Repetita juvant? Se l’alunno è testone è perfino indispensabile: quindi mi ci riprovo. Solo per disinteressato amor patrio, ma sia chiaro che è proprio l’ultima chance che gli offro.
Per vedere chiaro nella crisi della sinistra e per capire quale dovrebbe essere la sua strategia per diventare maggioritaria nel paese, invece di esercitarsi nella filosofia degli
acchiappanuvole, ci si dovrebbe rifare, con prospettiva rivoluzionaria e rivelatrice, propria dell’umile volgo, al problema della calvizie, o a quello della disoccupazione. In ambedue i casi si parla comunemente, ed erroneamente, di perdita di capelli o di perdita di posti di lavoro; quando in realtà il problema è quello della ricrescita dei capelli che ogni giorno tutti perdiamo, compresi i giovanotti dalle folte criniere; ed è quello della disponibilità di nuovi posti di lavoro che vadano a rimpiazzare tutti quelli che ogni giorno vengono eliminati nel processo di distruzione/creazione proprio delle economie più o meno libere. Ebbene, ciò che è evidente oramai da circa un ventennio, è che la sinistra, nelle sue varie metamorfosi, in tutti i suoi disperati tentativi d’imbroccare lo schieramento vincente, un po’ alla volta, come in un lentissimo e quasi impercettibile ma inesorabile processo di desertificazione vede calare i suoi voti complessivi.
REVOLUTION – Perché in Italia si chiacchiera tanto di politica, perché si perde un mucchio di tempo e si sprecano grandi fatiche in
analisi storiche e sociologiche della vita dei partiti, e poi così facilmente si trascurano le questioni fondamentali sulle quali un occhio non disturbato dal frastuono mistificatore proveniente dall’interno appunterebbe con tutta naturalezza e senza sforzo la sua attenzione? E la più fondamentale delle questioni alla quale dare una risposta, per aprir gli occhi sul cul-de-sac nel quale la sinistra ancor oggi è infilata, è questa: perché in Italia, a palpabilissima differenza di quanto è successo in qualsiasi altro paese non solo europeo ma passabilmente democratico, essa non è mai riuscita, da sola, a vincere le elezioni politiche e governare? Fino agli anni ’70 non c’è molto da capire. Tuttavia non fu solo la glaciazione della guerra fredda ad impedire al PCI di arrivare al potere. Il fatto è che in una società regolata politicamente da normali prassi democratiche, il marxismo o il giacobinismo restano mistiche della minoranza, proprie delle esperienze settarie. Il marxismo o il giacobinismo hanno senso solo in una prospettiva rivoluzionaria, quando in un paese stremato e logorato da ben concentrate pressioni di piazza, che sono solo un simulacro di volontà popolare, il potere passa di mano, nel miglior dei casi, attraverso sconquassi istituzionali, non certo col voto libero della maggioranza del corpo elettorale. Il giacobinismo è fondamentalmente il perfezionamento politico della vecchia strategia di acquistare potere attraverso minoranze organizzate, in nome di una solidarietà negativa entro e fra i vari strati sociali che fa premio su qualsiasi altra considerazione. E’ per questo che in Italia abbiamo assistito a un doppio fenomeno: come in una piramide rovesciata, tanto più la base elettorale della sinistra si è ristretta, tanto più il suo potere reale nel paese si è ampliato e ramificato.
