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L’estate del nostro scontento

20 giugno 2009

Tempo di relax, mare e vacanze. Forse. Lo spettro della crisi, le mete sotto il sole e un perfetto passatempo finale perfetto. Per ogni stagione

Ci sarebbe da decidere dove andare in vacanza la prossima estate. Spiantati siamo spiantati, impreparati pure, spaventati anche. Considerate le tre variabili – povertà, disorganizzazione e codardia – cosa ci resta da fare? Una sola cosa: diventare viaggiatori umani.

GHIACCIAIO E CIABATTE - Phi Phi Island l’avevo presa in considerazione, ma al massimo posso permettermi un soggiorno di 12 ore, il che consente una fruizione poco complessiva del piacevole sito. Grandiosa l’idea del fiordo. La vacanza sul fiordo è di gran moda: non posso permettermi l’oneroso viaggio, ma ho scroccato un passaggio in una barca da trasporto di merluzzi del Baltico. L’unico inconveniente è odorare come un baccalà per l’intera durata del soggiorno. I motivi per cui uno debba andare a prendere freddo dopo un inverno rigidissimo restano oscuri. Si potrebbe andare in posti strani e remoti, in cima a picchi tibetani o seguendo sentieri mai battuti prima o quasi. Ma per fare queste cose bisogna essere preparati, avere attrezzatura e addestramento idonei. Anche in questo caso necesse est avere soldi, nonché tempo per allenarsi, ma anche voglia di andarsela a cercare. Eccola, la codardia, colei che impedisce le grandi vette, le coraggiose traversate e le mete rischiose, ma che fa risparmiare al ministero degli interni i soldi del nostro riscatto da pagare ai ribelli dell’Oman o del Sudamerica, che ci hanno rapiti mentre vagavamo come babbei nel deserto o nella foresta pluviale, e solleva la protezione civile dall’onere di venirci a raccattare nel ghiacciaio in fiamme sul quale ci siamo arenati perché pensavamo di poter attraversare il Tibet in ciabatte.

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