Cultura

Il decennio Moro-Berlinguer

25 giugno 2009

Stavolta è il turno di un libro “vecchio”, ritrovato per caso – o forse no – che vale la pena riaprire. Memorie di passato che sembra lontano e che spiega molto di quello che siamo oggi.

Il libro non è di quelli che si legge tutto d’un fiato. Né lo troverete accatastato all’ingresso delle librerie, degli showroom del libro in mezzo ai cartelloni pubblicitari che reclamizzano quel dvd o quel videogioco. Più che un libro è una sorta di raccolta, un compendio, una guida di viaggio. Una raccolta di note scritte da Giorgio Galli lungo quel decennio che va dal 1969 al 1979. Il decennio Moro-Berlinguer. Appunto. E’ un libro del 2006. E proprio qualche giorno fa, chi scrive ha notato che era caduto dietro la modesta scaffalatura che lo conteneva. Ho sempre pensato che i libri vogliano dirti qualcosa. E sanno sempre come attirare la tua attenzione. E quindi l’ho riletto. La crisi partitica, le ambiguità di un sistema elettorale che anche l’ultimo referendum non è riuscito a modificare, le curiose tipicità della politica italiana paiono affondare le proprie origini in quel decennio. I numerosi articoli di Panorama raccolti, opportunamente riletti e giustapposti, permettono di leggere il passato con gli occhi del presente coniugando tempi e modi. Appaiono chiari, svelati, quei tratti e quelle anomalie con cui oggi, ancora oggi se volete, il Paese si trova a combattere. Il problema della leadership politica. La necessità di avere dei bravi zii anziché dei bravi statisti. Le influenze e le interferenze dei poteri internazionali nelle scelte nazionali. Quel decennio sembra essere il rullo cinematografico che gira e rigira su sé stesso. Alcune decalcomanie cambiano i colori dei protagonisti ma il canovaccio rimane tale e quale. La Storia politica dal dopoguerra se raccontata per decenni assomiglia ad un eterno transtorio. Tranne forse proprio per quel decennio. E rileggendola sembra proprio che nessuna vera transizione, nessun vero traghettamento di tipo riformatore si sia compiuto. Negli anni 50 ci stavamo rialzando. Dopo la guerra. Stretti tra il comodino Americano e l’armadio stile impero. Sovietico. Negli anni 60, il boom. A rincorrere tutti gli altri. Chi in lambretta, chi in 500. Altro decennio. Altro decennio di passaggio. Negli anni 80 ci abbiamo provato. Abbiamo tentato una nuova transizione. Il risultato è stato solo quello di sperperare molte delle poche risorse messe da parte. E siamo arrivati agli anni 90, tangentopoli, quindi a Berlusconi. In mezzo ci sono proprio gli anni 70. Il decennio equidistante da quelli citati. Crocevia della vicenda politica ed ideologica italiana. Un vero e proprio laboratorio che permette di capire tutto il resto. C’è tutto. Le prime grandi concquiste ottenute attraverso l’istituto referendario. Quando ancora significava qualcosa. Quando i temi importavano a qualcuno. E poi le riforme, la partecipazione attiva alla politica. Prendete la folla al funerale di Berlinguer. Anni di lotta e di cambiamento. Giorgio Galli rilegge quel decennio cucendo gli appunti del suo taccuino con l’acume del politologo schierato, ma neutrale. Che rammentando aiuta a rammentare.

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