DALLE STELLE ALLE STALLE – Il massimo del consenso per il PCI coincise con l’inizio della sua crisi: la maschera che stava cadendo dalla facciata del socialismo reale, gli immensi genocidi cambogiani, il venire allo scoperto del dissenso nell’Europa orientale, la pubblicazione di opere come Arcipelago Gulag di Solzhenitsyn, la realtà di un terrorismo
domestico incubato nel proprio seno, tutto ciò spinse più o meno consapevolmente la sinistra italiana a un generale, mimetico tentativo di restyling della propria identità. Ciò era una conseguenza inevitabile dei grandi cambiamenti culturali degli anni ‘60. In Occidente le masse, dopo i tempi duri e virtuosi, ancorché poco problematici, della rinascita economica dell’immediato dopoguerra, si stavano già accomodando sulla poltrona del welfare system a raccogliere i frutti del proprio lavoro. Così un’involuzione statalista nell’arte di governo conviveva con confuse, ma profonde e generalizzate rivendicazioni libertarie nei costumi, soprattutto in un paese relativamente arretrato come l’Italia, e il bene si mischiava al male al massimo grado com’è sempre successo nei momenti di crisi di crescita. Dall’urgenza di questa mimesi salvifica nacque il quotidiano La Repubblica, il breviario della setta sedicente democratica, il patetico parto dell’Eurocomunismo – il comunismo debole e democratico europeo, ossia italiano, niente di più che un escamotage lessicale – e il lancio in pompa magna della cosiddetta questione morale. Per una sinistra che a tutt’oggi non ha saputo superare pienamente l’asticella della socialdemocrazia la questione morale è stata la continuazione del comunismo con altri mezzi, una riuscita strategia di comunicazione messa in atto dal suo ufficio di propaganda per perpetuare su sentieri vergini la stanca ortodossia dell’antropologia antifascista e veteroresistenziale. Gran sacerdote ne fu Enrico Berlinguer, che oggi gode di un’immeritatissima quanto ridicola fama di laica santità: se la sinistra per rialzarsi dovesse idealmente abbattere una statua, dovrebbe essere proprio la sua, e dovrebbe farlo con lo zelo di Attila.























vulesse consiglia’ il Massimo Zamax di non riferire troppi fatti a quei farabbutti di sinistri nè dargli troppi consigli….
‘o purp se coce con l’ acqua sua stessa
E se il Pd facesse così (occhio che ci arriva, per cui pensaci bene, ché poi si viene a riscuotere…), il tuo voto glielo daresti, piazzandoti tra “coloro che oggi votano a destra, ma che non appartengono per forza ad una parrocchia”, in quota mangiapreti ex-Pdl o Papi-insofferenti, presumo?
Io credo di sì. Dì la verita che non ne vedresti l’ora…
@ Grano
Per pura prudenza, dico “mai dire mai”.
Diciamo che le possibilità sono una su un milione, allargandomi un po’…
Spiegati meglio,caro Zamarion:per recuperare voti,il P.D.,rispetto al quale mi separa più della distanza fra la terra e l’ultima galassia scoperta,dovrebbe venire da voi,ex contadini e braccianti diventati squallidi piccoli imprenditori razzisti e semi-fascistoidi,a dire : Negher di merda…culattoni fora..terroni puzzate etc. etc. e magari dovrebbe organizzare squadracce di picchiatori nazisti come sembra stiate facendo nella celtica Padania?
Ecco, ipazia l’ha detto: “il P.D., rispetto al quale mi separa più della distanza fra la terra e l’ultima galassia scoperta”.
Figurarsi quanto riesce a capire bene come stanno davvero le cose sull’ultima galassia scoperta e su quella appena più in là…
D’altra parte è ancora lì che parla di recuperare voti, anziché di ascoltare e convincere delle persone.
Tornando a Zamax, che mi interessa di più: allora se scommetto (es. un euro) che va a finire come penso e come tu sotto sotto ammetti di sperare (tanto che ti lanci in un disperato “last call”), mi paghi solo centomila volte la posta? Come vedi, oltre a perdonarti qualche eccesso di troppo nei confronti dei mezzi di informazione un po’ sinistreggianti e di quel socialdemocratico mancato di Berlinguer, ti faccio lo sconto…
bizzarra l’idea che qualcuno di destra dia consigli alla sinistra- non sbagliata o roba così, solo bizzarra.
