Economia

Gelmini, una riforma dei licei inutile e dannosa

26 giugno 2009

In un paese ammalato di scarsa competitività, la scuola secondaria superiore è sul banco degli imputati. Ed è una grande ammalata. La riforma varata dal governo sembra soprattutto orientata al taglio delle cattedre. Insomma, a far cassa. Ma c’è anche altro. E non è niente di buono

Si stanno svolgendo gli esami di maturità in quello che dovrebbe essere il penultimo anno scolastico prima del  nuovo ordinamento di Maria Stella Gelmini, varato pochi giorni fa dal Consiglio dei ministri. Giornalettismo ci ha scherzato pure sopra, ma il tema è serio e merita un approfondimento. Tra le analisi di questi giorni, una di particolare interesse è quella di Daniele Checchi su LaVoce.info. Il tema è il deficit di competitività dell’Italia, che sul banco degli imputati ha anche una scuola che non forma cittiadini all’altezza. E tra gli obiettivi di una riforma, come quella della ministro, non può che esserci l’aumento della capacità di apprendimento di tutti gli studenti, formando tutti e selezionando i migliori per la nuova classe dirigente. Soldati e generali da spendere poi nella battaglia della competitività del nostro sistema paese rispetto agli altri.

LA RIFORMA GELMINI – Chiamarla riforma è una parola grossa. Questo riordino si caratterizza per 2 interventi: il primo è la riduzione del numero degli indirizzi per tipologia di scuola, che passano da 10 a 6 per i Licei, da 43 a 11 per gli istituti tecnici, da 31 a 6 per gli istituti professionali. In totale, si passa da 84 indirizzi principali (più una miriade di sotto indirizzi) a 23. Il secondo è la soppressione di molte ore di insegnamento: nei licei saranno 27  a settimana nel biennio (891 ore annue), 31 ore nel triennio (1.023 ore annue). Per gli istituti tecnici e per i professionali l’orario sarà di 32 ore settimanali, 1.056 ore annue. Che i due interventi produrranno dei risparmi di spesa è indubbio. Che il primo sia in parte giusto, perché riordina un quadro schizofrenico a causa delle fantasiose sovrapposizioni di indirizzi istituiti negli anni passati in assenza di riforme organiche, anche. Ma che in questo modo si aggredisca il vero problema della scuola superiore italiana, quello che – a parole – sta a cuore alla nostra Ministro, ovvero un innalzamento del livello di apprendimento degli studenti e una maggiore omogeneità nel territorio di questa qualità dell’apprendimento, è molto dubbio. Anzi, è certamente falso.

LE SOLUZIONI ALL’ESTERO – Scherzando (ma non troppo) abbiamo detto qui che la scelta di ridurre le ore di lezione annue per migliorare l’apprendimento è una soluzione “curiosa”. Ma  effettivamente, la media Ocse per gli studenti di 15 anni varia tra 971 ore annue nei programmi curriculari più tosti e di 890 ore per quelli “facilotti. La riforma Gelmini non è che ci allontana tanto da questi livelli. Ma le analisi internazionali ci spiegano chiaramente dove è che siamo indietro, dov’è che dovremmo intervenire. E non è sulle ore, ma sulla possibilità di comparare gli esiti degli apprendimenti, sulla “competizione” tra le scuole, che non si ottiene semplicemente con l’autonomia scolastica. E soprattutto sulla qualità del corpo insegnante, che si ottiene invogliando i migliori a dedicarsi a tale professione. Quindi incentivandoli con retribuzioni adeguate, selezioni accurate, formazione all’ingresso, aggiornamento professionale, distribuzione delle cattedre e stabilità dell’insegnamento nel tempo. Soprattutto, aumentando il prestigio sociale della professione. Gli indicatori Ocse e le analisi esistenti dicono invece che siamo indietro su tutto. Intervenire solo sul numero di docenti per classe e ridurre gli orari farà felice Tremonti, ma presentarlo come panacea di tutti i mali della scuola non è solo sbagliato. E’ ridicolo.

42 commenti a Gelmini, una riforma dei licei inutile e dannosa

  1. Giamba

    Un bravo ministro italiano dell’EDucazione dovrebbe prima di tutto affrontare il problema più grave dei giovani italiani.
    Sti ragazzi, unici sulla Terra, vengono ancora cresciuti da ideologie contro natura come il cristianesimo e il comunismo che criminalizzano il sano e nturale egoismo e colpevlizzano chiunque non si occupi degli altri.

    Bisognerebbe mettere nel programma di studio, dalle elementari alle superiori, almeno una decina di re settimanali che riconnettano i ragazzi col loo sano e naturale goismo, on il loro copro e con la loro vita.

    Senza questo tutto il resto è inutile, perchè avremo comunque dei ragazzi malati che diventeranno degli adulti malati.

  2. Giamba

    L’inutile e subdola violenza di un’educazione sbagliata: la criminalizzazione del sano e naturale egoismo nel cucciolo di Homo Sapiens

    Osservate un cucciolo di Homo Sapiens appena nato.
    Tutte le sue attività sono finalizzate al soddisfacimento del suo sano e naturale egoismo.
    Mangia, dorme, piange quando ha fame o quando è sporco o quando ha qualche dolore per attirare l’attenzione di chi deve occuparsi di lui.

    Osservate un cucciolo di Homo Sapiens nella prima infanzia.
    Tutte le sue attività sono finalizzate al soddisfacimento del suo sano e naturale egoismo.
    Mangia, dorme, gioca, attira l’attenzione di chi si occupa di lui quando ha bisogno di qualcosa.

    Se non ci fossero gli interventi violenti ed inutili di educazioni sbagliate e contro natura fondate sulla criminalizzazione del sano egoismo e sulla colpevolizzazione di chi non si occupa degli altri il cucciolo crescerebbe sano e felice e diventerebbe un adulto sano e felice,

    Tutta la sua esistenza sarebbe finalizzata al soddisfacimento del suo e naturale egoismo: si occuperebbe, così come il suo istinto lo porta a fare, della sua sopravvivenza come individuo, e poi, una volta giunto il momento, dell’accoppiamento con un esemplare di sesso opposto, della riproduzione e dei cuccioli generati per garantire la permanenza del suo corredo genetico sulla Terra.

    Un’ esistenza sana e felice, finalizzata al soddisfacimento del suo sano e naturale egoismo, completamente priva di ogni interesse per gli altri esemplari della specie, a parte l’individuo di sesso opposto con cui si accoppia ed i cuccioli generati da questo accoppiamento.

    L’ESISTENZA SANA E FELICE DEGLI ESEMPLARI SANI DELLA SPECIE HOMO SAPIENS.

    UN’ ESISTENZA CHE TUTTI POTREBBERO AVERE SE NON ESISTESSERO DELLE IDEOLOGIE E DELLE RELIGIONI CONTRO NATURA CHE IMPONGONO AD ALCUNI UN’ EDUCAZIONE TOTALMENTE SBAGLIATA E FUORVIANTE.

    Accade infatti che su alcuni cuccoli di Homo Sapiens venga esercitata, fin dalla nascita, un’ ottusa, ostinata e violenta attività di criminalizzazione del sano e nauraLe egoismo e di colpevolizzazione di chi non si occupa degli altri.

    Tutte le attività del cucciolo di Homo Sapiens guidate dal sano e naturale egoismo vengono criminalizzate, in modo sistematico e metodico.

    Si arriva addirittura a colpevolizzare il cucciiolo, in modo bieco e subdolo, ogni volta che “non si occupa degli altri” e “non pensa agli altri”, fino a punirlo e/o picchiarlo ogni volta che egli compie un’azione ispirata da un sano e naturale egosimo, che lo porta ad occuparsi di se stesso.

    La sistematica e reiterata applicazione di questo violento metodo di persuasione finisce col trasformare un cucciolo sano e felice, che diventerebbe un adulto sano e felice, in un cucciolo malato, che si sente in colpa ogni volta che si occupa di se stesso ignorando completamente gli altri, come la sua natura ed il suo istinto lo porterebbero a fare.

