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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 23 giugno 2009 alle 09:30 dallo stesso autore - torna alla home

Il Tg1 ha scelto la linea della moderazione e non delle gossip, delle notizie certe e non delle indiscrezioni“. Con l’austera moderazione che contraddistingue chi è stato designato non solo a dirigere qualcosa, ma anche agli alti destini della patria, lo dice il direttore del Tg1 Augusto Minzolini, in un editoriale in cui ieri sera ha commentato le polemiche di questi giorni per la linea informativa scelta sul caso dell’inchiesta di Bari. Proprio subito dopo una servizio da Bari, in cui parla l’avvocato di Tarantini e che riassume le vicende di questi giorni, Minzolini prende la parola per spiegare ai telespettatori la sua linea. “Voglio spiegarvi perchè – dice dalla sua scrivania – il Tg1 ha assunto una posizione prudente sull’ultimo gossip, l’ultimo pettegolezzo del momento, le famose cene o feste nelle residenze private del premier Berlusconi, Palazzo Grazioli e Villa Certosa. Dentro questa storia piena di allusioni, rancori personali, non c’è ancora una notizia certa né un’ipotesi di reato che riguardi il premier e i suoi collaboratori“. E qui lo interromperebbe il telespettatore sveglio: chi ha mai sostenuto il contrario? Però, da che mondo e mondo, non è mica soltanto dei reati che commettono i presidenti del Consiglio e le persone in vista, che si occupa il giornalismo. Spesso, se ne parla anche per le cose che, semplicemente, fanno.

3645747106 874f8025b6 o Minzolini e Bondi, il poliziotto cattivo e quello buono E lo consentirà l’inventore del minzolinismo (ovvero, quella “forma di giornalismo che si basa sulla raccolta di dichiarazioni anche informali di uomini politici, senza alcuna verifica delle informazioni raccolte“, diceva l’Annale del lessico del 1996) qui qualcosa è successo. C’è un signore indagato per induzione alla prostituzione che, secondo alcune testimoni le quali lo hanno detto a un magistrato, ha svolto questo servizio per Silvio Berlusconi, che il premier lo sappia o no. Ora, ben sapendo che Minzolini era quello che su una chiacchiera sentita alla buvette di Montecitorio imbastiva colonne su colonne di ipotesi fantasiose pubblicate in prima pagina sulla Stampa, non pensa il direttore di essere caduto un po’ in contraddizione, nel non considerare questi fatti? “Minzo” pare non la colga, anzi: prima parla un po’ apertamente di complotto, poi ricorda che tutto questo coinvolse pure l’allora “presidente del Consiglio Romano Prodi per la vicenda della foto di un suo collaboratore ripreso in una situazione scabrosa“. Minzolini qui aveva l’aria del centravanti che ha appena fatto goal: ve lo ricordate Sircana? Volete che ricominciamo a parlarne, così segnamo la rete del pareggio, pezzenti? Praticamente, una testa di cavallo recapitata nel letto del primo leader di centrosinistra disposto ad abboccare. E infine viene al dunque, parlando ancora più in codice: “Ho visto celebri mangiapreti nelle vesti di novelli Savonarola“. A chi si riferisce, pur senza nominarlo? A Eugenio Scalfari, che diamine. Anche se non lo ammetterà mai, il riferimento è quello. Quindi chiude: “queste strumentalizzazioni, questi processi mediatici, non hanno nulla a che vedere con l’informazione del servizio pubblico. Questa è la linea che vi ho promesso fin dal primo giorno e che continuerò a garantirvi“. E’ chiaro: Minzolini è il poliziotto cattivo del gruppo: ricordatevi chi sono, cari leader, ricordatevi che so tutto di voi. Io non sono stato messo qui per caso – continua, svettando sullo schermo come Terminator - e ricordatevi che sono cattivo. Bau.

