Mi accingo a scrivere queste considerazioni in seguito alla lettura dell’originale articolo di Alessandro, che finalmente butta l’occhio all’evento del Pride da un’angolatura diversa rispetto a quella tipica del giornalismo italiano.
Seguo da sempre questa manifestazione, purtroppo a causa della mia lontananza geografica sono costretta a seguirla attraverso il filtro dei mass-media e finora non ho potuto farlo in presa diretta. Nonostante ciò credo di averne colto fra le righe degli articoli e dietro l’angolo del riquadro fotografico alcuni aspetti che gridano di essere ascoltati proprio per la loro dolorosa esclusione. Il Pride diventa infatti ogni anno la “carnevalata dei gay”, vengono mostrate a profusione immagini dei carri allegorici, le danze delle drag queen, i giochi, i trucchi, le nudità di questa o quella parte del corpo, gli eccessi (sempre ammesso che si possano definire tali) della manifestazione. Molto raramente vengono invece mostrate le persone che sfilano alla manifestazione in “abiti civili” e non “in divisa”, persone che vogliono semplicemente esprimere il loro disappunto per come viene organizzata la società italiana, gente che ne ha, scusate la volgarità, letteralmente le palle piene di constatare che da noi, contrariamente a ciò che dice la Costituzione, i cittadini non sono affatto tutti uguali.
E queste persone non necessariamente sono gay, lesbiche, transgender o bisessuali. Spesso sono persone fortemente preoccupate di ciò che sottende a questa specifica esclusione, ossia che in Italia di fatto è possibile che un gruppo di cittadini venga escluso da una fetta della vita civile semplicemente per quello che è. Mostrare gli aspetti festosi e carnevaleschi, mostrare SOLO quelli, è un ottimo mezzo per operare una inversione del rapporto di causa-effetto: si accusa il cosiddetto “popolo GLBTQ” di non essere ascoltato perché troppo vistoso, clownesco ed eccessivo, mentre sinceramente l’impressione che ne ho avuto è invece che tante persone manifestino usando gli eccessi proprio perché consapevoli di non essere ascoltati. Ottimo modo per continuare a non ascoltare i nostri concittadini, complimenti!
























Completamente d’accordo, in ballo non ci sono solo i diritti dei gay, è questo che molti non capiscono. Sul piatto c’è la scelta tra un paese aperto a riconoscere ognuno per quello che è o vuole essere e un paese conformista che impone un modello e mortifica tutto il resto.
Riguardo alla carnevalata, fanno bene a mostrarsi stravaganti, perché il punto è anche questo. Io posso essere stravagante fin quanto mi pare, posso essere strano o bizzarro, fintanto che non vado a ledere la libertà altrui saranno solo cazzi miei. Questa cosa evidentemente non si riesce a farla entrare nella capoccia delle pecore.