Sulla tragica fine del Volo 447 dell’Air France sono subito fioccate le speculazioni complottiste. Che non sembrano avere alcun fondamento
Nella notte tra il 31 maggio e il 1° giugno, il Volo 447 dell’Air France, un Airbus A330 con a bordo 228 persone, è andato perduto circa quattro ore dopo il decollo da Rio de Janeiro, quando si trovava a oltre un migliaio di chilometri dalle coste brasiliane, diretto verso Parigi. Già poche or
e dopo qualcuno si era premurato di aprire una voce sulla Wikipedia in lingua inglese, che si è poi arricchita al punto che nel giro di una settimana era diventata una corposa pagina enciclopedica con ben 124 note bibliografiche: probabilmente è la fonte più aggiornata e completa disponibile sul Web, anche se di fronte a tanta rapidità è difficile non provare un certo sconcertante disagio.
SCENARI MISTERIOSI - Ma la morte di 228 persone, oltre a diventare subito una nuova voce enciclopedica, ha immediatamente dato voce alle immancabili speculazioni di stampo complottista, spesso sospinte dal vento di un giornalismo che predilige l’esaltazione dei dubbi e dei misteri piuttosto che le analisi prudenti e circostanziate. La mente non può fare a meno di correre alla tragedia di Ustica, quasi 30 anni fa: anche allora un aereo sparì sul mare, anche allora le ipotesi si accavallarono una sull’altra, anche allora più di qualcuno preferì rincorrere scenari misteriosi e fantastici. Speriamo che almeno a queste 228 vittime siano risparmiate le beffe propinate alle 81 persone di Ustica. Un articolo pubblicato su APCOM ha fatto il giro del Web sin dal giorno dopo la tragedia. “Un incidente che resta ancora senza una spiegazione”, scrivono i giornalisti di APCOM. L’affermazione è a dir poco banale: se un aereo precipita improvvisamente sull’Oceano, senza testimoni e senza che i piloti abbiano potuto dichiarare un’emergenza, è piuttosto improbabile che si possa trovare una spiegazione nel giro di poche ore. A volte occorrono anni per capire cos’è successo, e non è detto che ci si riesca.
ANALISI OBIETTIVE – Le cosiddette “scatole nere”, infatti, ammesso che si possano individuare e recuperare e ammesso che siano ancora leggibili, non sempre forniscono indicazioni utili a stabilire le cause di un incidente, se l’evento catastrofico è stato rapido e imprevisto. Il registratore dei dati di volo (FDR) e quello delle conversazioni in cabina di pilotaggio (CVR), questi i nomi corretti degli apparati, si limitano a memorizzare una serie di parametri e le voci dei piloti. Può ben succedere che le registrazioni siano perfettamente nella norma e, semplicemente, si interrompano all’improvviso. In tal caso i dati registrati potranno essere utili per stabilire il momento esatto in cui si è verificato l’evento e per stabilire cosa NON è successo (ad esempio, il parametro che misura il livello di carburante può far escludere che l’aereo sia precipitato perché a secco, quello che misura la velocità può far escludere che l’aereo sia finito in stallo, ecc…). Di solito, le scatole nere non registrano gli ultimi secondi di vita dell’aereo, perché i segnali provenienti dai sensori impiegano del tempo per essere processati e memorizzati. Potrebbe rendersi necessario, quindi, recuperare i rottami ed esaminarli, impresa tutt’altro che facile e dall’esito per nulla scontato.
LA DIFFICILE COMPRENSIONE DEL DISASTRO – Non c’è quindi da meravigliarsi
se le cause del disastro restino inspiegate a lungo, forse per sempre. Di certo è ridicolo meravigliarsene già poche ore dopo la tragedia. Lo stesso articolo APCOM cita altre ipotesi: “un fulmine”, secondo un portavoce Air France. “Un’esplosione o qualcosa di estremamente grave e rapido che ha impedito al pilota di comunicare”, secondo un comandante pilota. Addirittura uno specialista di aviazione avrebbe detto: “L’aereo era a oltre 35 km di altitudine, dunque il comandante aveva tutto il tempo, prima di schiantarsi, di lanciare un messaggio di emergenza”. Speriamo che i 35 km siano un semplice refuso, perché la quota corretta è di 35.000 piedi, pari a circa 11.000 metri. Uno specialista di aviazione non confonderebbe mai i piedi con i metri. Sconcerta, invece, l’affermazione che il pilota avrebbe avuto comunque il tempo di lanciare un messaggio di emergenza. Questo è valido per un’avaria che porti l’aereo a precipitare integro, non certo per un evento catastrofico istantaneo, come può essere un cedimento strutturale.



C’è chi ha l’hooby di cercare cospirazioni a tutti i costi e chi ha l’hobby di cercare di smontarle a tutti i costi, in entrambi i casi i punti di vista non mi sembrano neutrali neutrali.
C’è chi ha l’hobby di cercare cospirazioni a tutti i costi e chi a l’hobby di cercare di smontarle a tutti i costi, in entrambi i casi i punti di vista non mi sembrano neutrali neutrali.
il pilota aveva letto i commenti di giamba e si è suicidato
Un esperto di progettazione strutturale degli aerei mi ha detto che, oltre al fatto che nessuno può essere sicuro di quello che è successo, che una ipotesi era simile a quella del volo 587 che hai citato e cioè che per evitare la turbolenza o perchè il sensore gli dava erroneamente una velocità pericolosa il pilota abbia disinserito il pilota automatico. A quel punto, a 1000 km/h, non è facile regolare la velocità che può variare anche in maniera velocissima e aumentare in pochi minuti fino a 1300-1500 km/h provocando una guasto strutturale (come la rottura della porta). In quel caso depressurizzazione e morte istantanea per tutti. Altro che allarme. Quindi concausa di turbolenza, errore dei sensori e, in ultima analisi, errore umano.
Volevo far notare anche come, nei primi giorni, le indiscrezioni dicevano di tutto: nessun messaggio diagnostico inviato, 30 messaggi diagnostici.
Però io non credo a quello che mi ha detto.
L’ipotesi di strababus mi sembra molto più credibile. In rete infatti si favoleggia che ci sia qualche sopravvissuto del “Tempio del popolo” che abbia cominciato a tradurre tutti i commenti di Giamba e distribuirli tra i piloti di mezzo mondo.
Aspettiamoci allora altri incidenti sospetti