Il governo ha varato un pacchetto di provvedimenti che è stato pomposamente definito “la manovra d’estate”. Il testo è provvisorio, ma i suoi contenuti sono in perfetto stile Tremonti: provvedimenti una tantum, di dubbia efficacia
I 25 articoli della bozza di decreto contengono misure per “contrastare la crisi” e anche molti altri interventi (rinvio della class action, stop ai ticket per la specialistica, aumento dei rimborsi a bond e azioni Alitalia, aumento dei soldati nelle strade, limitazioni sulla commissione di
massimo scoperto). Non c’è l’ampliamento dei beneficiari delle social card, arriverà per via amministrativa, assicura il ministro Sacconi. Ci sono provvedimenti di entrata preparatori dello scudo fiscale, c’é l’ennesima rimodulazione dei fondi per le infrastrutture. Non c’è ancora la quantificazione definitiva delle risorse: dovremo aspettare, tanto per cambiare, la stesura finale del testo. Per ora accontentiamoci delle bozze.
UNA MANOVRINA DI BREVE RESPIRO – Il decreto contiene anche interventi condivisibili, naturalmente. Ma, a parte la propaganda di Tremonti e dei suoi agit-prop, sembra una “manovrina” di breve respiro. La stessa [[Confindustria]], che pure lo giudica benino, ha parlato di un passo avanti non risolutivo. Tremonti, in parte giustamente, ha detto e ridetto – litigando pure con mezzo governo – che non farà mai una manovra in deficit. Ma il guaio è che i pochi soldi “riprogrammati” sono pure spalmati in uno spezzatino d’interventi eterogenei, di piccola entità e in gran parte transitori. Un decretino che aiuterà a riempire i giornali di dichiarazioni, che forse darà anche una piccolissima boccata d’ossigeno all’economia (e soprattutto al governo) per far passare l’estate. Ma definirlo “la spinta risolutiva per la ripresa dell’Italia” sembra davvero troppo. Lasciando perdere tagli, ritagli e frattaglie dello spezzatino (su cui torneremo durante l’iter parlamentare), diamo un’occhiata al cuore della manovrina, il pacchetto per bloccare la crisi: bonus per le imprese che non licenziano (con proroga della cassa integrazione), detassazione al 50% degli utili delle imprese reinvestiti in macchinari, accelerazione dei pagamenti della pubblica amministrazione.
LA CASSA INTEGRAZIONE E IL LAVORO – Il decreto, all’art. 1, dà la possibilità ai lavoratori in Cassa Integrazione di allungare ulteriormente la durata dei trattamenti e di portarli fino al 100% del salario, frequentando corsi di formazione forniti dalla stessa impresa presso cui operavano. Se l’impresa non è decotta, il provvedimento può avere un senso. Ma quelle imprese purtroppo ormai senza futuro che razza di corsi di formazione elargiranno ai lavoratori? Inoltre, l’utilizzo del bonus per non licenziare dipende da quanto sarà il bonus, che verrà deciso da un decreto ministeriale da adottare entro un mese da quando il decreto diventerà legge. Se sarà basso sarà inefficace, se sarà alto costerà tantissimo all’erario. In ogni caso, le risorse non saranno aggiuntive, ma saranno trovate dentro il “Fondo sociale per l’occupazione e formazione” introdotto con il primo decreto anticrisi. Quindi, ormai ci siamo abituati, è il gioco delle tre carte: per coprire questo provvedimento si tolgono risorse già stanziate, sempre a favore di lavoratori in difficoltà.



sì, ma chi paga i corsi di formazione ? Di certo non l’impresa e nemmeno il Governo.
Si tratta delle misure di supporto integrative a valere sul Fondo Sociale Europeo che alcune regioni, tipo quella Campania, già utilizzano da due mesi per la Fiat di Pomigliano. E chi non ha diritto agli ammortizzatori sociali ? Però noi vogliamo essere ottimisti e speriamo che da qui a sei mesi la crisi si sarà volatilizzata, lo stabilimento di Pomigliano avrà ripreso a funzionare a pieno ritmo e l’ Italia tornerà tra le grandi del calcio
Continuate a discutere di cose che non conoscete e che non capite. Chissà poi in base a quale motivo vi sentite autorizzato a farlo.
