Il massacro senza colpevoli

08/05/2012 - di

Le conclusioni sulla strage di una famiglia palestinese durante l'operazione Piombo Fuso

Il massacro senza colpevoli

La credibilità di inchieste del genere è prossima allo zero

PARODIA DI GIUSTIZIA - Si perpetua la farsa dell’esercito israeliano che si giudica e s’assolve. Maysa al-Samouni è uno dei sopravvissuti e ricorda come le truppe israeliane impegnate a invadere e devastare Gaza nel 2009, ordinarono alla sua e ad altre famiglie di entrare in una palazzina, che poi fu bombardata dagli stessi israeliani. La sua famiglia perse allora 21 membri in un colpo solo. Altri testimoni hanno dichiarato che dopo il bombardamento le forze israeliane impedirono per un giorno intero l’arrivo dei medici a soccorrere i feriti.

HANNO FATTO TUTTO BENE - Per l’esercito che ha giudicato l’esercito non ci fu neppure negligenza, figurarsi un crimine di guerra. Lo ha comunicato a B’tsalem una lettera dell’Avvocato Generale Militare: “Abbiamo trovato le accuse infondate”, “nessuno di soldati o degli ufficiali ha agito in maniera negligente” e pertanto è stata “ordinata la chiusura del caso”. Per fortuna la lettera dice che i militari stanno apportando cambiamenti (?) “per assicurarsi che eventi del genere non accadano più in futuro”.

RESPONSABILI, MA DI NIENTE - L’ultima frase, pur essendo un’implicita ammissione di responsabilità, suona beffarda per chi ha visto la propria famiglia massacrata e le proprie case distrutte da un’azione che non si è svolta nel bel mezzo di un furioso combattimento, ma al sicuro di un’area già saldamente sotto il controllo dell’esercito israeliano. Che a giudicare l’esercito sia l’esercito costituisce un’evidente anomalia che priva il procedimento di ogni legittimità. La giustizia moderna, ma anche già quella dei latini che recitava “nessuno giudichi se stesso”,  è fondata sulla separazione dei ruoli e dei poteri e pertanto questa parodia d’inchiesta non può che essere derubricata che a sfacciata propaganda auto-assolutoria. A meno che qualcuno ritenga normale affidare ai rei di stabilire se abbiano o no commesso i crimini di cui sono accusati.

 

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