Basta l’amore per essere genitori. Buoni genitori. Fra verità (scientifiche) e incertezze, un’intervista a Chiara Lalli, autrice di un libro sul tema in uscita in questi giorni e presentato il 17 giugno alla Feltrinelli di Viale Orlando (Roma)
Chiara Lalli, docente universitaria, il tuo ultimo libro, “Buoni genitori“, in uscita per Il Saggiatore, racconta storie di coppie di fatto, anche omosessuali, e dei loro figli. Per farci capire che il vincolo relazionale non è necessariamente biologico e l’affetto è un legame che va oltre quello di sangue.
Lalli, te l’ho detto già mille volte: la vuoi smettere? Tanto siamo in Italia e queste cose non le accetteranno mai! O no?
Io non la smetto! Non sono in grado di prevedere se il panorama cambierà oppure no, ma non è una buona ragione per smettere. E poi è bene distinguere quanto succede in Parlamento da quanto si muove e cambia tra le persone. Quando il cambiamento nella società civile sarà compiuto o
almeno più avanzato, sarà forse più difficile per il nostro Paese continuare a sostenere posizioni discriminatorie. Le ragioni addotte contro la genitorialità e il matrimonio gay, cioè contro il riconoscimento di uguali diritti per tutti i cittadini, sono inconsistenti; spesso sono soltanto luoghi comuni ascoltati da chissà chi e ripetuti senza pensare. Tra i più comuni c’è l’invocazione alla “famiglia naturale” – oggetto non identificato e difficilmente identificabile usato come una clava contro la richiesta di giustizia e di uguaglianza. Che il vincolo relazionale – sia esso genitoriale o di altro tipo – non sia riducibile a quello di sangue mi sembra talmente ovvio che non dovrebbe esserci bisogno di dirlo. Il legame di sangue non è una condizione né necessaria né sufficiente per l’affetto. L’affetto è ciò che conta. Tra un padre genetico che non c’è mai e un padre non genetico presente e affettuoso, quale vorreste?
Ma allora sei de coccio, Lalli. E sentiamo: in che modo pensi di provare queste asserzioni nel tuo libro? Diccelo, dai, Lalli. Dimostracelo
Sono molto più di coccio quelli che condannano senza conoscere l’oggetto verso cui si scagliano. Fai qualche tentativo: chiedi a chi blatera contro l’omogenitorialità se ha mai conosciuto qualche famiglia gay. Se ha parlato con genitori gay o se, ancora più inverosimile, ha letto qualcosa in proposito. No, no e no. E allora perché si condanna? Non si sa. Mi sembra ragionevole pretendere delle buone ragioni, in assenza delle quali la condanna dovrebbe cadere. Invece la condanna rimane, le ragioni latitano. Non va meglio se passiamo a molti dei sedicenti esperti o a rappresentanti istituzionali. Non è facile dimenticare quando Rosy Bindi, allora ministro della famiglia, disse che è meglio crescere in Africa che in una famiglia gay. In un colpo solo Bindi ha infangato milioni di persone. Perché? Nessuno le ha sentito pronunciare una parola di spiegazione. E pensare che Bindi non è una eccezione e non è nemmeno la peggiore…
Sì, ma guarda che lo dicevano anche al mercato l’altroieri: un uomo e una donna sì, un uomo e un uomo no: quelli non possono educare figli, so’ promiscui!
La letteratura in merito smentisce tutti gli isterismi al riguardo. Per i più pigri basterebbe leggere una pubblicazione a cura della American Psychological Association (APA, 2005): si intitola “Lesbian & Gay Parenting”. Ci sono molte informazioni e l’intento è chiaro e direi condivisibile: combattere gli stereotipi con i dati emergenti dalle ricerche empiriche condotte. Ci sono molti libri e molti articoli interessanti: nell’ultimo capitolo del mio libro faccio riferimento a quelli più importanti, anche italiani. Dire “non sappiamo l’effetto che fa” è un’altra miserabile scusa. Sappiamo già quali sono gli effetti del crescere con genitori gay e sappiamo che i bambini non subiscono alcun danno. L’orientamento sessuale non incide sulla capacità genitoriale.
