FINE DEL GIOCO - Non lo sai, ma
hai commesso un errore. Se non ti sentissi così sicuro di te, non avresti utilizzato la stessa scheda telefonica usata per contattare Boscolo per chiamare i tuoi parenti giù a Palermo. Avere una decina di cellulari ti ha fatto sentire inarrivabile. Loro sanno chi sei, ma non dove ti trovi. Tu ignori tutto. E mentre attendi un contatto per avere quanto ti spetta, loro ti sono vicini. Sei stanco, se non hanno capito i messaggi gli darai un altro segno. Esci con in tasca la pistola e le carte da gioco. Ti hanno trovato, agganciandosi proprio a uno dei tuoi telefonini. Prima ammetti, poi ritratti. Cerchi di evadere, ma senza successo. Provi la carta dell’infermità: qualcuno mi diceva di uccidere, credevo di essere nelle mani di Dio e invece era il diavolo a parlare. Chi ti parlava è poco importante, il resto della tua vita lo passerei dentro. Sarà poco questo tempo, il 16 luglio 2004, mentre prepari il tuo primo esame di filosofia muori. Così tu, Michele Profeta, che pensavi che il tuo nome recasse con sé i segni della grandezza, adesso sei diventato il 6 di quadri. Una carta qualunque persa nel mazzo.
Interni
Un killer spietato che uccide per soldi ma anche per gioco
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“Che potevi pretendere: tua madre aveva quarant’anni più di te e voleva che tu vivessi come lei. In famiglia tutti perfetti, tutti autoritari, tutte guardie.” spiega molte cose, anche in altri contesti
Incredibile come si possa uccidere con tanta freddezza.
Complimenti, letto tutto d’un fiato sembrava di leggere un giallo. Peccato che è stato un fatto vero.
Ocelli ha il ritmo nel sangue. L’ho letto con interesse perfino io dopo una partita di calcetto infinita e nonostante la cronaca più o meno nera m’interessi quanto il campionato di curling tanzaniano…