Lui e lei, Alberto e Chiara. La piccola provincia italiana, Garlasco. Il sole, il caldo. L’omicidio, la bici, i dubbi. Un giallo per l’estate. L’avete già sentita tante volte questa storia. Ma nessuno ve la mai raccontata così
Il sole, in questa mattina del 13 agosto dell’Anno del Signore 2007, batte alto nei cieli. I meteorologi continuano a ripetere l’identica frase: siamo di fronte all’estate più calda del
secolo. A parte il fatto che il “secolo”, come lo chiamano loro, è appena iniziato, sono almeno tre anni che affermano la stessa identica cosa. Si potrebbe benissimo registrare un meteo di anni prima e risentirlo oggi: l’unica cosa a mutare sarebbero gli abiti indossati dagli annunciatori. Almeno nelle tv private. In quelle pubbliche si continuerebbe a indossare la stessa divisa dell’aeronautica, magari con un grado in più sulle spalline.
UNA CALDA MATTINA DI AGOSTO – I meteorologi, in questa calda mattina, poco o nulla sanno di quello che è avvenuto in questa piccola cittadina della Lombardia. Se invece di fissare l’alto dei cieli, i loro satelliti si posassero su queste strade, vedrebbero una bicicletta con sopra un ragazzo attraversare il paese. È solo. Praticamente adesso, intorno all’una, non c’è nessuno in giro. I pochi rimasti, impossibilitati dal fuggire al mare, sono rintanati nelle proprie case. Il ragazzo sulla bici continua a pedalare. Arriva alla fine del tragitto e abbandona la bicicletta accanto al muro di recinzione della villetta. La porta dell’abitazione è socchiusa, scavalca il cancello, entra. [[Alberto Stasi]], questo il nome del ragazzo, vede una scia marrone scuro che dall’uscio arriva fino alla porta della cantina. Sa cosa c’è sotto l’abitazione perché la casa la conosce bene: è quella della sua ragazza, [[Chiara Poggi]]. Sono tre anni che sono fidanzati. L’ultima volta si sono incontrati ieri sera. Hanno mangiato una pizza insieme, poi lui è uscito per fare una passeggiata, ha riportato il cane a casa sua e poi è tornato da lei. Sono stati ancora un po’ a parlare e lui è andato via, a dormire.
ALBERTO E CHIARA – Anche se sono entrambi a casa da soli, hanno preferito dormire ognuno per conto proprio: lui questa mattina avrebbe dovuto lavorare alla sua tesi (si sta per laureare alla Bocconi!); lei magari doveva lavorare (è stagista e ancora non ha potuto andare in ferie). Sarebbero dovuti partire per le vacanze da lì a breve. Però Chiara è tutta la mattina che non si fa sentire. Di solito si fanno uno squilletto sul cellulare appena svegli, ma a quello di Alberto delle 9,15 lei non ha risposto. Così lui ha preso la bicicletta ed è venuto fino qui. Alberto vede la scia ed entra. Si affaccia sull’uscio della cantina e la vede lì, riversa a terra. Indossa una maglietta e il pezzo inferiore del pigiama. Alberto esce e chiama i carabinieri. A loro dice: l’ho vista lì, aveva il viso bianchissimo. Non è così: chi ha ucciso Chiara l’ha fatto colpendola al viso, una, due volte, e poi le ha fracassato la nuca, quello che è rimasto del suo volto è una maschera di sangue. Dell’arma del delitto non vi è traccia. Un corpo contundente, certo, ma quale esso sia rimarrà un mistero. Alberto viene convocato in caserma. Non a torto: è l’ultima persona ad aver visto Chiara viva, ed è il primo ad averla trovata morta. L’interrogatorio è lungo, lunghissimo. A lui deve sembrare un tempo infinito. Il pm Rosa Muscio continua a fargli ripetere le stesse cose: cos’hanno fatto la sera precedente; cosa ha fat
to lui questa mattina; come ha trovato il corpo e cosi via. Sempre le stesse domande.
I DUBBI – Il tempo è fermo. Cosa ha fatto ieri sera? Cosa ha fatto questa mattina? Come ha trovato il corpo? Le lancette dell’orologio paiono essersi fermate. Come è entrato nella casa? Che strada ha fatto? Domande che potrebbero sembrare banali a chiunque, ma non lo sono. Alcune stranezze non da poco sono in effetti emerse come i carabinieri sono arrivati lì. Le scarpe del ragazzo ad esempio: sono immacolate, hanno le suole pulitissime e non c’è nemmeno una piccola goccia di sangue sopra. Non servono i Ris per scoprirlo, è evidente anche ad occhio nudo. Per il pm è strano: è possibile, deve pensare, che qualcuno entra in una stanza che è praticamene immersa nel sangue e non si macchia nemmeno un minimo. E poi, altri dubbi, perché il ragazzo non ha cercato di verificare se Chiara non fosse ancora in vita? Domande tante, stranezze molte, ma certezze nessuna. Verrebbe da chiedersi a chi, entrando in un luogo pieno di sangue, verrebbe mai in mente di calpestarlo. Più facile pensare male del fatto che Alberto non si sia nemmeno avvicinato al corpo di lei, ma nessun comune mortale, abituato a vedere scene del genere solo nei film, può sapere come reagirebbe in una situazione simile. Inutile poi continuare a domandarsi perché Alberto abbia definito il viso di lei “bianchissimo”, quando non lo era affatto. Qui siamo alla pura speculazione. Quando il ragazzo esce è distrutto.
























Garlasco, un giallo per l’estate…
Lui e lei, Alberto e Chiara. La piccola provincia italiana, Garlasco. Il sole, il caldo. L’omicidio, la bici, i dubbi. Un giallo per l’estate. L’avete già sentita tante volte questa storia. Ma nessuno ve la mai raccontata così…
ricordo ancora il momento in cui appresi la notizia la prima volta
quindi sulle cugine non si indaga più? Questo sembra un delitto “femminile”: colpo inferto alla vittima di spalle e con una strana efferatezza. Mah…
Gran bel post, Igor. E’ stato un piacere leggerlo in “anteprima”, durante il montaggio.
Un sorriso finesettimanale..
C.
Siamo al “”Cogne 2 “”. E’ ingiusto condannare senza prove ma è ancora più ingiusto assolvere in base a a”"alibi che non stanno in piedi (per logica)”". Buon lavoro quello dei consulenti della difesa nominati, NO per accertare la verità, ma per smontare la “”verità “” dei consulenti dell’accusa che svolgono quel lavoro per Professione.
Vicenda (per la supposta complessità) simile a quella di Perugia. Di fatto, basterebbe far scomparire un corpo e Negare Negare Negare per essere assolti da un delitto.
insomma, il delitto è stato consumato di mattina, non alle 3 di notte
possibile che nessuno, dico nessuno, abbia incrociato sto Stasi per strada? no, nessuno, quindi mancano le prove e finiamola qui
C’è anche un’altro particolare che, secondo me, mette in dubbio la stessa innocenza di Alberto Stasi, mi riferisco alla telefonata fatta al 118:
1) perchè non ha telefonato direttamente dalla villetta? perchè ha preferito lasciarla sola, non sapendo se fosse ancora viva?
2)perchè durante la telefonata al 118 usa il sostantivo “persona” …c’è una persona, generalizzando, e non specificando “la mia fidanzata” perchè? perchè questo atteggiamento freddo e distaccato?