Fra la ricerca di ragioni e perché, spesso si dimentica che per ogni vita che va via ce ne sono tante che rimangono. E che soffrono.
Nell’arco di un mese, nel territorio a me affidato come psichiatra, si sono suicidati due ragazzi. Entrambi maschi, entrambi avevano 20 anni, nessuno dei due aveva mostrato indizi rispetto alla propria intenzione di metter fine alla loro vita. In entrambi i casi si è trattato dunque di un fulmine a ciel sereno. Sono situazioni in cui solitamente chi rimane cerca di comprendere, di percorrere a ritroso le strade del tempo e dei luoghi, i sentieri degli affetti e dei dubbi nel tentativo spesso piuttosto inutile di ricostruire le ragioni di un atto che resterà sempre, in fondo, incomprensibile.
SOLLIEVO? - Lascio ad altri questo lavoro perché per una volta voglio rivolgere il mio sguardo a chi, comunque, bene o male resta in questa terra. Parlerò quindi con dolore e con rabbia, parlerò forse da psichiatra, ma anche e soprattutto da madre, da essere umano. E per una volta voglio togliere a forza i riflettori su chi si rende tragicamente protagonista ma voglio illuminare con la discrezione di una candela coloro che del protagonismo avrebbero fatto molto volentieri a meno. Mi son spesso sentita dire, da parte di persone con ideazione suicidaria, che la loro morte sarebbe stata un sollievo per tutti coloro che ruotavano loro intorno. Ebbene, con tutto il rispetto che ho nei confronti di una sofferenza tanto intensa da portare a questa decisione, lasciatemelo dire chiaramente: questa è una stronzata bella
e buona. E per giunta è una stronzata banale e priva di originalità. Ogni essere umano è legato agli altri da fili sottili ma molto resistenti, fili costituiti da affetti, emozioni, ricordi, bagagli di vita anche nel caso di vite molto giovani. Ciò che capita ad uno di noi si ripercuote inevitabilmente su tutti gli altri, a volte strattonando violentemente questi fili, mettendoli in tensione e magari spezzandoli.
LE RAGIONI – Ho visto gli occhi di una madre spalancati, asciutti, che chiedevano morte prima ancora di domandar risposte, gli occhi di un padre ormai privi di luce, pieni solo di lacrime salate. Ho ascoltato parole di un amico, lente e solenni, pesanti come macigni. Parole che, cosa ormai rara in questa società dove tutto viene reso banale, acquistano d’improvviso significato, vengono pronunciate gravandole di tutto il loro valore. Ho percepito in parenti, vicini di casa, conoscenti, una profonda e insanabile lacerazione nelle anime, ormai perse a cercare qualcosa di viscido e sfuggente, sottile e velenoso com’è “le ragioni”. Ora questi fatti recenti hanno fatto esplodere in me qualcosa di indefinibile, accumulato in anni di lavoro, durante i quali ho fatto da contenitore non solo del dolore di chi se ne vuole andare (e che qualche volta se n’è andato davvero) ma anche di chi resta, di chi dopo 10, 20 anni continua a percepire la propria anima strappata, al di là delle stratificazioni che la vita inevitabilmente accumula. Ho visto figli di uomini e donne suicidi che, arrivati ad un certo punto nella vita, decidono di seguire a loro volta la strada paterna o materna, tant’è violenta e insanabile la frattura creata.
FILI SPEZZATI - All’improvviso un vortice risucchia queste anime, le spezzetta, le mastica, le sputa, le ri-inghiotte, le frantuma, le rimastica e le risputa in un processo destinato a non interrompersi mai. Un continuo e inarrestabile movimento che sfianca anima, mente e corpo, dal quale si cerca di difendersi, il cui dolore si cerca quotidianamente di allontanare, di coprire, di anestetizzare moltiplicando impegni o rivolgendosi a forme più o meno ortodosse di spiritualità, destinate il più delle volte a trasformarsi in ossessivo fanatismo. E questo processo si scarica pesantemente sulle generazioni a venire, inconsapevoli contenitori di un dolore di cui ignorano l’esistenza, costituendo una tensione dei fili che si estende non solo nellospazio a anche nel tempo. Nel nostro essere comunque e sempre legati ad ogni Uomo (e, oserei dire, all’Universo intero), nulla di ciò che facciamo resta senza conseguenze. L’esempio del sasso gettato nello stagno e dei cerchi da esso prodotti non rende abbastanza l’idea. Le interferenze create dai nostri gesti hanno innumerevoli dimensioni, e la nostra vita trascorre troppo spesso nella superficiale, colpevole inconsapevolezza di questo processo. E se questo è vero anche per i piccoli gesti quotidiani, quanto diventa grave quando le nostre azioni tagliano a fette, violentano, lacerano!
CON GLI OCCHI DI CHI - Ed ora che, nella mia incapacità di restare “professionale” di fronte a questi eventi, vivo queste morti attraverso gli occhi di chi rimane, lasciatemelo dire con tutta la forza che mi rimane che comunque al di là di ciò che il diretto interessato all’interno della sua personale sofferenza è propenso a credere, il suicidio è e resterà sempre una grande vigliaccata.






















“Ogni essere umano è legato agli altri da fili sottili ma molto resistenti, fili costituiti da affetti, emozioni, ricordi, bagagli di vita anche nel caso di vite molto giovani.”
E’ vero, il fatto che viviamo con le altre persone non è di certo un fattore secondario!
Però c’è tanto soggettivismo attorno a noi, tutto ciò che ci circonda è visto in funzione solo ed esclusivamente di noi stessi! viviamo per noi stessi, e non ci accorgiamo che nel nostro vivere condizioniamo chi ci è accanto.
e sono sempre più convinta che la vera “vittima” non è colui che soffre, che è depresso, colui che si uccide(anche se, a mio avviso, chi cade in depressione ha un forte animo sensibile)…ma chi vive accanto a queste persone!…quelle son le vere vittimi. vive fisicamente, ma morte dentro!
Complimenti per il pezzo, veramente bello!
è un qualcsa cui spesso non si pensa: le persone vicine a chi soffre, a chi soffre tanto, anche tanto da farla finita. Grazie
parlo per mia personale esperienza ed esprimo mie convinzioni
non so se sono valide per tutti i casi
a mio parere non ci si uccide per dare sollievo, ma al contrario per punire chi ci circonda
la morte procurata è una reazione all’ insoddisfazione che i rapporti con gli altri ci procurano …ed alcuni decidono di scaricare agli altri le sofferenze che gli altri non sanno placare o procurano, forse anche per indifferenza
è forse la risposta all’ indifferenza del prossimo
non ritengo neppure che la reazione dei sopravvussuti sia la domanda sul perchè
il perchè lo conosciamo, almeno nel profondo
domandarsi del perchè del suicidi è a mio avviso un ulteriore atto di insensibilità che “quasi” giustifica il suicidio e rende “quasi” ragione al suicidato
il vicino non può non sapere per non parlare del familiare
altrimenti sono stati la schifezza dei familiari, degli amici, dei compagni e dei vicini
la mia reazione piuttosto fu di dolore per non aver saputo evitare
non che a me spettasse, ma maggiore è il concetto che si ha di se stesi, maggiore l’ orgoglio di presumersi migliori degli altri, maggiore è il dolore per aver fallito, per aver dimostrato di essere insensibile e paraculo come gli altri
e di questo non avrò mai pace
un saluto affettuoso ad una donna coraggiosa che parla e spinge altri a parlare
Questo pezzo è bellissimo!!! Conosco una madre lacerata da questo dolore. Solo una lettera suo figlio neolaureato con massimi voti le ha lasciato prima di impiccarsi. Non sono madre, ma amo così tanto i miei genitori e i bambini che posso capire il dolore. Però devo confessarti che a volte, nonostante io non sia affetta da depressione, ne da altre patologie mentali, immaginandomi ancora disoccupata, da ora che ho 39 anni fino ai 55 – 60 quando i miei genitori non potranno più mantenermi economicamente (e non mi sognerei neanche di farmi mantenere dai miei fratelli!), mi assale la paura che potò sentirmi disperatamente di troppo, un peso per la società, temo che un giorno il pensiero di suicidarmi potrebbe nascere in me. Comincio allora ad immaginare delle soluzioni…ma mi fa davvero paura il futuro da disoccupato. Ho 39 anni e ti assicuro che nonostante la laurea trovo solo lavori da cameriera. Mi dici al mio posto se non avresti paura un giorno di meditare un suicidio per smettere di essere un peso per gli altri.