    Il risultato finale di questa educazione contro natura è un esemplare adulto della specie che invece di impiegare il proprio tempo e la propria energia per se stesso, costruendo una esistenza sana e felice, disperde e dilapida il suo tempo e la sua energia, spesso la sua vita,

    Esemplari adulti della specie malati ed infelici, COSTRETTI AD OCCUPARSI DEGLI ALTRI DALLA CRIMINALIZZAZIONE DEL SANO EGOISMO E DALLA COLPEVOLIZZAZONE DI CHI NON SI OCCUPA DEGLI ALTRI, SUBDOLAMENTE INSTILLATE IN LORO FIN DALL’INFANZIA E CHE LI FA SENTIRE IN COLPA OGNI VOLTA CHE SI OCCUOPANIO DI SE STESSI E NON DEGLI ALTRI.

  3. mulligan

    Ma a me è apparso evidente da sempre che questo è un governo reazionario.
    Proprio nel senso che vuole restaurare una situazione più classista, meno egualitaria e non progressista. E senza che ci siano attualmente dei rischi di “sovversione” da parte dell’opposizione (poveretta lei). C’è una volontà di révanche antistorica e ottusa.

  4. Giamba

    Revanche antistorica e ottusa..
    Dopo che lui ha stabilito che cosa è storico e non ottuso..
    So punti di vista zio..
    Punti di vista..

  5. @ mulligan: il problema non è essere reazionari, ma masochisti :-)

  6. Pingback: diggita.it

  7. Carlo, comincio a credere che se questa riforma, l’avesse fatta Berlinguer, tu l’avresti accettata in silenzio…

  8. matteo

    Comicomix

    Innanzitutto Ti ringrazio perchè scrivi articoli interessanti, stimolanti e che vanno oltre le marchette del premier.

    Premetto che non ho avuto il tempo di leggere la normativa sul riordino e tantomeno di studiarla e pertanto vale il sintetico riassunto che ne hai fatto.

    La riduzione delle ore di insegnamento non mi preoccupa perchè, a mio avviso, è la qualità dell’insegnamento che conta e non la quantità.

    Su questo punto, credo che il riordino c’entri poco e che sia, invece il vero male che affligge da tempo la nostra scuola.

    Circa due anni fa ho letto alcuni passi del testo di storia di mia nipote che frequenta il liceo scientifico dai Barnabiti e con orrore mi sono reso conto che il testo su cui ho studiato io alle medie negli anni 1972 – 1975 era più approfondito.

    Al liceo, come testo avevo il Saitta che, se tanto mi da tanto e facendo le debite proporzioni, oggi dovrebbe essere utilizzato all’università.

    Mi pare che nel corso degli anni vi sia stato un decadimento complessivo dell’insegnamento che, allo stato, non sarebbe recuperabile neppure da raddoppio delle relative ore.

    A mio avviso ciò è conseguenza di una espansione massima del diritto allo studio che, ovviamente condivido appieno, tuttavia sganciata da relativo dovere cioè studiare.

    Il diritto allo studio è di chi studia, mentre mi pare che e sempre più, le maglie della rete per separare chi merita da chi non merita si sono sempre più allargate.

    Tutti studiano, tutti vanno avanti, tutti si diplomano, si laureano ma i risultati sono ovviamente mediocri se non scarsi.

    Una per tutte, il congiuntivo ed il condizionale si sono estinti, sotituiti dall’indicativo.

    Tale situazione ha ripercussioni sull’università, dove vige lo stesso principio, dove è ammesso il fuori corso selvaggio, dove chi non studia, comunque va avanti e brucia risorse, non consentendo che le stesse vengano utilizzate per i capaci e i meritevoli.

    I nostri laureati hanno, mediamente, un bassissimo livello culturale.

    Ciò, a sua volta si ripercuote sui successivi esami di stato.

    Parlo solo di quelli che conosco, quelli di avvocato.

    Quando li ho sostenuti io l’errore di grammatica o di sintassi era motivo d bocciatura.

    Oggi e parlo di quando sono stato commissario di esami, non si può considerare tale griglia di esclusione, pena la eliminazione del 60%/70% dei candidati, che nel nostro sistema sarebbe inammissibile e causa di migliaia di ricorsi al TAR.

    E sì, perche i fancazzisti benestanti cercano anche di arrivare alla non meritata meta grazie ad una sentenza.

    Per quasto, credo che non sia la riforma odierna il problema, nè quelle precedenti, non molto migliori.

    E’ necessario che nel nostro paese faccia ingresso prepotentemente la meritocrazia ed il premio per chi si impegna.

    Non a caso la Carta Costituzionale parla di capaci e di meritevoli e cioè di chi si impegna.

    Perchè chi si impegna, anche se meno capace, darà sempre risultati migliori di chi non si impegna.

  9. Alex

    A parere mio, se la scuola pubblica peggiora sempre di più i rampolli dell’Italia bene, e anche quelli dell’Italia un po’ meno bene, si rifugeranno in quelle private.

    Per me il motivo è solo questo, che poi è da sempre l’obiettivo di questo governo in quanto all’istruzione.

    Siamo onesti, per fare altre cose i soldi li trovano sempre…

  10. Tetsuo

    Aggiungiamo a questo anche la voglia della Gelmini di aumentare i bonus per chi va alla scuola privata.

    Da un lato si tagliano i fondi alla scuola pubblica e dall’altro si “favoriscono” gli itituti privati foraggiandoli con soldi pubblici… come se un figlio di operaio potesse mai studiare alla LUISS.

    Io non ho nulla contro le private, ma credo che lasciare alle private il primato della qualità dell’istruzione sia un errore, soprattutto se si vuole un vero cambio generazionale che altro non è che un nuovo e più potente motore per il nostro paese.

    Combattiamo gli sprechi, non tagliando indiscriminatamente, ma spedendo meglio i soldi pubblici.

    La frase di tremonti ““anche l’operaio voleva il figlio dottore” è aggiacciante!

  11. matteo

    Alex

    Per me non è una questione di soldi, ma di mentalità.

    O si comincia a capire che meritocrazia non significa impedire ai meno abbienti di studiare, ma impedire ai fannulloni (che sono abbienti e non) o si continuerà con un criterio di valutazione edulcorato che porta ad avere tantissimi diplomati o laureati, ma con scarsissima preparazione, come accade in Italia.

    Oggi anche la scuola privata seria ha avuto un decadimento spaventoso proprio in ragione di questo edulcoramento.

    La scuola privata non seria (cioè gli istituti di riparazione dove anche una capra con i lobi cerebrali offesi può diplomarsi) nemmeno la considero.

    Tetsuo

    Purtroppo la Tua è una utopia.

    In Italia i soldi si spendono, si sono spesi e si spenderanno sempre male.

    Del resto con la P.A. che ci troviamo come potrebbe essere altrimenti?

    Una P.A. che produce un prezzo di corruzione da 60 miliardi di Euro l’anno (amministrazione di destra e di sinistra perche qwuando c’è da mangiare sono tutti seduti, composti, alla stessa tavola).

    Spendere tanto può non significare nulla.

    La Francia per la giustizia spende un miliardo di Euro l’anno meno dell’Italia, ma un processo civile dura in media un anno.

    Sarà che hanno una serissima scuola di pubblica amministrazione, da noi ormai eliminata?