Ma lo sai come siamo noi italiani? Checcefrega dell’American Pissicological assosiescion o come si chiama. La televisione ha detto che non si può fare. Quindi non si può fare. O no?
Chi vuole esprimere un parere sull’omogenitorialità dovrebbe prima acquisire qualche conoscenza. Non è una buona abitudine affermare “questo è sbagliato perché lo penso io”. Mi viene sempre in mente quando facevamo qualche cazzata da piccoli e per giustificarci dicevamo “me lo ha chiesto Simone (che era il più scalmanato della classe)”. Giustamente nostra madre ci rispondeva: “e se Simone ti dice di buttarti al fiume lo fai?”. Sapevamo in cuor nostro qual era la risposta, seppure per ostinazione magari sceglievamo di annuire. Non dimentichiamo che nel caso delle famiglie gay, condannare senza ragioni significa mantenere molte ingiustizie, il cui peso ricada soprattutto sui figli – in nome dei quali si urla e
strepita. Ben paradossale no? Queste famiglie esistono, intrinsecamente non hanno nulla che non va. Scegliere di fare finta di niente non è una opzione possibile. Uno Stato civile dovrebbe proteggerle e contribuire a diffondere informazioni corrette; non voltarsi dall’altra parte e rendersi complice di una discriminazione.
Vabeh, Lalli, famo finta che c’hai ragione te. Ma prima, più sopra, hai detto che la società civile dovrebbe essere sensibilizzata e bla bla bla. Quindi, due domande: ndo’ la vedi, ’sta cosiddetta società civile, tu, in Italia? E poi, come dovrebbe arriva’ tutto questo, alla politica che nun je ne po’ frega’ de meno?
A me basterebbe far arrivare informazioni corrette. La società civile è ovunque: è quello che incontri per caso o un tuo amico di infanzia; quello in fila davanti a te o tuo cugino. Io, soprattutto ultimamente, ho attaccato dei pipponi infiniti a chiunque sul matrimonio e la genitorialità gay. Hai anche belle sorprese, perché ci sono persone che ti dicono: “Dove sarebbe il problema? Se si vogliono bene questo deve bastare e sarebbe giusto che ci fossero tutele per tutti i cittadini”. Ci sono però quelli che sono talmente intrisi di stupidaggini che continuano a invocare la “natura” o la “tradizione”. Dimenticando che la tradizione – in un altro momento storico – si invocava per mantenere il divieto dei matrimoni misti. La politica è disperante in generale; sui diritti civili in particolare. Li chiamano “temi eticamente sensibili” per sembrare interessati e coinvolti; ma in realtà moltissimi politici se ne fregano e preferiscono assecondare l’animo sociale più retrivo e schiavista – o quello che loro immaginano sia tale. A volte provo imbarazzo per loro quando li ascolto calpestare buon senso e giustizia.























bello stile!
Chiara, in bocca al lupo per questo libro che sicuramente cercherò. Mi vengono in mente il numero e il tipo di carte che una coppia eterosessuale, anche sposata, deve presentare per una richiesta di adozione, e gli incontri con gli assistenti sociali a cui deve sottoporsi. Una tra tutte: per adottare devi avere il consenso di tutti i genitori al momento viventi. Senza un solo sì non si potrà adottare.
Partendo già da questa serie di umiliazioni previste, rabbrividisco pensando a ciò che potrebbero chiedere se mai (ma noi ce lo auguriamo) aprissero la possibilità di adozione anche alle coppie omosessuali.
Ale, ottimo pezzo!
Ale, CHiara, Chapeau!
CI sono infiniti spunti, io mi soffermo su questa frase di Chiara:
“La società civile è ovunque”
Esatto. Su questi argomenti si va troppo per slogan (anche da parte di chi sostiene le ragioni “giuste” della genitorialità “diversa”) e non si spiega nel merito.
A quel punto, in molti – almeno in quelli con cui ho parlato io – il pregiudizio si attenua o scompare.
Certo, ci vuole pazienza e tenacia. “Nun ce volemo stà.”
UN sorriso condiviso
C.