Juppes: i suicidi di cui so io (per fortuna leggendo libri) sono spesso dovuti alla depressione. Da quel che ho capito, leggendo più che altro autobiografie (non sono uno psico-logo-terapista-analista-iatra), un suicidio depressivo funziona più o meno così:
1. La vita non ha senso; il futuro sarà uguale al presente, che è uguale al passato; non posso fare nulla di buono.
2. Nessuno soffrirà della mia morte perché è impossibile amarmi
1 invoglia al suicidio; 2 lo “giustifica”, eliminando gli ultimi vagiti dell’istinto di sopravvivenza, che si attacca al pensiero dei cari.
Ad esempio, Stephanie Merritt (The devil within) aveva un figlio neonato e pensava a volte che suicidandosi gli avrebbe dato la possibilità di crescere in una famiglia migliore; d’altro canto, tra i “contra” del suicidio considerava il dolore dei genitori, lo sforzo per organizzare il tutto, eccetera.
Esistono anche i suicidi non legati alla depressione, e bisognerebbe vedere le statistiche su quali siano più frequenti. Però solo il depresso vede il dolore sub specie aeternitatis, quindi immagino che nella maggior parte dei casi le cose vadano così.
Ma chi potrebbe essere così scemo da suicidarsi èer fare del male a qualcuno?
Ma come fa a nun sape che nun je frega niente a nessuno..
Te voi ammazza pe punì qualcuno??
Basta pensa che nun je frega niente a nessuno e nun t’ammazzi piu’.
Ma io da mò che lo dico..
Il vero problema sono le illusioni che mette in giro il cristianesimo, e cioè che un esemplare adulto della specie Homo Sapiens nutra interesse per un altro..
Poi ce stanno i disgraziati che ce credono davvero..
Si accorgono che so tutte cazzate..
E se ammazzano..
Per punire gli altri di cui continuano a presumere interesse per loro..
Sennò nun se ammazzarebbero.
Pe fortuna che d scemi cosi’ ce ne stanno pochi..
Ve lo dico subito..
Se quarcuno è cosi’ scemo d ammazzasse pe fa del male a me lo ammazzo con le mie mani..
Bella questa..
Peccato che l’ho sprecata cosi’..
Conosco perfettamente quello che hai descritto. Ho un cugino che si è suicidato a vent’anni
Non condivido le riflessioni dell’autrice del pezzo, ma è solo la mia posizione personale. Non concordo soprattutto con la sentenza finale. In primis sappiamo molto poco delle motivazioni che inducono al suicidio: puramente psicologiche o anche biologiche? Cassano, psichiatra di scuola pisana sostiene che la depressione è una MALATTIA scritta nel DNA. Cita moltissimi casi di suicidi con altri casi familiari alle spalle; lega la depressione ad una disfunzione cerebrale che inibisce la produzione di dopamina e sostiene che questa malattia debba essere curata soprattutto con la giusta dose di farmaci. Ho letto con estremo interesse “E liberaci dal male oscuro” (la bile nera di Ipocrate) e, per quanto non credo che un medico da solo possieda la verità in tasca, non reputo il suicidio una vigliaccata, una punizione per gli altri, bensì il gesto finale di un uomo che ha voluto interrompere una sofferenza divenuta troppo grande per essere sopportata. Sia sia giusto o meno, “Iddio solo lo sa”!
Ma fateve na risata..
Che sennò a furia de parla de suicidio co sto coinvolgimento psicopatologico finisce che ve ammazzate pure voi..
E lo so Tess..
Avevo letto un pò dei tuoi posts..
Lo immaginavo che eravate scemi de famija..
Ma si..
E’ gente che sta male de suo..
Come diceva Bertrando..
SI ATTRIBUISCONO A PROFONDI PROBLEMI ESISTENZIALI MALESSERI CHE DERIVANO DA UN BANALE MAL DI FEGATO.
Corpo figliuoli corpo..
Quello siete..
non ti permettere proprio Giamba. Non ti è consentito. Chiaro ?
Perchè se non ti è chiaro te lo faccio diventare chiaro io.
Passo e chiudo
Ecco..
Un’ulteriore conferm..
Questo è il problema..
Pijano tutto sul serio..
Nun ridono mai..
Poi se ammazzano..
E’ de famija pè de famija..
Corredo genetico bacato..
Stanno sempre là a tormentasse..
A rumina pippe mentali..
Nun se svagano..
Nun ridono mai..
Non godono mai..
Piojano tutto sul serio..
Poi alla fine se schiantano..
Ma è già tutto scritto..
Nel corredo geneico bacato.
Se non sbajo sta Tess è amica de Ricchiuti..
N’antro pipparolo mentale e depresso cronico..
Ridi Tess ridi..
Di tutto..
Soprattutto de uno che è cosi’ scemo da ammazzasse a avnt’anni..
E’ NA TERAPIA ZIO..
FORMIDABILE…
ALTRO CHE LE PASTICCHE CHE PIJATE PE FA FA I MILIARDI ALLE CASE FARMAUCETICHE,,
“per favore non farmi mai arrivare questa telefonata” è quello ke mi disse lo psichiatra che mi teneva in cura allora durante un colloquio dopo aver ricevuto la notizia del suicidio di un suo paziente,lui era pagato ke gli poteva mai fregare di me?tanto il suo stipendio avrebbe continuato a percepirlo,eppure nei suoi occhi io vidi la preghiera a continuare a resistere a quel desiderio ke mi bruciava dentro.
Avevo provato ad ammazzarmi un mese prima,non era ke l’ennesimo tentativo,e se mi ero salvata stavolta era stato per la testardaggine di mio fratello.
Sono passati anni e quella è stata l’ultima volta ke ci ho provato anke se gli atti di autolesionismo sono continuati fino all’anno scorso.
Scusa Donatella,ma nn sono d’accordo con la storia della vigliakkeria del suicidio,io so come ci si sente,quando tutto sembra nero al punto da farti avvertire come un essere inutile,quando ogni tentativo di reagire non serve a farti trovare una forza che cerki invano e ke ti fa sentire incapace di vivere al punto di credere di non meritare la vita. Non si può dare in senso di quello ke si prova perkè le parole nn bastano a descrivere quel vuoto dilaniante ke ti imprigiona senza darti via di fuga,per quanto tu ci provi.
Oggi sn qua a scrivere ed ho imparato a convivere con l’inferno ke porto dentro di me,ma nn è sempre facile vedere lo sguardo di mia madre quando mi vede piangere e teme di nn rivedermi più,così tante volte piango con gli okki asciutti come dice un mio amico e questo mi fa ancora più male perkè mi impedisce di lasciar andare via il dolore. Quello ke accade agli altri si ripercuote sempre su di noi,così per ogni persona morta per suicidio o per droga io sento dentro di me una grande responsabilità.Vivere e vivere bene perkè a me è stata concessa la seconda occasione,e quand’anke io nn ce la faccio più continuo ad alzarmi ogni mattina perkè lo faccio anke per loro.Uscirò mai da questa notte?Realizzerò mai qualcosa di buono?Non lo so e nemmeno me ne proccupo.Sn una bambocciona,ho appena lasciato l’ennesimo lavoro,mi sn fatta mollare dall’ennesimo ragazzo.Non fa nulla perkè ho dalla mia un grande vantaggio,conosco il dolore del mondo e lo uso per dare sorrisi.Il complimento più bello ke mi viene fatto è sei una persona buona,perkè questo?Perkè sn un’egoista,solo ke nn dò più sfogo al mio egoismo facendomi del male ma portando sollievo alle pene altrui,cerco per quanto mi è possibie di aiutare.Ed ogni sorriso,abbraccio,ti voglio bene che ricevo mi fa sentire utile e capisco ke anke la mia inutile vita ha un senso.
“Ma fateve na risata..
Che sennò a furia de parla de suicidio co sto coinvolgimento psicopatologico finisce che ve ammazzate pure voi..”
