IL GIALLO DELL’ESTATE – Nel paese la notizia è volata di bocca in bocca ed è giunta fino ad arrivare alle orecchie di chi è al mare. Il giorno dopo, alla vigilia di Ferragosto, la cittadina di nome [[Garlasco]] viene invasa da decine di troupe televisive. I giornalisti piovono da tutta Italia. Il giallo dell’estate sta per essere servito. Se gli inquirenti speculano, in senso filosofico, per arrivare alla verità, i giornalisti speculano e ba
sta. C’è chi scrive che è strano che i due ragazzi non abbiano dormito insieme. Chi si affretta a dire che il loro era un rapporto particolare. Altri mettono in campo sconosciute donne o pseudo amanti, entrati in casa con la precisa volontà di uccidere Chiara. Ben presto però c’è molto altro su cui scrivere. Come delle due gemelle per esempio. Cappa si chiamano, scritto così, non con la k che può ricordare altre gemelle. In comune con le Kessler c’è la stessa volontà di apparire. Ricercano quei “quindici minuti di celebrità” teorizzati da Warhol e da tanti inseguiti. Raccontano di come fossero vicine a Chiara, “la loro terza gemella” come dicono. Arrivano persino a mettere in mostra una foto che ritrae loro tre vestite tutto con una maglietta rossa. «Chiara ha preso dal cassetto quella camicetta rossa, io e Stefania subito ne abbiamo scelta una dello stesso colore», scrive Paola, l’altra gemella, in un “memoriale” pubblicato su Oggi. Peccato che la foto sia solo un fotomontaggio. Allora iniziano i dubbi: perché hanno fatto questo? vuoi vedere che… ma non è così. Hanno un alibi. E così il giallo dell’estate continua.
NESSUNA CERTEZZA – Di certezze però non ce ne sono. Solo le ipotesi iniziali. Allora ben presto Alberto diventa l’unico sospettato, l’unico su cui indirizzare le indagini. I Ris gli sequestrano tutto. Macchine, pc, bicicletta, scarpe, vestiti. Non c’è praticamente nulla sopra. Alla fine, quando gli uomini del colonnello Garofalo presentano la propria relazione, l’unica cosa certa è che su un pedale della bici di Alberto c’è una minuscola macchia che contiene il profilo del DNA di Chiara. Macchia che con “elevata probabilità” è di origine ematica. Ma è solo molto probabile che sia di sangue. Poi ci sono le impronte ritrovate nella stanza. All’inizio sono due, una più piccola, presumibilmente di una donna, e una più grande, fra il 42 e il 43. Poi l’altra scompare e rimane quella più grande, della misura di Alberto, dicono gli inquirenti. Sì, la sua e quella di altri milioni di italiani di corporatura e altezza media. Ciò nonostante, per gli inquirenti con quella piccola macchia si è di fronte a una svolta. «Ora abbiamo delle prove, non più solo degli indizi», dichiara il procuratore capo di Vigevano, Alfonso Lauro. Di quali prove parli non si sa, visto che quella macchia è evidentemente un indizio, null’altro. Certo, le dichiarazioni di Alberto non sono dalla sua: Chiara aveva le mestruazioni, ha perso sangue e io l’ ho calpestato. Sì, e io sono superman e adesso vado su Kripton a darmi una rinfrescata, pensa forse qualcuno fra gli inquirenti. Alberto viene arrestato, salvo essere rilasciato, ovviamente, tre giorni dopo, il 28 settembre.
