Quelle del ritorno alla vita frugale. Alla vita contadina che Pasolini contrapponeva all’inurbamento forzato nelle città industriali. Processo che ha ucciso la civiltà agreste e creato il sottoproletariato. Sono questi, per Merlo, le due facce del mostro che ha distrutto le bellezze italiche. Quelle bellezze nate durante l’età di Saturno cui lui e si suoi compari radical chic appartengono ed auspicano il ritorno. Da Parigi.
ILLUSORIE CONVINZIONI - Il pamphlet di Merlo prosegue con uno slalom, zigzagando tra la Politica, Slowfood, Pannella, il caso Englaro, la TV, i reality e le ambiguità di questo paese contraddetto. Gli Italiani che non pagano il canone sono una normale conseguenza del pessimo servizio reso dalla Rai – “immagino che dal rubinetto di casa escano porcherie imbevibili come le canzoni di Sanremo o le interviste precotte, cucite per tempo e su misura da Bruno Vespa”. – Tra queste acque reflue “Uno Mattina e la Vita in Diretta”. Come dargli torto… E poi giù l’affondo contro Brunetta, il fantuttone. I fantuttoni sono più pericolosi dei fannulloni. Perchè mentre i pigri garantiscono sul fatto di non fare nulla, i fantuttoni si spacciano come sapienti interpreti di giurisprudenza, di economia, di amministrazione della cosa pubblica. E spaziando, vanno pazziando.Un boccone a parte, beccato a più riprese da Merlo, è il Sud. Il Sud dell’indolenza. Il Sud della Mafia. Il Sud dell’Etna dove si costruisce fuori da ogni regola di sicurezza. Pronto a gioire quando scatta il rassicurante piano di emergenza. Dopo la pioggia dei lapilli, quella dei finanziamenti per la ricostruzione. Sottobosco per il malaffare e per quegli oleati meccanismi. La tipica cucina mediterranea. Il Sud, già, patria di quella retorica che ammorba la Giustizia e quindi la Democrazia. Il Sud d
ei contadini mafiosi: i Provenzano e i Riina. Improbabili gestori delle non per niente occulte multinazionali del malaffare. Freni allo sviluppo di un paese destinato a vivere nelle ragnatele della sua stessa storia. Del suo bizantinismo. Quello delle leggi che sono fatte di date e numeri che rimandano ad altre date ed altri numeri. Il Sud è la patria della spaghettità. Quel luogo comune affibbiato agli Italioti appena varcano le Alpi. Eppure, l’urticante Merlo ci spieghi perchè tutti questi del Nord, che affibbiano questi luoghi comuni, te li ritrovi a Siracusa, o nella Valle dei Templi, con il loro accento inglese o francese, che metabolizzano in modo subitaneo la pigrizia e l’indolenza del luogo. Dimenticando, tra due forchettate di pasta con le sarde e un bicchiere di Catarratto, il produttivismo calvinista (Annibale – P.Rumiz) tanto decantato in patria o qui da noi nei salotti radical chic. Il Sud, quello vero, putroppo è ancora più in giù. E non serve l’escatologia Dantesca per trovare l’inferno dei migranti. Basta un semplice planisfero. Al posto delle legature e della fascinazione letteraria, l’intellettuale dovrebbe appendere la discrezione al chiodo ed andare ad annusare qualche ascella meticcia. E non limitarsi alle colline ed ai terroir dove il muschio selvatico fa da aroma alle vendemmie giovani dei vecchi vitigni Caucasici.
NESSUNA MERAVIGLIA – Certamente la lettura di Merlo è le
ttura spigolosa ed al tempo stesso raffinata. Pungente ed irriverente. Senza peli sulla lingua. Lucidisima. E non si può non riconoscere nel suo dire e nel suo periodare molte riflessioni che ciascuno di noi ha sempre fatto ma mai sistematizzato. I passaggi sui temi civili, sul caso Englaro, quando mette a nudo certi vizi italici, sono indicativi privi di ipocrisia e di valore. Senonché da questa trizzera sterrata di domande e risposte non si esce. Non c’è speranza. Non c’è alternativa. E’ un libro che è già passato anche quando le incidentali sono coniugate al presente. Eppoi dove sta’ la credibilità di un editorialista di Repubblica, di un quotidiano che ha, negli ultimi anni, preferito la faziosità all’informazione attenta e misurata. Autorevole. Un quotidiano che è diventato terra di scontro politico cercando di preparare l’imboscata alla mignottocrazia imposta dallo schieramento opposto attraverso l’inchiesta gossippara ignorando i temi di un’agenda politica da contrapporre.
Un etologo direbbe di un Merlo che ha scelto di fare il grillo. Grillo non parlante ma scrivente. Insomma una brutta bestia.