Giamba che usa l’espressione “Psicopatologico” in riferimento ad altri e come il bue che dice cornuto all’asino.Ed in questo caso,visto l’argomento in discussione,è come il calciatore che entra in scivolata ed a piedi tesi,e quindi meriterebbe un bel cartellino rosso.
@hope: mi hai colpito quando hai scritto:” il complimento più bello che ke mi viene fatto è sei una persona buona,perkè questo?Perkè sn un’egoista”. E’ capitato anche a me di pensare la stessa cosa in passato, solo che il mio altruismo altro non era che uno scudo, un voler dare per evitare di ricevere, un voler impedire agli altri di venire nel mio inferno portandomi camuffata verso il loro con un sorriso con il quale, se fossi stata coraggiosa, avrei tentato di spegnere il mio e, infine,era un modo per farmi apparire migliore alla mia coscienza. Non ho mai pensato al suicidio, non ne ho mai avuto motivo, non posso comprendere appieno quello che provi, quando sto male penso sempre che qualcuno potrebbe stare peggio sapendomi in difficoltà, ma ho la sensazione che tu non possa stare che meglio via via che passerà il tempo…Grazie per questo intervento
Non ero molto convinta nel consegnare ad Alessandro il mio pezzo. L’ho scritto di pancia, con dolore e con rabbia. Un dolore e una rabbia che mi ha provato al punto da farmi stare a casa senza forze per tutto il fine settimana, sapendo che questa settimana che viene avrei dovuto ancora affrontare questa situazione di merda creatasi nel paese di cui parlo. Dovrei essere in una posizione di imperturbabilità ma francamente me ne frego. Conosco bene gli aspetti genetici della depressione, conosco bene il vuoto che risucchia chi ci cade dentro, sul suicidio, sulle sue motivazioni e le classificazioni ne hanno scritto a fiumi. Io stessa ho fatto la tesi di specializzazione sulle caratteristiche di personalità di chi compie atti suicidari. Conosco piuttosto bene le patologie che possono portare a ciò. Ma IN QUESTO PERIODO ne ho le palle piene perché vedo madri e padri, fratelli, sorelle, amici, vicini di casa, compaesani, TUTTA UNA COMUNITA’ sconvolta e terrorizzata. Genitori che guardano i propri figli, coetanei dei due giovani suicidi, e pensano: “Sarà lui il prossimo?”, e sanno che non potrebbero, neppure volendo, far nulla per impedire questo. Mi trovo con pazienti di tutti i tipi che smettono di parlare dei PROPRI problemi per parlare di questi eventi, leggo nei loro occhi angoscia, terrore, dolore. Porca miseria, in questo periodo voglio parlare di QUESTO dolore, perchè per cercare di comprendere l’altro tutti minimizzano questo. Ed è PERICOLOSISSIMO.
Nel nostro ambiente si dice: “Un suicidio ne porta altri due”, e, credetemi, è dannatamente vero. Non voglio negare importanza a chi si suicida o chi desidera farlo nè sottovalutare questo tipo di sofferenza, ma per una volta, porcaccia miseria, vogliamo una volta almeno anche guardare gli altri???
Io ci vivo, ci lavoro con persone che tirano la vita con i denti, giorno per giorno, che si guardano le boccette dei farmaci o le funi, le corde di casa come stregati da esse. Persone che cercano disperatamente (è proprio il caso di dirlo) ogni giorno una ragione, UNA per non agguantare quella corda o non ingurgitare quelle sostanze. Persone che comunque spesso tirano avanti proprio perchè in modo spesso molto flebile si rendono conto di quanto male potrebbero fare. IO NON NEGO TUTTO CIO’ ma voglio solo, per una sacrosanta volta in vita mia, occuparmi anche degli altri, di coloro che entrano quasi per caso nella stanza del proprio caro morto e si scoprono smarriti a guardare gli oggetti come se essi potessero magicamente farlo risorgere, persone che si svegliano nel cuore della notte con il fiato mozzo e madide di sudore, persone che si chiedono che cosa si possa provare a sentirsi stringere la gola da una corda. Posso, accidenti, per una volta occuparmi di loro?
“Persone che cercano disperatamente (è proprio il caso di dirlo) ogni giorno una ragione, UNA per non agguantare quella corda o non ingurgitare quelle sostanze.” Se la vogliamo mettere sul piano squisitamente teorico,essendo la vita una breve parentesi nel nulla dal quale siamo casualmente usciti in un momento dato del tempo senza che nessuno ci abbia consultato ed essendo la medesima vita priva di alcun senso sul piano oggettivo,scegliere di morire prima che ci pensi la biologia per proprio conto,non sposta il problema.Quindi quella ragione che cerchiamo non esiste ed il suicidio altrui ci spaventa semplicemente perché ci ricorda quell’evento che tutti noi,consapevolmente o no,cerchiamo di esorcizzare in ogni attimo della nostra esistenza,tenendo il nostro cervello impegnato:se il nostro cervello smette di pensare oggetti esterni,allora pensa se stesso,e pensare il se stessi significa pensare il nulla,cosa che al nostro cervello rende intollerabile,angoscioso ed angosciante il pensiero.Amen.
belle parole, eh, ma forse ho frainteso. cioè, il senso sarebbe “il suicidio non è cosa, che gli altri poi ci soffrono”?
se è questo (ma credo di aver frainteso) mi sa che non sono d’accordo.
voglio dì, se uno sta male e decide, decide per conto suo. mica uno può costringersi a vivere controvoglia per non far star male gli altri.
che poi, vigliaccata…non so. per quel genere di robe penso non sia questione di coraggio o viltà, è proprio che non hai altra scelta o sei convinto di non averne o non ne vuoi avere.
che poi sia una minchiata è evidente, eh, non è che voglio esagerare a difendere il suicidio- quel che dico è che ognuno è o dovrebbe essere libero di decidere cosa diavolo fare della sua vita. è sua, e gli altri e le loro buone intenzioni Devono avere un limite.
quale sia, non l’ho molto chiaro, ma penso ci dovrebbe essere.
Nn credo fosse nelle intenzioni di Donatella proibire il suicidio per nn far male agli altri,fatto sta ke il dolore ke questo gesto causa è totale anke per ki magari nn ha mai visto il protagonsita perkè porta alla riflessione.Ki ti sta vicino ne soffrirà?Sicuro.Vale la pena continuare a provarci per loro?Sicuro.
Quando mia madre mi ha trovatoo quasi in coma a letto aveva deciso di lasciarmi morire,credeva questa fosse l’unica cosa ke potesse fare per me visto ke ci avevo provato già tante volte,ed è rimasta a vegliarmi su una sedia al buio,mio fratello è arrivato e mi ha caricato sulle spalle per portarmi in ospedale.Pensavo ke a nessuno sarebbe fregato nulla,ke la mia dipartita sarebbe stata un sollievo per tutti viste le mie continue crisi.Allora ho capito ke nn era così,oggi quando mi vengono le crisi guardo la paura negli okki di mia madre e mi faccio forte,come?Kiedo aiuto.Nn sono sola,nessuna persona lo è.Cosa mi ha salvato?L’amore.Se quel giorno mio fratello nn fosse arrivato cosa avrei lasciato?Solo dolore,mentre oggi vivo per dare amore,nonostante la mia vita e la mia psiche siano sempre di merda.L’unica differenza è ke ora conosco la forza dell’amore.A provocation vorrei dire ke nn sn d’accordo sul fatto ke si può scegliere di farla finita perkè la vita è tua,la mia me l’ha data mia madre,quando mi ha partorito e in questi duri anni di recupero,e continua a darmela ogni volta ke vedo l’apprensione nei suoi okki.Vorrei riuscire a ricompensarla,ma so già ke a lei basta ke io sia viva ed è fiera di me,perkè conosce il mio inferno.
ho avuto un amico che si è impiccato…era tranquillo e sorridente sempre ..ridevamo….non ho mai capito il prchè l’abbia fatto…………..
