Nello scenario della crisi mondiale si gioca una partita “minore”, ma che può cambiare il futuro. Quantomeno quello europeo
C’è un sordo attacco valutario contro i paesi baltici. I protagonisti principali di questa prima fase dell’attacco sono il Lat, la moneta lituana, e l‘Euro. È il solito peccato originale ben conosciuto in letteratura e individuato alla base delle varie crisi valutarie del ‘97-’98: eccesso di debito in valuta e cambi fissi. Il giochino è noto, ma merita un richiamo: un paese A fissa un cambio tra la sua valuta e quella di un paese B, e in questa valuta si indebita pesantemente; ad un certo punto diventa impossibile mantenere il cambio (ad esempio il paese A dovrebbe seguire in forza del cambio fisso una politica dei tassi del paese B, ma in tal caso stritolerebbe la propria economia), e si creano
movimenti di “fuga” dalla valuta di A alla valuta di B che si trasformano presto in un proditorio attacco valutario (pressione al ribasso sulla valuta di A che può essere combattuta solo alzando i tassi, finendo nella trappola già detta), finché A non abbandonerà il cambio fisso, la sua valuta si deprezzerà, il suo debito esploderà, il paese A fallirà o quasi, il paese B avrà raccolto molti capitali, e chi ha attaccato avrà fatto un mucchio di soldi.
CHE E’ SUCCESSO - Ma così come le crisi non sono mai state uguali ondata dopo ondata, complicandosi nella struttura e costringendo alla ricerca di modelli analitici sempre più complessi (si parla finora di tre “generazioni” di modelli di complessità crescente), la crisi valutaria che si sta prospettando appare ancora diversa. C’è infatti che la Lituania e gli altri Baltici si sono indebitati fortemente verso banche svedesi in Corone e in Euro (la Svezia finora si è tenuta ben lontana dalla moneta unica), avendo però un cambio fisso con l’Euro. Il loro debito estero in valuta supera di molto il 100% del PIL. La sfiducia sul Lat deriva stavolta dalla credibilità delle manovre restrittive necessarie per frenare la corsa del debito (estero) e dalla forte recessione attuale, quindi dalla crescente probabilità di un default sistemico, e dalle prospettive di un abbandono del cambio fisso per consentire le ultime disperate manovre monetarie espansive. Comunque vada, è molto probabile una svalutazione del Lat verso l‘Euro e un deprezzamento quindi contro la Corona, con crescita del valore in Lat del debito e quindi un’ondata di insolvenze.
CATENA - La “caduta” della Lituania però non si tradurrebbe tanto in “vittoria” dell’Euro quanto in contagio verso la Svezia, le cui banche sono per l’80% esposte nei baltici, e una tale difficoltà svedese diventerebbe il canale di trasmissione verso gli altri baltici; inoltre un crollo di tutto il Baltico e della Svezia non potrebbe non ripercuotersi su tutta la Scandinavia, di cui la Finlandia è nell’Euro, e sull‘Europa dell’Est, odierno feudo di banche italiane tedesche e austriache. Cioè, se gli attacchi su Lira Franco e Sterlina del ‘92-’93 hanno rafforzato la Germania del Marco, e quelli nel Sud-Est asiatico Russia e Sud America del ‘97-’98 hanno sostenuto gli USA del Dollaro, questa “fuga” dai Baltici (forse non ancora un attacco organizzato) non renderà la UE più forte, e forse indebolirà anche l’Euro. Ed infatti se il 4/6 u.s. la Commissione UE si è dichiarata pronta a sostenere la Lituania, il 10/6 successivo la BCE ha dato il suo primo aiuto… alla Svezia! La Riksbank, Banca Centrale svedese, ha ricevuto € 3 miliardi (di un programma di € 10 miliardi) con un currency swap contro Corone svedesi con la BCE (brevemente: si sono scambiate due
sacchi di soldi in valuta diversa). Che se ne fanno? A occhio questi Euro saranno necessari quando si scatenerà l’ondata di panico totale sul Lat e le banche, lettoni e svedesi, verranno assalite dalla domanda di Euro: aver la possibilità di fronteggiare questa domanda calibrando la risposta con le richieste (o non-richieste) di Corone (la Corone possono venir “stampate” a volontà, se necessario, dalla Riksbank, che ha inoltre attivato una linea di liquidità in Corone con lo Stato svedese, alla faccia di chi crede indipendenti le Banche Centrali, per un controvalore pari a circa € 9 miliardi) può risolvere buona parte delle tensioni valutarie sul Lat, e con esse parte dei problemi di gestione del debito in valuta. Va da sé che da qui si evidenzia una Svezia quale “punto critico” della trasmissione di una crisi baltica.