    Tremonti? Di cazzate ne spara a iosa

  12. mariano

    Premetto che mi sono diplomato all’ITIS, scuola in cui ho insegnato materie tecniche per 22 anni. Ora svolgo la libera professione.
    Effettivamente, c’è un enorme divario fra la scuola che ho frequentato io e quella di adesso. L’ho visto sui miei figli.
    Della mia prima elementare, formata da figli di operai e piccoli negozianti di Trento, provenienti da un quartiere popolare, una trentina di studenti, almeno 5 si sono poi laureti, una decina diplomati. Poco per la società di adesso, molti per quella di allora (anni 50).
    Merito della maestra? Forse.
    Merito soprattutto del metodo di studio.
    Ricordo ancora punti significativi delle lezioni di grammatica, storia e di aritmetica dei miei maestri. Significa che si sapeva ascoltare, a casa si leggeva molto. C’era molta concentrazione; al minimo e di scarsa importanza dal punto di vista del profitto le ore di educazione fisica e disegno. Dovevamo pure studiare il catechismo a memoria (sic!). Ogni settimana una poesia a memoria e un tema (non si chiamavano verifiche) di aritmetica e lingua. L’appellativo di Italiano e Matematica era troppo fuori luogo.
    Erano le basi buone, e il maestro, o il professore più tardi poteva vedere entrare in classe il direttore didattico o il preside per controllare i registri e porre domande agli alunni.
    Questo soprattutto per i supplenti o per coloro che aspiravano al ruolo.
    Ma gli insegnanti, pur consci dei loro limiti, insegnavano e gli alunni apprendevano. Ora, che alle elementari insegnano Matematica, fanno statistica, isegnano ad usare la calcolatrice senza conoscere gli arrotondamenti, le valutazioni sono fatte solo da chi è valutatore di sè stesso.
    Force, e qui chiudo, confrontando periodicamente le classi e le scuole con compiti prove analoghe, gli insegnanti potrebbero essere valutati meglio, con obiettivi didattici validi in tutto il paese, tenendo conto, questa volta sì, delle variabili dovute alle leggi dei grandi numeri.

  13. Il problema della qualità degli insegnanti non si risolve soltanto tagliandone il numero per classe, ma di certo non serve a molto aumentare i fondi o arruolarne in quantità industriale. La scuola italiana è piena di precari sottopagati, vogliamo fare di ognuno di loro un insegnante pagato come se fosse uno dei migliori? Perché dato l’egalitarismo imperante nella scuola, questo è quello che accadrebbe.
    Credo che una strada praticabile sia quella del buono scuola, associato ad una estrema autonomia delle scuole: che i presidi ed i genitori possano davvero decidere quale insegnante va premiato e quale va licenziato.
    La riforma Gelmini è tutto fuorché perfetta, ma almeno chiarisce un punto: la fase “socialista” della scuola , dove si dà una briciola a tutti, ma proprio a tutti, è finita.
    Sulla qualità dei libri di testo, temo purtroppo che siano crollati. Quelli di storia nei licei durante gli anni ’80 erano un panegirico ad ogni sinistra rivoluzionaria, quelli di un decennio dopo erano a malapena dei manuali.

  14. @Giamba:
    A parte che non sono d’accordo con quello che dici (pazienza) non capisco priprio che c’azzecca. :-)

    @mulligan:
    Vedi la ripsota di gregorj. Il tema è la competitività del sistema, e una buona scuola è fondamentale.

    @Fabio:
    sinceramente non capisco il tuo commento. Siccome mi conosci e sai come la penso, lo trovo davvero “stonato”.

    @matteo:
    Sono totalmente d’accordo. Il tema è proprio questo: questo riordino non premia la meritocrazia, ma la divisione a prescindere tra chi può (per censo o per tradizione familiare) e chi non può (il popolo, tutto, di dx e di sx)

    @alex: sono d’accordo con la risposta che ti ha dato matteo, e che è il motivo per cui la “Riforma” Gelimini non mi piace. Non è un problema (solo) di scuola pubblica o privata, ma di scuola che sceglie e premia il merito, a prescindere da provenienza, classe sociale di appartenenza, ecc…

    @tetsuo:
    IN parte ha ragione matteo ma – e qui mi discosto dal suo pensiero – se date un’occhiata ai link che ho lasciato e vedete la differenza tra spesa procapite per l’istruzione nei diversi paesi e la confrontate con la classifica della dinamicità e della capacità innovativa, vederete che c’è una discreta correlazione.

    @mariano:
    introduci un punto importante: quello della valutazione omogenee dei livelli di apprendimento e dei conseguenti premi/punizioni per gli insegnanti. SE lo facesse qualcuno, non avrei nulla da obiettare. Purtroppo per ora si fa altro.

    @Falkenberg:
    “La scuola italiana è piena di precari sottopagati, vogliamo fare di ognuno di loro un insegnante pagato come se fosse uno dei migliori? Perché dato l’egalitarismo imperante nella scuola, questo è quello che accadrebbe.”
    E infatti, chi l’ha detto? Bisogna, cito dall’articolo “invogliare i migliori a dedicarsi a tale professione. Quindi incentivandoli con retribuzioni adeguate, selezioni accurate, formazione all’ingresso, aggiornamento professionale, distribuzione delle cattedre e stabilità dell’insegnamento nel tempo. Soprattutto, aumentando il prestigio sociale della professione”
    Promuovere il merito e ridare prestigio alla professione di insegnare.

    “buono scuola, associato ad una estrema autonomia delle scuole: che i presidi ed i genitori possano davvero decidere quale insegnante va premiato e quale va licenziato”

    Io penso che sarebbe meglio un mix tra una valutazione periodica “centralizzata” e una fatta dal basso, da preside, genitori, e (perchè no? studenti). Dove genitori e studenti contano solo per quello che è giusto valutare, sennò si creano cortocircuiti “strani”

    “La riforma Gelmini è tutto fuorché perfetta, ma almeno chiarisce un punto: la fase “socialista” della scuola , dove si dà una briciola a tutti, ma proprio a tutti, è finita.”

    Se per “fase socialista” s’intende che chiunque (anche il figlio del contadino) può fare il dottore io penso che sarebbe BENE non finisca. SE s’intende dare tutto a tutti indipendentemente da meriti, quello non è socialismo, ma una sua caricatura: è lassismo improduttivo.
    Rispetto la tua opinione, ma la riforma Gelmini non fa NULLA sul fronte del merito. Fa il contrario. Se qualcuno pensa che il “merito” si promuove bloccando la mobilità sociale e facendo rimettere il grembiule alla scuola elementare e altre cose del genere, allora la riforma Gelmini è una buona cosa. Ma permettimi di dubitarne. MOLTO.

    @tutti:
    mi scuso per il ritardo, ma era una giornata molto impegnativa per me.

    UN sorriso a tutti!

    C

  15. Z

    “O si comincia a capire che meritocrazia non significa impedire ai meno abbienti di studiare, ma impedire ai fannulloni (che sono abbienti e non) o si continuerà con un criterio di valutazione edulcorato che porta ad avere tantissimi diplomati o laureati, ma con scarsissima preparazione, come accade in Italia.”

    A dire il vero è ciò che accade in tutto il mondo ocse, tranne che in Italia. La percentuale di laureati italiana è una delle più basse, così come la percentuale di abbandono scolastico/universitario una delle più alte.

    “Tutti studiano, tutti vanno avanti, tutti si diplomano, si laureano ma i risultati sono ovviamente mediocri se non scarsi.

    “Una per tutte, il congiuntivo ed il condizionale si sono estinti, sotituiti dall’indicativo.”

    Certo, si stava meglio ai tempi dell’accademia della Crusca e della cultura dei salotti, ma per piacere…

    “La scuola privata non seria (cioè gli istituti di riparazione dove anche una capra con i lobi cerebrali offesi può diplomarsi) nemmeno la considero.”

    Trovo affermazioni di questo tipo abbastanza inquietanti, soprattutto perché espressione di un pensiero abbastanza diffuso, soprattutto tra i soliti “vecchi stronzi”…ovvero quelli che a loro tempo hanno goduto dell’allargamento della piramide sociale e che oggi si arroccano in difesa dei propri privilegi acquisiti.
    Vorrei ricordare a lorsignori che la scolarizzazione di massa è una delle più grandi conquiste del secolo scorso. Mutatis mutandis posso ben vedere queste stesse ragioni sostenute da qualche baronetto ad inizio ’900.