Complimenti anche da parte mia per la recensione/intervista, normalmente leggo solo fantascienza, ed un libro su quegli argomenti non l’avrei letto per nessuna ragione.
Oddio, anche questo libro e abbastanza fantascientifico, a ben vedere.
Una volta tanto non concordo con la Lalli. il motivo è molto semplice. Qui si pensa ad eventuali diritti di persone adulte… ma non si pensa mai al bambino.Stando ai dati che conosco io, in italia ogni bambino “orfano” ha circa 20 famiglie in lista per l’adozione. Il problema è tutto burocratico.
Comunque sei bravissima lo stesso… chi ti ha intervistato invece è un pirla
quando vado a mangiare un gelato mi piace leccare prima quello al limone, poi quello alla fragola
ora, io posso pure preferire solo il gelato al limone, anche se un eccesso potrebbe procurarmi acidità allo stomaco,,,,,ma almeno sono io a scegliere
…sapete….so’ libberale
ma se so bbambino ed il gelato me lo impongono i grandi che mi portano in gelateria, beh allora questi sarebbero dei delinquenti se mi obbligassero a mangiare il solo gelato al limone
non rispetterebbero le mie esigenze di crescita basate sulla necessità di provare diversi tipi e gusti di alimenti per una crescita equilibrata e razionale
io non giudico il cervello dei grandi che mi mettono avanti due gelati al limone, li ringrazio comunque per l’ attenzione, meglio 2 gelati al limone che nulla, ma se dovessi e sapessi scegliere, allora saprei cosa fare…..siccome però so’ picciriddo, devo essere tutelato
nei miei confronti non c’è libertà di sbagliare, ma necessità di accudimento a carico della società…..
sarà poi mia cura e libertariamente fare fesserie guando sarò grande (se le vogliamo chiamare così)
Sono cattolica, ma credo che sia importante riflettere e ragionare su ogni argomento.
“Una volta tanto non concordo con la Lalli. il motivo è molto semplice. Qui si pensa ad eventuali diritti di persone adulte… ma non si pensa mai al bambino.Stando ai dati che conosco io, in italia ogni bambino “orfano” ha circa 20 famiglie in lista per l’adozione. Il problema è tutto burocratico.”
No, Fabio, qui non stiamo parlando del fatto che non sappiamo a chi sbolognare i bambini in adozione. Stiamo chiedendoci se è giusto darli in adozione a coppie omosessuali. La burocrazia non c’entra nulla
son nata da un matrimonio regolare ma non credo che se invece fossi stata educata da due uomini o da due donne oggi potrei sembrare ancora più in crisi di quanto appaia nonostante questo mio passato in una famiglia “naturale”. Ecco, quest’aggettivo non mi sembra adatto a definire questo termine. I sacerdoti secondo me in fondo in fondo lo sanno, lo sperimentano anche.
Forse hai letto a cazzum il commento ALE … se ci sono 20 coppie ogni possibile adozione, non è vero che non sappiamo a chi darli…
Ma com’è chiara lalli da vicino? Sembra carina…
è belliCCima!
Secondo commento (ripeto, gli spunti sono tanti):
Gli omosessuali possono essere buoni (o cattivi) genitori, esattamente come possono essere buoni (o cattivi) cittadini, politici, manager, insegnanti, architetti, ecc..ecc…
L’intelligenza, la stupidità, la capacità o incapacità di educare si distribuiscono uniformemente tra la popolazione senza distinguere gusti sessuali, età, genere, religione, opinione politica, ecc..ecc…
Non mi sembra un concetto così complicato
C.
A me personalmte, per esperienze subite, conseguenti riflessioni che hanno poi sconfinato in miei, assolutamente personali, convincimenti, tutto quello che è legato alla parola “famiglia naturale” “consanguineità” “legame affettivo e di sangue” fa rabbrividire, peggio che nel buon Genet del “famiglie, vi odio”. E noto sempre più che un amore sentito e autentico ha molto a che fare con un tipo di scelta e di costruzione e poco a che spartire con i legami parentali che, ahimè, non scegliamo. Quindi, non ho nessun tipo di preclusione nei confronti della possibilità data alle coppie gay di adottare dei bambini e di costruirsi una famiglia più tradizionale. Ma il discorso va sempre fatto singolarmente, caso per caso, senza generalizzare, coppia per coppia: ovviamente, salvaguardando i diritti e i bisogni della parte più debole: l’infante. Non solo la capacità di amare va verificata, ma anche la decisiva autorevolezza morale, quel ruolo “antiamichevole” dei genitori, come lo chiamo io, fonte di ogni possibile educazione, di cui il bambino ha bisogno per crescere bene. Spesso anche l’amore, da solo, può provocare disastri nella crescita.