IL PERSONAL COMPUTER - Cose più interessanti emergono invece dal pc dell’oramai unico indagato. Lui dice di aver lavorato alla tesi quella mattina, ma gli esperti del Ris sostengono che l’unica attività registrata dal pc è stata la visione di una foto. Anche l’interno di tempo è preciso: dalle 9,46 alle 9,53. E non è una cosa da poco conto. Perché Chiara, secondo quanto stabilito
, è stata uccisa intorno alle 11,30. L’alibi di Alberto in questo caso vacillerebbe non poco. E un altro, succulento, colpo di scena è già in agguato. Dal pc del ragazzo esce fuori la sua passione per il porno. E non due o tre filmetti. Nel pc c’è un archivio: 11 cartelle con strani nomi (Collant, mature, pregnat, orgy, virgins, forced) contenenti 7064 immagini e 542 filmati, più altre 10.379 foto e 332 video salvati su un disco rigido esterno. Video dove compaiono anche i bambini. Per i pm tutto questo rappresenta il movente: Chiara lo ha scoperto, ha minacciato di “sputtanarlo”, lui l’ha fatta fuori. Per Alberto sono “tutte stronzate” come dice mentre è intercettato e sostiene che la ragazza sapeva dell’esistenza di questi file.
IL COLPO DI SCENA – Tutte le parti in causa sembrano così sicure delle proprie ragioni che vanno ognuna dritta per la propria strada. Poi il colpo di scena: la difesa chiede il rito abbreviato, che consente la riduzione della pena di un terzo e, nei casi di omicidio, elimina l’ergastolo. È un vero e proprio azzardo: si rinuncia alla giuria popolare e si velocizza il processo. Di solito lo chiede chi è sicuro di ricevere una condanna. Ma il legali di Alberto continuano a sostenere che sono in arrivo “sorprese” e sono certi di ottenere una vittoria. Quando si apre il processo il pm chiede il massimo della pena. Alberto si dichiara innocente. Il 13 giugno sfilano i testimoni in aula. Fra loro c’è la vicina di Chiara, Franca Bermani. Lei da sempre ripete la stessa canzone: la bici che ha visto quella mattina fuori casa della ragazza non è quella di Alberto. “L’ho vista, l’ho vista”, ripete, “era nera con le molle d’argento e non è come quella di Alberto Stasi. Era nuova, mai usata, molto bella e lucida”. Alla fine il giudice stabilisce che le udienze devono riprendere a ottobre, dopo che i periti abbiano compiuto ulteriori accertamenti sul pc. E da qui parte l’attesa. Un’attesa carica di interrogativi: è possibile condannare qualcuno sulla base di indizi che, seppur “gravi e concordanti” e in grado per il nostro ordinamento di assumere il valore di prova, non possono eliminare il “ragionevole dubbio” che non sia stato lui? E, dall’altro canto, Alberto, visto che non era a fare la sua tesi come è stato evidenziato e contrariamente a quanto ha sempre sostenuto, dove era quella mattina dalle dieci a mezzogiorno?


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ricordo ancora il momento in cui appresi la notizia la prima volta
quindi sulle cugine non si indaga più? Questo sembra un delitto “femminile”: colpo inferto alla vittima di spalle e con una strana efferatezza. Mah…
Gran bel post, Igor. E’ stato un piacere leggerlo in “anteprima”, durante il montaggio.
Un sorriso finesettimanale..
C.
Siamo al “”Cogne 2 “”. E’ ingiusto condannare senza prove ma è ancora più ingiusto assolvere in base a a”"alibi che non stanno in piedi (per logica)”". Buon lavoro quello dei consulenti della difesa nominati, NO per accertare la verità, ma per smontare la “”verità “” dei consulenti dell’accusa che svolgono quel lavoro per Professione.
Vicenda (per la supposta complessità) simile a quella di Perugia. Di fatto, basterebbe far scomparire un corpo e Negare Negare Negare per essere assolti da un delitto.
insomma, il delitto è stato consumato di mattina, non alle 3 di notte
possibile che nessuno, dico nessuno, abbia incrociato sto Stasi per strada? no, nessuno, quindi mancano le prove e finiamola qui
C’è anche un’altro particolare che, secondo me, mette in dubbio la stessa innocenza di Alberto Stasi, mi riferisco alla telefonata fatta al 118:
1) perchè non ha telefonato direttamente dalla villetta? perchè ha preferito lasciarla sola, non sapendo se fosse ancora viva?
2)perchè durante la telefonata al 118 usa il sostantivo “persona” …c’è una persona, generalizzando, e non specificando “la mia fidanzata” perchè? perchè questo atteggiamento freddo e distaccato?