@ LIBERTY FIRST
tutto giusto, aggiungerei solo che è l’ ultimo messaggio che lanciamo a chi ci circondava e non ha saputo o voluto o non si è accorta delle nostre sofferenze
è il messaggio più potente, quello che non puà non essere percepito
a cui si dovrà dare una risposta
è il messaggio che finalmente scuote, che provoca dolore e rimorso
che mette gli altri sul banco degli imutati per non aver saputo evitare l’ evitabile se curato
alla sig, NICOLETTA vorrei dire che il non aver capito l’ amico è perchè in realtà si trattava di un’ amicizia superficiale dovuta a momentanei interessi comuni che egoisticamente si traduceva in apparente voglia di contatto in attesa di alternative
oggi siamo tutti amici, su facebucche ne hanno centinaia (e non so come si faccia a gestirne tanti, io che ho difficoltà con una decina)
a quel punto il termine amicizia cessa, cessa di essere un valore importante per divenire una stanca consuetudine con poche soddisfazioni
l’ esempio tipico è Jamba, vedete lui non ha amici o affetti, eppure non si deprime mai, fa parte della propria egoistica ilosofia della sacralità della famiglia legittima, ed in quei pochi contatti trova rifugio ed appagamento dei propri desideri
Lui è già un suicida, non se ne accorge, è uno sconfitto, un’ ombra che cammina e che crede di essere in vita
è una merdaccia (almeno da quello che dice)
Juppes sempre quello co te..
Io parlo e argomento tu offendi..
A me nun me ne ferga niente de te e delel tue offese..
Tu offendi de pià pe fate nota..
Me sembri quei bambini che dicono le aprolacce pe fasse notà..
SINDROME DI ABBANDONO A ZIO?
CARENZE AFFETTIVE NELL’INFANZIA ?
Ma poi pure sto storpia er nome alla Totò e alla Emilio Fede nell’illusione che questo provochi effetti nell’interlocutore..
Che lo coinvolga..
E invece me fai pena, percè so da cosa tutto questo si origina.
Me storpi er nome..
Me dici “merdaccia”..
E più fai cosi’ più se capisce che sei un disperato disgraziato..
Juppes se vede chi è er disgraziato tra me e te..
E’ evidente a tutti..
Da una parte un uomo appagato, con famiglia e figli, cioè Giamba.
Dall’altra parte un digsraziato che nun ne ha azzeccata una nella vita, come Juppes.
E più cerchi de dimostra er contrario con le tue frasi ad effetto tipo: “esempio tipico è Jamba.Lui è già un suicida, non se ne accorge, è uno sconfitto, un’ ombra che cammina e che crede di essere in vita..è una merdaccia (almeno da quello che dice)”
Più se capisce che er disperato sei tu e che stai a parla de te stesso.
Juppes nun te ammazza pe me..
Che se sei cosi’ scemo da ammazzatte pe me giuro che vemgo là e te ammazzo.
Rimando il mio commento sull’argomento..
Leggetelo con attenzione, e non parlerete più d suicidio, pèerchè ve ce viene da ride..
Giamba,ieri,come succede quasi tutti i giorni,uno di quelli che fecondano,come fai tu,le proprie donne,e regalano loro i caldi affetti familiari,ha difeso il corpo della propria aprendole quattro grosse asole nella panza.Chi può sapere quanto anche costui abbia argomentato sul ruolo ottimale della donna intesa come moglie e madre.
in faccia alla tua reazione
possa tu campare altri 3000 anni, anche da morto, tanto so’ sensitivo, me faresti sempre ride de gusto
intendiamoci in te io offendo la forma non la sostanza che potrebbe pure far riflettere, ma questo lo sai
l’ esempio tipico è Jamba, vedete lui non ha amici o affetti, eppure non si deprime mai, fa parte della propria egoistica flosofia della sacralità della famiglia legittima, ed in quei pochi contatti trova rifugio ed appagamento dei propri desideri.
Vedi Juppes..
Qui, senza volerlo, hai descritto alla perfezione le caratterisctiche di un animale terreno consapevole sano, che ceca i rapporti personali dove si dvono cercare, cioè dove si possono trovare, ed è felice.
E, contemporaneamente, sempre senza volerlo, hai rappresentato il problema fondamentaledegli animali terreni malati come te: cercare rapporti personali dove non è possibile trovarli ed essere infelici.
Potrebbe essere una prima consapevoleza per te..
Prova a rifletterci..
Vedrai che capirai e sarai un animale terreno felice.
troppo facile vivere come te, troppo comodo e la vita è fatta di sfide
spesso le sfide si perdono, ma il mondo lo fanno girare i pazzi
credo di essere tutt’ altro che pazzo, altrimenti non parlerei con te homo logico e razionale
difficile che faccia una cosa senza volerlo,,,,mai lasciato nulla al caso
comunque, nella mia cameretta, su tuo consiglio, rifletterò
Ipazia al delirio..
Ti rendi conto Ipazia che citare un marito che uccide la moglie per andare contro al matrimoni ed alla famiglia è un pò come citare un incidente aereo per fermare il trasporto aereo..
LA STATISTICA IPAZI..
KLE PERCENTUALI..
Aspe mò te spiego..
Un marito uccide la moglie..
Ce ne stanno n’antri 999.999 chenun l’ammazzano..
Capiosci a zio?
No eh..
Facciamo un pò di numeri..
In Italia nel 2008 ci sono stati 242.000 matrimoni..
Ce saranno stati dieci mariti che ammazzato al moje..
Percentuale? 0.0041 %
Stamo quasi alla percentuale de probabilità che ce sta de esse colpitio da un fulmine in un giorno di sole..
IPAZIA TU SEI OSSESSIONATA..
LA TUA VISIONE DELLA REALTA’ E’ STRAVOLTA !!
VATTE A CURA A ZIO !!
Tornando all’argomento del post..
Sono d’accordo con quella che ha scritto er post..
Ce sta chi se ammazza per punire qualcuno..
Ed aggiungevo che il presupposto di questo atto ridicolo è l’illusione che esista un interesse reale di un esemplare adulto della specie Homo Sapiens per un altro..
La responsabilità sta nei deliri dell’ideologia cristiana che diffonde l’idea che esista il cosiddetto AMORE PER IL PROSSIMO semplicemente per controllare meglio gli individui.
PURTROPPO CI STA CHI CE CREDE VERAMENTE, O PER CARENZE AFETTIVE NELL’INFANZIA O ALTRO..
Pochi disgraziati, che però ad un certo punto scoprono che sta cosa nun è vera. cioè che ognuno pensa solo a se stesso e se fa i cazzi suoi..
A quel punto i meno gravi rinsaviscono e continuano a vive..
I più gravi, quelli che hanno bisogno degli altri perchè poco amati da piccoli o altro SE AMMAZZANO PE PUNI’ GLI ALTRI..
E nun je frega niente a nesuno..
Perchè come se dice..
CHI MUORE GIACE E CHI VIVE SE DA’ PACE.
Pe riassume..
Chi se ammazza pe puni gli altri è vittima delle sue stesse illusioni..
L’illusione che a qualcuo je frega veramente che lui se ammazza.
Basterebbe avere consapevolezza delLA realt e sapere che nun je frega ninete a nessuno e nessuno si ammazzerebbe piu’ con la finalità di punire nessuno.
Dopo di che ci sarebbe chi se ammazza per altri motivi..
Che poi ame nun me ferga uin cazzo, nel senso che so per la librtà di suicidio, e se uoo se vo ammazza so cazzi sua..
Me sembra chiaro..
O NOOO?
Si è vero il suicidio è una vigliaccata … è un atto vile di una persona che rifugge le responsabilità non affronta le conseguenze ed evita il dover affrontare un qualsiasi problema grande o piccolo che sia. La mia condizione di disabile damblè mi ha portato a pensarci in maniera molto intensa. Ritengo che non ci si possa suicidare per ferire qualcuno ma so per certo che la differenza la fa l’ambiente che ti circonda e la percezione che hai di esso. I genitori, quelli con lo sguardo vuoto, senza piu luce, sono inconsapevolmente coinvolti piu di quello che pensano in un gesto cosi estremo e ribadisco vigliacco. Le aspettative con le quali carichi tuo figlio condiziona e condizionerà la sua vita. E’ anche una questione di carattere .. di temperamento ci sono bimbi che prendono una nota scuola e fanno spallucce e ci sono quelli che prendono un voto negativo e si suicidano. Ma dietro ci sarà sempre la formazione che ti hanno dato i valori che ti hanno insegnato nel bene e nel male. Chi resta … chi sopravvive almeno fisicamente, ripercorrendo il proprio cammino mantenendo un minimo di obiettività troverà tutte le risposte alle sue domande. Infatti credo che lo sguardo vuoto il dolore del cuore sia per la mancanza certamente della persona cara, ma anche per la drammatica e triste consapevolezza di aver mancato in qualche cosa e di sentirsi quindi responsabili.