Invito però il sempre valido zamax a osservare le tattica propagandistica della destra: quando si tratta di attaccare l’avversario e autoattribuirsi qualità opposte (in positivo), non mi sembra che le due fazioni siano poi così distanti (vedi le volte in cui silvio era all’opposizione)…è un meccanismo più connaturato al ruolo dell’opposizione più che a quello della sinistra. sempre secondo me eh
Secondo me ella è abbastanza intelligente per capire quanto ho scritto.
Nel comune dove abito, 10.000 e rotti abitanti in provincia di Treviso, quasi il 40% ha votato per la Lega. Un altro 28% ha votato per il PDL. Pur con tutta la cattiva volontà possibile non li riconosco nel quadretto grazioso da lei dipinto. E quindi non penso che per sedurre il popolaccio la sinistra debba per forza abbassarsi ad adottare propagande all’olio di ricino.
E non è che sia gente così tetragona come si favoleggia. Nel grosso comune di Montebelluna (30.000 abitanti), dove le percentuali per Lega e PDL sono non troppo dissimili, per due volte di seguito è stata eletta sindaco la signora Laura Puppato, femmina e di snistra, candidata alle Europee per il PD, che non è stata eletta pur ricevendo più di 50.000 preferenze, a causa dell’accorpamento nella circoscrizione Nord-Orientale dell’Emilia-Romagna dove naturalmente i candidati di sinistra hanno fatto il pieno, con eccezion fatta per il “fenomeno” Serracchiani.
Puntualizzo inoltre che il Nord-Est ed il Veneto in particolare col celtismo c’entra ben poco, nonostante la vulgata leghista: non per niente i dialetti emiliani-lombardi-piemontesi rientrano nel gruppo dei dialetti gallo-italici, mentre i dialetti veneti fanno gruppo a parte, in quanto l’invasione celtica fu respinta più o meno sulla linea dell’Adige dai nostri cazzuti antenati, già allora chiamati “Veneti”.
… ovviamente solo se la “possibilità su un milione” si concretizza.
Nel precedente commento rispondenvo ad Ipazia.
@ Grano
Scommettiamo pure…
@ Danmunty
… è proprio difficile credere nel mio disinteresse? Il paese ha bisogno di un’opposizione sana. Il meccanismo che tu descrivi in effetti è fisiologico in tutte le democrazie. Ma giudico quello della sinistra – nella sua profondità – patologico, storicamente patologico.
[...] Scritto da Massimo Zamarion (zamax) in Giornalettismo.com [...]
A mio avviso c’è della patologia nell’estremismo demonizzatore “di sinistra” (vedi Ipazia, che appunto o ci crede o – ipotesi effettivamente non improbabile – comunque ci fa, qui tra persone civili ed anche quelli che si sono troppo imbevuti il cervello di scalfarate), ma ce n’è anche in quello “di destra”, che non è mica assente, eh!
Gli slogan berlusconiani della “scelta di campo”, dell’opposizione sfascista etc.etc. alcuni li prendono correttamente come “fisiologici” eccessi propagandistici, ma c’è anche una bella fetta di convinti che se scoprono che hai votato Pd ti danno dello sfascianazione o anche del comunista e ci credono davvero.
Del resto, Zamax, queste cose le sai anche tu (anche se fai finta di no temendo di eccedere con il “revisionismo di destra”) e il tuo fastidio è bilaterale, come il mio.
Speriamo di disintossicarci presto, finalmente.
Vedo che ci state girando intorno:ancora nessuno mi ha fatto capire che cosa dovrebbe fare o dire il P.D.o chi altro volesse togliere voti alla Lega o al PDL nel nord-est del Paese e tornare ad “ascoltare”,come sento dire ad ogni pie’ sospinto,questa famosa gente.Se non le cose che ho detto sopra,quali altre?Attenderei una gentile risposta,se possibile.
@Ipazia
Potrebbero insultare anche loro il sindaco nero di Viggiù per esempio
@ Ipazia
Ci si dimentica che una parte non trascurabile dell’elettorato leghista – cosa ben nota a chi lo conosce bene – è straordinariamente sensibile alle balle spaziali della sinistra a riguardo di certe tematiche ambientaliste: inceneritori, nucleare, OGM e bio agricoltura; nonché alle derive “mercatiste”.