@Milena: ” tutto quello che è legato alla parola “famiglia naturale” “consanguineità” “legame affettivo e di sangue” fa rabbrividire”purtroppo è vero anche per me
Comunque io proprio non capisco come si sia arrivati a questa terrificante discriminazione sociale di un legame che è, a tutti gli effetti, naturale. L’amore non ha sesso, l’affetto neppure. I modelli maschile e femminile non devono necessariamente essere quelli dei genitori. Anzi.
perché dal controllo della famiglie passano tanti altri tipi di controllo sociale ed etico, secondo me!
la lalli è bella? è la dimostrazione scientifica, contro tutti gli stereotipi del caso, che lo studio rigoroso mantiene belle, altroché (lo diceva la mia prof al liceo):-)
Chi non ha esperienza di adozioni difficilmete riesce a capire. Io dico che bisognerebbe lasciare loro la possibilità di fecondarsi come meglio credono. Ma i bambini abbandonati hanno il diritto di avere una famiglia che sia la più naturale possibile. Benedetta, la mia adorata nipotina, che ha 6 anni, ancora oggi si mette sotto la gonna di mia cugina e fa finta di essere nella sua pancia! Questa cosa la tranquillizza molto e le dona sicurezza! Mi immagino fosse stata data a due uomini, come avrebbe fatto! Non è una questione di omosessuali è una questione di bambini. Ed i bambini vengono prima di tutto. Impariamo a rispettarli!
In linea generale, ho le mie convinzioni: la famiglia per me è quella “tradizionale”;
anche se, questa “famiglia tradizionale” oggi si è sgretolata, non mi sembra che sia ancora quel “focolare” di protezione o valori da trasmettere; quindi, credo che i cattolici, almeno in parte non siano cosi conservatori: un dato di fatto è la separazione e la prospettiva di una famiglia allargata!
motivo per cui non vedo di buon’occhio il modello tradizionale, figuriamoci l’unione di fatto tra gay, anche se ritengo che quest’utimi possono tranquillamente vivere la propria sessualità come meglio credono! ma sull’adozione non sono d’accordo, in quanto bisogna tutelare la “psiche” di un bimbo!
Complimenti Alessandro per la tua intervista, diciamo “casareccia”
Comprerò il libro di Chiara Lalli, in quanto sembra un’ottimo spunto di riflessione!
Finalmente abbiamo potuto vedere la Lalli senza quei copricapo hippies o la macchina fotografica da militante documentarista bla bla o senza code di cavallo o altri animali, coi capelli sciolti e un vestito da donna.
Sul resto, mi taccio. Nel 2005 la pensavo come la Lalli, in modo ovviamente meno strutturato ma per questo probabilmente anche più radicale e violento. Ho pensato anch’io che il mondo a un certo punto girasse sull’embrione. Oggi non la penso più così, nè come priorità che come altre piccole cose, ma avendo avuto torto sull’argomento una volta mi taccio, tanto nulla cale.
Auguri e in bocca al lupo per il libro, ho notato che ha la stessa grafica dei libri di Travaglio.
Meglio alla Lalli che a lui.
io ho fatto un passo avanti, non solo sono a favore delle adozioni per le coppie omosessuali, sono anche contrario alle adozioni per le coppie etero.
Leggerò sicuramente il libro. Temi culturalmente interessante. E piacevole l’intervista. Temo però che rimangano questioni fuori dall’agenda politica che mira solo a intascare il consenso di quattro lobbycchie, mattone, banche e telefoni. Gli unici che vanno a ancora a votare.