Lo stabilimento di Pomigliano fu un regalo ai boss politici campani degli anni 70′, è un non senso industriale, dovrebbe essere chiuso, mentre continua a inghiottire denaro pubblico.
La raccolta dei cocomeri si avvicina, tenetevi pronti.
Dubito che il federalismo fiscale sia la cura di tutti i mali, ma mi sa che un po’ esageri col pessimismo in questi tuoi articoli, specie quando dici che “la crisi farà più male perché esterna, ecc.” (per me il meccanismo virtuoso con la ripresa delle esportazioni a livello globale dovrebbe comunque innescarsi). E poi le misure temporanee possono pur sempre essere rinnovate, o no? Forse sei un po’ troppo esigente.
Credo che governare questo Paese di questi tempi non sarebbe facile per nessuno, poi, certo, è vero che questo governo ha il jolly, la possibilità di nascondere la crisi sotto il tappeto, per un po’…
@tess:
“E chi non ha diritto agli ammortizzatori sociali ? ”
Per qualcuno (che ci governa) non esiste
@ambrogiobrambilla:
senza i tuoi acuti commenti ci si sente persi. Grazie di esistere.
@prostata:
Ciao L.!
No, non sono pessimista, credimi.
La crisi farà più male a noi che agli altri PROPRIO perchè è “esterna”: si aggiunge, cioè, alle criticità strutturali che da 15 anni non sono state affrontate ( dunque in modo bipartisan). L’export non ripartirà, non come prima. Perchè il commercio mondiale non sarà più quello di prima, proprio per le ragioni esposte alla fine dell’articolo. Chi pensa questo si ricrederà amaramente, e presto. Le misure temporanee possono essere rinnovate, ma generano incertezza (che, Belrusconi dixit, a sua volta è un fattore innescante della congiuntura negativa). Meglio, come ho scritto, misure permanenti. Tempo fa ad esempio si propose di abolire gli aiuti alle imprese in cambio di una permanente riduzione di imposta per loro (costo per l’erario, zero, come piace a Tremonti).
In ogni caso, io cerco di essere sempre obiettivo e ho fortemente criticato diverse cose del governo Prodi (se ora governa un altro mica dipende da me…) anche se sono probabilmente esigente (prima di tutto con me stesso).
Governare questo paese è difficile, ma chi ha l’onere deve farlo. Altrimenti, può andarsene a casa: non l’ha mica ordinato il dottore!
Grazie del commento e ciao!
C.
Comicomicio, mi sono dimenticato di Termini Imerese, da chiudere immediatamente. Però sai che cocomeri giganti si possono produrre in Sicilia?
@amrogiobrambilla:
“Però sai che cocomeri giganti si possono produrre in Sicilia?”
Sì, lo so. Ma anche dalle parti della madunina, non si scherza, credimi. me ne rendo conto ogni giorno di più
Un sorriso perugino
C.
scommettiamo che nessuno in questo governo avrà le palle di chiudere niente ?
“Lo stabilimento di Pomigliano fu un regalo ai boss politici campani degli anni 70′”
Vedi che a fare regali alla mafia alla fine l’Italia ci guadagna?
In cambio di un regalo risibile come quello di Pomigliano negli anni ’70, abbiamo ricevuto come contropartita il più grande statista italiano di sempre negli anni ’90.
La mafia è lunica azienda florida di questo Paese.
Un impegno concreto: più mafia per tutti.
L’ex governatore di Bankitalia definì Tremonti “un esperto in paradiso fiscali”.
E infatti…
precari, lavoratori sospesi o licenziati: Sacconi ha raddoppiato l’indennità di inserimento che passa dal 10% al 20% dell’ultima annualità percepita, con un intervallo che va da 1000 a 2700 euro circa, con la possibilità di svolgere lavori fino a un massimo retribuito di 3000 euro. poco, ma sempre meglio del niente che si legge nell’articolo.
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