Ci si dimentica che prima di mani pulite il Partito Socialista prendeva il 15% dei voti, e soprattutto nel Nord-Italia costituiva il fronte più apertamente “laico” del panorama politico. Di quei voti pochi sono tornati a casa.
Tutto un bel campo da coltivare se la sinistra non se lo facesse portar via, sbagliando due volte su cose fondamentali:
1) Mantiene quell’afflato palingenetico – soprattutto attraverso le pulsioni giustizialiste – che spaventa l’elettorato medio. Dovrebbe fare il contrario.
2) Nel contempo rinnega le sue radici di sinistra. Dovrebbe fare il contrario.
Sono due nichilismi e per dirla col pazzo King Lear, che nell’occasione aveva però torto: “Nothing will come of nothing”…
“nonché alle derive “mercatiste”.”
Stai citando Tremonti.
Non è così.E’vero che il P.D. rinnega le radici della grande e nobile tradizione marxista (perché sinistra solo questo vuol dire),ma non mantiene nessun afflato palingenetico,perché se lo facesse,sarebbe ancora marxista,cioé di sinistra.Allora le ragioni delle sue sconfitte devono essere altre,probabilmente…
E qui appare chiaro che non vi è una definizione comune dei termini “sinistra” e “radici di sinistra”.
A occhio e croce Ipazia, Zamax ed il sottoscritto attribuiamo tre diversi significati alla parola “sinistra”.
Per Zamax, ad esempio, il Pd è “sinistra” (come Vendola, Diliberto, Ferrando e chissà chi altro), pur rinnegando le sue “radici di sinistra” (e qui comincio a non capirci nulla); per me no e per Ipazia men che meno. Per Ipazia è sinistra solo ciò che è di derivazione marxista, per me no e per Zamax nemmeno (altrimenti il Pd non riuscirebbe ad infilarcelo).
In ogni caso non ne posso più da tempo delle infinite discussioni che si fondano su questa cronica eterogeneità dei significati attribuiti alla parola “sinistra” e del relativo perimetro d’inclusione semantica. Ritengo tale parola ormai logora ed abusata, rifiuto per quanto mi riguarda l’associazione di tale parola al Pd (anche se ovviamente non tutti la pensano così) e preferisco parlare esplicitamente di “partito riformista” e basta. Lascio volentieri ai vari cespuglietti di più o meno stretta derivazione marxista scannarsi tra di loro come abitualmente fanno su chi sia “veramente di sinistra”, chi no, chi sia “vittima di una deriva riformista” etc. etc.
Le questioni nominalistiche o filosofiche sul significato di destra e sinistra annoiano a morte pure me. In effetti non hanno alcun senso. Tuttavia questi termini convenzionali hanno una loro funzione, la comodità dialettica, purché il buon senso di tutti gli attori nel dibattito li leghi alla storia.
I partiti socialisti o socialdemocratici o laburisti non sono più marxisti da moltissimo tempo, quando non lo sono mai stati, eppure non hanno problemi a definirsi di sinistra. Perfino negli Stati Uniti nella diatriba democratico-repuubblicana si usa ancora questa terminologia. E’ evidente che la operazione PD ha sconcertato il “popolo” di sinistra. Invece di riuscire in una complessivo processo di maturazione diciamo “riformistico” tanto per intenderci, si è pensato di mischiare furbescamente, tanto per non fare i conti col passato, l’acqua centrista/cattolica col vino della sinistra e ne è venuto fuori un falso rosé.
