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pubblicato il 29 giugno 2009 alle 15:30 dallo stesso autore - torna alla home

Ascesa e caduta della popstar per eccellenza. Con un ricordo personale e un po’ di disprezzo per chi fa psicanalisi partendo dalle notizie pubblicate sui giornali

Ho appreso la notizia della sua morte non appena è stata diffusa in rete, giovedì notte. Michael Jackson è stata una persona alla quale ho pensato molto fin da quand’ero giovane. Non posso dire di essere stata una sua fan – non sono mai stata fan di nessuno – ma MJ mi piaceva. Da ragazza amavo quelle canzoni sincopate, ballate con energia da un corpo nervoso e scattante, le sue coreografie assolutamente perfette e quei movimento, quei gesti destinati ad essere fonte di ispirazione, copiati, riadattati in ogni modo. Amavo quel sorriso largo, apparentemente gioioso di chi ha riscattato la propria infanzia con l’arte e il talento. Sono una fan fredda, e ho seguito sempre da lontano i personaggi che, comunque, avevo imparato ad amare. MJ mi faceva un po’ tenerezza e un po’ pena. Gli mancava la capacità di Michael Jackson Michael Jackson: lombra dei riflettori su un volto nudo  mettersi una maschera, quella maschera che alla gente di spettacolo necessariamente salva dall’essere completamente consumati da una vita fuori dal comune. Altri prima di lui son stati bruciati vivi, spesso in tempi molto più rapidi dei suoi. Negli anni ‘70 era molto comune, poi è divenuto un fenomeno sempre meno frequente.

THE SHOW MUST GO ON - Se una fine come quella di Jim Morrison è diventata più inusuale, mi sono spesso chiesta cosa possa succedere “dentro” a persone catturate da un complicatissimo star system. Ho immaginato che a poco a poco, nel tempo, nell’artista morisse qualcosa, soffocato da un sistema difficilissimo da gestire. Mi è sembrato, in tutto questo tempo, di intravvedere in lui questa morte lenta. MJ danzava. Era un ballerino fuori del comune, un coreografo originale e meticoloso. Non c’è bisogno di conoscerlo personalmente per capirlo, basta guardare in che modo ha realizzato i suoi video, come sapeva muoversi sul palco, la gestualità che aveva. Scattava come una molla e all’improvviso fermava il gesto esattamente dove voleva, non un millimetro più in là. Ha messo in scena delle coreografie con delle caratteristiche che ormai copiano tutti, spesso in modo completamente inconsapevole, perché quel modo di muoversi nello spazio e di organizzare il gruppo di ballo è entrato profondamente nell’inconscio collettivo del mondo delle discipline della danza moderna. MJ aveva una voce infantile, chiara, come se l’esplosione ormonale dell’adolescenza non fosse passata lungo la sua laringe. E nello stesso tempo il suo canto graffiava, dolce ed aspro nello stesso tempo, accompagnando quei gesti solo apparentemente spontanei.MJ non poteva avere maschere e spesso mi sono chiesta se cambiarsi così violentemente i connotati fosse anche un modo per crearsene una, chissà. E’ solo una domanda la mia, visto che non è possibile formulare una diagnosi sfogliando una rivista di gossip. Aveva cominciato a toccarsi la faccia col bisturi molti anni fa, e all’inizio in effetti ridurre il suo naso a patata non era stata un’idea tanto malvagia; aveva acquistato in fondo una certa gentilezza nell’espressione. All’epoca uscirono le canzoni dell’abum “Thriller” e so di non essere originale quando dico che le ho amate più o meno tutte. Passava il tempo e i suoi connotati diventavano sempre più innaturali, mi sembrava che le sue canzoni, benché bellissime, perdessero a poco a poco di quella freschezza e originalità che aveva caratterizzato il suo stile da adolescente. La sua danza diventava sempre più studiata nella ripetizione di movimenti collaudati. Mi chiedevo se si stesse isolando, mi son domandata spesso quanta distanza avesse fra se stesso e il mondo intero. Dalla notizia della sua morte tutte le domande su di lui mi scorrono continuamente nella mente.

I PEZZI DI CADAVERE – E giro in rete per frugare, per leggere qualcosa che lo riguardi, ma trovo spesso molti sciacalli. Quante persone che mostrano di conoscere un uomo senza averlo mai visto, mentre i suoi amici di sempre stanno facendo un faticosissimo slalom per evitare la continua richiesta di dichiarazioni. Cosa devono dichiarare? Se gli erano veramente amici, ora saranno chiusi nel loro dolore, a ricordarne i momenti passati insieme, come succede a tutti coloro che piangono la scomparsa di una persona che hanno amato. Ha subìto un gioco al massacro da vivo, ora che è morto e che non potrà tirar fuori neppure le sue timide difese ne faranno a pezzi il cadavere.Michael jackson bad cd cover 1987 cdda Michael Jackson: lombra dei riflettori su un volto nudo  Quand’è stato accusato di pedofilia qualcuno mi aveva chiesto se secondo me queste accuse erano fondate. E’ stata un’altra cosa che mi ha dato da pensare. Ovviamente la mia risposta è stata “non lo so“, così come non so se la Franzoni abbia ucciso davvero il figlio, così come non posso sapere nulla di quello che concerne situazioni a me lontane, di cui sento parlare attraverso l’azione violentatrice dei mass media. Posso intuire da segni indiretti che abbia sofferto tanto, posso immaginare che dev’essere stato circondato da tante, troppe persone che ne hanno spremuto il talento, che hanno approfittato della sua ricchezza e che hanno usato le sue debolezze. Ho pensato spesso soprattutto che la sua anima soffrisse molto e che lui viveva in una situazione nella quale non sarebbe stato possibile guarire da questa sofferenza. Troppo ricco, troppo facile per lui sarebbe stato cedere alla tentazione di ricorrere a sistemi spacciati per indolori per risolvere le ferite interiori, troppo difficile distinguere tra figure professionali oneste e avvoltoi. Anche queste son solo idee, sebbene lo stato in cui era ridotta ultimamente la sua faccia mi aveva dato un po’ di ragione. Ma sono idee, pensieri di una persona che ne ha amato la musica, la danza, il modo di cantare, pensieri di una persona che ha assistito molto da lontano al suo lento declino, alle sue trasformazioni. E tra un pensiero e l’altro mi mandano un link, un ennesimo. E’ in inglese, io non conosco l’inglese. Chiedo di tradurmi l’articolo. Dice che MJ era gay in un’epoca e in un ambiente in cui non era possibile manifestare questo tipo di sessualità. Sembra che faccia un’analisi dettagliata anche delle cause di questo, del suo essere afroamericano, del suo tentativo di ripudiare entrambe le cose. Un altro che, ancora una volta, fa la psicanalisi alla carta stampata. Il mio ennesimo pensiero: ma vaffanculo!

N.B.: devo dire che senza l’aiuto di Maria Teresa Mura mi sarebbe stato piuttosto difficile mettere in ordine la tempesta di pensieri ed emozioni e dare un senso a questo scritto.
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