La cosa più irritante è l’ingerenza del vaticano nelle faccende umane di chi alla chiesa neanche appartiene. Non fanno altro che bloccare qualunque legge sulle coppie di fatto agitando lo spauracchio del rischio che tali coppie possano finire per adottare bambini. In ogni caso gli stessi preti e suore si occupano da sempre dell’educazione dei bambini, e non mi pare siano sposati tra di loro, sono loro stessi la dimostrazione che non è necessario essere i genitori biologici di un bambino per avere gli strumenti necessari per educarlo. In caso contrario bisognerà cominciare a chiudere tutti i collegi retti da religiosi.
premessa:i genitori eterosessuali non offrono nessuna garanzia in relazione ad uno sviluppo corretto della personalità del bambino.
premessa 2: i genitori rappresentano i nostri modelli comportamentali e valoriali di riferimento di base (almeno fino a quando con fatica e spesso sofferenza si proceda a metterli in discussione in età matura)
Dubbio: che tipo di apprendimento può avere un bambino maschio in relazione alle dinamiche relazionali/sessuali con il sesso femminile da due genitori maschi omosessuali?
Come può un genitore maschio omosessuale, che non ha un modello di rapporto col sesso femminile nella sfera della sessualità, rappresentare un modello per il bambino in tale ambito?
Cosa apprenderà il bambino sul suo rapporto con la sessualità in generale e con l’altro sesso in particolare?
E se, come spesso accade, i genitori omosessuali hanno un rapporto conflittuale con l’altro sesso che succede?
(ovviamente il discorso vale anche nel caso di omosessualità femminile)
dubbio 2: e che succede se due genitori maschi omosessuali adottano una bambina (o due donne omosessuali un bambino)?
Come costruirà il bambino/a la propria identità non avendo come riferimento un genitore del suo stesso sesso? Soprattutto come farà a farlo nel campo dei rapporti con l’altro sesso e della sessualità?
Oltre quindi ai normali fattori di rischio per lo sviluppo della personalità del minore (che esistono sempre anche in una coppia eterosessuale) non andiamo a mettere un ulteriore fattore di rischio rappresentato dalla omosessualità dei genitori?
le madri troppo possessive tendono a generare nei figli più sensibili crisi di rigetto verso la donna
nasce così il fenomeno gay o frocio o deviato, cioè la golosità sisica e mentale si sposta verso il genere proprio di appartenenza o, altrimenti si sente di appartenere ad un genere opposto di quello anagrafico
da questo punto di vista, l’ assenza della madre nell’ educazione di un pargoletto può senza dubbio essere sicura garanzia di elimnazione del pericolo frocio da parte del maschio e si assicura in tal modo lo sviluppo di un individuo sano ed amante delle donne
@ astrubbale
Scusa se te lo dico, ma il tuo è un ragionamento assurdo, anzi, senza senso!
Anzi, il tuo commento sembra quasi la sintesi del testo: Luca era gay!
Non credo che essere gay sia una malattia, anche se c’è questa mentalità di considerare “diverso” chi lo sia: si nasce gay, non si diventa!
e perchè forse la canzone era sbagliata ? era irreale ?
la possibilità di trasformare le proprie golosità da omo a etero è la dimostrazione che lo status di gay non è naturale, ma evolvibile in quello di non gay, quindi non frutto dello scherzo di madrenatura
anche se ripeto, contro il pericolo di una eccessiva diffusione della golosità omosessuale, l’ allontanamento della donna nel rapporto con i figli può essere cosa altrettanto positiva, anzi, da favorire affidando sempre più pupetti a gay di presunto genere maschile
@ astrubbale
“l’ allontanamento della donna nel rapporto con i figli può essere cosa altrettanto positiva,”
Guarda, ritengo che la mancanza di affetto materno possa generare nella mente di un bimbo, altri tipi di problemi e relative coseguenze…in particolar modo con la crescita, soprattutto in età adulta! (chiamerei in causa la dott. Donatella Lai per verificare se ciò che ho detto corrisponda al vero oppure no!)
Ti sei anche contraddetto, perchè prima paragoni un gay ad un malato, uno scherzo di madre natura…e poi ritieni possibile affidargli la crescita dei bimbi!…deciditi un pò!
beh direi che la canzone è un argomento decisivo che mette fine alla querelle.