    “O si comincia a capire che meritocrazia non significa impedire ai meno abbienti di studiare, ma impedire ai fannulloni (che sono abbienti e non) o si continuerà con un criterio di valutazione edulcorato che porta ad avere tantissimi diplomati o laureati, ma con scarsissima preparazione, come accade in Italia.”

    Evidentemente sei stato poco all’estero. Avendo fatto l’università in Germania, ti posso assicurare che nei paesi nordici quelli che tu definisci “fannulloni” sono molto più tutelati che non da noi. Anzi, nelle società nord-europee un fallimento scolastico è considerato un fallimento sociale, non un successo del darwinismo sociale. E guarda caso…funzionano…

    “Della mia prima elementare, formata da figli di operai e piccoli negozianti di Trento, provenienti da un quartiere popolare, una trentina di studenti, almeno 5 si sono poi laureti, una decina diplomati. Poco per la società di adesso, molti per quella di allora (anni 50).”

    Ah, vogliamo tornare alla scuola degli anni ’50? Con le punizioni corporali, “Cielo D’Alcamo” e la “letteratura goliardica”, lo studio della filosofi incentrato su Tommaso D’Aquino e Sant’Anselmo?
    No grazie. Tienteli pure, i tuoi mitici anni ’50.
    Per quanto merdoso possa sembrare, questo paese, adesso, è certamente meglio di ciò che non fu in quegli anni.
    Anche se tu invecchi, il mondo va avanti.

  16. Z

    Carlo, vedo con rammarico che associ il tema dell’istruzione a quello della meritocrazia.

    Secondo me l’istruzione è un diritto, anzi una necessità, per una comunità libera e democratica, è una risorsa sociale e culturale, non un’opportunità economica.

  17. @->Z: L’istruzione è un diritto, e su questo non ci piove. Non è e non può essere un diritto il “diploma-pezzo di carta”, regalato a chiunque e che poi, alla fin fine, non serve a nulla a nessuno, anzi è una vera e propria presa per i fondelli.

    In realtà Carlo ha toccato alcuni punti fondamentali e dolenti del sistema scuola in Italia, che la Riforma Gelmini non affronta invece. Questa riforma parte da una mentalità molto arcaica, che è ben sintetizzata nello slogan di Tremonti: non premia il merito degli alunni, ma solo congela la loro provenienza sociale, dando per scontato che un figlio di operaio se vuole diventar dottore commette un atto di hybris: meglio che si iscriva ad un tecnico e via in fabbrica, per lui è anche troppo, pure se è intelligente; mentre il figlio del dottore, per quanto zuccone, si sa già che finirà comunque al liceo e scalderà i banchi per anni di fuoricorso all’Università.
    La nuova riforma taglia ore, ma non fa alcuna proposta concreta per la qualificazione professionale dei docenti, e anche per la loro “rimotivazione”: è difficile trovare la carica per andare in classe ogni mattina, quando ogni mattina i giornali, i ministri ti dicono che sei un fannullone ignorante e mangiasoldi e i genitori ripetono slogan del ministro Brunetta. Difficile anche praticare la “meritocrazia del voto”, quando sai che al primo cinque ammollato in pagella, i genitori faranno ricorso e il docente si troverà solo, perché i Presidi, per non perdere l’appoggio dei genitori medesimi che minacciano di togliere il pupo ed iscriverlo ad una privata dove i buoni voti sono garantiti a prescindere, daranno ragione a loro e non a te.
    La scuola, ahimè, è nel caos: le ricettine di madama Gelmini che pensa di mettere a posto tutto imponendo i grembiulini farebbero sorridere per la loro candida ingenuità: purtroppo, nello sfacelo in cui siamo, invece danno i brividi.

  18. rebyjaco

    L’importante è criticare qualsiasi riforma, opporsi a qualsiasi idea che sia in contrasto con la nostra (che è sempre la migliore la più logica e la più conveniente per il Paese). Se poi, chi propone la riforma, tocca il personale docente, allora, siamo alla contro rivoluzione che vuole impoverire “”il Paese”".
    Risultato: Siamo fra gli ultimi in Europa. Non è vero che siamo quelli che spendono meno per la scuola, ma il contrario. Abbiamo la scuola che abbiamo, perché, “” qualcuno l’ha voluta così”". Tanti vogliono conservarla così e si oppone e si opporrà a qualsiasi cambiamento. Se poi, chi lo propone è una Gelmini, allora siamo contrari per principio.
    I geni criticanti sono sempre esistiti, senza voler difendere “”questa legge”" per mancanza di capacità per giudicarla, credo che serebbe l’ora che qualcuno con le p… facesse qualcosa di CONCRETO. I “”criticatori di professione”" possono continuare a occuparsi del loro sport preferito, tanto a “” loro “” va bene così, ci sguazzano dentro.

  19. Ricordo che l’onorevole Gelmini,durante una seduta parlamentare,leggendo un testo preparatole ignoriamo da chi,pronunciò il sostantivo egida,notoriamente proparossitono,con l’accento sulla penultima sillaba,trasformandolo in una parola piana;si deducono almeno due cose: 1)Il Ministro non aveva letto attentamente il testo,prima di farlo in Parlamento;2)il Ministro ignora il significato del sostantivo egida.Da ciò si pongono due questioni di un certo rilievo
    -Può un soggetto che ignora la ortoepia della lingua nazionale ricoprire la carica di Ministro della (Pubblica)Istruzione?
    -E’obbligato un cittadino della Repubblica italiana che ignori il significato della parola sopra ricordata ad iscriversi al terzo anno del nido d’infanzia,alla cui altezza cronologia già alcune vivaci intelligenze hanno cognizione del sostantivo che il Ministri ignora?La conclusione finale di tutto il discorso è la seguente:come ha fatto un undividuo sul cui livello di alfabetizzazione ci sarebbe da discutere a lungo,a conquistare lo scranno sul quale sono stati seduti,tanto per non fare nomi,personaggi del modesto calibro di un Croce o di un Gentile ed alcuni altri di cui adesso mi sfugge il nome o che,per carità di patria,è opportuno non citare?

  20. matteo

    Caro Z

    Non sono così vecchio ma nulla esclude che sia stronzo.

    Se per te la perdita dell’uso della lingua italiana è poca cosa, non so che dirti, probabilmente se non senti grave questa perdita vuol dire che il congiuntivo ed il condizionale li usi poco.

    Non voglio la difesa della lingua alla francese, ma neppure che l’italiano diventi una lingua senza regole.

    Ritieni che gli istituti di riparazione privati (oltretutto non alla portata dei meno abbienti) dove ci si compra un titolo siano cosa buona e chi li contesta sia portatore di affermazioni inquietanti.

    Non è che ne hai frequentato uno?

    Io non godo e non ho goduto di privilegi, sono un avvocato, anche di buon successo e non sono figlio d’arte, mi sono fatto con le mie manine e con il mio italiano, perchè nella mia professione è d’obbligo usare il congiuntivo ed il condizionale.

    Il paragone con la Germania non ha valore, atteso che là un insuccesso è considerato un insuccesso sociale perchè esiste un humus che in Italia, dove non hai studiato, non esiste.

    In Italia rieccheggia ancora l’eco del 18 politico, la rovina della nostra università.

    Tutti devono arrivare, fannulloni inclusi con risultati deludenti.

    Ribadisco, il diritto allo studio è di chi studia e di chi merita.

    Se ritieni che la cosa importante sia avere il pezzo di carta, fai pure.

    Ma non potrai lamentarti se, domani, un avvocato Ti manderà in rovina, un medico ti lascerà con un piede torto, la Tua casa avesse a crollare per i calcoli errati di un ingegnere.

    I quali tutti, Ti ostenteranno orgogliosi l’attestato cartaceo di laurea.

