Un uomo. Un giornalista. Un (ex) direttore di Telegiornale. Un cronista testimone di questi ultimi vent’anni. Enrico Mentana si racconta e ci racconta il delicato mestiere, anzi la passone, dell’informare nell’Italia di ieri e in quella di oggi
La parte più interessante e vera dell’ultimo libro di Enrico Mentana “Passionaccia” Ed. Rizzoli è sicuramente quella contenuta nel capitolo Autodafè. In cui parla di quelli che sono stati i suoi più grandi errori in circa 30 anni di lavoro di giornalista. Già di giornali
sta. Attività difficilmente collocabile tra mestiere e professione. Attività che non è possibile svolgere al meglio se non si ha dentro quella passionaccia. Appunto.
IL CASO DELLA CURA DI BELLA - E’ il 13 Gennaio 1998. A Canale 5 debutta un ciclo di trasmissioni che vanno sotto il nome di “Esclusivo 5”. Autori e animatori Enrico Mentana e il centenario Maurizio Costanzo. La puntata mette a confronto Rosy Bindi, allora Ministro della Sanità, e Luigi Di Bella. Luigi Di Bella, per chi non lo ricorda, era un medico modenese che era salito agli onori della ribalta grazie alla sua cura antitumorale basata sulla somatostatina. La trasmissione fu un successo in termini di share. Verso la fine della trasmissione, nella fase più dura del confronto, si contarono più 11 milioni di telespettatori. Quella sera Luigi Di Bella, oltre ad aver consolidato la sua notorietà, ebbe dal Ministro l’impegno alla sperimentazione della sua cura in tutti i centri Italiani. La parabola di Luigi di Bella, che sarebbe morto 5 anni dopo quella trasmissione, si chiuse definitivamente il 30 Dicembre 2005. Quando fu accertato che la cura non aveva alcuna efficacia contro i tumori, e che, anzi, poteva diventare pericolosa in quanto distraeva il paziente dall’utilizzo delle cure ufficialmente riconosciute. Mentana riconosce nel libro che quella trasmissione, giornalisticamente impeccabile se si guarda ai portatori di interesse quali l’editore o gli inserzionisti, non aveva svolto un servizio pubblico e di informazione. Perchè aveva finito con lo spingere molti Italiani a fidarsi di una cura dai risvolti ancora incerti ed a voltare le spalle all’oncologia ufficiale.
RITRATTO DI GIORNALISTA - Dentro questo racconto ci sono molti degli elementi e dei temi del libro. Ed in questa autoaccusa c’è molto dell’autore. Della sua esigenza di mantenere un rapporto con i suoi lettori e/o spettatori. Di essere chiamato alla gestione di un ministero. Il giornalista, del resto, è come il prete. Esercita un ruolo durante una sorta di celebrazione che si ripete e si sostanzia quotidianamente. Ci sono le letture, il racconto di atti di dolore e c’è bisogno di ribadire la professione di fede. Di credere. C’è bisogno di credere a quella parola. Che sia detta o filmata. Una parola che per Mentana deve essere semplice. “Parla come mangi” è il titolo di uno dei capitoli. Niente burocratismi, niente citazioni dotte, niente politichese. L’informazione, la cronaca dovevano e devono essere chiare e di prossimità. Devono saper raccontare i fatti locali della provincia con la cura del dettaglio e chiarezza espositiva. Questi furono gli ingredienti di quello che sarebbe stato il Tg5. Niente gobbi elettronici che rendevano l’anchorman freddo e non partecipativo. Piuttosto un conduttore che si concedeva un’incertezza ma che sapeva colloquiare con il telespettatore. Immediato ed informale. Senza erigere barriere di alcun tipo. Facendosi travolgere dalla notizia, dalla piena del coinvolgimento emotivo che ogni notizia porta con sé. Merito del libro è quello di fornire un’occasione per guardare, ripercorrendo le tappe salienti della carriera dell’ex Direttore del TG5 e di Mediaset, a molti dei fatti della cronaca non più recente del nostro paese. Il c
inismo del giornalismo durante Tangentopoli, le preoccupazioni per l’informazione dopo la discesa in campo di Silvio Berlusconi, il rapimento Soffiantini in cui Mentana fu coinvolto direttamente. La guerra nei Balcani.

bel ritratto
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“Facendosi travolgere dalla notizia, dalla piena del coinvolgimento emotivo che ogni notizia porta con sé.”
E’ vero! in effetti anche Matrix, senza Mentana, non è più lo stesso: è quasi scivolato in basso!
Bell’articolo!