Povia ha ritmicamente dimostrato che la frociosessualità di Luca era una malattia fortunatamente reversibile grazie ad una generosa somministrazione di gnocca.
Una volta accertato questo punto imprescindibile dubito che nessuno possa aggiungere altro alla discussione.
s, si in effetti sono d’ accordo con tutte e con tutti !
vorrei solo far presente che io sono stato educato da genitore normali e da una madre invadentissima….ora fate voi
Lelith, la canzone di Povia, dimostra che Luca ha tendenze bisessuali!
>> Dubbio: che tipo di apprendimento può avere un bambino maschio in relazione alle dinamiche relazionali/sessuali con il sesso femminile da due genitori maschi omosessuali?
…non chiedetelo a Pacciani: i suoi genitori erano eterosessuali (per fortuna, eh!!!11!1!!)
Una coppia gay, per l’educazione dei figli, non potrà mai essere in grado di adottare, d’altronde se è la natura stessa che non lo permette perchè forzare la stessa?
Quando Chiara Lalli sarà un ministro della Repubblica vorrà dire che l’Italia starà colmando il gap di civiltà con gli altri paesi europei.
Comunque l’intervistatore è un pirla :>
@ giuseppe Dunque è di pochi giorni fa la notizia di due pinguini maschi che hanno adottato un pulcino abbandonato da una femmina di pinguino, più naturale di così come esempio sull’adozione omosessuale non saprei cosa riportare.
@Lelith il tuo primo dubbio/sproloquio basta rispondere: come potrebbe una bambina cresciuta dalla sola madre apprende un modello di rapporto col sesso maschile nella sfera della sessualità? stando ai tuoi preconcetti tutti i figli di un solo genitore dovrebbero avere problemi relazionali con il proprio o l’altro sesso, e invece non è per il semplice fatto che i modelli comportamentali non li apprendiamo solo e soltanto dai genitori ma anche da tutto l’intorno parentale e dai modelli sociali che ci stanno intorno costantemente da mattina a sera a meno che uno non viva in un eremo. Altrimenti mi spieghi come potrebbe un gay, essendo stato cresciuto da un uomo e una donna, apprendere una dinamica relazionale con un altro uomo visto che non ne ha mai avuto l’esempio? semplice lo apprendo da quello che gli sta intorno. Se uno è etero è etero comunque e non ha bisogno di vedere uomini che vanno con donne perché gli piacciano le donne, e non ha bisogno di avere mamma e papa che gli dicano fai così fai colà con lei, ma lo apprende già imitando i comportamento che gli stanno intorno. Molte volte accendere appena appena il cervello impedirebbe di dire stronzare vero?
genitore[ge-ni-tó-re] s.m. (f. -trice)
1 lett. Colui che genera, padre
2 (al pl.) Il padre e la madre: amare i propri g.
• sec. XIII
L’omosessuale non genera..
Quindi non è genitore..
Basta un dizionario perchiudere la querelle.
Il genitore è colui che genera.
Per generare servono un maschio ed una femmina eterosessuali che si accoppiano tra loro.
Colui che genera lo fa istintivamente per far permanere il proprio corredo genetico.
Colui che genera si occupa del cucciolo generato per aumentare le probabilità di permanenza del proprio corredo genetico.
Per generare servono un mashio ed un afemmina eterosessuali che si
I GENITORI SONO IL MASCHIO E LA FEMMINA CHE SI ACCOPPIANO E GENERANO.
Il resto so cazzate..
Siamo ora in grado di rispondere in modo definitivo ed esaustivo all’annosa querelle: “Un omosessuale può essere un buon genitore?”
Il genitore è colui che genera
Per generare servono un maschio ed una femmina eterosessuali che si accoppiano tra loro
Colui che genera lo fa istintivamente per far permanere il proprio corredo genetico.
Colui che genera si occupa del cucciolo generato per aumentare le probabilità di permanenza del proprio corredo genetico.
Per generare servono un maschio ed una femmina eterosessuali che si accoppiano.
I GENITORI SONO IL MASCHIO E LA FEMMINA CHE SI ACCOPPIANO E GENERANO.
