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La massoneria e gli affari con Comunione & Liberazione

L’inchiesta della procura di Milano su Daccò in cui compare il nome di Roberto Formigoni punta verso il Canton Ticino. Dove si trovavano le fiduciarie attraverso le quali i due protagonisti dell’inchiesta (Simone, oltre a Daccò) facevano sparire i soldi destinati a diventare fondi neri.  La scelta di passare dalla Svizzera è casuale o è legata a una precisa strategia di Comunione e Liberazione? Scrive Repubblica:

Da tempo si dice che è lì il forziere del movimento di don Giussani. E da tempo si parla anche di una «espansione» del movimento clericale nella confederazione, dove conta già su alti prelati, banchieri e uomini di governo. Le carte arrivate a Milano tramite rogatoria dalla Svizzera fanno pensare a legami consolidati. Della Norconsulting, la società a cui si appoggiava Daccò, fa parte infatti, Andrea Galafassi, uomo di Cl. Era lui, dal 2006, a occuparsi dei conti del gran cerimoniere dei viaggi in barca (e in aereo, verso i Caraibi) di Formigoni. A febbraio, quando già si sentiva puzza di bruciato — Daccò era in carcere per il crac San Raffaele, nella cui indagine era spuntato il nome di un altro fiduciario svizzero ciellino, Rudy Cereghetti — Simone, da poco sentito come testimone nell’indagine che porterà agli arresti per la Maugeri, incontra Galafassi e un altro personaggio di primo piano di Cl in Svizzera.

In un ristorante alle porte di Milano, parlano dei rischi del ciclone giudiziario che potrebbe abbattersi sui memores ticinesi. L’ultima cena prima degli arresti:

A far scattare le manette sono le rivelazioni di Giancarlo Grenci, un altro della Norconsulting che ha gestito i conti di Daccò. Il suo posto è stato preso nel 2011 da Sandro Fenyo, capo della loggia massonica Brenno Bertoni di Lugano: è lui, secondo il racconto di Grenci, a raccomandare Daccò presso i vertici della Banca svizzera italiana. Una sigla, Bsi, che compare un’altra volta nelle indagini sui conti di Cl in Svizzera: è l’istituto nel quale Alberto Perego, memore domini segretario di Formigoni, accende il conto Paiolo sul quale sarebbero arrivati, fino al 2004, i soldi di Finmeccanica.

Oggi i tramiti per portare i soldi al sicuro in Svizzera sono altri:

Il nome di Fenyo — che, spiega il suo avvocato, Federico Papa, ha chiesto lui stesso di essere ascoltato dai pm — porterebbe a qualcun altro: a Paolo Mondia, dai cui uffici, perquisiti due volte, gli inquirenti hanno preso molti documenti interessanti. Mondia è il referente di un commercialista che gravita nell’orbita della fondazione Maugeri, legato a Costantino Passerino, il direttore amministrativo del centro arrestato prima che si facesse ricoverare, guarda caso, in una clinica svizzera.

E qui spunta la massoneria:

A Lugano si ritiene che il ruolo di Fenyo non sia casuale: significa che una parte della massoneria — quella che fa capo alla sua loggia — si stia adoperando per aprire le porte ai ciellini. Secondo la ricostruzione del settimanale svizzero “Il Caffè”, la cosa non va giù ai massoni della loggia Il Dovere, che vuole tenersi lontana da tutto ciò che ha a che fare con fondi neri e con Cl. Fenyo nega: «Non c’è nessun collegamento, lasciate fuori le mie convinzioni, per cortesia ». Quanto alla Bsi, «è normale che il suo nome ricorra — assicura l’avvocato Gian Piero Biancolella — è la più grande banca del Canton Ticino».