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Beppe Grillo e l’insopportabile Luttazzi

Andrea Scanzi sul Fatto Quotidiano ci racconta in una piccola biografia il Beppe Grillo oggi protagonista delle amministrative 2012 con il suo Movimento 5 Stelle. Dall’articolo estraiamo questo paragrafo che racconta dei suoi amori nello star system e, soprattutto, delle sue idiosincrasie:

Il voto (“7”) da amatore che gli dedicò Moana Pozzi, le lacrime per Fabrizio De Andrè di cui fu testimone di nozze (“Dio non poteva prendersi Toto Cutugno?”). L’amicizia con Mina, Benni, Crozza. La vicinanza con Antonio Ricci, che lo ritiene uno straordinario centravanti di sfondamento con problemi nell’ar gomentare.

Ma soprattutto:

Il conflitto con Daniele Luttazzi, che gli ha dedicato lucide pagine di critica e che anni fa si lamentò per una battuta rubata su Papa Woytjla e Parkinson. “Gli telefonai e mi rispose il suo manager. Grillo ripeteva: ‘Dì a Luttazzi che gliele rubo tutte, sono troppo belle’”.

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E Scanzi ricorda anche la questione del plagio:

Grillo non ha mai amato il collega (“Va sempre in giro col leggìo?”, chiedeva sarcasticamente nei camerini), che è nel frattempo inciampato in un caso- plagio appena più ingombrante. Il miglior Grillo ha usato i palazzetti per dare notizie che giornali e tivù dimenticavano. Lì si è cementata la credibilità: 1991-2005. Le premonizioni (Parmalat), le querele (una, persa, perché chiamò “vecchia puttana” Rita Levi Montalcini).

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