Cari signori,siete partiti bene ma finiti in un orrendo parlare a vuoto.Un po’ di rispetto per favore,state parlando di un argomento atroce e questo ve lo dico io,una mamma che 10 anni fa ha sepolto un figlio suicida di 17 anni.I vostri battibecchi qui non hanno spazio,vostri commenti sono inutili,qui dovrebbero parlare solo persone con questa tragica esperienza.Grazie.
mi spiace essere rude. ma qui tutti han diritto di commentare (entro certi limiti, ma la loro vastità è dimostrata dalla persistenza di giamba). se vuole leggere solo scritti di persone con questa esperienza, temo dovrà cercare altrove.
lei ha avuto questa esperienza, io no- quindi? ne ho avute altre. qualcun altro ne avrà avute altre ancora. penso che tutti, chi più chi meno, han qualcosa di parecchio brutto nel proprio passato.
dobbiamo scambiare opinioni solo con quelli che hanno avuto le stesse tragedie?
Potete fare così. Pensare che il vostro caro stesse soffrendo a tal punto da darsi la morte. Una morte che oggi non lesiniamo a concedere pur di non vedere soffrire fisicamente una persona che amiamo. Eluana Englaro non poteva suicidarsi, ha lasciato le sue volontà e così ci ha pensato suo padre! La sofferenza fisica è nulla di fronte alla sofferenza mentale.
Uyulala.
L’articolo è bellissimo.
Non so, ovviamente nulla, di psichiatria, ma mi ha colpito il finale sulla vigliaccheria del suicida.
Avevo un amico che, durante il servizio militare, venne lasciato dalla ragazza (cosa che accadeva all’80% dei soldati fidanzati).
Era un ragazzo bello in tutti i sensi, pieno di vita, pronto ad aiutare tutti.
Una sera chiese ad un commilitone se avesse potuto fare la guardia al suo posto, sostituitolo si è messo la canna del FAL in bocca e si è sparato.
Non credo l’abbia fatto per protagonismo, ma non so nemmeno perchè l’ha fatto.
Ma non è che una persona che conclude la sua vita con un atto del genere, mettendosi in bocca la canna di un fucile, sia talmente disperata da non riuscire più a pensare anessuna delle cose che gli stanno intorno?
Sono sempre più scioccata dall’insensatezza degli interventi di giamba,almeno in questo caso potrebbe dimostrare un pò di rispetto per l’altro.Se davvero il tuo pensiero è rappresentato dalle parole ke scrivi in questi spazi,ti devo dire ke comincio a preoccuparmi per i tuoi figli,se ne hai,spero siano tanto forti o menefreghisti da nn farsi condizionare da un siffatto esemplare di homo erectus(non è un errore,la catena evolutiva in questo caso si è fermata).Margi le kiedo scusa se sn caduta anke io nell’insulto,ma sapendo di cosa si sta parlando l’atteggiamento di ki è incapace di umiltà anke di fronte ad un simile dolore mi inorridisce
Ho dovuto dare una scorsa troppo veloce ai commenti per poter rispondere a tono a tutti quanti, e me ne dispiace.
Ad hope voglio dire che la sua testimonianza e la sua stessa vita sono importantissime. Tu hai compreso al di là del tuo dolore il legame di cui parlo nell’articolo e resti viva, e ti fai forza di superare giorno dopo giorno il buio in cui sei immersa per amore dei tuoi cari. Ecco, se ho detto (in modo certamente molto rude e per alcune situazioni certamente ingiusto) che il suicidio è una vigliaccata, posso dire che il tuo scegliere giorno dopo giorno di superare il tuo dolore è indubbiamente un atto di grande coraggio.
Per Matteo e altri commentatori che in modo più o meno forte hanno sottolineato che chi si suicida è sommerso da un dolore intollerabile: quello che dite è verissimo. Ma continuo a dire che al di là di questo esiste un ALTRO dolore, ed è quello di chi resta.
C’è un fenomeno di emulazione terribile; nel paese di cui parlo stanno vivendo una situazione drammatica. Oltre i 2 suicidi riusciti ci sono stati 3 tentativi non riusciti, e sono tutti e 3 minorenni. La gente è terrorizzata, non riesce a parlare d’altro. Non si può capire, diventa un dramma collettivo…
Bello, come sempre, il tuo articolo ma,lasciatelo dire, molto appassionato. Secondo me troppo. Chi soffre sa che il dolore non si divide con nessuno, e questa è una consapevolezza che manca a chi, per caso o per lavoro, si trova vicino a persone sofferenti. L’aiuto che si crede di dare provoca fastidio, la mano che si tende viene rifiutata. E a ragione. Che senso ha farsi aiutare da un cieco, un sordo? Nessuno può avere lo sguardo lucido e freddo di un suicida. Paragonati a lui tutti gli altri sembrano ottenebrati nel giudizio, incantati nello spettacolo inutile delle cose. E poi: non sempre sono le ferite, visibili o meno, che ci possono far decidere a toglierci dai coglioni. La stanchezza sarebbe sufficiente. Stanchezza di chiacchiere, di persone. Stanchezza che non fa più provare sentimenti o un comune interesse per qualche cosa; il vuoto che si presenta ogni mattina quando entri in bagno e accendi la prima sigaretta.
Scendere dal letto è stato difficile -lo è ogni giorno di più- e mentre guardi la tua faccia gonfia di farmaci e alcol, tra un colpo di tosse e l’altro, sai che ti aspetta una giornata di nulla.
Non sai se sei malato, ti sembra piuttosto di essere l’unico a rendersi conto che è tutta una scemata, una perdita di tempo. Maledici la psichiatra che ti ha fatto ritirare la pistola e scendi a farti un caffè. Rimandi, e non ti fai schifo perché da anni sei incapace di provare schifo.
Alessandro, certo che il mio post è appassionato, non faccio altro che girarmi e trovare persone smarrite e disperate nell’impotenza di quanto succede. L’ho detto: ero molto indecisa se lasciare nel web questo scritto perché sapevo perfettamente che, in questo caso, per forza di cose smettevo di capire il “protagonista” per stare vicino alle “comparse”. Fra i commenti ho trovato alcune persone che vivono situazioni di vuoto e di buio interiore insopportabili, a volte l’hanno detto, alcuni l’hanno lasciato intendere fra le righe. Ma dal momento che si spendono veramente fiumi di parole, riflessioni, studi ecc. per chi desidera, progetta il suicidio, ho deciso di dedicare tempo, energie e risorse ANCHE all’altra faccia della medaglia.
Non credere che non capisca il resto, ma accogliere il dolore di queste famiglie è stato per me devastante. Una cosa alla volta, Alessandro. Io non son fatta di metallo e il mio essere così appassionata è ciò che, nel bene o nel male, mi consente di arrivare ad una comprensione delle cose a dei livelli difficilmente raggiungibili in altro modo. Questo mi costa in termini di energie quanto non puoi immaginarti, ma sono fiera di essere così e di non essermi trasformata in rettile, come sta capitando sempre più spesso agli esseri umani
Ascolta Uyulala io sono qui per aiutarti, perchè ho capito che hai scelto un modo di vivere sbagliato e che non ce la fai più, come tu stessa ammetti in alcuni commenti.
Ogni essere vivente nasce con il tempo e l’ energia necessari per occuparsi della sua vita e della sua prole.
Sopravvivere come individuo, accoppiarsi per riprodursi, occuparsi della prole generata.
QUESTO E’ IL MODO SANO DI VIVERE.
Poi ci sono degli esemplari malati della specie, in cui il sano e naturale egoismo viene criminalizzato fin dalla più tenera età da ideologie contro natura come il cristianesimo ed il comunsimo, CHE DIVENTANO COME TE.
Tu sei una malata Uyulala..
Devi curarti..
Il fatto che non ce la fai, come tu stesa ammetti in alcuni commenti, DIPENDE SEMPLICEMENTE DAL FATTO CHE IL TUO MODO DI VIVERE E’ SBAGLIATO E CONTRO NATURA.