    Grazie per lo stronzo, ma questo non fa parte del diritto allo studio, ma dell’educazione, nella quale non mi sembri molto ferrato.

    Ipazia

    Abbiamo spesso idee discordanti, ma almeno le esprimiamo nel rispetto dovuto.

    Ti stai ponendo una domanda inutile.

    Come ha potuto Di Pietro diventare magistrato?

    Come può Borghezio stare dove sta?

    Come ha fatto Cuffaro a diventare governatore della Sicilia?

    La risposta è semplice. Siamo in Italia.

    Va ammesso che anche i precedenti ministri (Tu richiami l’eccellenza dei tempi passati) non erano gran che.

  21. matteo

    Galatea

    Anche se con idee differenti condivido parte di ciò che affermi.

    A mio avviso le riforme conteranno sempre poco sino a quando non si porrà come base che il pezzo di carta avrà valore se la persona che l’ha ottenuto è capace.

    hai ragione, oggi ci sono migliaia di ricorsi avverso le bocciature o come dici Tu i cinque in pagella.

    E’ una vergogna, ma rispecchia il degrado della nostra società.

    Quando tornavo con un cinque (fosse stato un cinque, perchè a scuola sono stato discolo) i miei genitori (che erano separati e quindi mi beccavo due cazziatoni) mi mazzavano senza appello. E giustamente.

    Oggi i genitori difendono i figli al di là di ogni ragione, facendo il loro male.

    Oggi ci sono avvocati amministrativisti (la mia categoria) che prosperano sui ricorsi avverso le bocciature.

    Dovremmo essere uniti nel volere, ministri a parte, una scuola seria che premi il merito.

    Ricordo che venti anni fa andavo a giocare di sera a pallacanestro nella palestra di una scuola pubblica e mi sentivo in imbarazzo, perchè mentro io, a quell’ora, andavo a giocare, decine di persone che avevano finito di lavorare, entravano nella scuola per le lezioni serali.

    Quelli erano veri, quelli dovevano essere aiutati e sostenuti fino in fondo.

    Quelli erano il nostro futuro. Persone dalla volontà di ferro, da ammirare.

    Ma il nostro Stato questi valori non li sa vedere.

    L’ultimo di quei ragazzi, sarebbe meglio di ogni nostro politicante

  22. x Matteo:i paragoni che porti ad esempio non sono accettabili;qui si discute di un ministro che presiede all’organizzazione degli strumenti di acculturazione del nostro paese,e risulta modestamente o solo vagamente acculturato in prima persona,un ministro che sono sicura avrebbe notevoli difficoltà,se tutto fosse regolare,a superare una prova di maturità del tipo di quelle che si stanno svolgendo in questi giorni.

  23. ambrogio brambilla

    Io possiedo una piantagione di cocomeri, vi aspetto tutti per la raccolta e non dite che non c’è lavoro per voi.

  24. marcelloby

    Personalmente condivido in pieno il contenuto dell’intervento di Comicomix, tuttavia metto in dubbio che l’obiettivo che si dice verrà mancato (l’aumento di competitività tramite una maggiore mobilità sociale) sia condiviso dagli italiani. Al contrario: la maggioranza degli elettori di questo paese è contrario a competitività e mobilità sociale (lasciamo perdere la “meritocrazia”, parola che significa poco o niente da sola) e vota di conseguenza. La Gelmini non fa altro che mettere in pratica quello che la maggioranza pensa: “la scuola non serve [a colmare le disuguaglianze sociali]“, “meglio tornare all’antico” e via sciocchezzando. I diplomifici privati ormai dilaganti esprimono bene la pratica dell’approccio dell’italiano maggioritario all’istruzione. Come sia possibile che l’operaio non desideri che suo figlio diventi “dottore” lo lasciamo al dilemma cervello-nasello altrove dibattuto. O all’evidenza che in Italia un idraulico guadagna molto più di un medico (ergo: gli operai non sono scemi come si pensa comunemente a sx). Io ripeto sempre che non ci vuole il sociologo o l’economista, ma l’antropologo per spiegare certi fenomeni. Ma lontano dalla scuola, ché le spiegazioni non interessano nessuno.

  25. Che bello vedere tutti questi commenti!!!

    @Z:
    non rispondo alle tue considerazioni rivolte ad altri.
    Riguardo a quello che dici a me, non associo il tema istruzione a quello di meritocrazia in quanto tale.
    Come te, anche io penso che l’istruzione sia “un diritto, anzi una necessità, per una comunità libera e democratica, è una risorsa sociale e culturale”

    Ma (come ti ha detto, molto meglio di quanto saprò fare io, Galatea) non va confusa con un “pezzo di carta” dato a tutti a prescindere. perchè è così che è stata confusa la SACROSANTA istanza della “scuola nuova” con il “6 politico”.

    L’istruzione è una delle componenti fondamentali per essere un paese “competitivo”. Che nella mia testa, non significa solo produrre più e meglio delgi altri. Significa essere un paese MIGLIORE degli altri.

    @Galatea:
    Intervento da incorniciare. Grazie

    @rebyjaco:
    “L’importante è criticare qualsiasi riforma, opporsi a qualsiasi idea che sia in contrasto con la nostra (che è sempre la migliore la più logica e la più conveniente per il Paese)”

    Non sai quanto è distante il ritratto che hai fatto di me da come sono in realtà. Dovresti conoscermi.

    @ipazia:
    Sulla risposta alla tua domanda girano risposte “indecenti”. Io mi limito a dire che non mi sembra adatta per il ruolo. Ma che le idee di tremonti (che certo non è un ignorante) sono comunque simili alle sue. Purtroppo.

    @ambrogio brambilla:
    Ma ancora? Ma lei ha davvero poca voglia di lavorare…Guardi che se perde ancora tempo con noi il raccolto marcisce…vada, vada…^_^

    @marcelloboy:
    Il tuo intervento è molto interessante. Spero che tu abbia torto. Ma ti confesso che leggendoti (oltre a qualche brivido lungo la schiena) non riuscivo a darti torto del tutto.
    Certo se fosse così come dici saremmo messi davvero molto male.
    Io vivo in una famiglia in cui sono il primo (e finora unico) laureato. Ho dovuto faticare molto più di tanti miei compagni di classe o di corso, ma professionalmente ho avuto molte soddisfazioni.

    E se penso che tanti talenti resteranno soffocati da questa “preferenza per l’immobilità” a cui parli, mi sento male. ma non solo per loro, per i tanti talenti che resteranno a fare gli idaruilici (mestiere degnissimo, uno dei miei migliori amici è un bravo elettricista) il cui posto sarà occupato da un figlio di papà ignorante, supponente e mediocre. ma per l’Italia, che declinerà sempre di più

    @tutti:
    Grazie mille, anche ad Ambrogio.
    Un sorriso sotto la pioggia

    C.

  26. La mobilità sociale e la meritocrazia (non il socialismo) sono assolutamente positive.
    Quello che intendevo dire è che la scuola italiana, per come è ora, non da’ certo questo messaggio: è tutto fuorché meritocratica, basatya com’è sull’appiattimento di carriere e stipendi e sull’impossibilità di licenziare chi non è meritevole. Non un grande esempio per gli studenti.
    Lo status sociale degli insegnanti si aumenta selezionandoli: ossia aumentando gli stipendi ai meritevoli, differenziandoli e penalizzando chi è al di sotto di un certo standard. Selezionare significa, per definizione, discriminare: la riforma Gelmini può essere criticabile sotto molti punti di vista, ma perlomneno taglia i ponti con un passato fatto di una gestione scolastica che è l’opposto del riconoscimento del merito che si vorrebbe inculcare agli studenti.

    Per stroncare i “diplomifici”, privati e statali, basterebbe aboloire il valore legale dei titoli di studio.

    Trovo ottima l’idea di una struttura di controllo generale, accompagnata dalla devoluzione locale. Perché il governo deve gestire gli istituti in maniera centralizzata, quando possono farlo individui ed associazioni?

