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Internidi John B (John)
pubblicato il 26 giugno 2009 alle 15:30 dallo stesso autore - torna alla home

Nel corso dell’inchiesta processuale sulla strage di Ustica sono state espletate decine di perizie, generalmente di parte. Esse hanno riguardato i nastri radar, i rottami del DC9, la “scatola nera” del MIG-23, i corpi delle vittime, le registrazioni telefoniche, la calligrafia e altro ancora. In varie altre fasi sono intervenuti rilievi tecnici non giudiziari. Cerchiamo di fare un quadro sintetico ma esauriente.

IL CORPO DEL PILOTA DEL MIG-23 – Partiamo subito dal MIG-23, il caccia libico precipitato in Calacastelsilano%20cerenzia%20mig Ustica, quarta parte: troppe veritàbria il 18 luglio del 1980 e che secondo la teoria della battaglia aerea sarebbe stato in realtà abbattuto il 27 giugno. L’Ufficiale Sanitario di Castelsilano, il paese in prossimità del quale precipitò il caccia libico la mattina del 18 luglio, ha certificato che il decesso è avvenuto alle ore 11.30 di quel giorno e ha attestato che il cadavere si trovava in “incipiente stato di decomposizione”, ossia in fase iniziale di decomposizione. La perizia autoptica fu effettuata il 23 luglio da un professore patologo e un primario di medicina legale dell’Ospedale di Crotone che attestarono: “la morte si può far risalire a cinque giorni prima e cioè al venerdì 18 luglio 80”. Anni dopo, i due periti sostennero di aver prodotto una “memoria aggiuntiva” nella quale retrodatavano la morte di almeno quindici giorni, ma questa memoria non è mai stata trovata né essi ne hanno prodotto una copia. Per questa ragione nel 1989 la Commissione Stragi dispose un’altra perizia affidata a due professori esperti, i quali analizzarono le rilevazioni dei medici di Crotone e conclusero che esse confermavano che la morte risaliva al 18 luglio 1980. Il Tribunale di Crotone, con sentenza del 6 marzo 1989, accertava che la “memoria aggiuntiva” non è mai esistita.

IL MIG-23 -  Dagli atti esaminati dalla commissione italo-libica e dall’esame della scatola nera risulta che il caccia libico decollò da Bengasi alle ore 09:54 italiane del 18 luglio e ha volato per circa 80 minuti. Al contrario di quanto si rafiumicino Ustica, quarta parte: troppe veritàcconta, i radar della difesa aerea situati a Otranto videro il MIG-23 e lo tennero agganciato per gli ultimi minuti di volo. Chiarito che i rilievi tecnici lasciano pochi dubbi sulla data in cui è precipitato il MIG-23, veniamo adesso al 27 giugno e al DC9 Itavia.

I RADAR – Furono acquisiti nastri e registrazioni di vari siti radar, tra i quali Ciampino, Marsala, Licola, Poggio Ballone. Tutti i periti hanno concordato che questi dati non sono stati manomessi. I dati radar mostravano che nell’area del disastro non c’erano altri velivoli tranne il DC9 Itavia e un volo civile Air Malta sulla stessa rotta ma distanziato di circa 10 minuti (circa 150 km). Solo uno dei radar, un sistema Marconi di vecchio modello, aveva registrato anche altri contatti classificati dai radaristi come falsi contatti. I periti della difesa confermavano che si trattava di falsi contatti, sulla base di varie considerazioni: i segnali erano sporadici e sparsi, ben diversi dalla serie progressiva e continua lasciata da un velivolo reale; lo stesso tipo di anomalie si rinveniva nelle altre registrazioni dello stesso radar Marconi relative ad altri momenti; i contatti erano assenti nelle registrazioni dei radar di modello più recente. I periti dell’accusa sostennero invece che alcuni di quei segnali (il numero 17 e il numero 12) erano compatibili con la rotta di un aereo che aveva volato parallelo al DC9 per poi attaccarlo e allontanarsi.

I ROTTAMI – Le perizie hanno accertato la presenza di tracce di esplosivo del tipo C4/T4 su alcuni rottami, e in particolare su frammenti e schegge recuperati da cuscini e schienali, nonché su alcuni bagagli. In tutto sono stati recuperati oltre 100 Ustica, quarta parte: troppe verità0 piccoli frammenti e schegge infilzati negli schienali e nei cuscini della cabina passeggeri. La velocità di penetrazione di questi frammenti è stata calcolata nell’ordine di centinaia di metri al secondo. Sono state rilevate, su alcuni bagagli, evidenti tracce della microfusione tipicamente provocata da esplosioni. Il registratore di voci in cabina ha memorizzato un impulso acustico 2 decimi di secondo prima della completa interruzione di tutti i circuiti elettrici. Alcuni cadaveri erano stati completamente denudati dalla forza dell’esplosione. Non è stato ritrovato alcun frammento o scheggia che non appartenga all’aereo o ai suoi passeggeri e in particolare non sono state ritrovate schegge attribuibili a una testata missilistica. I periti dell’accusa hanno comunque sostenuto la possibilità che uno o più missili abbiano attraversato l’aereo senza esplodere o siano esplosi distruggendo l’aereo con la sola forza dello spostamento d’aria senza investirlo di schegge. Altri periti, tra i quali Frank Taylor, tra i massimi esperti mondiali di questo tipo di disastri aerei, ritengono che le evidenze dimostrino senza alcun dubbio che il velivolo andò distrutto per effetto dell’esplosione di una bomba.

Le ipotesi possibili, dal punto di vista strettamente tecnico, in termini di pro e contro.

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