Un omosessuale non è nè un buon genitore nè un cattivo genitore.
Un omosessuale semplicemente NON E’ UN GENITORE
@ramires
guarda non credo ci sia bisogno di insultare nessuno per dare prova della propria superiorità intellettuale
in ogni caso io sono un figlio cresciuto con un solo genitore (madre) e ho avuto grossissimi problemi a definire il mio rapporto con il sesso femminile e la mia identità di maschio proprio perchè mi è mancato un modello di riferimento paterno su cui basare la definizione della mia identità sessuale.
Ora se a me è mancato il modello paterno, e ne ho avuto conseguenti difficoltà, che effetto può avere su un bambino il trovarsi di fronte ad una sorta di modello bigenitoriale monosessuale?
Tra l’altro come evidenzi i modelli si cercano anche al di fuori del constesto familiare, ma questo solo a partire da un certo punto in poi, inizialmente i genitori sono il punto di riferimento primario ed indiscutibile al quale ci rifacciamo nella nostra crescita.
Invece il contesto sociale potrebbe incidere immediatemente in negativo sul bambino a fronte della differenza di struttura del nucleo familiare. Pensa un poco che forma di disadattamento potrebbe generare trovarsi a confronto con un società basata sulla famiglia eterosessuale quando il proprio nucleo familiare funziona su differenti dinamiche. Ovvio se vivessimo in una società che non fosse preda delle proprie nevrosi e dei propri pregiudizi questo problema non si porrebbe, ma purtroppo viviamo in una società dove appena qualcuno prova a mettere in dubbio le proprie idee si passa subito a dirgli che dice stronzate.
Un nucleo familiare omosessuale non ti pone solo un problema di apprendimento nei rapporti con l’altro sesso ma ti pone anche un problema di definizione della tua stessa identità sessuale. Se io sono maschio e i miei modelli di riferimento sono due donne come faccio a fare andare d’accordo il mio corpo che produce testosterone e la mia mente che ha presente solamente un modello femminile (tra l’altro anche un modello femminile omosessuale)? Certo lo potrò cercare fuori dal mio nucleo familiare ma ti assicuro per esperienza personale che non è un processo semplice nè è scontato che produca risultati positivi. Implica la consapevolezza dell’insufficienza dei propri genitori in relazione alle proprie esigenze ed è ovvio che questo è un processo che richiede un certo livello di maturità cosa di cui dubito un bambino sia capace ( o quantomeno che viva questo processo in maniera serna e giocosa).
Ma allora mi chiedo perchè mettere un minore in una condizione di potenziale difficoltà di crescita?
Aspetto risposte
@lucia
io dalla canzone di povia (che ammetto di aver sentito fortunatamente solo una volta) avevo capito che luca aveva fatto la gnoccaterapia e quindi ora era tornato ad essere un sano maschio eterosessuale che rabbrividisce al solo pensare di sfiorare un altro sano maschio eterosessuale.
In ogni caso io ho sempre pensato che ormai la gnocca sia l’unica speranza dell’umanità.
bisognerebbe parlarne di più di queste ricerche. Spiegarle alla gente.
Dagli anni 80 in poi i genitori sono diventati il fulcro di un certo tipo di psicologia spicciola: tuo figlio ha un problema? O è colpa della madre troppo presente o del padre assente e anaffettivo. E dagli a menarla col fondamentale bilanciamento dei ruoli (salvo omettere che un fratello cresce benissimo e uno no,perché?).
Ora i miei genitori (e i loro coetanei)pur illuminati, pur progressisti, cosa devono pensare?
Possibile che sui media mainstream non si riesca ad avere un po’ di informazione scientifica seria, che vada oltre il solito meluzzi?
Complimenti per l’articolo.
La strenua opposizione della Chiesa verso qualsiasi forma di emancipazione degli omosessuali ha fondamenti più pratici che ideologici.
Reprimendo l’omosessualità, hanno da sempre attirato schiere di omosessuali nelle loro file, gente che non potendo vivere liberamente la loro condizione trovano nella religione una sublimazione delle loro pulsioni represse; sembra infatti che la percentuale di omossessualità nel clero sia altissima.