  27. Ci sono molti dei commentatori che si stanno riempiendo la bocca con la “meritocrazia”,senza che ancora nessuno ne abbia definito i contenuti rispetto alla scuola,sia IN RELAZIONE AI DISCENTI CHE AI DOCENTI;perché la discussione possa risultare più oggettiva,c’è qualcuno che voglia o possa favorirmi?

  28. matteo

    Ipazia

    La meritocrazia è un concetto astratto che si attaglia, senza particolari contenuti a situazioni di varia foggia.

    Al lavoro, allo studio, allo sport, alla educazione-

    Per quanto attiene allo studio, credo che il contenuto della parola lo abbia dato con estrema sintesi la Costituzione laddove ha sancito il diritoo di raggiungere i gradi più alti degli studi ai capaci e “meritevoli”.

    Quando sostengo che il diritto allo studio è di chi studia, non sono, come qualcuno mi ha definito un vecchio stronzo od un reazionario, ma riporto i contenuti della Costituzione.

    Il principio costituzionale si estende, avendo nella sua invidiabile sintesi una grande capacità di dilatazione, anche ai nostri tempi dove le possibilità di accedere allo studio sono enormemente maggiori rispetto a quelle del dopoguerra.

    Tuttavia, detto principio è stato disatteso perchè alla scolarizzazione di massa (massima estensione del diritto) non è stato correlato il relativo dovere (o meglio obbligo) di studiare.

    Si è voluto dare tutto a tutti, senza regole, senza griglie, introducendo il 18 politico e non premiando i meritevoli, che per poter studiare devono farlo la sera, dopo il lavoro.

    A questi meritevoli dovrebbero andare le risorse, non ai fannuloni, a coloro che ambiscono al sei politico, ai fuori corso cronici.

    Per questo, siamo arrivati al diploma pezzo di carta o alla laurea pezzo di carta che non significa niente

    Il mese scorso ho assunto una collaboratrice nel mio studio.

    Al colloquio aveva timidamente estratto il certificato di laurea, ma l’ho invitata a riporlo perchè non mi interessava, proprio in quanto pezzo di carta che nulla dice sul valore di una persona.

    Nonostante avesse 32 anni (sono tanti per iniziare la professione forense) l’ho assunta perchè, sia perchè mi è parsa capace, sia perchè aveva dovuto lavorare per poter studiare e per questo era arrivata in ritardo, ma non aveva mollato.

    E’ una persona meritevole e sono certo che avrà più successo nella professione di chi, cazzeggiando, è comunque riuscito, in assenza di barriere meritocratiche ad ottenere il suo caro pezzettino di carta.

  29. Matteo,tu hai fatto una tautologia:alla mia domanda :”Che cosa è la meritocrazia?”,tu hai risposto:”La meritocrazia è la meritocrazia!” Va bene,ma il merito in che cosa consiste? Chi lo misura? In base a quali parametri? Quando è che un insegnante merita più di un altro,per esempio? Quello che conosce meglio di un altro la teoria della relativita ristretta,o quello che entra la mattina in orario,senza bighellonare per i corridoi?Mi fermo.

  30. @Falkenberg:
    “la scuola oggi è tutto, fuorchè meritocratica”
    Infatti.

    “la riforma Gelmini…perlomneno taglia i ponti con un passato fatto di una gestione scolastica che è l’opposto del riconoscimento del merito che si vorrebbe inculcare agli studenti”
    E’ questo il punto: NON LO FA. NOn si occupa di NULLA che abbia a che vedere con il merito

    Sull’abolizione del valore legale, sfondi una porta aperta, almeno per me.

    @Ipazia:
    matteo ti ha risposto sulla “meritocrazia”. E’ il senso che piace a me: I capaci e meritvoli, anche se privi di mezzi.
    Certo, definire il merito non è semplice, e difficilmente può essere fatto in modo assolutamente oggettivo.

    Ma una differenziazione di carriere e di stipendio basata sulla capacità di insegnare, di trasmettere il sapere o, meglio, di fornire le basi per continuare ad apprendere lungo tutto il corso della vita.

    Quanto alla meritocrazia tra studenti, bisogna discriminare chi studia e apprende da chi non fa né l’una né l’altra cosa. E’ semplice.

    Sul lavoro: discriminare tra chi lavora con passione, competenza e ottiene risultati e chi non fa nè l’una né laltra cosa e non ottiene i risultati.

    Senza farne un feticcio, la valutazione è un importante strumento in tutti i campi della vita. Ovviamente è per sua natura umana, quindi imperfetta.
    Ma è indispensabile.

    UN sorriso collettivo

    C.

  31. John Christian Falkenberg

    Diciamo che vedo un cambio d retorica, anche se purtroppo non di sostanza.
    Il vero punto negativo mi sembra il mancato aumento delle ore d’insegnamento e l’assenza d una rifoma nell’autonomia scolastica, ma credo che su questo siamo d’accordo.

    ps: non so quanto Giamba sia serio, ma ha colto un altro dei problemi più’ pressanti: quello dei valori che la scuola inculca. Al momento, al top ci sono egalitarismo, ipocrisia ed arte d’imboscarsi fingendo altruismo o colpe della societa’.
    Chi dice che la scuola sia un “diritto” e’ illiberale: i diritti per cui qualcun altro deve pagare si chiamabo pretese o privilegi. Credo che ognuno abbia diritto, invece, ad una possibilita’ d guadagnarsi un’istruzione d qualita’ E a spese del contribuente (nn esiste niente d gratis) se dimostra d meritarlo. Il contrario dell’approccio attuale, temo

  32. John Christian Falkenberg

    Diciamo che vedo un cambio d retorica, anche se purtroppo non di sostanza.
    Il vero punto negativo mi sembra il mancato aumento delle ore d’insegnamento e l’assenza d una rifoma nell’autonomia scolastica, ma credo che su questo siamo d’accordo.

    ps: non so quanto Giamba sia serio, ma ha colto un altro dei problemi più’ pressanti: quello dei valori che la scuola inculca. Al momento, al top ci sono egalitarismo, ipocrisia ed arte d’imboscarsi fingendo altruismo o colpe della societa’.
    Chi dice che la scuola sia un “diritto” e’ illiberale: i diritti per cui qualcun altro deve pagare si chiamano pretese o privilegi.
    Credo che ognuno abbia diritto, invece, ad una possibilita’ d guadagnarsi un’istruzione d qualita’ E a spese del contribuente (nn esiste niente d gratis) se dimostra d meritarlo.
    Il contrario dell’approccio attuale, temo

  33. Quanto detto per Matteo,vale anche per Comicomix,che ribadisce la necessità di applicare concetti meritocratici,senza spiegare,se non come petizione di principio ,in che cosa consistano. “Ma una differenziazione di carriere e di stipendio basata sulla capacità di insegnare, di trasmettere il sapere o, meglio, di fornire le basi per continuare ad apprendere lungo tutto il corso della vita.” Ecco,appunto:che cosa è la capacità di insegnare e chi la misura,e con quali strumenti la si misura?Sono i Presidi incaricati del compito?E la capacita di costoro di misurare la capacità degli insegnanti di insegnare chi la misura?Perché ci dovrà ben essere un criterio di meritocrazia anche per coloro che vengono incaricati di misurare il merito.E se procediamo così a ritroso,arriviamo fino ad Adamo ed Eva,il cui merito avrebbe dovuto essere misurato dal Padreterno,il quale (notoriamente)su di loro prese un abbaglio colossale.Se ci manteniamo all’interno delle formulazioni generiche,entriamo in un ginepraio inestricabile.Se poi rispondesse a verità la conclusione alla quale è pervenuto Socrate al termine di tuute le sue riflessioni pedagogiche,dovremmo sospendere tutti i giudizi:” Nel mondo tutti imparano e nessuno insegna…”
    Non sono entrata nel merito della discussione sulla cosiddetta “Riforma Gelmini” perchè altrimenti sarebbe necessario produrre un corposo volume.In ogni caso il senso profondo che se ne ricava è l’ennesimo tentativo di distruggere la scuola pubblica per consegnarla nelle mani della Confindutria e del Vaticano,che “se la spartiranno” come i legionari romani fecero con la tunica di Gesù Cristo sotto la croce: ” Et diviserunt vestimenta mea “…..

