Il carisma dell’avvocatessa friulana protagonista di una brillante affermazione alle ultime Europee è proprio quello che manca al Partito Democratico, troppo spesso caratterizzato da linee politiche non condivise e poco chiare, tipiche della vecchia classe dirigente. Che non molla
Chissà se qualcuno nel Partito Democratico avrà stramaledetto internet e la tecnologia dopo la rapida e dirompente diffusione sul web del video dell’intervento della 38enne consigliere provinciale di Udine, Debora Serracchiani, in occasione dell’Assemblea Nazionale dei Circoli del Pa
rtito Democratico di fine marzo. Il successo dell’intervento la proiettò per incanto, nel giro di pochi giorni, dall’anonimato alla ribalta del panorama politico nazionale.
PROMOSSA ALL’ESAME – Non era fuoco di paglia quello appiccato dall’elevato numero di visualizzazioni del discorso comparso in tutti i social network: la conferma definitiva, qualora ci fosse stato ancora qualche dubbio, è giunta con lo spoglio delle schede elettorali, la notte tra il 7 e l’8 giugno. L’esito delle Elezioni Europee, in cui ha raccolto più preferenze (quasi 150.000) del suo capolista Berlinguer, ma anche e soprattutto del Presidente del Consiglio Berlusconi ha sancito, infatti, che quel successo della Serracchiani non era semplicemente dovuto alla popolarità donatagli da un video e da qualche sporadica apparizione a Ballarò. Con questo risultato la base del partito ha dimostrato di essere stata al suo fianco, in un’elezione in cui le candidature calate dal palazzo (loft) troppo spesso equivalgono ad un diversivo, ad un contentino, da assegnare a tutti i cosiddetti “trombati” della politica nazionale. Lei, la rampante democratica, incarnando le speranze dell’elettorato insofferente per i quadri di dirigenti troppo stantii (diremmo obsoleti se fossero macchinari), non meritava di essere sottoposta ad un esame che, se avesse dato un esito negativo, avrebbe potuto compromettere del tutto le ambizioni di scalata dell’organigramma Democratico. A parte il traghettatore Franceschini, alla guida ci sono i Fassino, i D’Alema, i Parisi, i Castagnetti, i Rutelli, i Bersani, gente che oramai le sue carte le ha giocate già diverse volte, mentre i volti nuovi restano lì alla finestra in attesa del ricambio generazionale. I numeri freschi provenienti dal Friuli sono l’espressione della voglia di liberarsi di quello scempio che è la degenerazione di ogni questione organizzativa, e a volte anche politica, del Pd nella semplice spartizione o riequilibrio delle forze tra dalemiani, veltroniani, ulivisti, rutelliani.
I SOGNI SON DESIDERI – Adesso, dunque, si sogna una Serracchiani vice-segretario o addirittura segretario, una Serracchiani che col suo linguaggio diretto, la sua dialettica, le sue puntuali argomentazioni e soprattutto una buona dose di carisma, potrebbe compensare il gap comunicativo che il centrosinistra e il Pd e i suoi antenati hanno sempre pagato nei confronti di Silvio, il comunicatore per eccellenza. Lei ha dimostrato di essere all’altezza del Pd, il Pd ora, magari col congresso autunnale, è chiamato alla prova del nove: dimostrare di essere pronto per la Serracchiani. E non è semplice riuscire nell’impresa: perfino in una elezione aperta e democratica come le primarie correnti e correntucce interne possono avere il loro peso. Ad esempio, in occasione delle primarie che videro Veltroni vincere con percentuali bulgare nell’autunno 2
007, per il successo dell’ex Sindaco di Roma fu determinante il passo indietro del dalemiano Bersani, che ritirò poco prima la candidatura spianandogli la strada verso una cavalcata trionfale. Può la Serracchiani oggi ambire direttamente a cariche di spicco nel Pd sottraendosi a logiche del genere? E’ una domanda legittima.