Se gli omosessuali fossero liberi di vivere la loro vita, le vocazioni, già in crisi, subirebbero un ulteriore crollo.
La Chiesa non arretrerà mai nemmeno di un centimetro su questo terreno: ne và della sua stessa sopravvivenza…
Rabbrividisco.
SI parla sempre della “famiglia naturale” (ahahhaha questa è tipo “essere umano”, “persona umana”.. locuzioni senza senso compiuto) come se fosse sinonimo di garanzia. Tutto questo è sostanzialmente ridicolo.
Ho scritto nell’altro articolo che affronta il tema del gaypride che l’omosessualità è un semplice meccanismo biologico per impedire che una determinata specie si riproduca all’infinito.
La sterilità ha lo stesso obiettivo: non generare.
Se tutti generassimo sarebbe un casotto. E lo è già così, basta vedere quanti siamo e i danni che facciamo all’intero ecosistema.
Fin qui ci siamo.
Giamba dice che gli omosessuali, in quanto non portatori della facoltà di generare, non dovrebbero avere la possibilità di avere figli per adozione.
Ok, ma allora non dovrebbe essere permesso nemmeno a chi è sterile. La natura ha voluto così, perciò attaccati al tram.
Questo sarebbe un ragionamento coerente.
Il problema è che all’omosessualità diamo un valore negativo perchè ci è stato inculcato che amare una persona dello stesso sesso è PECCATO.
Ma l’amore può essere peccato? Suvvia, sganciamoci da questi rigurgiti cattolici che non hanno fatto altro che rovinare il pianeta (sì, io detesto i monoteismi.).
L’amore non è mai peccato.
Sapevo degli studi americani sui genitori omosessuali.
E mi sembrano anche risultati logici.
L’essere un buon genitore non dipende dalle preferenze sessuali, ma da altri fattori: il carattere, la predisposizione, la bontà e via dicendo.
Queste caratteristiche sono precluse agli omosessuali? Ovviamente no. Sfido chiunque a sostenere il contrario.
Guardate un po’ i ragazzini di oggi. Francamente, tanta gente era meglio se fosse stata sterilizzata coattamente.
Io so drastica. Per me non tutti dovrebbero fare i genitori. Vedo certi aborti in giro che c’è solo da spaventarsi all’idea della loro età adulta. E sono tutti figli di eterosessuali docg.
Allora io odio questa ipocrisia. O si fanno i controlli a tutti o si lascia piena libertà a tutti. Se i disgraziati del primo piano hanno potuto generare ed educare due mostri, non vedo perchè una coppia omosessuale debba essere discriminata solo perchè si inchiappetta. Azione intima che rientra nella loro sfera personale privata che non ha niente a che fare con l’educazione di un bambino.
La verità è che le tare non le hanno i gay. Ce le abbiamo noi in testa. Vediamo il male in una coppia che si ama solo perchè non è composta dal sacro binomio pene-vagina. Però tutte le famiglie-mostro che ci sono in giro van tutte bene perchè sono “naturali”.
L’amore, cari miei, va ben oltre queste seghe mentali da 4 soldi.
Sconfina le specie.
Sconfina i sessi.
Sconfina le menti.
Altro che famiglia naturale!!!
[...] consiglio l’anteprima che Egizia ci aveva dato su Queerblog e la più recente e meno formale intervista di Gregorj su [...]
Lelith lei e la tontaggine a quanto è evidente andate di pari passo, lei eleva la sua storia personale a modello universale e siccome lei ha avuto dei problemi che lei addossa alla mancata figura paterna, allora tutto il mondo è paese e la sua esperienza e soprattutto la sua visione devono essere quelle vere.
NOn le viene in mente che il singolo caso non può servire per costruirci sopra una teoria, ma che serve una massa di dati coerenti e concordanti per trarne uno? Non le viene per caso in mente che le sue difficoltà potrebbero non essere proprio causa della mancata figura paterna ma di altro? e poi quali sarebbero questo problemi, magari sono problemi che hanno tutti e che lei per una sorta di autocommeserazione vede soltanto come suoi e dovuto alla sua personale condizione