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La rubricadi Mauro Senzaterra (Mthrandir)
pubblicato il 17 giugno 2009 alle 09:30 dallo stesso autore - torna alla home

Media censurati, comunicazioni interrotte e giornalisti confinati in albergo con l’ordine tassativo di non riferire alcunché sulle proteste post-elettorali dei sostenitori di Mousavi. Anche Blogspot è diventato improvvisamente parco di entusiasmi per i bloggers iraniani. Ma qualche voce arriva lo stesso.

Diciamo la verità: nessuno si aspettava un dopo “elezioni” nella Repubblica più islamica del mondo così violento. In fondo, eravamo tutti più o meno convinti che l’Iran fosse una terra Ayatollah Ali Khamenei Rovesciare Teheran via blog è possibile?definitivamente perduta alla causa della democrazia e che fosse abitata da inguaribili cloni dell’impresentabile pupazzo che la Suprema Guida – Alì Khamenei – le aveva messo al timone nel 2005. Invece ci siamo dovuti ricredere perché, evidentemente, di gente stufa di avere Allah tra i piedi in ogni momento ce ne deve essere parecchia di più di quanto si pensasse visto che, non più tardi di un paio di giorni fa, circa un milione di persiani si sono dati appuntamento sul viale che unisce piazza della Libertà a piazza della Rivoluzione. Luogo evocativo, specie perché non ci sono andati a fare shopping, ma a rimediarci un morto.

RADIOSO FUTURO E RADIOSO PASSATO – Nonostante gli sforzi sovrumani dei media occidentali, impegnati nell’ingrato compito di presentare il confronto elettorale iraniano come una sorta di scontro tra gli ultraconsarvatori di Ahmadinejad e i mousavi vs ahmadinejad Rovesciare Teheran via blog è possibile?democratici riformisti al seguito di Mousavi, va detto che – per amore della verità – che è piuttosto difficile immaginare che le nostre categorie politiche siano perfettamente esportabili nella terra del caviale rosso. Di fatto, gli iraniani sono stati chiamati a votare per eleggere il numero due di una Repubblica il cui numero uno vale, più o meno, come Allah in persona. Detta altrimenti, per uno che andasse a ricoprire una carica certamente di rilievo, ma di fatto dotata di poteri eminentemente esecutivi. Il posto del Boss non era sul piatto. In più, e sia detto a vantaggio di chi si sia improvvisamente innamorato dell’Obama mesopotamico, i due principali contendenti non rappresentano propriamente due visioni alternative del mondo. Mousavi può essere considerato, senza timore di sbagliare troppo, un Ahmadinejad lavato, ripulito e vestito in modo decente. Sul resto, son più le cose sulle quali si somigliano che quelle sulle quali hanno opinioni diverse. Tanto per fare qualche  esempio, Mousavi definì Israele un’escrescenza cancerosa (1988), gli Stati Uniti il Grande Satana (1987), appoggiò la fatwa contro Salman Rushdie per colpa dei Versetti Satanici e, secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, è uno dei padri del programma atomico iraniano. Un riformista piuttosto originale.

CHI SI CONTENTA – Tuttavia, se non altro per ragioni estetiche e antropologiche, non c’è da stupirsi che coloro che più degli altri vorrebbero uscire dalla gabbia teocratica degli Ayatollah abbiano visto in lui un possibile grimaldello per tentakowsar12094 Rovesciare Teheran via blog è possibile?re di scardinare un regime cupo come il chador che impone alle poveracce che hanno avuto la sventura di venire al mondo nella patria dell’Islam sciita duodecimano. Una scelta del meno peggio che noi italiani, più degli altri popoli, possiamo comprendere senza fare sforzi eccessivi. Del resto, Mousavi si è presentato con un programmino agile fatto di qualche diritto in più alle donne, di risanamento di un’economia più morta che agonizzante condito con l’apertura di uno “spazio politico libero nel quale le diverse realtà presenti sul territorio possano esprimere le proprie opinioni sul governo”. Qui avrebbe raccolto ilari risate (o forse no?), ma a Teheran è tanta roba. In ogni caso, abbastanza per dare speranza a chi sa benissimo che, per esempio, farsi un blog poco allineato in Iran può avere conseguenze piuttosto spiacevoli, tra le quali finire nel carcere di Evin, starci 30 mesi e poi decidere di farla finita che è meglio.