  34. matteo

    Ipazia.

    Comicomix ha risposto al posto mio, lo ringrazio e concordo.

    Mi permetto di aggiungere alcuni punti che dovrebbero essere valutati nella carriera di un insegnante.

    Il primo, insegnare anche i valori ed i diritti umani.

    Insegnare il rispetto per gli altri, le regole della democrazia, la solidarietà e via discorrendo.

    La capacità di fare della classe un gruppo, introducendolo alla conoscenza delle sinergie.

    La capacità di astrarsi dalle proprie idee politiche.

  35. X Lillebakken

    “Chi dice che la scuola sia un “diritto” e’ illiberale: i diritti per cui qualcun altro deve pagare si chiamano pretese o privilegi.”
    NNessuno dice che la scuola per tutti sia un diritto,visto che i ddiritti non esistono in natura:la scuola di massa è una conquista di democrazia e di civiltà,quella stessa democrazia e quella stessa civiltà che i nostri governanti di oggi tendono a ridurre e,possibilmente,ad eliminare

  36. matteo

    Falkenberg

    La scuola è un diritto, non perchè lo dico io, ma perchè è un principio costituzionale.

    Tale diritto dovrebbe essere garantito da un preciso dovere, stabilito dalla Costituzione, e cioè quello di contribuire alla spesa pubblica in proprozione al proprio reddito.

    Ma si può fare valere questo diritto solo se lo si correla con il dovere di studiare, al fine di non sprecare le risorse che ognuno fornisce perchè questo diritto possa espandersi.

    Mi pare che stiamo dicendola medesima cosa.

  37. matteo

    Ipazia

    Mi pare che anche con esempi si sia dato un contorno della meritocrazia che è un concetto contenitore, in cui possone essere convogliate moltitudini di elementi.

    La Costituzione sintetizza il concetto di meritocrazia con la locuzione “meritevoli”, unita a quella di “capaci”.

    La capacità è una dote naturale che, non conferita a tutti.

    Il merito (ed in questo sta la sintetica grandezza della Carta costituzionale) consente anche a chi non è capace o meno di poter accedere allo studio.

    Costanza, impegno, determinazione, voglia di arrivare, sana ambizione, non darsi mai per vinti, sana competizione sono doti che devono essere considerate al pari delle intelligenza.

    Se poi sono coniugate al dono naturale della intelligenza, portano all’eccellenza (si perchè, salvo rari casi, un genio fannullone combinerà poco o comunque sempre meno di un genio che si impegna).

    Discorso analogo vale per il corpo insegnante.

    Alcune doti, a mio avviso, essenziali, le ho già indicate, ma credo che la valutazione migliore siano i risultati.

    Un insegnante che riesce a creare un gruppo, ad insegnare anche valori, ad essere distaccato da convinzioni politiche, a saper interessare la classe, a non dividerla fra buoni e cattivi, ma lavorando sugli ultimi, coadiuvatao dai primi, sarà certo un valido Professore che meriterà molto di più di chi entra in classe, racconta la lezione e se ne va.

    Un esempio.

    Io ho studiato dai Barnabiti, dove l’ora di religione era obbligatoria.

    Il Padre, resosi conto che la litania dei sacramenti interessava poco, ebbe una idea e cioè quella di dare la dimostrazione storica dell’esistenza del Cristo.

    Avendo una cultura paurosa, riusci a raccogliere tutte le fonti storiche dell’epoca e diede vita ad un corso di alcune lezioni che affascinò tutti.

    Certo, questa iniziativa lo impegnò per settimane-

    Del pari il professore di storia e filosofia, prete anch’esso, il giorno prima della lezione si recava in biblioteca per preparare la lezione su altri testi di storia.

    Capirai che la lezione del giorno dopo era un po’ più approfondita ed interessante rispetto alla lettura del libro di testo.

    Ricordo che sulla campagna di russia della II G.M., ebbe a leggere il libro di testo e lo confrontò con Platonov, storico sovietico e Carrell, storico filonazi.

    Quelle erano lezioni di storia che imponevano da parte dell’insegnate uno sforzo professionale notevolissimo, che oggi mi sembra estinto.

    Sui controlli?

    Questo è il punto debole di tutto, perchè siamo in Italia ed i controlli in Italia…..

  38. @Falkenberg:
    Io il cambio di marcia non lo vedo: vedo un ritorno all’indietro. l’approccio Gentiliano era già inadeguato 30 anni fa, figurimoci oggi
    Sul diritto all’istruzione, hanno già detto Matteo e ipazia.

    @ipazia:
    Posto che la frase che tengo sulla scrivania è “Saggio è colui che sa di non sapere” non ti seguo sulla tua analisi sul “merito”.
    Il “merito”, dal mio punto di vista, è di sinistra. Non mi è mai piaciuta la declinazione del concetto di uguaglianza come una negazione del merito. Non credo neppure (io SONO di sinistra) che sia un concetto di sinistra.
    Ribadisco: la valutazione, ovviamente imperfetta in quanto umana, è indispensabile: vale per gli studenti, per i professori, per i dipendenti.

    E condivido quanto ha detto matteo riguardo la necessità di insegnare anche i valori ed i diritti umani, il rispetto per gli altri, le regole della democrazia, la solidarietà e (fondamentale) la capacità di fare della classe un gruppo, introducendolo alla conoscenza delle sinergie.

    @matteo:
    Il tuo riferimento ai controlli lo condivido. E ribadisco: la valutazione del “merito”, senza farne un feticcio, è fondamentale per risollevare il nostro paese, ammalato di corporativismo e familismo amorale (che alcuni hanno confuso con l’egualitarismo a prescindere). Non è facile, non sarà mai perfetta (perché non lo è nulla delle cose umane) ma è indispensabile.

    @tutti:
    Purtroppo, di queste cose di cui stiamo parlando, nell’azione del Governo Berlusconi (ovviamente, secondo me) non c’è traccia. Se ce ne fosse, non cambierei la mia idea politica, che è orientata a sinistra. Ma ne darei un giudizio sicuramente molto meno negativo. Veline, minorenni ed escort a parte.
    Un sorriso solare

    C.

  39. Z

    Le stronzate, un tempo, avevano origine da chi non aveva accesso alla cultura, da chi non sapeva, da chi si affidava alla superstizione.
    Oggigiorno i portatori sani di stronzate non si distinguono più in base ad alcun criterio…tutti hanno introiettato i valori fondanti di questa gran kermesse della verità sistemica che va sostenuta in quanto “incredibile”.

    Veniamo al punto: la meritocrazia.

    Pare che tutti abbiano introiettato questo concetto di per sé neutro col latte materno.
    Ed infatti tutti se ne riempiono la bocca.
    A nessuno viene il dubbio che la meritocrazia, questa puttana, abbia qualche parametro di riferimento?
    Chi stabilisce i criteri del merito ed in base a quali valori fondanti?

    Nessuno s’è mai chiesto come mai, statisticamente, gli studenti della Bocconi e della Cattolica siano, secondo i parametri sistemici, più meritevoli degli altri?

    Nessuno s’è mai chiesto perché l’economia mondiale oggi vada a puttane?

    Nessuno s’è mai chiesto perché in Italia una buona parte dei responsabili di questa gran troiata che è la business economy esca dalla Cattolica e dalla Bocconi?

    Meritocrazia?
    Se fosse che questa parola ha senso, non sentiremmo più parlare gli economisti in generale, a maggior ragione quelli che escono dalla Cattolica e dalla Bocconi.

