Il gioco comincia ai primi di gennaio del 2001. Un messaggio alla Questura, ma nessuno ci fa caso. Inizia così l’avventura folle di un killer per caso destinata a finire davati ad una cattedra all’Università.
Soldi. Ti servono i soldi. Tanti. Oramai non ce la fai più. Ad Adria tua moglie e i tuoi figli. A Mestre lei, l’altra. Passi un giorn
o qui e uno là. Tutte e due che pensano di essere l’unica. Regali, cene, bollette da pagare. Mantenere due famiglie è difficile. Ma tu ne mantieni tre, se contiamo anche la tua prima moglie. E gli altri due figli. No, servono soldi. E devono essere tanti. Al casinò oramai non c’è più niente da fare. Altro che sistemi, altro che statistiche: vince sempre il banco. Oramai l’hai capito, ma non riesci a resistere. Da quant’è che vai avanti così? Saranno almeno quindici anni che mantieni queste due relazioni. Non è semplice condurre una doppia vita. Ogni tanto ti sbagli, ti rivolgi a una “Ti ricordi quando…”, ma non può ricordare, lei non c’era, era l’altra. Quindici anni in cui hai cambiato mille lavori: intermediario finanziario, agente immobiliare e mille altri del genere. Tutti con l’illusione di poter guadagnare tanto e subito. Ma anche lì l’avevi capito: vince sempre il banco.
NESSUN LIMITE - Che vita di merda! C’hai provato, ma non è andata bene. Che potevi pretendere: tua madre aveva quarant’anni più di te e voleva che tu vivessi come lei. In famiglia tutti perfetti, tutti autoritari, tutte guardie. Tu, la pecora nera. Ricordi ancora le loro facce quando ti hanno arrestato la prima volta: erano sì livide di rabbia, di quella rabbia ceca capace di tutto, ma erano più che altro segnate dall’umiliazione. Ma non l’umiliazione di essere stati incapaci di allevare un figlio. No, quella del “chissà cosa penseranno ad
esso…”. Ma chi se ne frega degli altri no? Tu hai sempre vissuto la tua vita al meglio. Anzi, come dice quella canzone? “Vado al massimo, vado a gonfie vele”. Ecco, delle strofe perfette per te. Fottitene di tutti, il tuo motto. L’hai sempre seguito. Macchine, case, vacanze, pagate spendendo tutto quello che avevi, e anche quello che non avresti mai potuto avere. I debiti sono cresciuti. I debiti sono un mare in cui puoi solo affogare adesso, e non è una metafora. Devi trovare il modo per uscire da questa situazione penosa. Guarda come ti sei ridotto: a distribuire volantini agli angoli della strada. Hai perso anche l’ultimo lavoro. Devi trovare una via d’uscita. Una puntata, un’ultima giocata. Nella mente ti balena un’idea folle: l’ultima scommessa. Sul piatto ti giocherai tutto. Vincere o perdere, vivere o morire, uccidere o essere ammazzati. Folle è folle la giocata, ma non hai altra scelta. Sei il Joker del mazzo da poker, sei la Nemesi travestita da clown. Ma sarà difficile che qualcuno riderà di te. Molto difficile.
IL RICATTO - Il 12 gennaio 2001 sarà un giorno che in pochi dimenticheranno. La lettera che hai spedito alla questura di Milano parla chiaro: o mi date dodici miliardi di lire oppure inizio a fare una carneficina, iniziando a uccidere persone scelte a ca
so. L’hai scritta con un normografo e l’hai imbucata lontano. Nessuno potrebbe mai arrivare a te, qui dove sei, in questa capitale del Nordest, la locomotiva d’Italia. Qui, a Padova, dove hai trovato il tuo ultimo rifugio, l’ultima illusione di potercela fare, qui dove ti hanno cacciato via ancora una volta, dove la ricchezza è detenuta in mani di pochi che la conservano gelosamente. Qui ora fioriscono i nuovi imperi economici degli industriali che sfruttano la manodopera clandestina e vanno poi a votare massicciamente Lega, che chiamano i meridionali terroni, ma lo fanno solo con i poveracci mentre con gli altri organizzano traffici di rifiuti tossici. Padova è stata la tua ultima speranza, tu sarai per lei l’incubo.
FOLLIA OMICIA - In questura non ti hanno preso sul serio. Hanno sbagliato. La pistola è stata semplice da trovare. La voce dell’uomo è un assillo, non smette mai di parlare, la noia ti assale. Il taxi va lento e la sua voce sembra seguire il ritmo della strada, una vecchia cantilena, una nenia di paese. Il colpo arriva inaspettato. L’odore di cordite si diffonde in tutto l’abitacolo. Parti del cervello sporcano il parabrezza. Assapori quest’attimo. Con calma pulisci la pistola e la riponi. Esci dal taxi e lasci il tuo segno: una carta da gioco. Tu sei il re di cuori adesso, la carta più alta del mazzo, sei l’Invincibile. Nelle tue mani una scala reale. Provateci adesso a non darmi retta. Il nome dell’uomo lo apprendi dai giornali: Pierpaolo Lissandron, 38 anni, separato e con due figli. Non che tutto questo abbia molta importanza, pensi mentre imbuchi il secondo messaggio. La richiesta è la stessa: dodici miliardi o faccio una strage. Più chiaro di così non avresti potuto essere. La risposta non arriva. Attendi. Siamo al 10 febbraio e non hai avuto alcun segnale. Peggio per loro. Fai una telefonata e fissi un appuntamento. L’uomo che arriva a mostrarti l’appartamento è elegante. Avrà una quarantina d’anni, 38 a voler essere precisi, ma li porta davvero bene. Attendi che si senta al sicuro, che smetta di studiarti e fai partire il colpo. Il pavimento si macchia di sangue. Lasci due carte stavolta: il re di cuori e il re di fiori. Adesso sei l’Asso di picche, il punto più basso, il Temibile. Lo sai che hanno trovato tutto, anche il messaggio che gli hai lasciato. I giornali ne parlano. Disegnano la figura di Walter Boscolo, parlano con i famigliari, raccontano dei suoi sogni e delle sue speranze. Ma tu leggi della paura delle persone. Padova è terrorizzata, ma non in ginocchio. Nessuno si rifugia in casa, l’economia non può fermarsi, lo show deve proseguire ad ogni costo.






















Un killer spietato che uccide per soldi ma anche per gioco…
Il gioco comincia ai primi di gennaio del 2001. Un messaggio alla Questura, ma nessuno ci fa caso. Inizia così l’avventura folle di un killer per caso destinata a finire davati ad una cattedra all’Università….
“Che potevi pretendere: tua madre aveva quarant’anni più di te e voleva che tu vivessi come lei. In famiglia tutti perfetti, tutti autoritari, tutte guardie.” spiega molte cose, anche in altri contesti
Incredibile come si possa uccidere con tanta freddezza.
Complimenti, letto tutto d’un fiato sembrava di leggere un giallo. Peccato che è stato un fatto vero.
Ocelli ha il ritmo nel sangue. L’ho letto con interesse perfino io dopo una partita di calcetto infinita e nonostante la cronaca più o meno nera m’interessi quanto il campionato di curling tanzaniano…