Cultura

Effetto opinionista

17 giugno 2009

Cosa accade nella mente di chi, ogni giorno, propina opinioni da tutti i media. E perché questo influenza anche (e soprattutto) la cultura di chi guarda/legge da casa

Esiste un fenomeno che riguarda l’esposizione in pubblico di opinioni e idee, soprattutto quando questo avviene attraverso i mass media, ed è legato al modo in cui vengono recepiti i discorsi relativi da lettori e ascoltatori. L’ho voluto chiamare “effetto opinionista”. L’esempio lo abbiamo sotto gli occhi praticamente tutte le volte che accendiamo la TV, è meno potente nel caso degli articoli in giornali e riviste cartacei, e probabilmente è ridotto al minimo quando ciò avviene nel web, ma non ne sono completamente sicura. Ciò che accade è che le opinioni diventano più attendibili non tanto in base al reale spessore e veridicità dei contenuti espressi, ma in base ai titoli (reali o presunti) di chi li espone e, spesso, anche della sua fama mediatica. L’impressione è che in questo modo si sia generato un circolo vizioso, secondo il quale le persone, telespettatori o lettori, da un lato evitano di esprimere le proprie idee in quanto consapevoli di “non essere nessuno”, d’altro canto finiscono per sciropparsi ogni genere di idiozie (purtroppo ne vengono espresse tante) quando ad esporle sono personaggi considerati degli esperti. Spinta da queste riflessioni mi sono ricordata di un documento preso da internet tanti anni fa e che aveva il titolo di “Fallacies”, documento molto lungo e articolato che espone un gran numero di errori logici. Quello in cui cade un ascoltatore o un lettore quando recepisce le parole di un cosiddetto esperto è esposto nel capitolo “ricorso all’autorità”. La lettura di questo documento non è facile, anzi, sinceramente l’ho trovata abbastanza stentata, ma se si riesce a superare le difficoltà nel linguaggio si possono trovare molti interessanti spunti.

ESPERIENZE – Mi permetto a questo punto di fare riferimento a una piccola nota personale, che si è incastrata nel ragionamento sopra esposto da quando ho cominciato a scrivere nel web e ad essere letta anche da chi non mi conosce personalmente: di fatto scrivo queste righe dandomi la zappa sui piedi. Infatti io sono “la psichiatra”, di conseguenza posso parlare di tante cose e le mie parole saranno ascoltate, lette, prese comunque sul serio oppure denigrate di solito senza veri argomenti. Così come capita a me, nel mio piccolissimo, capita a tutti coloro che hanno il ruolo di opinionista in un qualsivoglia mezzo di comunicazione di massa, a livelli piccoli, medi o grandi. Ogni tanto esistono ondate di opinionisti di una determinata categoria (le categorie degli psichiatri e degli psicologi sono sempre molto gettonate), i quali sono chiamati a commentare argomenti, fatti di cronaca, attualità, politica e perfino gossip e sport spesso in aree molto al di fuori delle competenze specifiche dell’esperto. E fin qui niente male, se si trattasse semplicemente di ascoltare il parere di una persona di buon spessore culturale e magari dotata di saggezza. Il punto è che dall’ascolto di un’opinione si scivola molto facilmente nell’”ipse dixit”, quello che dovrebbe essere un parere, un punto di vista, diventa verità assoluta e inconfutabile. E’ qui che lo spettatore o il lettore viene stimolato ad assorbire il parere dell’esperto come asserzione certamente veritiera solo perché esce dalla bocca – o dalla tastiera del PC – dell‘Esimo Professore Tal dei Tali, laureato in Estimo delle Attrezzature delle Formiche da Corsa. Questo è un aspetto delle mie riflessioni.