UN PARTITO PIU’ SNELLO - Di sicuro possiamo affermare che le capacità per contribuire affinché l’immagine del Pd sia quella di un partito più coeso lei le ha tutte. I tempi, si sa, son cambiati, ma nonostante viviamo da circa 15 anni nella Seconda Repubblica, per quanto riguarda l’organizzazione dei partiti i sintomi della prima si vedono ancora. Era il 1994 quando la gloriosa e inarrestabile “macchina da guerra” messa a punto da Occhetto prese una storica batosta dal televisivo Polo delle Libertà berlusconiano. Oggi gli ex diesse e Margherita devono ancora concludere il processo di snellimento dell’apparato. Senza preferenza, con campagne combattute nei media e candidati nominati dalle segreterie centrali, la neo-eletta parlamentare europea potrebbe segnare il superamento definitivo dei vecchi macchinosi apparati di partito. Assemblee, comitati, coordinamenti, direzioni, lasciano oggi il tempo che trovano.
LA SUA RICETTA – Lei, la Serracchiani, ha mostrato fin da subito di avere le idee chiare al riguardo: “Io penso che il problema di questo partito non sia stato Walter Veltroni, ma credo che sia mancata la leadership intesa come il mezzo per una linea politica di sintesi. Una linea di sintesi che, pur nella più ampia discussione e nella più approfondita mediazione, è necessaria in un partito come il nostro“, aveva dichiarato nel famoso discorso di tre mesi fa. Spiegava così il crollo del Pd culminato con le dimissioni di Veltroni. “Mai una linea chiara, mai una linea netta e soprattutto mai una linea unica“. Era stata netta anche sugli alleati: “La differenza tra noi e l’Italia dei Valori sta nel fatto che noi parliamo in tanti e iniziamo sempre i nostri discorsi con “Io”; loro aprono il discorso solo in due modi: Berlusconi ha detto, “L’Italia dei Valori dice”. La differenza è enorme“. Era proprio quello che la base voleva sentirsi dire da tempo.























Tra l’altro non viene mica dal nulla. Lei è una dirigente del Pd e ha una carriera politica ( a parte quella sua professionale ) di tutto rispetto. Sarà per questo che le hanno già dichiarato guerra
Ecco, mi stava simpatica e speravo già in una catarsi democrats… e mi smonti così
A me piace. Ma diffido sempre dei demiurghi. Al Pd (alla sinistra) manca una politica. E per questo non serve solo una (brava) personalità carismatica. Ma idee, progetti, una classe dirigente di politici e di amministratori all’altezza di realizzarla.
Ciao!
C.
Sottoscrivo il commento di Comicomix, che trovo azzeccato. Peraltro parlare di carisma mi pare prematuro. Io parlerei per ora di grinta, determinazione, buona competenza politica e capacità di rappresentare bene alcune istanze molto condivise nella base del Pd. Nel tempo e dopo lo svaporamento della ridicola bolla mediatica attuale si parrà la sua reale nobilitate.
Io le farei fare allenamento a Strasburgo, dove può fare molto bene, non la brucerei al congresso di ottobre. La carta Serracchiani va giocata al momento giusto
Non siate ridicoli. Un partito che ha bisogno d’inventarsi un leader come un nuovo prodotto da vendere, non può arrivare a nessuna meta. Un partito guidato da dirigenti che ormai godono dell’antipatia della maggioranza dei sostenitori(escludo coloro che devono i propri stipendi e altri privilegi a questi personaggi e sono TANTISSIMI) non ha futuro. La stessa cosa, accade con gli IPOCRITI che parlano di non delegittimare le istituzioni, quando nelle REALTA’, sono gli individui con NOME e COGNOME che degradano e umiliano queste ISTITUZIONI. Questa dittatura politica, cerca di sopravvivere a se stessa, ne è la prova l’ accanimento con cui, TUTTI COLORO CHE SCRIVONO e PARLANO, attaccano coloro che denunciano brogli e ladrocini. Serracchiani?? Ma nemmeno se fosse un FENOMENO REALE (e non lo è) potrebbe salvare questo Paese, non la lascerebbero a costo di liquidarla.
ciao, reby: se siamo ridicoli non capisco davvero cosa perdi tempo qui con noi invece di frequentare tuoi pari.
Ciao Gregorj. Vorresti che non scrivessi. Vorresti essere il “”padrone della verità”". Probabilmente fai parte di coloro che qualcosina ottengono scrivendo. Io lo faccio semplicemente perchè sono un bischero e mi ci diverto.