RIVOLUZIONE – Il fatto realmente nuovo, però, sta nei mezzi attraverso i quali arrivano notizie e immagini da un Paese messo immediatamente in quarantena mediatica da una classe dirigente poco informata sul potenziale delle nuove tecnologie. Nonostante lo spegnimento de gli SMS già durante le elezioni, la mordacchia imposta al grande fratello Google e la decisione “estrema” di confinare in albergo i giornalisti, le notizia continuano ad arrivare in Occidente comunque. Non attraverso i blog, naturalmente, che sono l’anello twitter bird profile Rovesciare Teheran via blog è possibile?debole della catena del cosiddetto citizen journalism, ma via Facebook, Flickr, Youtube e, soprattutto, Twitter. E non è una rivoluzione da poco. Basti dire, a proposito di Twitter, che si è mosso il Dipartimento di Stato Americano per chiedere ai gestori del servizio di rimandare una serie di operazioni di manutenzione straordinaria già pianificate per ieri che avrebbero ammutolito il canale #IranElection.Di fatto, twitter è rimasto uno dei pochi canali in grado di far passare notizie fresche.

COSA SUCCEDE – I media tradizionali, inclusi i grandi gruppi editoriali e televisivi, hanno le mani quasi legate, ma via twitter arriva di tutto. Dalle manifestazioni di solidarietà, che spazia dal reset degli orari sul fuso di Teheran alla politica dello “sfondo verde”, colore dell’onda di protesta, alle notizie vere e proprie. Quanto affidabili non si sa, ma i si dice e le segnalazioni di fonti si susseguono a ritmi impressionanti. Chi segnala pezzi pubblicati su Facebook la cui descrizione delle violenza della polizia fa accapponare la pelle e chi – come Kate Pancarician – riferisce di un assalto dei Basij all’Università di Teheran sebbene la forchetta sul numero dei possibili arresti (da 200 a 5.000) lasci intendere che quello che arriva vada preso con grande beneficio di inventario. Di sicuro, sono in tanti a temere infiltrazioni da parte di agenti del governo iraniano a caccia di IP dIran president mahmoud ahmadinejad Rovesciare Teheran via blog è possibile?a associare ad una faccia. Forse è paranoia, ma qualcuno raccomanda di usare servizi che garantiscano l’oscuramento dell’indirizzo. Arrivano anche immagini, via Flickr, come quelle di mousavi1388 che testimoniano della folla impressionante che ha partecipato alla manifestazione del 15 giugno e video su Youtube che mostrano morti e feriti (quelli, ve li cercate da soli). La sensazione, comunque , è di una gran confusione e, probabilmente, non potrebbe essere altrimenti.

LE VIE DEL WEB NON SONO INFINITE – Avendo seguito per parecchie ore il susseguirsi vorticoso di messaggi e di notizie, o presunte tali, mi pare che si possa sostenere agevolmente che gli entusiasti del due punto zero a tutti i costi si sono fatti prendere la mano esagerando il ruolo e il peso che il social networking possa rappresentare effettivamente una via concretamente praticabile per rovesciare un regime antidemocratico. In certi casi, il prezzo di una conquista di tale portata non ammette sconti e, bisogna dirlo, chi è sceso in piazza a Teheran il suo l’ha fatto e lo sta facendo. Anche la qualità delle informazioni lascia qualche dubbio, specie in merito all’attendibilità. Fonti anonime, numeri buttati lì senza alcun criterio, messaggi contrastanti, tifosi delle diverse fazioni che non si risparmiano colpi. Difficile, in queste situazioni, separare il grano dal loglio. Alla fine, si spegne il monitor e resta il dubbio di aver assistito – da bravo lurker – ad una chat priva di qualsiasi autorevolezza. E’ il limite della rete quando si parla di informazione: abbonda la quantità, ma ricavarne una sintesi per capire come stiano le cose è ancora troppo complicato. Però c’è, è questo è un bene. Se sia anche vero lo sapremo presto, forse. Magari, cominciando da Teheran.

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