L’ex idiota che non sapeva il greco
25/06/2009 - Il caso Morini – Moncalvo è arrivato a sentenza qualche tempo fa. Ecco le motivazioni che assolvono non solo il blogger coinvolto, ma anche il diritto di satira. E di cultura. La vicenda è nota: qualche tempo fa, cercando in
Il caso Morini – Moncalvo è arrivato a sentenza qualche tempo fa. Ecco le motivazioni che assolvono non solo il blogger coinvolto, ma anche il diritto di satira. E di cultura.
La vicenda è nota: qualche tempo fa, cercando in rete su google il proprio nome, Gigi Moncalvo si è imbattuto in un articolo di Mirko Morini, alias Butirrometro, di cui era protagonista. Il resto è storia, come si suol dire: dalla querela del giornalista al processo, la via crucis di Morini è terminata il 7 maggio, giorno della sua assoluzione da parte del tribunale di Ferrara. Una storia che non
riguarda soltanto un blogger qualsiasi, uno dei tanti, anzi.
MOTIVO – Andare a sfogliare le 15 pagine di motivazione che, in queste ore, spiegano l’assoluzione può essere illuminante per quanti oggi esprimano la propria opinione mediante internet, che si tratti di blog o siti poco importa. Il caso Morini Moncalvo potrebbe segnare, seppure in maniera labile, un confine di protezione della libertà d’espressione sul web spesso “minacciata” dalla potenza di fuoco dei “potenti” dei media mainstream. In altre parole, non basta essere più ricco per avere ragione. Ma sicuramente essere intelligenti aiuta, e Mirko lo ha capito. Le 15 pagine di motivazione parlano di molti temi che, lontani dall’interessare solo i due protagonisti, vanno dal diritto di satira all’onore “della persona offesa” ma vertono su una parola in particolare: quell’idiota (ex idiota, recita esattamente il pezzo incriminato) che aveva fatto scattare la querela. Un termine che, però, non era solo ingiuria gratuita, come peraltro accertato dalla corte, bensì una precisa critica alla carriera professionale di Moncalvo. Perchè? Il segreto è la parola, idiota, da, Idiótes (greco) ’uomo privato’, ovvero in contrapposizione all’uomo che riveste cariche di pubblica utilità, che siano politiche o giornalistiche poco importa.
GRANDI CLASSICI – Tutta la difesa di Morini e (della satira) verte su questo: il senso delle parole. Anzi, della parola. Analizzando la carriera di Moncalvo, infatti, epurato da La Padania (cioè una carica pubblica) e integrato poi in Rai, Moncalvo è davvero un ex idiota, cioè un ex uomo “privato” (nel momento di “stallo” fra Padania e Rai). Oltretutto egli stesso, più volte, si è così definito – come viene riportato nella stessa sentenza – pur senza usare tale appropriata sintesi. “In una intervista al Giornale del 27 luglio 2003 il Moncalvo aveva affermato ‘in meno di 24 ore mi hanno licenziato e riabilitato’. Nello stesso articolo si faceva riferimento all’On. Bossi che dava del ‘Pirla’ al Moncalvo, che ‘incassa amorevolmente’. In una successiva lettera del primo marzo 2005, pubblicata sullo stesso quotidiano,commentando l’abbandono della direzione della Padania e l’assunzione di un incarico al vertice della Rai, Moncalvo si era definito un ‘piscuano’, termine che nel linguaggio popolare delle regioni del Nord equivarrebbe a ‘ragazzo sciocco, stolto, che ha scarse capacità e attitudini’. [...] Si tratta evidentemente di contesti diversi e di espressioni aventi finalità politiche diverse, di per sé non offensivi della personalità morale, anche se certamente valutabili sotto altri profili. E tuttavia si deve ammettere che chi intende muovere la critica politica attraverso la satira trova in quelle espressioni ed in quel contesto materiale utile per il suo scopo” si legge infatti fra le righe del testo del giudice. Che in più occasioni ricalca, anche richiamando gli articoli a difesa dell’ex direttore padano, scritti di colleghi e amici quali Renato Farina, che parlano di un Moncalvo come di una persona “mite e non aggressiva, fedelissimo dell’On. Bossi dal quale accettava ‘memorabili sgridate’, disposto a scusarsi per articoli del suo giornale quando gli viene chiesto per non creare problemi alla sua parte politica e all’On Bossi [...]” . Si tratta quindi di una ‘dotta’ citazione e non una ingiuria gratuita, come aveva invece denunciato Moncalvo. Oltretutto, visto che è stata utilizzata in un contesto satirico, rientra nel diritto di critica (anzi, incarna in sé una componente essenziale alla comprensione della critica in quanto tale proprio per la sua etimologia).