Ascolta Uyulala..
Vorrei farti delle domande per cercare di capire qual è il livello della tua malattia.
Se vuoi ripsondi in modo che io possa capire la gravità dei tuoi problemi ed eventualmente occuparmi di te:
1) Hai una vita personale?
2) Hai un uomo, un compagno, un marito, un fidanzato’
3) Hai dei figli di cui occuparti?
4) Quanto tempo e quanta energia dedichi a te stessa, al tuo uomo, ai tuoi figli (se ne hai)
5) Quanto tempo e quanta energia disperdi occupandoti degli altri ?
Uyulala ha scelto un modello di vita sbagliata, fondata sulla criminalizzazione dell’egoismo e non ce la fa più.
Lo scrive lei stessa in questo post:
Io non son fatta di metallo e il mio essere così appassionata è ciò che, nel bene o nel male, mi consente di arrivare ad una comprensione delle cose a dei livelli difficilmente raggiungibili in altro modo. Questo mi costa in termini di energie quanto non puoi immaginarti..
Ascolta Giamba..
Vorrei farti delle domande per cercare di capire qual è il livello della tua malattia.
Se vuoi ripsondi in modo che io possa capire la gravità dei tuoi problemi ed eventualmente occuparmi di te:
Ce l’hai qualche altro cazzo da fare,invece di rompere i coglioni alle persone che cercano di confrontarsi su questioni di rilievo che tu non riesci nemmeno lontanamente ad odorare? Ce l’hai,si? E allora vattene a…con ciò che ne segue e ne consegue.
Ipazia vedo che hau capito che i miei ommenti erano dedicati ache a te.
Bene..
La consapevolezza dei propri problemi è un primo passo per risolverli.
Ho dedicato un post sul mio blog agli esemplari malati della specie come Uyulala ed Ipazia.
Potete leggerlo cliccando semplicemente su “Giamba” al di sopra di questo commento.
E tu…Giamba, quanto tempo dedichi alla tua vita personale?
alla tua compagna, moglie, fidanzata?
ai tuoi figli?
Quanto tempo e quanta energia dedichi a te stesso, alla tua donna?
Quanto tempo e quanta energia disperdi occupandoti degli altri ?
Prima di offendere persone che non conosci…guarda la tua “pagliuzza”!
Riordate Uyulala ed Ipazia il meccanismo è sempre quello:
1) Ideologie contro natura che criminalizzano il sano e naturale egoismo e constringono ad occuparsi degli altri per non soccombere ai prorpi sensi di colpa
2) Il proprio tempo e la propria energia vengono sottrattai a se stessi ed alla propria vita e dispersi occupandosi degli altri
3 Il risultato finale è una sensazione opprimente di stanchezza, frustrazione ed infelicità. fino alla depressione ed al suicidio
Io Lucia..
Penso prima a me stesso..
Poi a me stesso..
Poi ancora a me stesso..
Tieni conto che per “occuparmi di me stesso” intendo anche occuparmi di mia moglie e dei miei figli.
Non disperdo neppure un secondo del mio tempo ed un’oncia della mia energia per opccuparmi degli altri.
Questo fa di me un uomo completamente felice ed appagato.
…e in che modo ti occuperesti di tua moglie e dei tuoi figli…se stai 24 ore su 24 sul pc…giamba?
la vita va vissuta nel reale…!
Un oncia no.
Mille commenti si.
Vi riporto qui sotto il post che ho inviato sul mio blog, dedicato a chi ha problemi simili a quelli di Uyualal ed Ipazia, in modo che tutti quelli che hanno problemi simili possano leggerlo e giovarsene.
Uyulala non e la fa più, ovverossia “Come un modello di vita sbagliato fondato sulla criminalizzazione dell’egoismo può ridurre un esemplare della specie Homo Sapiens
Chi è Uyulala ?
Uyulala è lo pseudonimo di una psichiatra che scrive su “Giornalettismo”.
Uyulala è un esemplare della specie Homo Sapiens malato, che è stato educato, fin dalla più tenera età, con ideologie contro natura che criminalizzano il sano e naturale egoismo e colpevolizzano chiunque non si occupi degli altri.
Uyulala è così “costretta” ad occuparsi degli altri per non soccombere ai suoi sensi di colpa, e questo la porta a trascurare la sua vita e la sua felicità. per disperdere il suo tempo e la sua energia occupandosi degli altri.
Uyulala è per questo stanca, frustrata e depressa, come lei stessa ammette in questo drammatico commento ad un suo post, che potete trovare qui:
http://www.giornalettismo.com/archives/29887/il-suicidio-e-lanima-stracciata-di-chi-resta/
Uyulala
25 giugno 2009 , 11:33
Una cosa alla volta, Alessandro. Io non son fatta di metallo e il mio essere così appassionata è ciò che, nel bene o nel male, mi consente di arrivare ad una comprensione delle cose a dei livelli difficilmente raggiungibili in altro modo. Questo mi costa in termini di energie quanto non puoi immaginarti, ma sono fiera di essere così e di non essermi trasformata in rettile, come sta capitando sempre più spesso agli esseri umani
Ho immediatamente risposto ad Uyulala con due commenti, che riporto qui sotto, perchè penso che essi possano essere di aiuto a tutti quelli che si trovano nelle sue stesse condizioni, per aver ricevuto, nell’infanzia, un’ educazione sbagliata che criminalizza l’egoismo e colpevolizza chi non si occupa degli altri.
Ecco i miei commenti:
Giamba
25 giugno 2009 , 15:46
Ascolta Uyulala io sono qui per aiutarti, perchè ho capito che hai scelto un modo di vivere sbagliato e che non ce la fai più, come tu stessa ammetti nel tuo commento.
Ogni essere vivente nasce con il tempo e l’ energia necessari per occuparsi della sua vita e della sua prole.
Sopravvivere come individuo, accoppiarsi per riprodursi, occuparsi della prole generata.
QUESTO E’ IL MODO SANO DI VIVERE.
Poi ci sono degli esemplari malati della specie in cui il sano e naturale egoismo viene criminalizzato fin dalla più tenera età da ideologie contro natura come il cristianesimo ed il comunsimo, CHE DIVENTANO COME TE.
Tu sei malata Uyulala..
Devi curarti..
Il fatto che non ce la fai più, come tu stessa ammetti nel tuo posti, DIPENDE SEMPLICEMENTE DAL FATTO CHE IL TUO MODO DI VIVERE E’ SBAGLIATO E CONTRO NATURA.
Giamba
25 giugno 2009 , 15:50
Ascolta Uyulala..
Vorrei farti delle domande per cercare di capire qual è il livello della tua malattia.
Se vuoi rispondimi in modo che io possa capire la gravità dei tuoi problemi ed eventualmente occuparmi di te:
1) Hai una vita personale?
2) Hai un uomo, un compagno, un marito, un fidanzato’
3) Hai dei figli di cui occuparti?
4) Quanto tempo e quanta energia dedichi a te stessa, al tuo uomo, ai tuoi figli (se ne hai)
5) Quanto tempo e quanta energia disperdi occupandoti degli altri ?
Ma lo scopo dei miei commenti, o Ricchiuti (per chi non lo conoscesse è un altro disgraziato afflitto dagli stssi problemi di Uyulala e Ipazia) è quello di ricondurre al sano e naturale egoismo.
Qual è poi la vera tragedia di quelli come Uyulala, Ipazia e Richiuti?
E’ che sono talmente sensibili alle colpevolizzazini che gli altri infliggono loro per controllarli da credere che siano tutti come loro.
Di qu nascono gli attacchi contro Berlusconi che va a puttane, che hanno lo scopo, nelle illusioni dei poveracci, di sgretolare un avversario politico.
O, come fa il povero Ricchiuti nell’ultimo suo post, il parlare dell amante di Mourinho per cercare di sgrertolare, colpevolzzandolo, un suo avversario calcistico, essendo egli tifoso della Juventus.
INUTILE DIRE CHE NE’ BERUSCONI NE’ MOURiNHO SE LI CACANO E CONTINUANO A FA MPO’ COME CAZZO SE PARE..
Inutile dire che la maggior parte degli individui manco se li caca..
Inutile amche aggiungere, cerdo, che la stessa cosa faccio io..
Insomma pe chiude semplificando..
