Economia

AAA AS Roma Vendesi. Anzi no

24 giugno 2009

Vinicio Fioranelli “gnia fa”, più che la ritrosia della famiglia Sensi a vendere, ha pesato l’opacità e debolezza finanziaria sua e dei suoi soci. Lo scetticismo di molti osservatori si è rivelato giustificato.

Seguendo le procedure classiche l’affare sembrava strachiuso, ma la particolarità del mondo del calcio, i precedenti degli ultimi anni e l’assenza di credenziali dei compratori non escludeva colpi di scena. Nessun imprenditore che volesse mantenere la faccia porterebbe così avanti una trattativa senza avere realmente il denaro promesso. E anche se extremis dovesse tentare di ripresentarsi, i Sensi avrebbero buon gioco a rifiutare l’offerta, mentre agli occhi dei tifosi sarebbe comunque un presidente “squattrinato” e quindi mal sopportato. Fioranelli ha dato credibilità alla sua offerta facendo alcune cose chieste anche da noi, come chiarire i dettagli del progetto: i soldi stanziati per il potenziamento della società (30-40 milioni l’anno), la volontà di costruire un nuovo stadio, i 100 milioni destinati all’Opa. Mancavano però parecchi pezzi del puzzle perché il manager residente in Svizzera potesse fare il suo ingresso trionfale nella capitale.

DI CHI SONO I SOLDI? – Una domanda da proporre preventivamente a tutti i prossimi pretendenti. Le garanzie bancarie, rivelatesi insufficienti, erano tutte a favore di una società svizzera di Fioranelli, i veri finanziatori, che ci fossero o meno, volevano  rimanere nell’ombra. Nessuno dei nomi emersi tra i compratori ha la disponibilità finanziaria sufficiente per mettere a repentaglio questi capitali nel rischiosissimo mondo del calcio, qualcuno, come Massimo Pica, ha già una bancarotta alle spalle, quella della Eldo, con la non simpatica “coda” di un’indagine per aver tentato di “scegliersi” i commissari fallimentari facendo pressione direttamente il ministro Antonio Marzano. Forse la presenza di soci con pedigree migliori gli avrebbe fatto guadagnare qualche altro giorno. Proviamo a far finta che una società di calcio sia un’azienda normale, l’As Roma fattura circa 150 milioni di euro, i debiti, eccezione lodevole nel settore, ammontano a circa 20-30 milioni. Quindi la valutazione di 300 milioni di euro è molto alta e dettata solo dalle necessità economiche di Italpetroli, la controllante che negli anni ha assunto tutti i debiti contratti per mantenere la sqaudra di calcio ai vertici nazionali negli ultimi 10 anni. Il ritorno stimato è praticamente nullo, (dividendi inesistenti, utili molto volatili) specie se si conta l’enorme rischio d’impresa connesso.

PERCHÉ SI INVESTE NEL CALCIO? – Per la visibilità. È l’unica cosa che accomuna Zamparini, Abramovic, Florentino Perez e gli altri, ognuno di loro capitalizza nella propria attività il fatto di essere i padroni del destino delle squadre di calcio. Proprio Rosella Sensi è l’esempio della differenza di trattamento per i privilegiati del calcio: quale imprenditore può stare seduto su 400 milioni di debiti per tre anni senza fare nulla per rientrare? La presenza di alte entrate “ordinarie” (diritti televisivi e commerciali, premi sportivi, stadio di proprietà) e tutto l’armamentario del modello di una gestione “sostenibile” della società di calcio si è dimostrato insufficiente, nel senso che proprio i club ben gestiti (Manchester United, Real Madrid) attirano capitali esterni degli imprenditori che vogliono sfruttarne l’immagine vincente. Così pagano biglietti salatissimi inflazionando ancora di più i costi “vivi” (cioè i giocatori); alti fatturati sono solo l’appiglio per contrarre debiti ancora più alti. Capita questa lezione diventa ancora più importante rispondere alla domanda: chi era disposto a pagare per lasciare solo a due mediatori, Fioranelli e l’avvocato d’affari Volcker Flick, le luci della ribalta? Rimane la parte più incomprensibile della vicenda, anche più della sorprendente circostanza che dal nulla venisse fuori un patrimonio da 500 milioni di euro da investire nei prossimi cinque anni in una società di calcio

9 commenti a AAA AS Roma Vendesi. Anzi no

  1. Federico Cal

    Un “club ben gestito come il Manchester United” ha in realtà 770.000.000 di euro di passivo (La stampa, 29 aprile) mentre la Roma, da tutti dichiarata con faciloneria piena di debiti, in realtà ha chiuso con una posizione finanziaria netta consolidata al 31 maggio 2009 positiva per 31.700.000 di euro.
    La AS Roma è stata inserita, il 15 giugno 2009, tra le 15 società di calcio DI TUTTO IL MONDO, con i più alti attivi.
    Quanto alle passività della Saras di Moratti o di Della Valle, quelle sì di centinaia di milioni di euro, nessun giornalista ne parla. Sono un po’ troppo potenti politicamente.

  2. “mentre la Roma, da tutti dichiarata con faciloneria piena di debiti, in realtà ha chiuso con una posizione finanziaria netta consolidata al 31 maggio 2009 positiva per 31.700.000 di euro.”

    e infatti nell’articolo c’è scritto: “Proviamo a far finta che una società di calcio sia un’azienda normale, l’As Roma fattura circa 150 milioni di euro, i debiti, eccezione lodevole nel settore, ammontano a circa 20-30 milioni”.

    Collegare il cervello e leggere con attenzione prima di aprire bocca potrebbe contribuire a migliorare la qualità di certi commenti. Anche se c’è il detto: non puoi cavare sangue da una rapa.

  3. ambrogio brambilla

    Fallite,abusivi, fallite!!!

  4. ambrogio brambilla

    Messi in mora, pezzenti!!! dovete da scomparì!!!

  5. ambrogio brambilla

    Dissolvetevi, canidi!!!

  6. brambì, abbiamo capito eh?

  7. ambrogio brambilla

    Bisogna insistere, che questi hanno il palazzo a favore, li salveranno ancora una volta.
    Invece devono scomparire dalla faccia della terra, ritornare ad essere m…a.

  8. ambrogio brambilla

    Ancora qua state? ve ne dovete annà, dovete da sparì: disintegratevi!!!

  9. ambrogio brambilla

    I have a dream, la scomparsa della Roma. vai che s’avvera!!!

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