Cultura

Murdoch, il positivismo dei telefilm

23 giugno 2009

D’estate, quando la TV e le “cellule grigie” sono in vacanza, ecco spuntare un nuovo serial TV, che, non a caso, viene  trasmesso “volutamente?” durante questo periodo vacanziero. Chissà quale mistero si cela dietro “certe” scelte.

Il bisnonno di Grissom si chiama William Murdoch, ma non è imparentato con il magnate tv. È il protagonista di una nuova serie di telefilm su Raitrè, ambientata a Toronto, ai primi del ’900. Murdoch, ufficiale di polizia, è l’antesignano della squadra scientifica di CSI. Indaga infatti sui crimini usando provette e campioni, inscena esperimenti, esegue controlli balistici, si tiene aggiornato sulle ultime scoperte e scambia corrispondenza, per lettera e non per mail data l’epoca, con i più famosi scienziati del tempo, Tesla in testa.

NON SOLO UN ECCENTRICO DETECTIVE - C’è qualcosa di affascinante ed insolito in questa serie canadese che l’afa estiva fa arrivare sui nostri teleschermi: al di là dell’accuratezza nei costumi e nella correttezza delle trame, che si rifanno alla più pura tradizione del giallo all’inglese e derivano dritte dritte dal bel mondo di Sherlock Holmes, ciò che colpisce è l’ottimismo che pervade ogni episodio. Ambientati nel bel mezzo dell’era positivista, mentre le Regina Vittoria governa in Inghilterra e il Canada, al contrario dei riottosi Stati Uniti, la venera come sovrana con pacata docilità, la serie riflette in tutto e per tutto non solo gli usi e costumi dell’epoca, ma soprattutto riesce a ricrearne lo spirito. C’è in Murdoch un verace entusiasmo verso la scienza che mai si ritrova più tardi: da vero positivista, egli è convinto che la tecnica ed il progresso risolveranno ogni problema umano. Quando il suo capitano gli suggerisce di affidarsi all’istinto, anzi, insinua che sulla base di quello Murdoch stesso, a prima botta, decida se un sospettato è colpevole o meno, il bravo Murdoch, contrariamente a quanto fanno i poliziotti protagonisti di tutte le altre serie televisive, sempre convinti di avere un talento speciale e quasi “divino” nell’individuare a fiuto il reo, e capaci sulla base di questa intuizione di giocarsi la carriera e sfidare il sistema, la prende invece quasi come un’offesa personale. Lui ragiona esclusivamente sulla base delle prove e delle evidenze materiali: i sentimenti, l’irrazionale non fanno parte del suo orizzonte, e, se mai si affacciano ad esso, vanno respinti come inutile retaggio preistorico. Al contrario dei “nipotini” come Grissom, uomini del XXI secolo, che amano sì la scienza, ma perché sono profondamente consci di avere dentro di sé un lato oscuro che la razionalità non riesce, se non a stento, a dominare, Murdoch fa ancora parte dell’età dell’innocenza, quella in cui l’uomo può credere alla magnifiche sorti progressive, alla luce della Ragione che caccia via tutte le ombre: è positivista fino al midollo, positivista come Sherloch Holmes, positivista come un Freud che scopre l’inconscio ma è anche convinto di poterlo ridurre alla Ragionevolezza. Vi è una ottusità tutta positivista nell’occhio sgranato con cui Murdoch affronta i suoi casi: la cecità voluta di chi pretende che la vita sia ridotta a ciò che si può comprendere: un meccanismo, un giocattolo, una catena fisica di azioni e reazioni predeterminate. Anche Murdoch, pur se di pasta tutta diversa per capacità di introspezione psicologica dei personaggi, fa però parte della grande categoria di telefilm che comprendono Dottor House, Numb3rs, CSI o l’Eli Stone di cui si parlava la settimana scorsa. Una nuova ondata di serial diversissimi tra loro, ma dall’impronta tenacemente materialista, razionalista, tendenzialmente atea, che per la spiritualità hanno una orticaria di fondo e tendono a proporre per ogni fenomeno spiegazioni scientifiche, a diffidare dei sentimenti, a mettere la Ragione al centro dell’agire umano. Una era di “illuminismo” o “positivismo” televisivo, insomma, che Oltreoceano sembra avere un gran successo presso il pubblico di massa, e qui da noi arriva mentre i nostri serial tv sono ancora impantanati a descrivere famiglie anema e core, carabinieri tutti sentimenti e lacrime, commissari e medici che hanno preso la laurea con i punti del Mulino Bianco ed hanno perciò i cervelli ingorgati di melassa. Sarà per questo che Murdoch lo mandano in onda, come gli altri, eccetto House, d’estate, quasi fosse un riempitivo bolso per il palinsesto in sbaracco. Vabbe’, intanto c’è. Guardatelo.

Un commento a Murdoch, il positivismo dei telefilm

  1. SigPar

    non l’ho mai visto, ti saprò dire ora mi hai incuriosito.
    :-)

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