Finestrella Confederescions Cap – Volume 2 -

16/06/2009 - Brasile ed Egitto quattro a 3. Morale ? Viva l’Italia Marcello Lippi ha (sempre) ragione. Non dobbiamo colmare alcun gap. Siamo i campioni del mondo. La Spagna no, un mondiale non lo ha mai vinto, neanche a casa sua. E

     
 

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Brasile ed Egitto quattro a 3. Morale ? Viva l’Italia

Marcello Lippi ha (sempre) ragione. Non dobbiamo colmare alcun gap. Siamo i campioni del mondo. La Spagna no, un mondiale non lo ha mai vinto, neanche a casa sua. E per vincere qualcosa coi nuovi fenomeni ha dovuto prima di tutto mandarli all’estero in collegio perché la Liga non vale un cazzo e poi aspettare sette anni, i sette anni di svezzamento. Vi aggiungo a giudicare dalle scene di ieri sera che se han messo sette anni a crescere, son bastati quindici minuti, i primi, a tornare quelli di sempre, di nuovo tronfi e vezzosi, tutti scemi. Solo dei nigni potevan esultare per aver fregato le caramelle alla comitiva neozelandese in viaggio studio. Prendevano appunti infatti, non gli avversari. E neanche il pallone.

Nel ritiro dei brasiliani, Kakà son giorni che si sbraccia. Nelle conferenze stampa, persino quando prega. Ne convoca di continuo, di questi incontri-summit con l’opinione pubblica e i suoi lenoni, per non perdere con una dichiarazione e una furtiva lagrima neanche le edizioni della sera. Sta male, soffre. Ma così è, va avanti nonostante tutto. Giura ai suoi, non vi tradirò, vincerò e vincerò e vincerò e settanta volte sette vincerò. E non esulterò. O almeno. Magari incrocerà le dita o farà le corna o spergiurerà fedeltà rossonera quando sarà il momento di dare un figlio, uno sbocco, di lasciar qualcosa, un che di tangibile al suo nuovo padrone. Così si fa. Cri Cri Ronaldo invece sfida i suoi ex, ad odiarlo pure. E’ per questo che sono i brasiliani quelli che girano il mondo in massa. E non i portoghesi. Quelli al massimo s’impongono a coppia.

Il secondo giorno in Sud Africa è anche peggio del primo.

Quel che successe al Brasile contro i campioni dell’Africa calcistica vera, l’Egitto, fu questo. I detentori della Coppa Confederale e obbligati come sempre a rivincere per non poter più restituire il trofeo (finito chissà dove) firmarono tre autografi di buona lena ai faraoni. Con Kakà, Fabiano e Juan della Roma, sempre una scoperta vederlo giocare per i tifosi a Roma. Poi aspettarono che facesse buio per andare via in borghese stanchi di tutta quella falsa allegria sulle maglie. L’Egitto però con Zidan comprò una vocale e di goal ne fece altrettanti. Facendo gridare subito al miracolo le cattive coscienze colonialiste degli osservatori. Fidatevi. Macché. Come al solito in questi casi, non è il pennello grande di Davide ma è Golia che fa sega. E dove quando si tratta di giallo-oro (con tutte le coppe che han fuso) se non in difesa. La difesa brasiliana composta da trucioli come Lucio, appunto Juan, e Kleber, altissimi, sciamannati, non belli e impossibili. Con un Julio Cesar il quale tornato nell’habitat suo, naturale, cessava di fare Buffon, di fare da solo la differenza. Difesa in linea, si chiama. Dunga dal canto suo si mise in cachemire come neanche nel campionato ucraino. A Dunga che nel Pescara di Galeone ha giocato fummo grati di non aver rotto anche lui i coglioni quest’anno con la moda del modulo moda Eredi di Galeone. Dunga non solo non segue le mode. Non ha nemmeno un modulo. Agli amanti della tradizione non sarà sembrato vero rivedere il Brasile di trenta e quarant’anni fa. Un Brasile alla Roberto Mancini. Mister, come arriviamo in porta ? Semplice. Giocando bene. L’ideale per riconciliarci, noi e la nostra pigrizia, con un allenatore che dimenticava Pato in panca per un tempo e rotti sprecando in favore dell’ eterno (fallito) Robinho e di una specie estintasi presto di pletora a incrocio di laterali (nel senso di mandare la palla a incrociare in rimessa laterale avversaria) una intesa, quella con Kakà, già nelle cose, trovata già in dote. Un Kakà madridista ma ancora dei nostri. Fuori forma ma pratico ed essenziale, era l’unico, Kakà l’italiano, dei suoi burini da pleistescion a cercare logica, un tocco ed una fascia in meno, il bello e il senso di tutto. Il risultato. Che puntualmente arrivava per una normale svista arbitrale cambiata dalla moviola in campo in giusto calcio di rigore. Divertente come una elezione libera in Iran. Il fattore umano andava perduto, in campo l’orrore dei pixel.

Ecco che la magnifica sceneggiata dei faraoni si vanificava, veniva a mancare. Per colpa delle fantasie dopo pranzo del Bar dello Sport divenute purtroppo realtà. Ecco come il calcio perfetto dei movioloni e dei Mosca ed Aldo Biscardi manifestava il suo vero colore. Il suo autentico lemma.

Ingiusto.

     
 

2 Commenti

  1. Tess scrive:

    Gustosa.
    Quella su Mancini merita essere citata. La userò, sappilo

  2. rebyjaco scrive:

    Sei patetico con il Tuo complesso di superiorità che altro non è che il contrario.
    La Spagna è più di noi, in questo momento, volerlo negare è semplicemente triste e penoso. Non è mica vergogna? Saresti capace di affermare che il Brasile è la terra dei giocatori Italiani.
    Non capisco nemmeno perchè si debbano utilizzare tante brutte parole senza necessità.

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