    Invece parlano solo loro.

    Sono addirittura loro che ci propinano le ricette per uscire dalla crisi che loro stessi han creato.

    Meritocrazia?
    Ok, sono d’accordo anch’io…
    Significa che chi merita progredisce e chi sbaglia va a casa?
    Ok, va bene…
    Allora…
    A casa tutti gli economisti…in primis i bocconiani…in primis quelli laureati col 110 e lode…
    A casa tutti i venditori di stronzate porta a porta, rifondiamo la società.

    E’ così?
    No, non è così.
    Basta scrivere un commento eterodosso su giornalettismo per accorgersene.
    Questi poveri imbecilli parlano di meritocrazia e non si rendono nemmeno conto del fatto che è proprio la loro tanto adulata meritocrazia ad aver determinato questo sistema fallimentare e ad impedirne il naturale ricambio.

    La meritocrazia non risponde MAI ad interessi ideali, bensì SEMPRE ad interessi particolari, definiti dai rapporti di forza sistemici.

    Se il sistema vuole che tu sia un idiota, sarai tanto più meritevole quanto più tu sei idiota.
    E infatti l’economia è piena zeppa di idioti. E infatti l’economia capitalista va a puttane.
    Ma siccome gli economisti sono stati scelti in base a criteri meritocratici, ovvero scartando a priori chi non fosse abbastanza idiota da diventare economista, ecco che la realtà virtuale nella quale viviamo trova il suo significato.

    Questa classe dirigente piena zeppa di idioti meritocrati in quanto idioti, ci viene a raccontare che la soluzione del problema consiste nell’insistere nella direzione dell’idiozia, della meritocrazia e dell’assurdo.

    Stiamo in Italia.
    Qualcuno s’è mai chiesto per quale motivo tutti i capitani d’industria, pubblici e privati, siano a qualche titolo coinvolti in inchieste giudiziarie per reati che afferiscono alle loro funzioni?
    Nessuno?
    Allora ve lo dico io.
    E’ il pegno da pagare alla meritocrazia.
    Nella nostra realtà acquisisci meriti se sei connivente al sistema diffuso di corruttele, se sei ricattabile.
    In caso contrario sei uno stronzo qualsiasi, un puro, un emarginato. In soldoni, non hai meriti.

    La meritocrazia non ha alcun bisogno d’essere incentivata, vive già di suo grazie al darwinismo sociale, grazie alla legge del più furbo, del più forte.
    I vari Ricucci, Coppola, George W. Bush, Berlusconi, devono in parte all’ideale meritocratico il loro successo in quanto uomini di potere e noi dobbiamo all’introiezione dell’ideale meritocratico il fatto che questa massa d’idioti ci governi e ci dica cosa possiamo o non possiamo fare.

    Fanculo all’ideale borghese della meritocrazia. E’ fallito, non ha portato a niente, ha creato mostri disumani ed impuniti, è ora di voltare pagina.
    E’ ora di avere un’idea vera di società, un’idea che ci dica se e come vogliamo affrontare la vita e la morte, se da esseri umani o da idioti meritocrati consumisti.

    PS: per una visione meno burina di quanto espresso in questo post, leggere il commento di Ipazia.

  40. Z

    “Ritieni che gli istituti di riparazione privati (oltretutto non alla portata dei meno abbienti) dove ci si compra un titolo siano cosa buona e chi li contesta sia portatore di affermazioni inquietanti.

    Non è che ne hai frequentato uno?”

    No, guarda, io ho sempre e solo frequentato scuole pubbliche.
    Forse è per questo che scriverei gl’istituti invece che gli istituti, o perché invece che perchè o granché invece che gran che.

    Forse è per questo che tu sei laureato e non sapresti distinguere un dittongo mobile da un pelo di figa.

    Ma guarda, non te ne faccio una colpa.
    Hai studiato giurisprudenza, una facoltà inutile e, in quanto tale, alla portata di tutti.

    Ai miei occhi un operaio vale mille avvocati, anzi, la tua categoria vive da parassita sul lavoro di chi, regolarmente incula.

    Se tutti gli avvocati italiani scioperassero non se n’accorgerebbe nessuno, se un centinaio di operai scioperasse l’Italia andrebbe in tilt.

    Ma voi non scioperate. Perché siete la crosta sulle balle del toro.

    Nel nuovo mondo, agli economisti tocca la zappa, a voi avvocati il rastrello. Guardati a vista da un operaio con un AK-47 per le mani…al primo accento sbagliato parte una scarica…che ne pensi?

  41. matteo

    Z

    Le parole non mi offendono da tempo, sopratutto se provenienti da una fonte di una modestia scoraggiante quale la Tua.

    Ti ricordo che l’elisione delle vocali, l’aferesi di una vocale iniziale seguita da consonante, il troncamente dei dittonghi discendenti etc. non sono necessari.

    Per quanto attiene al “granchè”, ogni tanto, anzi spesse, commetto errori di battutura (in studio le mie bozze vengonon corrette in tal senso e non me ne vergogno, anche perchè quando ho iniziato, la videoscrittura non esisteva o era agli albori), ma vedo che per Te risultano gli unici argomenti di critica.

    Credo di aver indicato quale sia per me il significato di meritocrazia, ma deve essere un concetto, per te che hai evidentemente frequentato una facoltà non alla portata di tutti, torppo difficile, visto che, oltretutto, lo rapporti solo all’economia.

    Invece di operare quale correttore di bozze, dovresti spiegare cosa c’entrino la Bocconi e la Cattolica con il concetto di meritocrazia?

    Avrai anche frequentato una facoltà non alla portata di tutti e non lo dubito, ma era talmente fuorio portata che non presupponeva neppure l’uso del vocabolario della lingua italiana.

    Prima di scrivere, vai alla voce meritocrazia ed i tuoi contributi saranno meno offensivi e più costruttivi.

    Mi permetto di ricordarTi che anche i Giudici, prima di diventare tali, devono ottenere una laurea in giurisprudenza.

    Certo, secondo il Tuo profondo ragionamento, anche quella è una funzione inutile, derivante da una facoltà inutile.

    Scrivi quello che vuoi sugli avvocati seguendo luoghi comuni (oggi ad esempio sarò alla commemorazione dell’Avv. Ambrosoli che fu un eroe e non certo la crosta di non so che cosa), ma il giorno in cui, magari, per un caso di omonimia, Tu dovessi finire dentro, vorrei proprio vedere se non andresti a piagnucolare da uno di questi parassiti.

    Il paragone tra operai ed avvocati c’ertra come i cavoli a merenda, ma sappi che prima di laurearmi ho lavorato per un anno come metalmeccanico in una fonderia di ghisa bergamasca.

    Sei anche ignorante (e supponente e presuntuoso come tutti gli ignoranti) perchè gli avvocato scioperano come ogni altra categoria.

    Nel Tuo nuovo mondo, non saprei che cosa potresti fare, forse il correttore di bozze.

    Io userei il rastrello, ma Ti assicuro continuerei a sbagliare a sbagliare, perchè i problemi li avrebbe l’operaio.

    Sono stato ufficiale dell’esercito ed possiedo una mira formidabile.

    Dimenticavo, lo stalinismo è finito e viste le Tue idee – poche e confuse – ne sarai rimasto dispiaciuto e deluso.

    Non disperare, tuttavia, potrebbe tornare ed in quel regime, sono certo, in assenza di meritocrazia, avresti sicuramente una posizione di grande prestigio.

    Pensa, potresti mandare in un Gulag chi commette un gravissimo errore di battitura.

    Chi non ha argomenti non sa rispondere e non è una colpa, ma chi non ha argomenti ed è mal educato (per Te maleducato)risponde solo con le offese.

    P.S.

    La Avtomat Kalasnikova 47 è arma un po’ datata e per via del calibro (7,62) ed è stata sostituita dalla AK 74 (5,45)

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