Possimao ben dire che il 90% degli esempalri della specie Homo Sapiens se fa tranquillamente, serenamente e consapevolmente i cazzi suoi, e vive bene e felice.
Un 10% di coglioni, tra cui possiamo mettere senza alcuna esitazione Ipazia, Ricchiuti. Uyulala è “costretto” ad occuparsi degli altri perchè il proprio sano e naturale egoismo è stato criminalizzato fin dalla più tenera età.
E stanno semrpe male.
Cerdo.
Come stai a gira Ricchiu’..
A vuoto come tutti i coglioni..
GIRA PIRLA GIRA !!
Mò glielo ripeto..
P esse che capisce il pirla..
Qual è poi la vera tragedia dei coglioni come Richiuti?
E’ che sono talmente sensibili alle colpevolizzazini che gli altri infliggono loro per controllarli da credere che siano tutti come loro.
Di qu nascono gli attacchi contro Berlusconi che va a puttane, che hanno lo scopo, nelle illusioni dei poveracci, di sgretolare un avversario politico.
O, come fa il povero Ricchiuti nell’ultimo suo post, il parlare dell amante di Mourinho per cercare di sgretolare, colpevolzzandolo, un suo avversario calcistico, essendo egli tifoso della Juventus.
INUTILE DIRE CHE NE’ BERUSCONI NE’ MOURiNHO SE LI CACANO E CONTINUANO A FA MPO’ COME CAZZO SE PARE..
Inutile dire che la maggior parte degli individui manco se li caca..
Inutile amche aggiungere, cerdo, che la stessa cosa faccio io..
Pellei, incarni perfettamente il titolo del post.
Cioè, l’anima stracciata di chi resta vivo in questo thread.
io veramente vado solo con un certa Cristiana da Asulum picenus
pare sia la moglie de un cojone che sta tutto il giorno su internet
e la sera stanco nun batte un chiodo
Nooo..
Allusioni ai rapporti extramatrimoniali della moje..
Aspe mò rilancio il concorso a premi..
Concorso a premi: 1000 euro per un commento insultante originale
Offro 1000 euro per chiunque sia in grado di inviare un commento insultante originale che non faccia riferimento alle seguenti tipologie di insulto:
1) Allusioni alla follia del titolare del blog
2) Allusioni alla tossicodipendenza del titolare del blog
3) Allusioni alle attività sessuali a pagamento di madre, moglie e sorelle del titolare del blog
4) Allusioni allae attività sessuali extramatrimoniali della moglie
5) Allusioni alla presunta omosessualitò del titolare del blog
GIRA PIRLA GIRA !!
PIU’ GIRI PIU’ ME DIVERTO A VEDETTE GIRA’ !!
Torniamo comunque alle cose serie ed al vero motivo della mia partecipazione a questo post.
Pongo quindi d nuovo le cinque domande ad Uyulala per cercare di capire la gravità delle sue condizioni mentali.
Se vuoi ripsondi in modo che io possa capire la gravità dei tuoi problemi ed eventualmente occuparmi di te:
1) Hai una vita personale?
2) Hai un uomo, un compagno, un marito, un fidanzato’
3) Hai dei figli di cui occuparti?
4) Quanto tempo e quanta energia dedichi a te stessa, al tuo uomo, ai tuoi figli (se ne hai)
5) Quanto tempo e quanta energia disperdi occupandoti degli altri ?
Ascolta Uyulala io sono qui per aiutarti, perchè ho capito che hai scelto un modo di vivere sbagliato e che non ce la fai più, come tu stessa ammetti in alcuni commenti come questo:
Uyulala
25 giugno 2009 , 11:33
Una cosa alla volta, Alessandro. Io non son fatta di metallo.. Questo mi costa in termini di energie quanto non puoi immaginarti,
Ogni essere vivente nasce con il tempo e l’ energia necessari per occuparsi della sua vita e della sua prole.
Sopravvivere come individuo, accoppiarsi per riprodursi, occuparsi della prole generata.
QUESTO E’ IL MODO SANO DI VIVERE.
Poi ci sono degli esemplari malati della specie, in cui il sano e naturale egoismo viene criminalizzato fin dalla più tenera età da ideologie contro natura come il cristianesimo ed il comunsimo, CHE DIVENTANO COME TE.
Tu sei una malata Uyulala..
Devi curarti..
Il fatto che non ce la fai, come tu stesa ammetti in alcuni commenti, DIPENDE SEMPLICEMENTE DAL FATTO CHE IL TUO MODO DI VIVERE E’ SBAGLIATO E CONTRO NATURA.
Vabbè, mica si può passare la vita ad accoppiarsi e riprodursi. Al diciottesimo figlio finiscono i soldi.
Accoppiarsi di tanto in tanto, senza fretta consumistica, con affetto e tanto ammmore non è cosa buona e giusta?
Beh!che cosa rispondere ad un essere abbietto come il sig.Giamba?! nulla,meglio far cadere nel silenzio le sue parole visto che lui per primo afferma di vivere nell’assoluto egoismo e quello che io o altri possono dire non farebbe che creare un sordo rimbombo nella sua testa.Ha criticato più di una volta chi si affida alle ideologie per poi rimanervi deluso e tentare il suicidio(noto che è un grande conoscitore della mente umana),eppure,è stato il dare inizio e sviluppo alle idee a darmi una via di scampo.Dica qel che dica Giamba,io sono grata a Dio dell’esistenza di malati come Donatella perchè grazie all’incontro con questi malati riesco ad andare avanti e per fortuna ce ne sono molti.Se questa è la malattia spero che ci sia una pandemia di questo tipo.Detto questo non mi stupirò se il suddetto vorrà rivolgersi a me suggerendomi magari di accoppiarmi e pensare meno…prima però ci pensi bene perchè il frutto di un mio accoppiamento di certo soffrirà della malattia di Donatella,Ricchiuti ed Ipazia,e non credo che lui ne sarebbe felice,sai come si chiama? EMPATIA…sai mica cosa significa Giamba?Vediamo a che punto arriva la tua imbecillità!
L’inutile e subdola violenza di un’educazione sbagliata: la criminalizzazione del sano e naturale egoismo nel cucciolo di Homo Sapiens
Osservate un cucciolo di Homo Sapiens appena nato.
Tutte le sue attività sono finalizzate al soddisfacimento del suo sano e naturale egoismo.
Mangia, dorme, piange quando ha fame o quando è sporco o quando ha qualche dolore per attirare l’attenzione di chi deve occuparsi di lui.
Osservate un cucciolo di Homo Sapiens nella prima infanzia.
Tutte le sue attività sono finalizzate al soddisfacimento del suo sano e naturale egoismo.
Mangia, dorme, gioca, attira l’attenzione di chi si occupa di lui quando ha bisogno di qualcosa.
Se non ci fossero gli interventi violenti ed inutili di educazioni sbagliate e contro natura fondate sulla criminalizzazione del sano egoismo e sulla colpevolizzazione di chi non si occupa degli altri il cucciolo crescerebbe sano e felice e diventerebbe un adulto sano e felice,
Tutta la sua esistenza sarebbe finalizzata al soddisfacimento del suo e naturale egoismo: si occuperebbe, così come il suo istinto lo porta a fare, della sua sopravvivenza come individuo, e poi, una volta giunto il momento, dell’accoppiamento con un esemplare di sesso opposto, della riproduzione e dei cuccioli generati per garantire la permanenza del suo corredo genetico sulla Terra.
Un’ esistenza sana e felice, finalizzata al soddisfacimento del suo sano e naturale egoismo, completamente priva di ogni interesse per gli altri esemplari della specie, a parte l’individuo di sesso opposto con cui si accoppia ed i cuccioli generati da questo accoppiamento.
L’ESISTENZA SANA E FELICE DEGLI ESEMPLARI SANI DELLA SPECIE HOMO SAPIENS.
UN’ ESISTENZA CHE TUTTI POTREBBERO AVERE SE NON ESISTESSERO DELLE IDEOLOGIE E DELLE RELIGIONI CONTRO NATURA CHE IMPONGONO AD ALCUNI UN’ EDUCAZIONE TOTALMENTE SBAGLIATA E FUORVIANTE.