Ma se Minzolini è il poliziotto cattivo, chi è quello buono? Per svelarlo, senza tuttavia voler incorrere nel reato di vilipendio nei confronti di una carica dello Stato, si commenterà con dovizia la lettera inviata dal ministro della Cultura Sandro Bondi al Giornale, moderatamente intitolata “La Repubblica è un pericolo per la democrazia“. Tale quasi-ossimoro – sì, se uno pensa alla forma di Stato invece che al giornale di Ezio Mauro, la frase può suonare deliziosamente comica – è venuto come miglior titolo al titolista del quotidiano di Paolo Berlusconi dopo aver letto questo delizioso, degasperiano articolo: “Egregio direttore, [...] nel corso di un dibattito con Eugenio Scalfari svoltosi a Cortina lo scorso anno, dissi apertamente al fondatore di La Repubblica che il suo viscerale antiberlusconismo avrebbe portato la sinistra in un vicolo cieco e alla sua sconfitta definitiva. Avevo visto bene. Non avevo previsto, tuttavia, che il quotidiano che Scalfari dirige avrebbe condotto la sinistra allo snaturamento della propria identità. E ancor meno avevo previsto che l’attacco nei confronti del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sarebbe stato portato al livello di questi ultimi giorni, fino al punto cioè di mettere a repentaglio gli stessi interessi generali del nostro Paese“. Nel caso Bondi non fosse stato chiaro, si potrebbe tradurre più sinteticamente con un “Non solo comunisti, ma anche traditori della patria!”. Quindi, il ministro della Cultura continuava: “La maestria di Scalfari, bisogna ammetterlo, consiste da sempre nella capacità di divulgare e accreditare nell’opinione pubblica una visione storiografica, politica e culturale che è esattamente agli antipodi della realtà. Quello che sta avvenendo in questi giorni è la conferma più clamorosa di quanto sostengo. Scalfari è abile nel descrivere un regime corrotto e morente, contro il quale il suo quotidiano ha lanciato l’offensiva finale, trascinando con sé anche il Corriere della Sera e ciò che resta della sinistra, mentre la realtà è che un governo democraticamente eletto subisce un’aggressione sistematica da parte di un centro di potere economico e politico, che non può vantare alcuna legittimità democratica né morale, sulla base di una campagna scandalistica paragonabile alla pesca con lo strascico“. Nel caso non si fosse capito, si potrebbe tradurre più sinteticamente con un “Non solo comunisti, ma anche pedofili!”.

Infine, moderatamente il Bondi sosteneva: “Io non dimentico mai che, se Berlusconi non avesse avuto il coraggio di impedire nel 1994 alla gioiosa macchina da guerra della sinistra capitanata da Achille Occhetto di conquistare il potere, l’Italia sarebbe stata governata da una torbida alleanza formata dalla sinistra comunista e da tutti quei poteri economici rappresentati da un quotidiano come La Repubblica, che avrebbe dato vita sì a un vero regime politico privo di alternative. Questo rischio esiste anche oggi, aggravato semmai dalla circostanza che la sinistra rappresenta oggi una larva di soggetto politico, mentre l’influenza di La Repubblica è divenuta dominante. Se sapremo sconfiggere anche quest’ultimo disperato attacco contro il governo e contro Berlusconi, la nostra democrazia sarà più salda, il nostro futuro più sereno. Questo gli italiani lo sanno e hanno la possibilità di testimoniarlo con il loro voto“. Anche qui potremmo sintetizzare solo con un “Non solo comunisti, ma anche larve!”, ma ci preme sottolineare che da questo capolavoro di non detto emerge, più che altro, una genuina e apprezzabile ansia di perdere tutto quello che si è raccattato in anni di nonvoglioscriverecosa. Insomma, digrigna i denti Bondi, ma alla fine non morde perché si capisce che è impaurito: lui è l’anello debole della catena, è già nervosissimo quando non è ancora accaduto nulla (fossi nell’ala dura, prenderei in considerazione l’ipotesi di sacrificarlo; tra l’altro, potrebbe anche piacergli). Sandro il poeta è il poliziotto buono. E per questo dovremmo perlomeno solidarizzare con il ministro. Se non altro, per pena.

(immagine da HCJ)

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