Visto che si parla di parole di cui si abusa senza che esse abbiano un significato chiaro,allora infiliamoci anche “Riformismo”,che ovviamente non vuol dire nulla oltre al fatto che riformare vuol dire cambiare l’esistente.Come ci insegna la Fisica,nel movimento esiste una direzione,ma anche un verso.Cambiare ,quindi,può anche significare tornare indietro.Faccio un esempio banalissimo:tra non molto verrà approvata la legge infame sulle gabbie salariali,che riporterà la contrattazione sindacale ai tempi di Valletta,ma sarà ovviamente una riforma.Il tre Gennaio del 1925,dopo il famoso discorso,Mussolini ha cominciato a fare tutta una serie di riforme etc etc…
Vabbè, tutti i termini sono entro certi limiti convenzionali (come dice Zamax) e le convenzioni possono mutare nel tempo.
In questo momento nella parola “sinistra” trovo un significato convenzionale troppo ampio e troppo vago (Ipazia, la tua accezione stringente ha una sua rispettabilità storica, ancorché discutibile, ma allo stato attuale è comunque poco diffusa), mentre in Italia “riformismo” ha oggi come oggi un significato convenzionale già più chiaro (tanto è vero che con Zamax ci si capisce) e rappresenta molto meglio l’essenza di ciò che il Pd cerca bene o male di essere e che soprattutto io mi auguro che divenga, evolvendo dal rosé ancora un po’ spurio ottenuto per mescolanza al rosé doc, vinificato così fin dall’inizio. Si potrebbe invocare anche il termine di scuola americana “liberal”, ma ha un significato sospetto e ancora troppo avanzato per alcune frange cattoliche e dunque temo purtroppo che non rappresenti un possibile approdo di breve termine per il Pd.
La questione a me pare molto più semplice e la posso riassumere nel modo seguente:quando si riforma,cioè si modifica qualcosa rispetto alle leggi in vigore,tale modificazione amplia o riduce il ventaglio dei diritti che la “povera gente” ha acquisito in passato anche al prezzo di “Lacrime e sangue”?La definizione di riformismo non è neutra.Se,per esempio,una legge aumenta la possibilità che un datore di lavoro licenzi a suo talento un proprio dipendente,o lo faccia lavorare senza diritti in passato riconosciuti,che tipo di riforma è questa? E’ un ritorno al passato o no?Il riformismo poteva avere un senso in direzione progressiva quando,che ne so,riduceva l’orario di lavoro dalle 14 ore giornaliere alle ore 13 virgola cinquantanove minuti,oppure ti consentiva di andare a fare la pipì al bagno per trenta secondi,invece di fartela nel pannolone.Il riformismo del P.D. va in questa direzione?NO,amici,va esattamente nell’altro verso…
Visto che s’è tirata in ballo la fisica, andrebbe ricordato che la velocità di un corpo, qualsiasi sia la sua direzione e verso, si misura relativamente a un sistema di riferimento inerziale.
A meno che non ci si muova alla velocità della luce. A sinistra si pensa ancora tolemaico, per sistemi di riferimento assoluti: esiste “il progresso”, il “verso giusto”, ovviamente quello prederminato dalla tradizione dalle prassi e dai sacri testi: quello che dicono loro.
Infatti certi ragionamenti sul razzismo innato dei montebellunesi o sulle gabbie salariali riportano alla mente quel signore in auto che sente alla radio: “fate attenzione, c’è un pazzo contromano in autostrada” e mormora: “un pazzo? Ne avrò schivati almeno cinquanta sinora!”.
Una ricetta per la sinistra oggi così vincolata al conservatorismo tolemaico? Un bel salto nell’iperspazio.
Ma non è facile per chi è stato convinto di aver già capito tutto a lasciare la mamma e trovarsi per tentativi ed errori una strada originale nel mondo, là fuori. Più semplice e consolatorio credere che siano tutti gli altri a viaggiare contromano.
ciao, Abr
ABR,ma che cosa hai detto?Perché non sei entrato nel merito?Perché quasi nessuno qui entra nel merito?Vuoi rispondere a questa domanda:se i miei diritti si riducono,ciò costituisce riforma o regresso?
[...] [pubblicato su Giornalettismo.com] [...]