Accade infatti che su alcuni cuccoli di Homo Sapiens venga esercitata, fin dalla nascita, un’ ottusa, ostinata e violenta attività di criminalizzazione del sano e nauraLe egoismo e di colpevolizzazione di chi non si occupa degli altri.
Tutte le attività del cucciolo di Homo Sapiens guidate dal sano e naturale egoismo vengono criminalizzate, in modo sistematico e metodico.
Si arriva addirittura a colpevolizzare il cucciiolo, in modo bieco e subdolo, ogni volta che “non si occupa degli altri” e “non pensa agli altri”, fino a punirlo e/o picchiarlo ogni volta che egli compie un’azione ispirata da un sano e naturale egosimo, che lo porta ad occuparsi di se stesso.
La sistematica e reiterata applicazione di questo violento metodo di persuasione finisce col trasformare un cucciolo sano e felice, che diventerebbe un adulto sano e felice, in un cucciolo malato, che si sente in colpa ogni volta che si occupa di se stesso ignorando completamente gli altri, come la sua natura ed il suo istinto lo porterebbero a fare.
Il risultato finale di questa educazione contro natura è un esemplare adulto della specie che invece di impiegare il proprio tempo e la propria energia per se stesso, costruendo una esistenza sana e felice, disperde e dilapida il suo tempo e la sua energia, spesso la sua vita,
Esemplari adulti della specie malati ed infelici, COSTRETTI AD OCCUPARSI DEGLI ALTRI DALLA CRIMINALIZZAZIONE DEL SANO EGOISMO E DALLA COLPEVOLIZZAZONE DI CHI NON SI OCCUPA DEGLI ALTRI, SUBDOLAMENTE INSTILLATE IN LORO FIN DALL’INFANZIA E CHE LI FA SENTIRE IN COLPA OGNI VOLTA CHE SI OCCUOPANIO DI SE STESSI E NON DEGLI ALTRI.
hope25 giugno 2009 , 23:25
Beh!che cosa rispondere ad un essere abbietto come il sig.Giamba?!
Hope è un esemplare della specie Homo Sapiens in cui l’educazione contronatur fondata sulla criminalizzazione del sano e naturale egoismo è riuscita alal perfezione.
Di qui, opvviamente, deriva il suo definire “abietto” chiunque si occpi invece, in modo sano e naturale, solo di se stesso, guidato da suo sano e naturale egoismo.
Un altro infelice da aggugere alla lista.
In rigoroso ordine alfabetico: Hope, Ipazia, Ricchiuti. Uyulala.
JAMBA DAMME ER PREMIO MA NUN FARME ‘N ASSEGNO
Che altro te posso di oltre a quello che t’ho già detto?
Lo sfrucuglio nun funziona..
Lo conoscono tutti ormai..
Nun ce casca più nessuno..
E’ una valutazione pratica la mia..
Non morale..
Nun è che sto stigmtizzando lo sfrucugio coem tecnica immorale.
TE STO A DI’ CHE NUN FUNZIONA PIU’.
Guarda Berlusconi per esempio..
So du mesi che lo stanno a sfrucuglia co le veline e se ne frega..
Tu sei convinto che funziona e continui..
Se sei intelligente te ne accorgerai da solo..
Che nun funziona.
E smetterai..
Se sei scemo continuerai..
Continuando a dimostrare a tutti che sei scemo.
Ma so cazzi tua..
A me ch me frega?
Sono sempre i “migliori” che se ne vanno.. Un buon motivo per diventare “peggiore”.
Chi sono in pratica i cosiddetti “migliori” ?
Quelli educati da ideologie contro natura che criminalizzano il sano egoismo e colpevolizzzano chiunque non si occupi degli altri.
Quelli “costretti” ad occuparsi degli altri per non subire i sensi di colpa.
Quelli che vengono spremuti come limoni..
Per poi alla fine essere “premiati” con un perculeggiante “Sono sempre i migliori che se ne vanno”, da coloro che non solo non se ne vanno, ma rimangono, magari sfruttando, per rimanere, proprio “i migliori che se ne vanno”.
Tutto questo mi pare un buon motivo per essere un cosiddetto “peggiore”, cioè un
esemplare sano della spece Homo Sapiens che si occupa di se stesso, seguendo ed assecondando il proprio sano e naturale egoismo.
Uno che sfrutta i “migliori” finchè di “migliori” finalmente non ce ne saranno più, perchè non esisteranno più degli esemplari della specie Homo Sapiens rovinati da quelle ideologie contro natura che criminalizzanzo il sano e naturale egoismo e che li “costringono” ad occuparsi degli altri.
Rimarranno solo esemplari sani della specie Homo Sapiens, ognuno per sè e per nessun altro, che avranno come loro guida il motto:
PENSA A TE STESSO ! POI ANCORA A TE STESSO !! POI ANCORA A TE STESSO !
POI, SE TI RIMANE UN PO’ DI TEMPO, ACORA A TE STESSO !
Jamba, mai pensato che se tua madre avesse assecondato il suo “sano” e naturale egoismo, tu forse non saresti qui a rompere? Chi pensa solo a se stesso non ha motivi per perdere tempo appresso ad un neonato.
..Mi dispiace contraddirla cara dottoressa…mi meraviglia il suo commentosu chi rimane: le sue parole molto banali mi scusi non toccano il mio profondo (io sono una mammma rimasta nell’incubo ai piedi di mio figlio 20enne come Maria ai piedi della croce)e che croce…nn esistono parole di conoscenza umana che si può descrivere..la sopravvivenza a questa orribile perdita Ma 1 cosa gli e la posso asicurare (può esserle utile x i suoi studi) MIO FIGLIO NON ERA 1 VIGLIACCO. ANZI. Nessuno più di lui era sensibile alla sofferenza umana, era forte e lo so perchè io l’avevo reso così e eppure ha scelto di chiudere con il mondo (era fragile? può darsi dicono così i superficiali)Passata la rabbia, dopo anni ho capito che il suicidio è pure questa una scelta che va rispettata DOPO non giudicata con brutti appellativi.Considero mio figlio Davide un GUERRIEO CORAGGIOSO E GRANDE.(gESù ERA FIGLI di DIO chi piu di lui poteva fuggire la croce? non è anche il suo una forma di suicidio?) Una mamma come tante purtroppo.
Mia figlia si è tolta la vita 3 anni fa. Aveva 17 anni. Era seguita da uno psicanalista e, dopo i problemi di bulimia ed un primo tentativo, da altri professionisti.
Come vedete,(vedi Margi e Carmen) noi genitori di questi figli continuiamo a girare nel web ed altrove cercando risposte, o sollievo, o condivisione o qualcosa che riesca a riempire un vuoto incolmabile. Sono d’accordo con Margi e con Carmen. In effetti sono i due interventi più sensati. Capisco anche che gli scambi di battute servano in qualche modo a esorcizzare un dramma così forte. Ho un grande, onnipresente, infinito dolore. Ho un grande, onnipresente ed infinito amore e gratitudine. Amore incondizionato. Gratitudine per i 17 anni duranti i quali ho conosciuto cos’è l’amore incondizionato. Ci vuole un grande rispetto per chi ha deciso più o meno consapevolmente di finire volontariamente la propria esperienza terrena. Sapendo però che questa decisione, concentrata nei minuti e nei secondi durante i quali s’è portata a termine, passati quei minuti poteva forse essere diversa e mia figlia poteva essere ancora con noi. Il rispetto e l’amore è quello che ci porta ad accettare, a non giudicare, a non cadere nel vittimismo ed a sentirsi spinti a migliorare se stessi guardandosi nel profondo con la maggiore onestà. Io continuo a pensare che mia figlia vive in un’altra dimensione e che il suo spirito continua il suo percorso evolutivo altrove. Cerco di inviare a quel “altrove” i pensieri di amore che è il sentimento che continua ad unirci. Il dolore però non riesco a lenirlo e credo che sia umanamente legittimo provarlo. Sono convinto che un sentimento di amore così grande non si possa esaurire. Questo lo sento anche se non so trovare le spiegazioni. Quindi, questo mi porta alla convinzione che una volta esaurita la mia esperienza terrena da qualche parte, in qualche modo torneremo ad essere un’unica energia di amore. Nel frattempo, con gli alti e bassi che questo dolore provoca cerchiamo con mia moglie di approfondire in nostro rapporto, la nostra intesa e di vivere in più degnamente possibile