9 commenti a Effetto opinionista

  1. gloria

    “Viene a mancare il coraggio dell’espressione genuina di se stessi e la libertà di considerare ogni opinione valida per ciò che veicola e non a causa di CHI la veicola. Mi chiedo allora: può essere questa UNA causa dell’appiattimento che io vedo nelle persone, nel loro modo di essere, di sentire, di parlare? ” Sarà che sei la mia esperta preferita ma condivido sempre le tue riflessioni.
    Quanto al come percepito l’opinionista, concordo anche in quello

  2. maria teresa

    Insomma, in questa società dell’immagine, anche le idee non valgono per se stesse ma per “l’abito” con cui sono state confezionate, poco conta che reale valore esse abbiano. Due i rischi, a mio avviso: il primo è quello prospettato nell’articolo, che ci si senta sempre più inadeguati nell’esprimere un’opinione personale, il secondo, è che, rassegnandosi all’idea che la forma vince sempre e comunque, si ricerchi unicamente di essere vincenti in questa modalità, apparendo quanto meglio si possa, trascurando la propria essenza.

  3. gloria

    basterebbe forse passare a reti unificate il messaggio che vincere non solo non è importante, ma è impossibile, quando si tratta di opinioni,

  4. Pingback: diggita.it

  5. “Chi cade in questa trappola si potrebbe trovare nella situazione di utilizzare il cervello di un altro e di ragionare per procura nel tentativo di raggiungere quel tipo di gratificazione, legata all’ipertrofia del proprio senso di importanza personale.”

    In effetti è cosi! c’è anche chi incorre in quest’errore solo per seguire la massa, lasciandosi condizionare da ragionamenti che poi in realtà non ti appartengono; quasi ad enfatizzare la stessa opinione che sembra diventare un criterio dell’essere: “ragiono cosi, perchè tutti ragionano cosi”! sbagliatissimo!

    Donatella, mi piace la tua rublica, la trovo molto interessante! :)

  6. giornalettismo su fb

    da fb ci arriva il monito di A. M: “Leggetevi Derick de Kerchkove e il capitolo iniziale di Rorty, La Filosofia e lo specchi della natura e capirete che quell’imbecille in foto è altro che un opinion maker”

  7. abr

    “L’impressione è che in questo modo si sia generato un circolo vizioso, secondo il quale le persone, telespettatori o lettori, da un lato evitano di esprimere le proprie idee in quanto consapevoli di “non essere nessuno”, d’altro canto finiscono per sciropparsi ogni genere di idiozie..”

    Esiste un terzo caso a mio avviso, quello dell’emulazione: tutte quelle trasmissioni, in specie radiofoniche stile “pronto da dove chiama?”, dove la ggente per nulla intimidita anzi, espone senza vergogna le proprie banali idee su questo o su quello, probabilmente rassicurati dal fatto che le loro banalita’ sono del tutto equiparabili al livello degli opinionisti di turno, come giustamente sottolinei.

    Del resto oggi per molta ggente si esiste solo se si va in Tv, basti assistere alle code per i provini di XFactor o del GF.
    In fondo, perseguono la profezia di Warhol: “nel futuro a ognuno spettera’ qualche minuto di celebrita’”. Indipendentemente dai contenuti.
    ciao, Abr

  8. Intanto ringrazio per i complimenti (mi mettete nei guai: la tendenza ad ipertrofizzare l’EGO ce l’ho anch’io, sapete?)

    Voglio d’altronde ringraziare Abr: mi è piaciuta la tua osservazione, in effetti quell’aspetto l’ho poco considerato ma è altrettanto importante. E’ strano, ma ci sono alcune battute, diventate luoghi comuni, che invece nascondono una profonda verità. Vi ricordate che tempo fa circolavano cartelli con la scritta: “Prima di parlare assicurarsi che la bocca sia collegata al cervello”? Beh, penso che mantenga il suo valore per il 100% della popolazione mondiale vivente. Per quella deceduta non saprei, è dall’età di 12 anni che non faccio sedute spiritiche

  9. Gateo

    Bene per oggi ettutto, ci vediamo domani alla stessa ora.

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