MOLTO DA VEDERE - E perché non intervenire direttamente sulla Lituania? Evidentemente non è più possibile, perché non è una crisi di liquidità bensì una crisi di solvibilità strutturale, facilmente riconducibile allo schema del Business Cycle austriaco, e come tale non “risolvibile” se non lasciandola sfogare. Pertanto quel che resta da fare è “fronteggiare” la crisi baltica riducendone il potenziale contagio. La BCE in tal caso è costretta ad aiutare la Riksbank per evitare un secondo giro di conseguenze sulla UE, e se avesse un pur temporaneo successo potrebbe sfruttarlo per eurizzare anche la riottosa Svezia e, per imitazione, la Gran Bretagna. È in effetti probabile un qualche successo “valutario” ma credo che nulla eviterà ai Baltici e alla Svezia (poco più tardi all’Est Europa, all’Italia e all’Austria) il costo delle insolvenze sull’economia reale, che non lascerà indenne il settore bancario che a sua volta nessuno Stato lascerà fallire senza provare a scaricare (socializzare) i costi sulla collettività. Tra l’altro, per fare un esempio, la spesa delle famiglie in Italia è scesa in un anno solo del 2,8%: mi pare chiaro che di questa “crisi mondiale” ci sia ancora molto da vedere.
























[...] Il titolo è stato orrendamente distorto, perché nell’originale era "Implicito attacco speculativo ai Baltici", più in linea con il fenomeno che, a mio parere, sta prendendo [...]
Ecco un articolo da cui c’è solo da imparare.
Sottolineo due punti che secondo me sono chiave, e mettono bene in rilievo perchè, sotto l’apparente problema “minimo” (che minimo non è) dei paesi Baltici, si celano i grandi problemi di questa crisi che è tutt’altro che “alle nostre spalle”.
“Non è una crisi di liquidità bensì una crisi di solvibilità strutturale”
Questo è un punto che molti fingono di ignorare. Bravo Leo che lo sottolinei!!!
“mi pare chiaro che di questa “crisi mondiale” ci sia ancora molto da vedere.”
Pare chiaro anche a me. Ancora temo non abbiamo visto il “meglio”, con buona pace degli ottimisti di maniera che girano in Italia.
Un sorriso IHC
C.
Finalmente ti leggo! Se non trovo un tuo commento (anche se esagerato come sempre) mi pare sempre di aver fatto un buco nell’acqua.
Purtroppo l’artcolo è inficiato da un grossolano errore. La valuta della Lituania è la Litas e non il Lat che, se non sbaglio è la moneta lettone. Così anche per l’indebitamento dei tre paesi baltici le situazioni sono molto diverse. Ma quest’ultima è una valutazione sui contenuti. Cordialità.
Accidenti, ho proprio sbagliato leggendo l’articolo, va sostituita Lituania con Lettonia!!!!
Faccio ammenda.
Ma i dati sono presi dagli articoli del Sole24ore che facevano riferimento a Lettonia e non, come ho detto, Lituania.
Mi scuso.
Grazie Francesco.
… per carità mi spiace che un refuso rischi di distorcere la riflessione. Tutto vero (a mio giudizio) per quanto riguarda il Lat e la Lettonia. Per la Lituania, invece, la situazione è simile ma meno grave, anche per merito di un minor indebitamento sulla SEB, ma soprattutto grazie a una migliore stabilità economica guadagnata attraverso tagli e sofferenze che, al momento, sono guidate e promosse dalla nuova presidente della Lituania, ex commessario Europeo al Bilancio. Forse non una garanzia ma almeno un segnale forte. Cordialità, Francesco Benini
Sì, ma secondo me questo non inficia l’analisi, perché sebbene non abbia dati sul commercio, direi che i baltici sono piuttosto legati tra loro, e tutti e tre sono troppo legati al lender Svezia, per cui da una situazione di potenziale “crisi” sul credito svedese (ed è così, se no io non mi spiego la ricerca di corone e euro da parte dei biondoni) anche proveniente da una parte, facciamo un 20% di quell’80% di lending rivolto ai baltici, non può non discendere una contrazione del credito che si ripercuote su tutti i debitori, Lituania (quella vera, non la stronzata che ho detto) compresa.
Se è per questo l’Estonia non mi pare abbia un cambio fisso, non di meno dubito che una crisi valutaria seria della Lettonia non abbia su loro qualche ripercussione (il loro debito in valuta mi pare sempre attorno al 100% del PIL… qualcosa come 120% del PIL in totale di cui 80/90% in valuta).
In ogni caso, ripeto che, anche date le dimensioni della Lituania, sia possibile “bloccare” la crisi valutaria; in tal caso però resta una crisi si solvibilità che mi aspetto ma ben più ampia sull’euro, e per motivi di ciclo economico reale.