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Culturadi Donatella Lai (uyulala)
pubblicato il 17 giugno 2009 alle 12:14 dallo stesso autore - torna alla home

Cosa accade nella mente di chi, ogni giorno, propina opinioni da tutti i media. E perché questo influenza anche (e soprattutto) la cultura di chi guarda/legge da casa

Esiste un fenomeno che riguarda l’esposizione in pubblico di opinioni e idee, soprattutto quando questo avviene attraverso i mass media, ed è legato al modo in cui vengono recepiti i discorsi relativi da lettori e ascoltatori. L’ho voluto chiamare “effetto opinionista”. L’esempio lo abbiamo sotto gli occhi praticamente tutte le volte che accendiamo la TV, è meno potente nel caso degli articoli in giornali e riviste cartacei, e probabilmente è ridotto al minimo quando ciò avviene nel web, ma non ne sono completamente sicura. Ciò che accade è che le opinioni diventano più attendibili non tanto in base al reale spessore e veridicità dei contenuti espressi, ma in base ai titoli (reali o presunti) di chi li espone e, spesso, anche deldubbio Effetto opinionista  della sua fama mediatica. L’impressione è che in questo modo si sia generato un circolo vizioso, secondo il quale le persone, telespettatori o lettori, da un lato evitano di esprimere le proprie idee in quanto consapevoli di “non essere nessuno”, d’altro canto finiscono per sciropparsi ogni genere di idiozie (purtroppo ne vengono espresse tante) quando ad esporle sono personaggi considerati degli esperti. Spinta da queste riflessioni mi sono ricordata di un documento preso da internet tanti anni fa e che aveva il titolo di “Fallacies”, documento molto lungo e articolato che espone un gran numero di errori logici. Quello in cui cade un ascoltatore o un lettore quando recepisce le parole di un cosiddetto esperto è esposto nel capitolo “ricorso all’autorità”. La lettura di questo documento non è facile, anzi, sinceramente l’ho trovata abbastanza stentata, ma se si riesce a superare le difficoltà nel linguaggio si possono trovare molti interessanti spunti.

ESPERIENZE – Mi permetto a questo punto di fare riferimento a una piccola nota personale, che si è incastrata nel ragionamento sopra esposto da quando ho cominciato a scrivere nel web e ad essere letta anche da chi non mi conosce personalmente: di fatto scrivo queste righe dandomi la zappa sui piedi. Infatti io sono “la psichiatra”, di conseguenza posso parlare di tante cose e le mie parole saranno ascoltate, lette, prese comunque sul serio oppure denigrate di solito senza veri argomenti. Così come capita a me, nel mio piccolissimo, capita a tutti coloro che hanno il ruolo di opinionista in un qualsivoglia mezzo di comunicazione di massa, a livelli piccoli, medi o grandi. Ogni tanto esistono ondate di opinionisti di una determinata categoria (le categorie degli psichiatri e degli psicologi sono sempre molto gettonate), i quali sono chiamati a commentare argomenti, fatti di cronaca, attualità, politica e perfino gossip e sport spesso in aree molto al di fuori delle competenze specifiche dell’esperto. E fin qui niente male, se si trattasse semplicemente di ascoltare il parere di una persona di buon spessore culturale e magari dotata di saggezza. Il punto è che dall’ascolto di un’opinione si scivola molto facilmente nell’”ipse dixit”, quello che dovrebbe essere un parere, un punto di vista, diventa verità assoluta e inconfutabile. E’ qui che lo spettatore o il lettore viene stimolato ad assorbire il parere dell’esperto come asserzione certamente veritiera solo perché esce dalla bocca – o dalla tastiera del PC – dell‘Esimo Professore Tal dei Tali, laureato in Estimo delle Attrezzature delle Formiche da Corsa. Questo è un aspetto delle mie riflessioni.

IDEE O EGO? - Un altro aspetto, che si verifica in particolare nel mondo televisivo, è legato al fatto che spesso, ormai, davanti alle telecamere di opinionisti ce ne sono almeno due, spesso più di due. Anche questo di per sé non è un male, in quanto uno scambio di idee TEORICAMENTE potrebbe portare ad un arricchimento reciproco degli interlocutori e di conseguenza degli spettatori. Cosa succede invece? Frequentemente ognuno degli opinionisti si trova nella condizione psicologica di ambire alla posizione ditelevisione1 Effetto opinionista  dispensatore di verità, di aspirare ad occupare il trono posizionato perfettamente in asse all’occhio della telecamera. A quel punto si assiste alla regressione dell’evoluzione e il tentativo di brainstorming si trasforma rapidamente in una lotta per la supremazia del branco, con tanto di conquista delle femmine, creazione di alleanze, scontri di corna, prove di forza. In un caso e nell’altro, quello che normalmente succede è che diventa più importante la gratificazione dell’EGO dell’”esperto” piuttosto che la messa in condivisione di opinioni, pensieri, idee. Gli utenti dei media vengono invogliati a recepire acriticamente i messaggi o a rifiutarli altrettanto acriticamente, stimolando soprattutto il ragionamento (?) che fruisce di luoghi comuni. Le conseguenze, io credo, sono molte. L’effetto di emulazione che si verifica può indurre una regressione nella propria crescita personale, nel momento in cui il modello propinato è quello della persona dall’EGO ipertrofico e ingombrante, capace di parlare su tutto e di ascoltare su nulla. Chi cade in questa trappola si potrebbe trovare nella situazione di utilizzare il cervello di un altro e di ragionare per procura nel tentativo di raggiungere quel tipo di gratificazione, legata all’ipertrofia del proprio senso di importanza personale.

IL CORAGGIO - Fra l’altro questo meccanismo ha del paradossale perché il senso di importanza che ne deriva non nasce più da ciò che si è veramente né dalle proprie idee originali, ma piuttosto dal tentativo di diventare qualcosa di diverso, di trasformarsi in una brutta copia di qualcuno che a volte è già una brutta copia di se stesso. Viene a mancare il coraggio dell’espressione genuina di se stessi e la libertà di considerare ogni opinione valida per ciò che veicola e non a causa di CHI la veicola. Mi chiedo allora: può essere questa UNA causa dell’appiattimento che io vedo nelle persone, nel loro modo di essere, di sentire, di parlare? Nel loro modo di pensare? Probabilmente finirò per sembrare un vecchio disco in vinile rigato, perché non smetto mai di ripetere che comunque, qualunque cosa si legge, ascolta e guarda, va letta, ascoltata e guardata sempre con quel pizzico di spirito critico che possa consentirci, comunque, di imparare per assimilazione, in un processo di tipo digestivo e non per semplice riempimento di un vuoto pneumatico.

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N.B.: l’espressione “importanza personale” non è mia. E’ attribuita a Don Juan da Castaneda in molti dei suoi libri.
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