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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 26 giugno 2009 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

A dar retta ai giornali, il problema del dopo Silvio – del quale abbiamo parlato qui - ha cominciato a porselo anche qualcuno all’interno della coalizione che oggi è al governo. In realtà, quello che dice il Financial Times a proposito della successione è talmente generale, oltre che citare fonti anonime, che potrebbe significare tutto o il contrario di tutto. “Fedeli sostenitori di Silvio Berlusconi negano che si sarà un “fuggi fuggi” (in italiano nel testo originale) come conseguenza degli scandali che circondano la sua vita privata - dice il FT - ma importanti alleati nella coalizione di centro destra italiana stanno già contemplando un futuro politico senza il loro leader“; anzi, secondo il quotidiano della City c’è di più: “A condizione di mantenere l’anonimato, queste “alte fonti di governo” premettono di non credere che il 72enne presidente del Consiglio si dimetterà “presto”. Eppure “ministri chiave” stanno iniziando a “posizionarsi” per l’eventualità che rivelazioni più dannose lo inducano a dimettersi. “Questo è uno scenario completamente nuovo, il panorama sta mutando“.

 Tremonti al posto di Silvio? Unipotesi che fa paura

Vignetta di Diderot

Il fatto che non ci sia nemmeno un nome a prova di smentita fa comprendere l’intero valore dell’operazione: quasi nullo. Anzi: se nessuno dei cosiddetti “ministri chiave” del governo Berlusconi non si è ancora pubblicamente smarcato, per lo meno con tutti i distinguo invalsi nelle parole del presidente della Camera Gianfranco Fini, è poco credibile che qualcuno lo abbia fatto privatamente, specialmente con un “nemico pubblico numero uno” da tutti riconosciuto come la stampa estera. Ma anche se fosse vero, rimane che il discorso del Financial Times suona come quantomeno prematuro: come già detto, sfogliando la margheritina, l’unico che non potrebbe approdare sulla poltrona di premier, oggi come oggi, è Gianfranco Fini. Suonerebbe troppo uguale alla storia di D’Alema e Prodi nel 1996-97. E poi ci sono settori del centrodestra – i cattolici nel PdL e nella Lega – che lo vedrebbero davvero male. Stesso discorso per l’ipotesi “tecnica” che è stata fatta circolare ad arte giusto per il gusto di bruciarla: Mario Draghi premier è un’utopia, a meno di non pensare a un contemporaneo oscuramento della “stella” di Giulio Tremonti… Alla fin fine, gli unici veri candidati rimarrebbero Gianni Letta e lo stesso Tremonti. Il braccio destro di Berlusconi costituirebbe una scelta di continuità politica, da tutti i punti di vista. Non solo: rispetto al Cavaliere, l’ex direttore del Tempo ascolterebbe di più certi ambienti Oltretevere. Una bella svolta teocon fuori tempo massimo, quando il mondo comincia a girare dall’altra parte, condita dall’ingresso dell’Udc al governo e dal ridimensionamento della Lega come potere di ricatto. Benedetto XVI ne sarebbe felice, forse anche la Confindustria sarebbe d’accordo – in cambio di vere riforme economiche, che il Cavaliere non sembra intenzionato a fare. Tremonti rimarrebbe ministro dell’Economia? Probabile, sapendo che si giocherà la leadership con Fini alle prossime, eventuali, elezioni. Sarebbe sicuramente il candidato, se il commercialista di Sondrio riuscisse a diventare presidente del consiglio.

Ma di un’ipotesi del genere c’è da aver terrore. Basta vedere l’incredibile spettacolo di sé che riesce a dare l’inquilino di via XX Settembre ogni volta che gli tocca – o gli capita - aprire bocca. Soltanto ieri è riuscito a criticare proprio Draghi, il quale ha avuto la colpa di fornire qualche numero sulla situazione economica italiana, lanciando un allarme del quale un ministro responsabile dovrebbe preoccuparsi invece che farsi beffe. “L’Italia, se le cose rimarranno così, rischia di avere un -5% di crescita del Pil a fine anno“, ha detto il Governatore. Non sparando parole a caso, ma notando il ritmo dell’economia in questo periodo e avvertendo che le cose potrebbero andare peggio al ritorno dalle vacanze, quando tante persone potrebbero avere l’amara sorpresa di non ritrovare più il posto di lavoro che avevano lasciato. Tremonti se ne frega, e preferisce invece perculare a sproposito via Nazionale: “Pochi mesi fa avevate detto -2%!”, risponde a Draghi, come se questo fosse un argomento valido: se hanno previsto di meno era perché all’epoca le condizioni dell’economia apparivano meno drammatiche di oggi. Non perché fossero campate in aria, come vorrebbe dare a intendere un ministro che preferisce denigrare invece di agire. E che questo sia uno dei suoi passatempi preferiti lo certifica un’intervista di Tremonti in studio al Tg1 l’altroieri, nel quale l’obiettivo erano invece le statistiche sul lavoro: “Sapete come le fanno, queste statistiche? Chiamando a casa e rompendo le scatole alla gente. E quando chiamano, quelli buttano giù e allora il ricercatore scrive: ‘Tanta disoccupazione‘”. L’Istat ieri ha persino replicato alla boutade: “Le nostre rivelazioni sono ampie e affidabili. Sono indagini non solo telefoniche, ma a domicilio con interviste alle famiglie faccia a faccia. La metodologia è quella Eurostat“: E ha perso tempo. Perché quando uno è talmente irresponsabile da non capire che “di ciò di cui non si può parlare (perché non si conosce), si deve tacere”, è meglio non rispondergli. Perché proprio non ne vale nemmeno la pena.

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