DIFESA - Ricapitolando, quindi, la linea difensiva è risultata vincente: quella del blogger era una critica, sotto forma di satira, e anche di una certa
cultura. A partire dall’articolo 21 della Costituzione in poi in poi la giurisprudenza è chiara su questo punto: purché non si trascenda nella gratuita offesa personale, è possibile criticare anche in forme “non convenzionali” (satira scritta, ma anche immagini o musica) qualsiasi personaggio di rilevanza pubblica. Non era quindi fondata su nulla la querela del giornalista rai, visto che sin dal primo giorno si era parlato di un caso che ricadeva tranquillamente nel diritto di cronaca. Se si era trattato di un attentato alla “libertà” su internet, è miseramente fallito davanti alla lampante realtà dei fatti. E alla competenza di chi critica utilizzando parole dalla certa provenienza. E’ vero che qualcuno ha imparato qualcosa da questa storia, ma non è certo Morini. Si tratta di Moncalvo che oggi, probabilmente, prima di sguinzagliare il suo avvocato dopo una sessione di ricerca sui motori di ricerca, si farà un giretto sul De Mauro Paravia. Maledicendo la decisione di non fare il classico. O, nel caso, di non averlo fatto meglio.













Il 542 parla di assoluzione perché il fatto non sussiste o per non aver commesso il fatto. Io sono stato assolto perché il fatto non costituisce reato.
E’ una pessima notizia, Mirko.
Quindi non hai avuto un’assoluzione piena, non costituisce sentenza pienamente liberatoria, come previsto dall’articolo 530.
Cito cosa prevede il tuo tipo di sentenza:
“quando il fatto non costituisce reato, ovvero c’è un fatto storico accertato nella sua esistenza, ma non costituisce reato o perché vi è una causa di giustificazione, ad esempio legittima difesa, o perché manca l’elemento soggettivo, ad esempio i delitti di regola devono essere commessi con dolo, quando questo non c’è o c’è solo la colpa in caso di delitto che deve essere punito solo in presenza di dolo, non c’è più reato. La formula lascia aperta la possibilità di risarcimento civile, quindi non libera in maniera piena perché non viene accertata né l’insussistenza del reato, né la mancata commissione”
E mi pare che Moncalvo fosse interessato appunto al risarcimento in sede civile…
In pratica la sentenza afferma che la diffamazione c’è stata, ma era colposa e non dolosa, mancando l’elemento soggettivo.
Ribadisco che il giudice ha sbagliato e ribadisco il mio dispiacere per la mancanza di assoluzione con formula piena e risarcimento delle spese legali.
No, non è l’assenza dell’elemento soggettivo che ha portato all’assoluzione, ma il riconoscimento dell’esercizio del diritto di satira e critica.
Per il resto è come dici tu. Domani dovrei sapere come è andata a finire la causa civile.
Rimane comunque una mezza fregatura.
Basti pensare che Travaglio ha definito Del Noce “lombrico” e “noisette”, è stato querelato, il GIP ha disposto il non luogo a procedere, Del Noce ha presentato ricorso in Cassazione, ha perso e ha dovuto pagare le spese. Travaglio è Travaglio, Morini è Morini.
PS: l’avvocato di Moncalvo quanto ha chiesto di risarcimento danni?
Avevo frainteso quanto dettomi dalla mia avvocatessa per quanto riguarda il civile. Il 22 giugno scorso sono state depositate le repliche alle memorie conclusionali. Adesso il giudice ha 30 giorni per decidere, ma non essendo il termine perentorio si può aspettare anche un anno.
Per quanto riguarda la richiesta danni (premetto che non ho seguito il processo civile), gli avvocati hanno chiesto danno per perdita di chances, danno esistenziale e danno morale, ma non hanno quantificato.
chissà se è sempre lui…
RICCIONE – Innervosito dagli approfondimenti politici in onda su Rai 2, ha inviato mail ingiuriose al direttore della trasmissione che ha sporto immediatamente denuncia. Nei guai è finito un riccionese di 38 anni, denunciato dalla Polizia Postale con l’accusa di diffamazione. Gli agenti, dopo gli accertamenti del caso, si sono recati nell’abitazione dalla quale risultavano inviate le mail. Ma i titolari dell’utenza telefonica hanno negato qualsiasi responsabilità.
I poliziotti hanno così approfondito i controlli, accertando che la persona ricercata aveva inviato la mail firmata con un nome fittizio ma con il cognome reale utilizzando la connessione wi-fi non protetta dei vicini di casa. Si è così riusciti a risalire all’identità del responsabile, che ha pagato il suo nervosismo politico con una denuncia.