Le armi contro la crisi

29/06/2009 - La  crisi economica vi spaventa? Vi sentite impotenti davanti alle sue minacce? Avete paura che  sconvolga per sempre il vostro lavoro, le vostre abitudini, le vostre vite? Niente paura! I grandi della terra usano tutte le armi a loro disposizione

     
 

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La  crisi economica vi spaventa? Vi sentite impotenti davanti alle sue minacce? Avete paura che  sconvolga per sempre il vostro lavoro, le vostre abitudini, le vostre vite? Niente paura! I grandi della terra usano tutte le armi a loro disposizione per combatterla

Perché la crisi colpisce tutti. I ricchi e (soprattutto) i poveri. I belli e (soprattutto) i brutti. I vecchi e (soprattutto) i giovani. E anche se sembra che nulla possa fermarla, i nostri governi, i nostri capitani coraggiosi, in tutto il mondo, affilano le spade, sfoderano le pistole, caricano i cannoni per sconfiggerla.

Perché la crisi è un nemico indomabile. Da sconfiggere. Da distruggere. E non servono nuove regole per i mercati finanziari, un nuovo modello di sviluppo che non confonda il consumo con lo spreco. Non servono nuovi modelli di [[welfare]], la green economy, il deficit spending. Quelli sono solo specchietti per le allodole. Che infatti, i governi più seri ed avveduti, come quello italiano, si guardano bene dall’usare.

Perché il nemico non si sconfigge con le carezze, o mettendo dei fiori nei nostri cannoni. Per vincere questa guerra, per sconfiggere la crisi economica, questo mostro che vuole strapparci alle nostre esistenze quiete, serve qualcosa di più solido. E i governi di tutto il mondo lo sanno. Quello italiano lo sa meglio di tutti. Non servono ammortizzatori sociali e neppure aumenti del reddito disponibile. Ci vogliono delle vere armi: fucili, pistole, cannoni, mitragliatrici, cacciabombardieri, missili terra-aria.

Ma i governi di tutto il mondo, avveduti e attenti, e il governo italiano che è il più avveduto e il più attento di tutti, non si sono fatti trovare impreparati. Ce lo rivela il Sipri, lo Stockholm International Peace Research Institute, uno dei più prestigiosi istituti di ricerca di politica internazionale del mondo, che come ogni anno ha pubblicato il suo rapporto sulle spese militari. L’istituto ci racconta che, anche se purtroppo “il 2008 ha visto un incremento delle minacce alla sicurezza, alla stabilità e alla pace in quasi ogni parte del globo” e se la crisi ha preso il sopravvento colpendo tutta la terra, i governi si sono dati molto da fare per combattere.

Come? Ma è ovvio: aumentando le spese militari, che sono cresciute nel 2008 del 4% rispetto all’anno precedente, portandosi ad un livello record dalla fine della Guerra Fredda, toccando la cifra di 1.464 miliardi di dollari (il 2,4% circa del Pil del mondo). Precisamente, una spesa di 217 dollari per ogni abitante della terra. In dieci anni l’aumento è stato del 45%.

Certo, non tutti i paesi sono stati ugualmente virtuosi nel combattere la crisi con l’unico mezzo possibile: il cannone. Ci sono governi più flaccidi,  che pensano che la crisi vada affrontata con le riforme economiche, con un aiuto per chi resta indietro, con robuste iniezioni di welfare. Pacifisti schifosi. Il nemico più è cattivo più si combatte con le armi in pugno. A costo di espandere i propri deficit di bilancio comprando cannoni e missili intercontinentali.

E l’Italia non è solo un paese di navigatori, di santi e di poeti. E’ un paese fiero, con un governo forte e coraggioso. Per questo il budget militare italiano è molto elevato, e la spesa procapite nazionale è di 689 dollari,  una delle più alte del mondo. Per questo supera da anni quella della Germania (568 dollari per abitante), della Russia (413 dollari) e del Giappone (361 dollari). Per questo motivo l’Italia con 40,6 miliardi di dollari, circa una paio di manovre finanziarie annuali, copre il 2,8% della spesa militare mondiale, dietro a USA  (il 41,5% del totale mondiale), Cina (il 5,8% del totale),  Francia (il 4,5% del totale), Gran Bretagna, Russia.

Per questo, mentre la crisi economica mondiale attaccava il nostro stile di vita, i nostri consumi, il nostro benessere, mentre qualche governo faceva finta di fare qualcosa, il nostro serio e coraggioso metteva a disposizione pochi euro per le social card, pochi euro per le imprese in difficoltà, non abbassava le tasse, non faceva la riforma degli ammortizzatori sociali per salvare i giovani precari che perdevano il posto di lavoro. Perché era impegnato a combattere la crisi con l’unico mezzo davvero utile e necessario: bombe, pistole e cannoni.

Il nemico è forte, ma noi italiani non arretriamo di un millimetro. Dopo aver spezzato le reni alla Grecia nel ’40, spezzeremo le reni alla crisi oggi.

Buon tutto!

     
 

10 Commenti

  1. gloria scrive:

    allucinante

  2. Pingback: diggita.it

  3. ambrogio brambilla scrive:

    Comicomicio, confermi che d’economia e finanza nun ce capisci nà mazza, ma nun c’era bisogno.

  4. Comicomix scrive:

    @gloria:
    Già…

    @ambrogiobrambilla:
    Detto da Lei è un vero onore, mi creda. Quando avrà tempo e modo di portare degli argomenti a sostegno delle sue tesi (anche se in contrasto con le mie), ne sarò ancora più onorato. E se mi dimostrerà di avere ragione, glielo dirò senza problemi.

    @tutti:
    Ricordo a me stesso e a chi vuole un motto celebre, che è uno dei miei fari nella notte: “il saggio è colui che sa di non sapere”

    Un sorriso ambrogio

    C.

  5. ambrogio brambilla scrive:

    Comprate Finmeccanica.

  6. Comicomix scrive:

    @ambrogiobrambilla:
    Preferisco i cocomeri, specie d’estate.

    ^_^

  7. Niki scrive:

    Buono a sapersi. Solo per la precisione, la spesa (stimata) secondo SIPRI non è 40.6 miliardi di Euro ma di dollari, che approssimativamente corrispondono a 28.8 miliardi di Euro (i conti non sono comunque esatti perchè Sipri ha convertito tutte le spese in dollari, ma non sappiamo a quale tasso di conversione).
    Un po’ meno della metà degli interessi da pagare sul nostro debito pubblico, mi pare… giusto?

  8. Comicomix scrive:

    @Niki:
    Hai ragione, l’ho corretto. MI spiace per il refuso, tutte le cifre sono in dollari.
    Sono un paio di manovre finanziarie “robuste”, in ogni caso.

    Grazie.

    C.

  9. Niki scrive:

    @ Carlo

    Grazie a te dell’articolo! :-)

  10. Falkenberg scrive:

    PIL mondiale nel 1999 : 30,211,993
    PIL mondiale nel 2008 : 60,689,812
    Un aumento del 45% in termini nominali delle spese per armamenti significa che le spese per armamenti sono cresciute molto meno del PIL nominale (crescita reale + inflazione) scese in proporzione al PIL e quindi che i governi stanno effettivamente spendendo di meno, non di più, in armi.

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